Amistad (nave)

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La Amistad (Amicizia) fu il nome di una goletta a due alberi negriera del XIX secolo, di proprietà della Spagna. Divenne il simbolo dell'abolizione dello schiavismo in seguito ad un ammutinamento messo in atto da schiavi africani nel luglio 1839, i quali vennero catturati, processati e assolti.

La Amistad al largo di Long Island il 26 agosto 1839.
Sullo sfondo la nave americana USS Washington.

Ammutinamento del 1839[modifica | modifica wikitesto]

Nella prima metà del XIX secolo il trasporto illegale degli schiavi dall'Africa a L'Avana (Cuba, all'epoca di proprietà della Spagna) era cosa abituale. Durante il tragitto i prigionieri vivevano in uno stato di malnutrizione e maltrattamento, ammassati e incatenati in spazi molto ristretti. Queste condizioni erano ancora più gravi su La Amistad, in quanto non era nata allo scopo di trasportare schiavi ma merce per il commercio costiero.

Nel giugno del 1839, trasportati illegalmente dalla nave portoghese Tecora, giunsero a L'Avana 56 schiavi Mendi (52 adulti e 4 bambini) catturati in Sierra Leone, i quali vennero comprati dagli spagnoli José Ruiz e Pedro Montez e il 26 giugno furono imbarcati su La Amistad, capitanata da Ramón Ferrer. La destinazione del viaggio era Puerto Principe (Cuba).[1]

Il 2 luglio, durante il viaggio in mare, si verificò l'ammutinamento degli schiavi capitanati dal nero Sengbe Pieh (successivamente noto negli Stati Uniti come Joseph Cinqué), mediante il quale i prigionieri riuscirono ad impadronirsi della nave. Dei membri dell'equipaggio rimasero in vita Ruiz, Montez e lo schiavo personale del capitano deceduto, Antonio, utilizzato dagli insorti come interprete. Gli schiavi ordinarono agli spagnoli di cambiare rotta per dirigersi verso l'Africa, ma i due non lo fecero e il 26 agosto, dopo aver navigato lungo le coste americane all'insaputa degli africani, vennero abbordati dalla nave americana USS Washington, capitanata dal luogotenente Thomas Gadney, al largo di Long Island. I Mendi vennero tutti catturati e portati a New Haven nel Connecticut.[1]

Il 7 gennaio 1840 i prigionieri vennero sottoposti ad un processo da cui risultò non essere importante il motivo per cui si trovassero sulla nave, cioè essere schiavi, ma venne evidenziato il fatto che avessero assunto il controllo con la forza. Non tutti gli statunitensi accettarono il primo verdetto e nacque, oltre ad un movimento di dissenso molto importante per l'epoca essendo il periodo antecedente la guerra di secessione, un gruppo chiamato Comitato dell'Amistad che lottò nel processo per ottenere la libertà dei prigionieri e l'abolizione della schiavitù dagli Stati Uniti. Uno degli uomini più attivi all'interno di questo gruppo fu l'avvocato Roger Baldwin.

Per poter comunicare con gli schiavi un membro del comitato, professore Josiah Willard Gibbs, Sr., imparò a contare fino a dieci nella Lingua mende e si recò al porto di New York contando ad alta voce. In questo modo si fece notare da James Covey, un marinaio africano della flotta britannica in grado di comprendere e parlare tale lingua, che divenne il tramite tra il comitato e gli schiavi.

Grazie al dialogo che finalmente si riuscì ad instaurare tra difensori e difesi, il comitato dimostrò che gli africani erano stati catturati illegalmente e che quindi l'ammutinamento venne compiuto per rivendicare il loro diritto alla libertà, con il risultato che tale azione non poteva essere condannata. Secondo questa sentenza, emessa nel gennaio 1840, nemmeno la Spagna di Isabella II, che rivendicava la restituzione degli schiavi come merce in base al Trattato di Pinckney del 1795, poté averli in quanto uomini liberi.

In quel periodo l'interesse principale del Presidente degli Stati Uniti d'America, Martin Van Buren, fu quello di mantenere buone relazioni con la Spagna e non provocare un attacco diretto allo sfruttamento della schiavitù, in modo da evitare uno scontro con il sud del Paese favorevole allo schiavismo; con questa politica avrebbe potuto sperare in una sua rielezione come presidente. Per questi motivi supportò la decisione dell'accusa di fare appello alla sentenza, portando il caso dinanzi alla Corte Suprema degli Stati Uniti d'America il 23 febbraio 1841. Per la difesa degli schiavi si schierò l'ex presidente degli Stati Uniti d'America John Quincy Adams (espose la sua arringa il 24 febbraio, supportato da Baldwin), il quale riuscì a convincere la Corte a decretare il 9 marzo 1841 lo stato di libertà agli imputati.

Poiché il governo degli Stati Uniti rifiutò di sobbarcarsi le spese per rimandare in Africa i Mendi sopravvissuti, un gruppo di abolizionisti e gli africani stessi trovarono i fondi necessari ad affittare la nave Gentleman, che li riportò in Patria nel novembre del 1841. Arrivarono in Sierra Leone nel gennaio del 1842, dove trovarono le loro dimore distrutte e le loro famiglie scomparse, probabilmente in seguito ad altre razzie perpetrate dallo schiavismo.

In seguito al caso della La Amistad, la Spagna per molti anni richiese un indennizzo al governo degli Stati Uniti per il danno economico riportato, dovuto alla perdita degli schiavi.

Ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

La Amistad, dopo essere stata ormeggiata nel molo Custom US House di New London nel Connecticut, fu messa all'asta dallo United States Marshals Service nell'ottobre del 1840. Venne acquistata dal capitano George Hawford di Newport (Rhode Island) che la ribattezzò con il nome di Ion. Alla fine del 1841 salpò per le Bermuda e per Saint Thomas con un carico di cipolle, mele, formaggio e polli. Dopo aver navigato per alcuni anni, Hawford decise di vendere la nave nel 1844 a Guadalupa. Non esiste nessuna traccia di quello che divenne la Ion sotto i nuovi proprietari francesi nei Caraibi.

La Amistad nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

L'ammutinamento del 1839 è trattato in La rivolta della Amistad, romanzo di Barbara Chase-Riboud al quale è ispirato il film Amistad di Steven Spielberg.

La cantante americana Whitney Houston, nel ritornello della canzone My Love Is Your Love cita: «The chains of Amistad couldn't hold us».

In onore della Amistad è stata intitolata una strada a suo nome a L'Avana.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Unidentified Young Man in World Digital Library, 1839-1840. URL consultato il 28 luglio 2013.

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