Ananke (mitologia)
Nella mitologia greca, Ananke (o Ananche) (greco Ἀνάγκη) era la personificazione del destino, della necessità inalterabile e del fato.
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Il mito [modifica]
Ella era anche la madre di Adrastea e delle Moire[1]. Inizialmente era identificata con Adrastea stessa. Per Omero ed Esiodo appare come la forza che regola tutte le cose, dal moto degli astri ai fatti particolari dei singoli uomini.
Veniva adorata raramente ma aveva una certa importanza nei culti misterici come nell'Orfismo.
Nella mitologia romana, venne chiamata Necessitas ("Inevitabilità") ma rimase sempre un'allegoria poetica priva di un vero culto. Qualche volta è stata identificata con Dike, la Giustizia e come opposto aveva Tyche, la Fortuna. A Corinto condivideva un tempio con Bia, la Violenza.
I poeti sono concordi nel descriverla come un essere inflessibile e duro.
In altre culture [modifica]
Nell'introduzione di Notre Dame de Paris, Victor Hugo scrisse che il romanzo era basato su una presunta incisione in greco maiuscolo, ritrovata in una torre della cattedrale. La parola incisa è, appunto, Ananke.
Note [modifica]
- ^ Platone Repubblica X,135,34 "Altre tre donne sedevano in cerchio a uguale distanza, ciascuna sul proprio trono: erano le Moire figlie di Ananke, Lachesi, Cloto e Atropo, vestite di bianco e col capo cinto di bende; sull'armonia delle Sirene Lachesi cantava il passato, Cloto il presente, Atropo il futuro."
Bibliografia [modifica]
- Anna Ferrari, Dizionario di mitologia. ISBN 88-02-07481-X
- Angela Cerinotti, Miti greci e di Roma antica.
- Anna Maria Carassiti, Dizionario di mitologia greca e romana, Roma, Newton & Compton, 1996, pp. 365. ISBN 88-8183-262-3
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