Amoco Milford Haven
Coordinate: 44°22′0.3″N 08°42′0.1″E / 44.36675°N 8.700028°E
| Amoco Milford Haven | |
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Il relitto della Haven
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| Descrizione generale | |
| Tipo | Motonave petroliera VLCC |
| Proprietario | Loucas Ioannou - Limassol (Cipro) |
| Costruttori | Asterillos Espanoles - (Spagna) |
| Cantiere | Cadice (Spagna) |
| Entrata in servizio | 1973 |
| Radiata | 1991 |
| Identificazione | 707632 |
| Destino finale | Affondata il 14 aprile 1991 nel Golfo di Genova presso Arenzano |
| Caratteristiche generali | |
| Dislocamento | 267.500,00 |
| Stazza lorda | 232.166,00 |
| Lunghezza | 344,00 m |
| Larghezza | 51,00 m |
| Altezza | 26,00 m |
| Pescaggio | 20,00 m |
| Propulsione | Un motore Diesel due tempi otto cilindri:
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| Velocità | 15 nodi |
| Capacità di carico | 283.626,00 m3 (cisterne idrocarburi) |
| Equipaggio | 36 |
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La Amoco Milford Haven[1], ribattezzata Haven[2] e indicata anche come M/C Amoco Milford Haven o M/C[3] Haven è il nome di una superpetroliera VLCC cipriota da 250.000 tonnellate varata nel 1973. Inizialmente di proprietà della multinazionale Amoco, venne ceduta nel 1988 all'armatore cipriota Loucas Ioannou.
Questa petroliera è passata alla storia per il suo affondamento nel 1991 nel golfo di Genova. Attualmente il relitto si trova su un fondale di circa 80 metri nelle acque antistanti Arenzano. Si tratta del più grande relitto visitabile da subacquei del Mediterraneo, e uno dei più grandi al mondo[1]. L'affondamento causò la perdita di migliaia di tonnellate di petrolio che ancora oggi inquinano il mare antistante Genova.
Indice |
[modifica] Storia
[modifica] Il bombardamento
Nel 1988 la nave fu colpita nel golfo Persico da un missile Exocet sparato da una nave da guerra iraniana, riportando gravi danni allo scafo. Fu riparata tra il 1988 ed il 1990 a Singapore. Dopo le riparazioni la nave fece un solo viaggio, giungendo nei pressi di Genova, a sei miglia al largo del Porto Petroli di Multedo, dove rimase alcuni giorni per lo scarico di parte del greggio trasportato.
[modifica] L'incidente di Voltri
L'11 aprile 1991 alle 12:30, durante il travaso del carico da prua a centro nave, forse per il malfunzionamento di una pompa, si verificò un'esplosione che fece saltare cento metri di coperta nella parte prodiera, in un braccio di mare di 94 metri davanti a Voltri (44°22′09.23″N 08°45′01.71″E / 44.3692306°N 8.750475°E). Nell'incidente morirono quattro membri dell'equipaggio ed il comandante.
Durante la notte la nave in fiamme si spostò al largo di Savona. Il giorno successivo fu trainata tra Cogoleto e Arenzano; durante l'inizio dell'operazione di traino, la parte prodiera, indebolita dalle esplosioni, si staccò dal resto dello scafo. La parte distaccatasi, lunga 95 metri, si adagiò a 470 metri di profondità (44°16′22.42″N 08°41′18.83″E / 44.2728944°N 8.6885639°E). Il mattino del 13 aprile altre esplosioni scossero il relitto, esplosioni dovute probabilmente al surriscaldamento delle cisterne non ancora interessate all'incendio. Grazie alla prontezza risolutiva dell'Ammiraglio della Marina Militare (comandante del porto di Genova) Antonio Alati, fu evitata una disgrazia. Egli lavorò duramente per mantenere il petrolio in un'area circoscritta e recuperò gran parte del greggio. A lui si deve anche la possibilità di fare il bagno presso Genova, se non avesse fatto trainare la petroliera in un fondale basso,infatti, poteva accadere un "disastro ecologico", infinitamente superiore a quello del Golfo del Messico avvenuto nel 2010.
Una debole brezza da settentrione limitò lo spiaggiamento del greggio nei primi giorni del disastro e impedì al fumo di raggiungere i centri abitati sulla costa.
[modifica] L'affondamento
Alle 9:30 del 14 aprile la petroliera concluse la sua agonia con un'ennesima esplosione, che la fece affondare ad un miglio e mezzo dal porto di Arenzano, tra Arenzano e Cogoleto, su un fondale di 80 metri (44°22′25.75″N 08°41′59.58″E / 44.3738194°N 8.6998833°E).
[modifica] L'inquinamento della costa
Nei giorni seguenti l'incidente, nonostante l'intervento di una eterogenea flotta di mezzi navali in missione anti-inquinamento, dai Cacciatorpediniere della Marina Militare ai mezzi del Porto di Genova, un debole scirocco travolgeva le barriere che i numerosi volontari avevano sistemato lungo i litorali più esposti, causando importanti spiaggiamenti di greggio da Arenzano ad Albissola Marina.
Fu il più grave disastro ecologico nel mar Mediterraneo. Bruciarono circa 90.000 tonnellate di petrolio greggio delle 144.000 presenti al momento dell'incidente oltre alle circa 1.000 tonnellate di carburante. Una parte del carico, stimata in una quantità compresa tra 10.000 e 50.000 tonnellate, inquina tuttora gli alti fondali tra Genova e Savona.
Il relitto giace oggi a 80 metri di profondità; la coperta è a quota 54 metri, e il castello di poppa si eleva fino ad una profondità di 36 metri, che corrisponde circa al livello a cui è stato tagliato il fumaiolo, che rappresentava un pericolo per la navigazione.
Dal 2001 una Commissione istituita presso l'Assessorato all'Ambiente della Regione Liguria è incaricata di realizzare interventi e sperimentazioni di bonifica anche del relitto. Le due bonifiche di rilievo sono state quella del 2003 e quella del maggio 2008, attualmente classificata come "definitiva", comprendente il monitoraggio complessivo dello stato del relitto e il pompaggio di idrocarburi residui dai locali interni della nave.
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La Haven aveva diverse navi gemelle[1][4], che hanno avuto un analogo destino.
- Amoco Cadiz, affondata il 16 marzo 1978 di fronte alle coste bretoni perdendo in mare 230.000 tonnellate di greggio.[5]
- Maria Alejandra, esplosa l'11 marzo 1980 di fronte alle coste della Mauritania[4]
- Mycene, esplosa il 3 aprile del 1980 di fronte alle coste della Sierra Leone[6]
[modifica] Esplorazione subacquea
Il relitto può essere visitato in due modi: in configurazione ricreativa (fino a 40 metri) o tecnica (fino all'elica, a 80 metri, in miscela Trimix (normalmente TX18/40, o TX20/45 fino a 70 metri e TX15/50 fino a 80).
L'immersione ricreativa, raramente eseguibile in curva di sicurezza in quanto il tempo di fondo sarebbe di soli 10 minuti, è comunque limitante per la visita del relitto, che necessita invece di circa 20-25 minuti tra i 40 e 45 metri. In configurazione tecnica, ma sempre in aria, il relitto viene visitato, con guida subacquea, anche fino a 60 metri, con bombole da fianco in EAN50 e/o Ossigeno puro: il tempo di fondo rimane sui 20 minuti, permettendo però un tempo totale di circa 60 minuti.
La Haven è sottoposta a regime di area protetta dalla Capitaneria di Porto di Genova e alla relativa ordinanza n. 305 del 28 settembre 1999, che regola le immersioni sul relitto e l'accesso[7]. Tale disposizione prevede la possibilità di immergersi, se in possesso del brevetto corrispondente alla propria quota di immersione, solo ed esclusivamente con barca d'appoggio accompagnati da una guida iscritta al registro della Regione Liguria: a partire da gennaio 2011 la Regione Liguria ha abolito l'elenco regionale degli operatori subacquei, sezione guide. Non è pertanto più necessaria alcuna iscrizione presso tale registro per poter essere guida subacquea. I requisiti attuali per poter accompagnare come guida subacquea richiedono ora una certificazione minima di Dive Master di qualunque didattica riconosciuta (oppure un brevetto CMAS tre stelle), purché in stato attivo ed una assicurazione per attività sportiva subacquea; non è espressamente richiesto alcun esame medico, ma viene consigliata dai diving la usuale visita annuale. Le guide subacquee vengono comunque spesso messe a disposizione dai centri immersione della zona, se non si è certificati. Sul relitto HAVEN il rapporto sub per guida rimane di 3 sub a 1 guida; sulle altre aree marine della regione Liguria (Riserva marina di Portofino e relitti) esso rimane di 5 sub a 1 guida.
Lo scafo si presenta oggi ormai completamente colonizzato da una ricca fauna bentonica. Nel corso dei 20 anni passati in immersione, il ripopolamento ha raggiunto il suo punto di stabilizzazione tra le specie bentoniche. Il relitto giace in assetto di navigazione ed è interamente visitabile, sia in lunghezza che in penetrazione (7 ponti, tra i 40 e 75 metri, e l'intera area della sala macchine, dai 65 m).[8].
Nel corso degli anni la sezione poppiera, sita dietro il castello che ospita i grandi argani e le bitte di ancoraggio, ora fortemente inclinate di 50 gradi verso l'interno, è gradualmente collassata: la coperta si inclina qui verso il centro della poppa, implodendo e formando una depressione che raggiunge ormai i 61 metri al punto centrale poppiero, in corrispondenza della verticale del timone. Il regolare monitoraggio strutturale del relitto, diretto dalle autorità competenti in collaborazione con l'università di Genova, include di solito anche il controllo di tali lente ma inesorabili modifiche dello scafo. Alcune parti metalliche interne col tempo si sono assottigliate, per cui sono necessarie alcune modifiche ai criteri di penetrazione in alcuni ponti (essenzialmente si tratta di non toccare nulla ai passaggi): la tecnica di penetrazione con "Frog Kick" e minimalismo delle attrezzature è attualmente la più adatta a tali ambienti ristretti e bui.
Tutta la lunghezza della prua è percorribile per circa 150 metri, con un tempo di fondo minimo per andata e ritorno di circa 25 minuti a 54 metri.
In navigazione a prua si può seguire, per orientarsi, la rete dei tubi di flusso del petrolio, di coperta (tra 54 e 56 metri), sia in andata che in ritorno: l'estrema punta della prua, posatasi a 470 metri di profondità a seguito del distacco avvenuto il 12 aprile 1991 durante le operazioni di rimorchio è invece inaccessibile. La parte anteriore della Haven termina con un taglio verticale, frastagliato, di tutta la parte prodiera, e rende possibile l'accesso a prua, da 60 a 80 metri, dell'intera smisurata cavità interna, larga 52 metri e alta 20 metri: essa permette la penetrazione, in completa oscurità, all'interno degli enormi serbatoi di stoccaggio del petrolio, che sono divisi in grandi camere. L'esplorazione di questa sezione è strettamente riservata a immersioni in miscela ipossica e ad un alto grado di addestramento subacqueo, e viene raramente eseguita.
[modifica] Primato di relitto più grande
La Haven è il più grande relitto visitabile da subacquei del Mediterraneo.[1] Alcune fonti la indicano come il più grande relitto al mondo visitabile da subacquei[9], ma dipende se si considera la stazza a pieno carico o a vuoto (buona parte del petrolio è andato disperso, bruciato o recuperato), o ancora la lunghezza originale o quella effettiva del relitto (la parte di prua che si è spezzata è lunga 97 metri, e giace ad una profondità di 450 metri, ma la parte rimanente di circa 230 metri risulta integra).
Il relitto visitabile più grande (per tonnellaggio) al mondo è di solito considerato il MV Kowloon Bridge, una nave lunga 293 m. affondata nella baia di Bantry (Irlanda) nel 1986 mentre stava trasportando 165.000 tonnellate di minerale di ferro. Tuttavia il relitto del Kowloon Bridge giace ormai smembrato.
[modifica] Note
- ^ a b c d Comune di Arenzano. Comune di Arenzano - La Petroliera Haven. URL consultato il 30/04/2010.
- ^ Haven - Descrizione. URL consultato il 07/04/2008.
- ^ M/C acronimo di "motocisterna" utilizzato in Italia, in lingua inglese appare come M/T "Motor Tanker"
- ^ a b (EN) Center for Tankship Excellence - Casualty database: Maria Alejandra
- ^ (EN) Center for Tankship Excellence - Casualty database: Amoco Cadiz
- ^ (EN) Center for Tankship Excellence - Casualty database: Mycene
- ^ Capitaneria di Porto di Genova. Ordinanza n. 305 (PDF). 28/09/1999. URL consultato il 16/05/2008.
- ^ (EN, DE) Main deck construction drawing. URL consultato il 15/05/2008.
- ^ (EN) Haven: The world's largest wreck at Arenzano-Genova, Italy
[modifica] Bibliografia
- Tina Leali Rizzi; Penco, Adriano, Liguria in blu - Guida alle immersioni subacquee da Ventimiglia a La spezia, Recco, Le Mani-Microart'S, 2001. ISBN 88-8012-179-0
- Cristina Freghieri. Petroliera Milford Haven. «L'ultimo sospiro». La Mandragora Editrice, 2004. ISBN 88-7586-007-6
- Relazione Finale del Collegio dei Periti, 1995
- Relazione Tecnica del Collegio dei Periti, 2000
- (EN) Center for Tankship Excellence - Casualty database: Haven
[modifica] Voci correlate
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