Amir al-Mu'minin

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L'espressione araba Amīr al-Muʾminīn (arabo: أمير المؤمنين‎, lett. "Comandante dei Credenti", e non - come erroneamente spesso riportato - "Principe dei Credenti"[1]) equivale perfettamente al sostantivo Califfo.

L'uso di una simile espressione fu decisa dal secondo Califfo "ortodosso", ʿUmar b. al-Khattāb, che trovò scomodo usare, come aveva fatto il suo predecessore Abu Bakr, l'espressione Khalīfat rasūl Allāh (luogotenente dell'Inviato di Dio) che, nel suo caso, sarebbe dovuta diventare per correttezza Khalīfat khalīfat rasūl Allāh (Luogotenente del Luogotenente dell'Inviato di Dio), destinata a diventare ancor più lunga a causa delle prevedibili future successioni califfali.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La parola araba Amīr esprime esclusivamente la legittimità d'impartire ordini e la giusta aspettativa di vederli eseguiti. La parola Principe invece (dal latino princeps) esprime il concetto di "essere primo o primeggiare, essere davanti o antistante". Concetto questo assente nell'ideologia islamica sunnita quando riferita a chi sia incaricato di governare la Umma secondo i principi della shari'a, eccezion fatta per il profeta Maometto. Diverso il caso dell'Islam sciita e di quello kharigita, versioni dell'Islam che si basano sul principio che a guidare la Comunità islamica debba essere destinato un appartenente all'Ahl al-Bayt e, nell'ultimo caso, il musulmano che sia riconosciuto come il migliore della comunità kharigita.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Claudio Lo Jacono, Storia del mondo islamico (VII-XVI secolo). I. Il Vicino Oriente, Torino, Einaudi, 2003, p. 44.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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