Amleto

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Amleto
Opera teatrale
Amleto con il teschio di Yorick Henry Courtney Selous (1803-1890)
Amleto con il teschio di Yorick

Henry Courtney Selous (1803-1890)

Autore William Shakespeare
Titolo originale The Tragical History of Hamlet, Prince of Denmark
Lingua originale Inglese
Genere Tragedia
Personaggi
  • Amleto, Principe di Danimarca, figlio del re Amleto.
  • Claudio, Re di Danimarca, zio di Amleto e fratello del re Amleto.
  • Spettro del vecchio Amleto, il re morto.
  • Gertrude, la regina, madre di Amleto, ha sposato Claudio.
  • Polonio, consigliere di stato.
  • Laerte, figlio di Polonio.
  • Ofelia, figlia di Polonio, fidanzata di Amleto.
  • Orazio, amico fidato di Amleto.
  • Rosencrantz e Guildenstern, cortigiani, già compagni di università di Amleto.
  • Fortebraccio, Principe di Norvegia.
  • Voltimando, Cornelio: consiglieri danesi, ambasciatori in Norvegia.
  • Marcello, Bernardo, Francesco: Guardie del Re.
  • Osrico, cortigiano lezioso.
  • Rinaldo, servo di Polonio.
  • Attori.
  • Un gentiluomo di corte.
  • Un prete.
  • Due becchini.
  • Il compagno del becchino.
  • Un capitano, messaggero di Fortebraccio.
  • Ambasciatori d'Inghilterra.
  • Dame, gentiluomini, ufficiali, soldati, marinai, messaggeri e servitori
Riduzioni cinematografiche Vedi l'apposita sezione
 

Amleto (The Tragical History of Hamlet, Prince of Denmark) è una delle tragedie shakesperiane più conosciute e citate. Fu scritta probabilmente tra il 1600 e l'estate del 1602. È tra le opere più frequentemente rappresentate in quasi ogni paese occidentale, ed è considerata un testo cruciale per attori maturi. Il monologo di Amleto "essere o non essere" (Atto III, scena I), il passaggio più famoso del dramma, vanta una immensa gamma di interpretazioni sui palcoscenici di tutto il mondo, anche se spesso questo monologo viene erroneamente citato accanto all'immagine di Amleto che tiene in mano un teschio: in realtà la scena del teschio è nella parte finale del dramma (Atto V, Scena I) e non ha niente a che vedere con "Essere o non essere" che si trova nella parte centrale (Atto III, Scena I).

Amleto è una delle opere drammaturgiche più conosciute al mondo, ed è stata tradotta in quasi tutte le lingue.

Nel Novecento il principe danese è stato rappresentato sulle scene dal talento di attori come Laurence Olivier e John Barrymore, anche se resta indimenticabile ed ineguagliabile la prova del grande istrione britannico John Gielgud.

Indice

[modifica] Trama

Sulle torri che cingono Elsinore, capitale della Danimarca, due soldati s’interrogano sul fantasma che nelle ultime sere sta facendo la sua comparsa, aspettando il cambio di mezzanottespettro compare per la prima volta poco dopo la mezzanotte e si fa subito notare da Orazio per la somiglianza con il defunto sovrano; rimane però muto, e poco dopo scompare. I due, restano in attesa di altre apparizioni. Orazio spiega così a Marcello che il figlio di Fortebraccio sta riunendo un'armata ai confini della Norvegia, per riprendersi i territori che il padre ha perso in un duello con il defunto re.Prima dell'alba riappare il fantasma, ma quando è sul punto di parlare in seguito alle continue richieste di Orazio, canta il gallo e con questo suono scompare.. Sono presenti il re Claudio, la regina Gertrude, Amleto, il ciambellano Polonio, suo figlio Laerte, i due ambasciatori Cornelio e Voltimando, ed altri.Orazio intanto va da Amleto e lo mette al corrente delle apparizioni di uno spirito con le sembianze del padre e del proprio presentimento che questi voglia parlare solamente con lui. Decidono quindi d'incontrarsi sulle mura verso le undici. Giunti sulle mura lo spirito fa la sua apparizione e chiede subito di parlare con il solo Amleto. Questi, intuendo che si tratta dello spirito del padre, accetta senza esitazioni. Quando rimangono soli, lo spettro svela ad Amleto questa tremenda verità: la moglie e il fratello di suo padre si amavano fin da prima della sua morte, e quest'ultimo, desideroso del suo trono, un pomeriggio, vedendolo addormentato in giardino, gli versò nell'orecchio un veleno mortale.Alla fine della tragica storia lo spettro chiede al giovane di vendicarlo, ed egli accoglie la richiesta senza indugiare.Tornato tra i suoi amici (Orazio e la guardia Marcello), nonostante le richieste di questi di svelare loro il contenuto del colloquio, Amleto resta muto e li fa anche giurare di non parlare con nessuno delle apparizioni Amleto si dimostra molto gioioso perché ha ideato un piano per vedere se le informazioni dello spettro provengano davvero dallo spirito del padre o siano una demoniaca falsità usata per indurlo all'assassinio.Polonio, il re e la regina si nascondono lasciando sola Ofelia affinché si possa incontrare in modo “casuale” con Amleto. Amleto però giunge in quel momento in preda ai furori causatigli dalla rivelazione dello spettro, cosicché rifiuta ogni idea di vita coniugale ed alla povera Ofelia, che gli ricorda le vecchie promesse d'amore, consiglia di farsi suora terminando il loro dialogo con la tetra frase "Non avverranno più matrimoni e degli sposati uno morirà". Lo zio sentendo questa frase sospetta che Amleto possa aver intuito qualcosa dei suoi crimini, ed inizia quindi a prospettare l'idea di esiliarlo in Inghilterra con la scusa di qualche incarico amministrativo.Il suo piano infatti consiste nel verificare se le accuse dello spettro sono vere inscenando un dramma simile a quello accaduto e osservando le reazioni del re: se il re si fosse mostrato turbato, ciò avrebbe significato che le accuse del fantasma erano fondate.L'idea riesce al meglio: quando infatti c’è la scena dell'avvelenamento, il re esce incollerito dal teatro. Dopo ciò la madre, per placare la collera del re, chiama Amleto in camera sua per indurlo a spiegarsi con lo zio sui motivi della rappresentazione di quel dramma.La regina intanto a colloquio con il figlio stabilisce insieme a Polonio che quest'ultimo si nasconda nella sua camera, cosicché possa riferire al re le parole di Amleto. Amleto, mentre sfoga la sua collera con la madre, scambia Polonio per il re e lo uccide al grido di "un topo, un topo", ed alla fine porta senza alcun rimorso il corpo con sé per seppellirlo velocemente.Saputo di quest'atto, il re conviene che si deve affrettare la sua partenza per la Gran Bretagna e manda Rosencrantz e Guildenstern a sollecitarlo per partire subito con la scusa del vento favorevole.Ofelia intanto giunge al palazzo in uno stato di completa pazzia perché, essendo venuta a sapere da alcune voci che il padre Polonio è stato ucciso, è stata sopraffatta dal nuovo dolore, aggiuntosi alla delusione amorosa inflittale da Amleto.Amleto intanto, in cammino verso il porto per imbarcarsi per l'Inghilterra, incontra le armate di Fortebraccio che passano sul territorio danese per attaccare la Polonia. Informatosi presso i soldati dell'importanza del territorio, viene a sapere che è un terreno brullo e strategicamente inutile, ma che loro lo conquisteranno anche se ben difeso dai polacchi solamente per l'onore che deriva da una conquista.Ciò induce Amleto a riflettere sulla propria meschinità che gli fa lasciare invendicato l'assassinio del padre nonostante la richiesta di questo di una vendetta.Laerte intanto, cui sono giunte delle false voci secondo le quali suo padre è stato ucciso dal re, messosi alla guida di un'accozzaglia di criminali e avventurieri giunge in Danimarca, sbaraglia l'esercito danese e si presenta davanti al re chiedendogli conto sia della morte di Polonio sia dei mancati onori funebri.Il re dopo un lungo colloquio, durante il quale compare anche Ofelia, riesce a illustrare al furente Laerte tutta la verità, omettendo naturalmente il motivo della furia del principe.Intanto arriva ad Orazio una lettera di Amleto in cui gli dice che di tutto l'equipaggio della nave lui solo è stato catturato dai pirati, e gli ordina di portare la lettera allegata a quella che sta leggendo al sovrano. Orazio manda subito un corriere al re che giunge verso la fine della sua discussione con Laerte. La missiva annuncia al sovrano l'imminente ritorno di Amleto in Danimarca.Il re propone allora a Laerte, come mezzo di vendetta, di sfidare Amleto a duello, ma di smussare la spada dell'avversario, di intingere in un mortale veleno la propria e di riempire la coppa del vincitore di un altrettanto letale veleno nel caso vinca Amleto. Laerte acconsente. Nel frattempo [[Ofelia ormai pazza, si è uccisa gettandosi in un lago e due becchini le stanno scavando la fossa. Amleto passeggiando con Orazio passa di lì e s’interroga su quale nobildonna debba esser seppellita lì. Quando vede il corteo funebre capisce tutto e non può fare a meno di accorrere sulla bara di Ofelia.Il giorno seguente Amleto viene chiamato nella sala del re per la sfida che sarà all'ultimo sangue. Amleto però prima del duello si riconcilia con Laerte per mezzo di sincere scuse e dimostrazioni di stima.Inizia il duello e, mentre questo si svolge, la Regina chiede da bere; bevendo dalla coppa di vino avvelenata.La prima a soccombere è la regina. Allora Laerte, pentito di aver escogitato un così ignobile piano, rivela tutto ad Amleto e poi muore per il veleno sulla punta del fioretto. La furia del principe si abbatte allora sul re che è trafitto da Amleto con la spada avvelenata e muore.amleto è in fin di vita quando Orazio gli annuncia che Fortebraccio è appena tornato vittorioso dalla Polonia. Amleto allora lo propone come nuovo re e muore. Fortebraccio, giunto quindi al castello, sale sul trono in quanto quello con maggiori diritti a reclamarlo, e dispone grandi funerali per il defunto principe.

[modifica] Origini

[modifica] Commento

David Garrick nei panni di Amleto.

Non c'è nella storia della drammaturgia mondiale un personaggio così centrale, così ricco di sfumature, così complesso e sfuggente. Alla corte di Danimarca il dubbio e l'ambiguità prevalgono. C'è incertezza tra essere e apparire, pensiero e azione. Il giovane principe sembra determinato a compiere la sua vendetta ma continuamente procrastina l'azione; l'esitazione sembra essere la sua malattia. Il DUBBIO è il suo antagonista (ostacolo), che lo perseguita fino alla fine.

Anche se è basato su una struttura convenzionale, Amleto apre la via ad un moderno concetto di teatro. Muove il fulcro dell'attenzione da una vendetta privata verso un'indagine sulle basi dell'umana esistenza e sulla validità delle azioni umane. Mette sotto scrutinio un gran numero di argomenti (la legittimazione del potere, l'incesto), idee (morte, suicidio, esistenza di un mondo soprannaturale), valori (castità, onore, lealtà, amicizia), mancanza di valori (incostanza, ipocrisia, tradimento), relazioni (vincoli familiari), emozioni (amore, gelosia, odio), forme sociali (potere sovrano, gerarchia).

La tragedia è costruita su confusione e contraddizione che resistono a spiegazioni logiche che riflettono il punto di vista di Shakespeare nello scrivere. Per Goethe Amleto è l'eroe romantico, sensibile, dubitoso, wertheriano, schiacciato da un'impresa più grande di lui. Lo Schlegel vede in Amleto quasi un ipocrita verso sé stesso, i cui scrupoli non sono che pretesti per mascherare la sua mancanza di risolutezza; mentre secondo Coleridge, la causa diretta dell'incapacità ad agire del malinconico principe è l'eccesso di pensiero, di riflessione. Amleto (uomo o personaggio) scrive Eliot “è dominato da un'emozione che è inesprimibile perché “in eccesso” rispetto ai fatti quali appaiono nel testo. La supposta identità di Amleto con il suo autore è vera, nella misura in cui lo scacco di Amleto (scarsa attendibilità oggettiva) corrisponde allo scacco artistico dell'autore”. Perciò dal punto di vista letterario è un'opera mancata, ma che può essere colmata solo dall'interpretazione scenica che ne fa un capolavoro.

Per Raffaello Piccoli ciò che inceppa la volontà di Amleto è la consapevolezza di un'infinita esigenza che egli sa di non poter mai assolvere in un atto particolare; per cui la sua vendetta non sarà un'azione giustificata se non in quanto avrà un valore universale. Non è il re immaturo per ricevere il castigo, ma Amleto per infliggerlo. Egli è ancora e sempre lo schiavo della passione, e l'azione compiuta in queste condizioni sarebbe essa stessa viziata e corrotta, un nuovo anello nella infinita catena del male. La debolezza di Amleto non è dunque una generica incapacità di agire: è il sentimento dell'inadeguatezza della sua coscienza all'azione moralmente giustificata.

[modifica] Contesto e interpretazione

[modifica] Psicoanalisi

Freud suggerisce che la causa delle esitazioni di Amleto sia un inconscio conflitto edipico. (Artista: Eugène Delacroix 1844).

Dalla nascita della psicoanalisi nel tardo XIX secolo, l’Amleto è stato oggetto di tali studi, in particolar modo da parte di Sigmund Freud, Ernest Jones, e Jacques Lacan, che hanno influenzato le produzioni teatrali. Nella sua Interpretazione dei Sogni (1900), l’analisi di Freud parte dalla premessa che “l’opera è costruita sulle esitazioni di Amleto sul soddisfacimento del compito di vendetta che gli è stato assegnato; ma il testo non offre ragioni o motivi validi per tali esitazioni”.[1] Dopo una rassegna di varie teorie letterarie, Freud conclude che Amleto ha un “desiderio Edipico per sua madre e la colpa che da ciò ne deriva gli impedisce di uccidere l’uomo [Claudio] che ha fatto ciò che egli inconsciamente desiderava fare”.[2] Confrontandosi con il suo rimosso, Amleto si rende conto che “egli stesso non è meglio del peccatore che egli deve punire”. Freud suggerisce che l’apparente “avversione per la sessualità” di Amleto – articolata nella conversazione “monacale” con Ofelia – si concilia con tale interpretazione.[3] John Barrymore introdusse i significati reconditi di Freud nella sua produzione a New York del 1922, che è andata in scena per il tempo record di 101 serate.

Negli anni ’40, Ernest Jones – psicoanalista e biografo di Freud – sviluppò le idee freudiane in una serie di saggi che culminarono nel suo libro Amleto e Edipo (1949). Influenzate dall’approccio psicoanalitico di Jones, parecchie produzioni hanno ritratto la “scena dell’armadio",[4] in cui Amleto si confronta con sua madre nelle sue stanze private, in luce sessuale. In questa lettura, Amleto è disgustato dall’”incestuosa” relazione della madre con Claudio quando, allo stesso tempo, teme di ucciderlo, poiché questo eliminerebbe la sua via per giungere al letto della madre. Anche la pazzia di Ofelia dopo la morte del padre può essere letta sotto un’ottica freudiana, come reazione alla morte del suo amante sperato, suo padre. Ella è travolta dal non aver mai soddisfatto l’amore per lui, terminato in modo tanto brusco, che la porta nell’oblio della follia.[5] Nel 1937, Tyrone Guthrie diresse Laurence Olivier in un Amleto ispirato a Jones, rappresentato all’Old Vic.[6]

Negli anni ’50, le teorie strutturaliste di Lacan sull’Amleto vennero presentate per la prima volta in una serie di seminari tenuti a Parigi e in seguito pubblicati in “Desiderio e Interpretazione del Desiderio nell’Amleto”. Lacan postulò che la psiche umana è determinata da strutture del linguaggio e che le strutture linguistiche dell’Amleto gettavano luce sul desiderio umano.[2] Il suo punto di partenza sono le teorie Edipiche di Freud, e il tema centrale del lutto che pervade tutto l’Amleto.[2] Nell’analisi di Lancan, Amleto assume inconsciamente il ruolo di fallo – la causa della sua inazione – e si distanzia sempre più dalla realtà “per via del lutto, della fantasia, del narcisismo e della psicosi”, che creano buchi (o mancanze (manque)) negli aspetti reale, immaginario e simbolico della psiche.[2] Le teorie di Lacan hanno influenzato il criticismo letterario dell’Amleto per via della sua visione alternativa dell’opera e del suo uso della semantica per esplorare la psicologia dell’opera.[2]

[modifica] Femminismo

Ofelia è distrutta dal dolore. Le critiche femministe hanno esplorato la sua discesa nella follia.[7] (Artista: Henrietta Rae 1890).
Amleto tenta di mostrare a sua madre Gertrude il fantasma del padre (artista: Nicolai A. Abildgaard ca. 1778).

Nel XX secolo le critiche femministe aprirono nuovi approcci per Gertrude e Ofelia. I critici del nuovo storicismo e del materialismo culturale esaminano l’opera nel suo contesto storico, tentando di mettere insieme il suo originario contesto culturale.[8] Essi si concentrarono sul ruolo di genere dell’Inghilterra pre-moderna, puntando alla comune trinità di nubile, moglie o vedova, con le sole prostitute escluse dallo stereotipo. In questa analisi, l’essenza dell’Amleto è la mutata percezione della madre da parte del protagonista, che la vede ora come una prostituta per non essere riuscita a rimanere fedele al precedente coniuge. Di conseguenza, Amleto perde fede in tutte le donne, trattando Ofelia come se anche lei fosse una prostituta e disonesta con lui. Ofelia, per alcuni critici, può tuttavia essere bella e onesta; è virtualmente impossibile collegare queste due caratteristiche, poiché la bellezza è un tratto esteriore, mentre l’onestà è interiore.[9]

Il saggio del 1957 di Carolyn Heilbrun ”La Madre di Amleto” difende Gertrude, asserendo che il testo non suggerisce mai che Gertrude sapesse che fosse stato Claudio ad avvelenare il Re Amleto. Tale punto di vista è stato difeso da molte critiche femministe. Heilbrun sostiene che gli uomini per secoli hanno completamente travisato Gertrude, accettando la visione che di lei ha Amleto, invece di seguire il testo dell’opera. Considerando il testo, infatti, non vi è alcuna prova evidente che Gertrude fosse un’adultera: si sta semplicemente adattando alle circostanze della morte di suo marito per il bene del regno.[9]

Anche Ofelia è stata difesa dalle critiche femministe, in particolar modo da Elaine Showalter.[10] Ofelia è circondata da uomini potenti: suo padre, suo fratello e Amleto. Tutti e tre scompaiono: Laerte parte, Amleto la abbandona e Polonio muore. Le teorie convenzionali avevano sostenuto che senza questi tre uomini potenti che prendevano le decisioni per lei, Ofelia è condotta alla pazzia.[11] Le teorie femministe sostengono piuttosto che lei diventi matta per il senso di colpa poiché, quando Amleto uccide suo padre, lei soddisfa il suo desiderio sessuale che Amleto uccida il padre in modo tale che possano stare insieme. Showalter fa notare come Ofelia sia diventata il simbolo della donna affranta e isterica nella cultura moderna.[12]

[modifica] Rappresentazioni e adattamenti

[modifica] Trasposizioni cinematografiche

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Shakespeare nella cinematografia#Amleto.

Amleto è di gran lunga l'opera shakespeariana che è stata rappresentata al cinema con maggior frequenza e successo. Il personaggio che incarna il dubbio esistenziale è stato rappresentato fin dagli albori della cinematografia sia da attori che da attrici. Tra le interpretazioni femminili, fecero scalpore quella di Sarah Bernhardt nel film del 1900, e inferiore per notorietà la prova d'attrice della danese Asta Nielsen nella pellicola del '21, nella quale introdusse una sfumatura di erotismo nel rapporto con Orazio, tramite lunghe inquadrature e pause languide.

Il più apprezzato interprete delle tragedie di Shakespeare al cinema del secondo dopoguerra, il barone al merito Laurence Olivier, si cimentò con Amleto nel 1948: il suo principe danese, abbondantemente rodato sui palcoscenici britannici, è una specie di tigre in gabbia, mantenendo anche davanti alla cinepresa la fisicità e la potenza proprie dell'Olivier teatrale.

Di gran lunga più di "effetto" - tanto da meritarsi gli sperticati elogi dell'Olivier - è stato l'"Amleto Russo" ("Gamlet") del 1963/64 sceneggiato e diretto da Grigorij Kozinceev, che si è avvalso delle musiche di Dimitri Shoshtakovich, della traduzione di Boris Pasternak e, soprattutto, dell'interpretazione di uno dei mostri sacri della scena sovietica: Innokentij Smoktunovskij. Cinematografico, ma estremamente "teatrale" l'impostazione registica e la recitazione. Quanto al protagonista, di grande impatto si sono rivelati i monologhi del principe danese, mai recitati, ma "pensati" mentre la cinepresa ne inquadra il volto, gli occhi, l'andatura. Per il mercato cinematografico e televisivo italiano, il doppiatore di Smoktunovskij è stato Enrico Maria Salerno.

In Italia è il giovane Vittorio Gassman a presentare la pellicola italiana più nota dell'epoca sugli intrighi di Elsinore.

Negli ultimi decenni, hanno impersonato con grande successo Amleto sullo schermo tra gli altri Ian McKellen, Mel Gibson, Kenneth Branagh, Ethan Hawke.

Non sono mancate poi le molteplici sperimentazioni e i liberi adattamenti, come il video-esperimento degli anni '70 Un Amleto di meno di Carmelo Bene, in realtà tratto da un testo di Jules Laforgue; la tragedia di Amleto vista con gli occhi di due smemorati comprimari in (Rosencrantz e Guildenstern sono morti) di Tom Stoppard; il racconto poetico di Kenneth Branagh intorno ad una scalcagnata compagnia alle prese con il Bardo (Nel bel mezzo di un gelido inverno). Si ricorda inoltre la versione cinematografica del finlandese Aki Kaurismäki nel suo Amleto si mette in affari (1987).

[modifica] Amleto nella musica

[modifica] Opere liriche

Almeno 26 opere liriche sono state scritte basandosi su Amleto, tra cui:

[modifica] Poemi sinfonici

[modifica] Musica di scena

[modifica] Musica leggera

  • La canzone dei Dream Theater "Pull Me Under" è influenzata da, e fa riferimenti ad Amleto.
  • La canzone di Lou Reed "Goodnight Ladies", del 1972 dall'album Transformer, utilizza una battuta dalla follia di Ofelia (Atto 4, Scena 5) come coro.
  • Il personaggio di Ofelia ha ispirato la canzone "Ophelia" di Francesco Guccini.
  • Un'Ofelia compare anche nella canzone "Via della povertà" di Fabrizio De André (1974, come del resto nell'originale inglese "Desolation Row" di Bob Dylan (1965).
  • La canzone "Ophelia", dall'album Sitting Targets di Peter Hammill tratta anch'essa del personaggio dell'Amleto.
  • Il testo della canzone "What A Piece Of Work Is Man" del musical Hair è interamente tratto dall'Amleto e la musica (di McDermott) è perfetta nel suo andamento polifonico.
  • In Concerto Grosso per i New Trolls ( New Trolls 1971 ) il breve testo dell'Adagio, scritto da Sergio Bardotti, è ispirato all'Amleto per il verso finale "To die, to sleep, maybe to dream" (nell'Amleto il verso è invece "To die, to sleep, perchance to dream"; lo stesso testo, con un'aggiunta iniziale, è ripreso in Shadows.

[modifica] Amleto nel teatro e nella letteratura

Numerosi adattamenti, trasposizioni, riletture e versioni dell'Amleto sono state allestite per la scena teatrale o trasportate in romanzi e novelle.

Nella letteratura italiana celebre è L'Ambleto di Giovanni Testori, appartenente alla Trilogia degli scarrozzati scritta dall'autore. In questa versione della tragedia gli interpreti, dal nome storpiato, ripercorrono a grandi linee la vicenda originale esprimendosi in dialetto lombardo.

[modifica] Curiosità

  • Dell'Amleto esiste persino una traduzione in Klingoniano, sebbene non sia mai stata rappresentata.
  • In una puntata de I Simpson viene rappresentata la storia di Amleto in versione burlesca.
  • Lunghe e complesse discussioni sull'Amleto si trovano nell'Ulisse di James Joyce.[senza fonte]
  • Nel film Last Action Hero - L'ultimo grande eroe, Arnold Schwarzenegger interpreta tra gli altri un improbabile e muscoloso Amleto che, dopo aver decimato in un castello i suoi nemici a colpi di mitra, si rivolge alla telecamera dicendo «Non essere».
  • Nel lungometraggio della Disney Il Re Leone ci sono diverse somiglianze con l'Amleto.
  • Secondo Edith Sitwell (The Queens and the Hive, 1962), il personaggio di Polonio sarebbe la caricatura di Lord William Cecil, barone di Burghley, segretario e tesoriere di Elisabetta I d'Inghilterra: era infatti un personaggio ambiguo soprannominato «La volpe», sempre raffigurato con il bastone del comando (in latino polus). Il nome Polonio, dunque, sarebbe stato coniato da Shakespeare ispirandosi a Polus.
  • Un tipico stereotipo durante la rappresentazione dell'opera è quello di Amleto con il teschio in mano che recita To be, or not to be; in realtà si tratta di due scene ben distinte nell'opera: la prima, la declamazione di To be, or not to be, si svolge nel palazzo reale e fa parte della prima scena del III atto, mentre la seconda, quella del teschio, avviene nel cimitero e fa parte della prima scena del V atto (That skull had a tongue in it, and could sing once).
  • Nell'album di Caparezza Il sogno eretico, alla fine della traccia "La Ghigliottina" viene recitato il monologo Essere o non essere, a cui l'artista dà una sua personale risposta con il primo verso della traccia successiva (Ti Sorrido Mentre Affogo), Leggere Shakespeare, questo è il vero problema.

[modifica] Note

  1. ^ Freud (1900, 367).
  2. ^ a b c d e Britton (1995, 207-211).
  3. ^ La conversazione cui ci si riferisce è Amleto 3.1.87–160.
  4. ^ The Closet Scene: Hamlet 3.4.
  5. ^ MacCary (1998, 104–107, 113–116) and de Grazia (2007, 168–170).
  6. ^ Smallwood (2002, 102).
  7. ^ Hamlet 4.5.
  8. ^ Wofford (1994, 199–202).
  9. ^ a b Howard (2003, 411–415).
  10. ^ Showalter (1985).
  11. ^ Bloom (2003, 57).
  12. ^ MacCary (1998, 111–113).

[modifica] Bibliografia

[modifica] Bibliografia critica

Pavel Aleksandrovič Florenskij, Amleto (1905), a cura di A. S. Trubačev, ed. it. a cura di A. Dell'Asta, trad. it. di S. Zilio, Bompiani, Milano 2004

[modifica] Traduzioni italiane

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

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