Amore, more, ore, re

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Amore, more, ore, re è un'espressione, attualmente non molto diffusa, riconducibile al repertorio delle locuzioni latine.

Ne circolano molte varianti; solo per citarne alcune:

  • Verus amicus amore, more, ore, re cognoscitur, letteralmente il vero amico si riconosce dall'affetto, dal comportamento, dalle parole, dai fatti;
  • Tibi vero gratias agam quo clamore? Amore, more, ore, re (Athanasius Kircher);
  • Ob id ergo maximas agimus gratias vestrae amori et labore verus enim amicus cognoscitur labore, amore, more, ore, re. (Nicolaes Witsen, "Noord en oost Tartarye", volume 2, pagina 13, reperibile su Google Books; vedi anche la sezione "collegamenti esterni").

Molti credono erroneamente che l'espressione sia utilizzata nell'Eneide, in particolare nell'episodio di Eurialo e Niso. In realtà, della frase non c'è traccia nel poema epico - né nel nono libro (quello di Eurialo e Niso, appunto), né in alcun altro.

In effetti, considerando la mancanza di metrica della frase, risulta difficile attribuire la frase a Virgilio o, più in generale, ad alcun autore d'epoca classica. Alcune fonti suggeriscono che la frase sia da attribuirsi a qualche scrittore del 1600 (come il già citato Kircher) o di epoca medievale.


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