Amistad

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Amistad
Amistad.png
L'imbarcazione il cui nome dà il titolo al film
Titolo originale Amistad
Paese di produzione USA
Anno 1997
Durata 152 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 1.85:1
Genere drammatico, storico
Regia Steven Spielberg
Soggetto Cesare Franza, David Franzoni
Sceneggiatura Cesare Franza, David Franzoni
Fotografia Janusz Kaminski
Montaggio Michael Kahn
Musiche John Williams, Debbie Allen
Scenografia Rick Carter
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Amistad è un film del 1997 diretto da Steven Spielberg.

Agli Oscar del 1998, dominati da Titanic, l'opera non riesce nell'impresa di portare a casa una statuetta nonostante le quattro nomination; a tal proposito va segnalato il curioso fatto per il quale Anthony Hopkins con questo film viene nominato per la seconda volta nella sua carriera in occasione di una sua interpretazione del Presidente degli Stati Uniti d'America (la prima l'aveva ottenuta nel 1995 impersonando Richard Nixon ne Gli intrighi del potere, mancando anche in quel caso il premio).

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il regista Steven Spielberg e l'attore Eric Bruno Borgman sul set del film

Il film è ambientato nel 1839 e si apre con un'immagine di un uomo di colore in una notte di tempesta su una nave, l'Amistad, che riesce a liberarsi dalle catene che lo imprigionavano e libera anche i suoi compagni. Armatisi di spade e coltelli attaccano i membri dell'equipaggio; si arriva al culmine quando l'artefice della sommossa (Joseph Cinqué) uccide il capitano della nave trapassandolo con la spada. A quel punto gli ammutinati costringono i due spagnoli rimasti vivi a virare verso l'Africa. Sei settimane dopo avvistano un'isoletta e con una piccola imbarcazione raggiungono la terraferma per rifornirsi d'acqua. Nel frattempo sopraggiunge una nave americana, da cui si odono le grida degli spagnoli; gli insorti sono quindi attaccati e vengono di nuovo resi schiavi.

La questione ben presto si complica perché non si sa a chi appartengano questi schiavi. Arrivati a terra, vengono portati davanti al giudice dove si apprende che potrebbero essere sia di proprietà della Spagna (si è mobilitata persino la regina Isabella II, facendo pressioni sul Presidente degli Stati Uniti Martin Van Buren), sia di due loschi figuri che presentano in tribunale un contratto d'acquisto di questi schiavi firmato a L'Avana. Rivendicano la proprietà degli schiavi anche i due spagnoli superstiti dell'Amistad e anche gli ufficiali della nave americana che li hanno salvati. La questione diventa di dominio pubblico e si fa avanti un giovane avvocato, Roger Baldwin, motivato e ambizioso, il quale si rivolge a Theodore Joadson e Lewis Tappan, che si sono interessati alla faccenda perché sperano di far liberare gli arrestati. Costoro, tuttavia, reagiscono con scetticismo di fronte all'eventualità di affidare a Baldwin una questione così delicata.

Invece, i due si rivolgono all'ex-Presidente John Quincy Adams, famoso abolizionista. Ma costui, ormai vecchio, sembra non avere alcun interesse a farsi coinvolgere. Joadson e Tappan decidono così di ricontattare il giovane avvocato, che in tribunale solleva per la prima volta la questione se gli schiavi siano nati liberi oppure no. Secondo Baldwin, infatti, se sono nati liberi non possono essere considerati schiavi e dunque merce da vendere. L'avvocato cerca anche di parlare coi prigionieri portando con sé un traduttore, che però si rivela completamente incompetente. Al processo si rivolge loro in spagnolo, al fine di dimostrare che se fossero stati schiavi dentro i domini della Spagna, avrebbero compreso quella lingua. Ma il fatto che non capiscano, non basta, secondo il giudice, a dimostrare la loro innocenza. Baldwin si presenta quindi al capo dei rivoltosi cercando di fargli capire che è il suo avvocato; dopodiché, insieme a Joadson, decide di salire a bordo della nave in cerca di prove. Lì trova una cartina e dei documenti di bordo, mentre Joadson osserva sconvolto le catene e gli strumenti di tortura, e rinviene un dente di leone nascosto fra le assi dell'imbarcazione.

Le carte vengono portate in tribunale e si scopre che sono di una nave portoghese, la Tecora, famosa per il trasporto degli schiavi: la situazione sembra volgere dunque a favore dei prigionieri, ma l'accusa, per far fronte alla probabile sconfitta, si rivolge al Segretario del Presidente degli Stati Uniti in modo da far cambiare il giudice. Joadson, allora, torna da John Quincy Adams che lo consiglia di capire quale sia la vera storia degli schiavi. Per avvicinarsi a loro Joadson e Baldwin cercano di imparare alcuni vocaboli della Lingua mende e, scandendo ad alta voce alcuni numeri mentre si aggirano nel porto di New York, trovano finalmente un traduttore affidabile. Di conseguenza possono sapere come Joseph Cinqué sia arrivato lì, inducendolo a parlare quando gli mostrano il dente trovato da Joadson, che gli fa ricordare le sue vicissitudini dalla cattura fino all'arrivo negli Stati Uniti. La triste storia di Cinqué viene narrata in tribunale fin nei minimi dettagli, compresa la decisione degli schiavisti di gettare a mare, legati a una sola catena, cinquanta schiavi a causa della scarsità di viveri. Infine Cinqué inizia a gridare, seguito poi dagli altri: "Date a noi liberi" (Give is us FREE). Tutto ciò fa cambiare idea al nuovo giudice, che decide che questi uomini sono nati liberi in Africa e ordina di arrestare i due spagnoli che li avevano a bordo, ingiungendo inoltre che i prigionieri siano riportati nel loro paese a spese del governo degli Stati Uniti.

Di nuovo, pressato dalla minaccia dello scoppio di una guerra civile, dalle istanze dell'ambasciatore spagnolo e dal desiderio di essere rieletto non inimicandosi gli Stati del sud, il Presidente Martin Van Buren appoggia l'appello contro la sentenza di fronte alla Corte Suprema degli Stati Uniti d'America. A quel punto, Baldwin scrive a John Quincy Adams che accetta di offrire il suo aiuto. Proprio grazie alla sua arringa, la Corte Suprema emette una sentenza a favore degli schiavi ancora più rigorosa della precedente in merito alla loro condizione di libertà. Cinqué regala il suo dente a Joadson come auspicio di protezione, ringrazia Baldwin e l'ex-Presidente Adams.

Il film termina con la liberazione della Fortezza degli schiavi a Lomboko nella Sierra Leone e con le didascalie informative su quello che accadrà negli anni successivi: l'elezione di William Henry Harrison come nono Presidente degli Stati Uniti, successore di Martin Van Buren; la Guerra di secessione; il ritorno di Cinqué e i suoi compagni in Africa, dove il capo dei rivoltosi non ritroverà né il suo villaggio né la sua famiglia, probabilmente catturata e ridotta in schiavitù.

Distribuzione della pellicola[modifica | modifica wikitesto]

  • Uscita negli USA Stati Uniti: 10 dicembre 1997
  • Uscita in Francia Francia: 25 febbraio 1998
  • Uscita in Germania Germania: 26 febbraio 1998
  • Uscita in Gran Bretagna Regno Unito: 27 febbraio 1998
  • Uscita in Italia Italia: 13 marzo 1998

Casting[modifica | modifica wikitesto]

Per la parte di Cinqué sono stati contattati Denzel Washington e Cuba Gooding Jr., ma entrambi hanno rifiutato il ruolo. Per la parte di John Quincy Adams si era pensato a Sean Connery.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

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