Analisi contrastiva

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L'analisi contrastiva studia le differenze tra le forme standard di una lingua e le forme usate dagli stranieri che la imparano.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Negli anni cinquanta e sessanta del secolo scorso l'approccio dominante nelle scienze sociale era il comportamentismo, secondo il quale l'apprendimento linguistico poteva essere definito come l'apprendimento di nuove abitubini; gli elementi linguistici, come le strutture frasali, venivano viste come operanti, ossia "elementi comportamentali di cui l'organismo (la persona) si serve per operare sul suo ambiente"[1]. Secondo questa visione, era possibile un rafforzamento selettivo delle buone prassi linguistiche, anche se si notò che alcuni comportamenti linguistici erano più refrattari ad essere rimossi rispetto ad altri. Proprio questi elementi interferivano con l'apprendimento per esempio di una seconda lingua, e questa interferenza linguistica venne individuata in certe abitudini linguistiche indotte dalla lingua madre.[1]

In questo contesto nasce l'analisi contrastiva: essa cerca di analizzare in modo comparativo le differenze tra la lingua madre L1 e la lingua secondaria da apprendere L2, per individuare gli elementi linguistici che avrebbero creato più difficoltà o sviato l'apprendimento della seconda lingua. Per fare un esempio, lo studio dei falsi amici rimanda a questo approccio.[1]

Nel 1967 iniziarono le prime critiche a questo approccio: secondo Stephan Pit Corder, uno dei fautori dell'analisi degli errori, la pratica dell'insegnamento non era molto cambiata, e gli insegnanti non avevano sentito la necessità di sostituire i loro metodi di insegnamento con quanto professato dai linguisti. Inoltre, sempre più si affermava un approccio alternativo a quello comportamentista in vari ambiti: dal punto di vista linguistico, la nuova teoria che si faceva strada era l'ipotesi dell'acquisizione linguistica di Noam Chomsky.[1]

Oggi l'analisi contrastiva è solo uno degli approcci possibili all'apprendimento della seconda lingua, non necessariamente maggioritario.

Vantaggi e svantaggi[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d Christopher Humphris, Interlingua - parte prima. URL consultato il 1 novembre 2011.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Marcel Danesi, Robert J. Di Pietro, L'analisi contrastiva per l'insegnamento della seconda lingua, Armando Editore, 2001. ISBN 888358077X

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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