Amici miei atto II
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| Amici miei atto II | |
I 5 amici del gruppo: (da sinistra) Il Perozzi (Philippe Noiret), il Necchi (Renzo Montagnani), il Mascetti (Ugo Tognazzi), il Melandri (Gastone Moschin) ed il Sassaroli (Adolfo Celi). |
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| Titolo originale: | Amici miei atto II |
| Paese: | Italia |
| Anno: | 1982 |
| Durata: | 130' |
| Colore: | colore |
| Audio: | sonoro |
| Genere: | commedia |
| Regia: | Mario Monicelli |
| Soggetto: | Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Tullio Pinelli, Mario Monicelli |
| Sceneggiatura: | Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Tullio Pinelli, Mario Monicelli |
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| Fotografia: | Sergio D'Offizzi |
| Montaggio: | Ruggero Mastroianni |
| Musiche: | Carlo Rustichelli |
| Scenografia: | Lorenzo Baraldi |
| Si invita a seguire le linee guida del Progetto Film | |
| « Oh bucaiola, tu mi tradisci, tu dici: "Vengo!" e invece tu pisci - Ma vaffanzum! - Chi chiava tromba (si si, tromba), chi tromba chiava (si si, chiava), e chi non chiava si mena la fava! - Ma vaffanzum! » | |
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(Il Coro dei Cinque Madrigalisti Moderni)
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Amici miei atto II è un film italiano del 1982 diretto da Mario Monicelli.
A distanza di 7 anni, Mario Monicelli firma il secondo episodio del film che vede ancora protagonisti i cinque amici fiorentini amanti dello scherzo e della goliardia, dopo Amici miei. Il film segna la fine di un'epoca, quella del genere a cui appartiene, la commedia all'italiana, del quale il regista è stato uno dei maestri indiscussi.
L'amarezza e la malinconia che avevano già segnato il primo brillante episodio diventano nel secondo una vera e propria vena pessimistica che attraversa in controluce tutto il film. Il rimpianto anima gli attori sulla scena e la conclusione della vicenda non può che essere triste al pari del film che l'aveva preceduto. Il tentativo di dare un seguito ai successi di incassi che nel 1975 accolse il primo episodio è perfettamente riuscito; le trovate umoristiche sono esilaranti e presto diventeranno un cult del genere comico nazionale. Ma è la commedia che vive la sua crisi conclusiva, una crisi fatta anche di interpreti.
Indice |
[modifica] Trama
Lo spirito goliardico contagia anche i titoli di testa, dove il nome di Philippe Noiret è contornato da un rettangolo in stile annuncio funebre. Infatti la morte del Perozzi che chiudeva il primo episodio viene "risolta" nel secondo film con un abile espediente narrativo, che muove avanti e indietro nel tempo i nostri cinque amici con un dosato ricorso al flashback. Tutti i temi guida del primo atto (la frustrazione erotica del Melandri, la gelosia del Necchi, i problemi familiari del Perozzi, la noia del Sassaroli e la aristocratica decadenza del Conte Mascetti) vengono ripresi e sviluppati nel secondo atto. Renzo Montagnani interpreta il Necchi, mentre Paolo Stoppa, nei panni di un ostinato usuraio fiorentino, regala una delle sue ultime apparizioni cinematografiche.
Il tempo scorre velocemente, vecchi rancori e antiche incomprensioni mai sopite scavano con l'età nuove solitudini. Il Conte Mascetti non sopporta lo scherno e il dileggio dei suoi tre amici e viene colto da un ictus che lo condannerà per sempre all'infermità.
Il film si conclude con l'immagine tristissima di un conte impotente e paraplegico affidato alle insopportabili attenzioni familiari e alle cure sarcastiche dei suoi compagni di zingarate.
Va notato un messaggio finale del film (frainteso molto spesso), un messaggio che dà al sentimento dell'amicizia un alto significato simbolico. I tre amici portano il conte Mascetti ai campionati di atletica per paraplegici: il conte Mascetti corre in carrozzina ed è ultimo nella competizione: Necchi, Melandri e Sassaroli lo incitano dalle gradinate a gran voce, gridandogli che l'importante è partecipare, e commuovendosi fino alle lacrime vedendo l'amico ridotto così male nel fisico e depresso nello spirito, e proprio per questo non gli fanno mancare tutto il loro amore fraterno, il supporto morale e materiale.
In realtà non è solo questo, la chiave corretta per interpretare quest'ultimo stralcio di pellicola è proprio nella definizione della commedia all'italiana. Infatti si nota che il Mascetti si è iscritto alla gara come rappresentante del Pisa e che sta perdendo la gara 'di proposito' per far figurare i Pisani ultimi in classifica; si tratta quindi dell'ennesima zingarata. Ricordiamo che i protagonisti vivono a Firenze, e non corrono buoni rapporti tra le due città.[1] Negli attimi finali del film, quel sorriso traverso, strappato ad un uomo che credeva di essere ormai abbracciato dalle offese dell'età e della tragedia che l'aveva costretto all'inabilità, e quegli Amici che dimostrano quanto il loro legame sia profondo, continuando ad includere lo sfortunato Mascetti nelle loro trovate e 'zingarate', concludono l'ultima burla di questo capolavoro.
Lo spirito goliardico che sbeffeggia la morte, la tristezza, l'angoscia di vivere e (in questo caso) l'handicap fisico rimane ben scolpito nel cuore del gruppo, inossidabile a tutte le disavventure e al passar inesorabile del tempo.
[modifica] Goliardate
La zingarata è una partenza senza meta né scopo, che può durare un giorno, una settimana o un mese. Le zingarate si dividono in due categorie: la zingarata vera e propria e la zingarata maggiorata, detta battuta, dove servono particolari attrezzature (come travestimenti, un veicolo appropriato, etc), introdotta proprio nell'atto II e non citata in Amici miei.
- Servizio Torri: in tale episodio, i protagonisti, vestiti come operai del comune e con un'apposita attrezzatura si dirigono a Pisa, proprio sotto la torre pendente, sconvolgendo tutti con l'annuncio di un imminente crollo; iniziano a dirigere affannosamente i lavori di puntellamento, fino all'arrivo della polizia. Lì sostano in un vicolo e camuffano il camion, rendendolo irriconoscibile e facendo sparire il materiale di scena. Si tratta di una "battuta".
- Il Rigatino: si tratta di un metodo del Mascetti per poter andare a letto con donne straniere dello spettacolo a poca spesa. Il Mascetti si reca nel camerino dell'artista, seducendola con il suo atteggiamento signorile e il suo titolo nobiliare, soldi e hotel di lusso. Una volta nell'albergo, anche lì non bada a spese, e solitamente riesce a trascorrere una notte di sesso con la giovane donna, spaesata in quanto straniera. A questo punto ecco il rigatino: scappa all'alba prendendo il vestito del facchino (il rigatino appunto) e qualche valigia, in modo da potersela svignare inosservato.
- Distruzione dei paesini (La si vede nel primo atto): si tratta di una loro classica zingarata, che consiste nel dirigersi in paesini sperduti e, dopo aver tirato fuori qualche strumento da architetto (qui contribuisce il Melandri), iniziano a segnare i muri con gessi e a parlare (facendosi ben sentire) di distruzioni di case a seguito di fantomatiche autostrade che dovrebbero passare proprio in mezzo alla borgata. In una di queste scampagnate un pretino montanaro si allarma a tal punto da iniziar a suonare le campane paesane di buona lena come se ci fosse una catastrofe naturale (inondazione, terremoto, ecc.), con evidente e compiaciuta ilarità del gruppo d'amici.
[modifica] La particolarità del Melandri
- Rambaldo Melandri è, del gruppo, il meno serio, nel senso che non riesce a mantenersi impassibile durante gli scherzi ma gli scappa sempre da ridere; nella scena dove lo strozzino viene operato ai due reni, è fenomenale la sua battuta; oppure quando, nella scena con il Righi (il vecchietto a cui fanno credere di far parte di una mafia spacciatrice di droga), quando il Necchi dice "Guardate che occhi" il Melandri si mette a ridere non riuscendo a contenersi; oppure quando il Mascetti fa la supercazzola al vigile, dove il Melandri quasi manda all'aria tutto ridendo.
[modifica] Incongruenze
Sono evidenti allo spettatore attento alcune incongruenze temporali tra quanto narrato nei due episodi del film.
- Un'incongruenza la troviamo quando il Conte Mascetti, nel primo film, trova un seminterrato "tutto ghiaccio ed umido" per finalmente dare un tetto alle "villeggianti" (come le chiamava lui): moglie e figlia, che aveva abbandonato in montagna perché non aveva i soldi per andare a riprenderle: in tale scena, la figlia, soprannominata Mela, è grandicella: 10-11 anni. Ma quando nel secondo film, il Conte Mascetti ospita, a pagamento, il figlio del Perozzi, Mela è una bimba di due anni.
- I cinque "madrigalisti" partecipano al concorso vocale di Arezzo (come dice la voce narrante) mentre poi, nello svolgersi della scena, dietro gli esecutori compare il cartello con il titolo della manifestazione che si svolge, invece, a Pistoia.
- Alla fine del film il Professor Sassaroli dice al Mascetti che non deve più definirsi paralitico ma con un termine più moderno "paraplegico" mentre la corretta dicitura per quella patologia è "emiplegico" (come dirà il Mascetti stesso dopo).
- Nel secondo atto, in uno dei tanti flashback, viene ripresa la storica alluvione che colpì Firenze nel '66. In quel periodo il figlio del Perozzi era un bambino di circa 7 anni. Inoltre, nella scena iniziale gli amici si ritrovano sulla tomba del Perozzi, per l'anniversario della scomparsa del loro caro amico. Sulla Croce è leggibilissima la data di Morte "1975", quindi 9 anni dopo l'alluvione. Quindi nel primo atto, il giorno del funerale del Perozzi, suo figlio dovrebbe essere un'adolescente di 16/17 anni, mentre si tratta di un uomo maturo, sulla trentina.
- Incongruenza o segno dei tempi che cambiano, in questo episodio, è anche la risposta alla domanda "Che cos'è il genio?". Si passa dal "È fantasia, intuizione, decisione e velocità di esecuzione" del primo film al "È fantasia, intuizione, colpo d'occhio e velocità di esecuzione"
- Totale incongruenza: nel primo film, il Sassaroli diventa "membro" del gruppo durante la cena a casa del Melandri, che si è appena messo con Donatella. La scena successiva è quella celebre degli schiaffi alla stazione, per tirar su di morale il Melandri, e una delle vittime della goliardata è Luciano, il figlio del Perozzi, che si becca una sberla proprio da suo padre ("Ma babbo!" - "e che parti sempre, tu?!"). In questa scena Luciano è adulto e Sassaroli non conosceva nessuno del gruppo prima. Eppure, nell'atto secondo, lo si vede giocare a carte a casa del Perozzi con il figlio piccolo Lucianino che si lamenta in continuazione ("il senso di rompere i coglioni").
- Un'altra incongruenza è quella della processione del Venerdì Santo (che avviene in primavera) dopo la quale inizia a piovere e subito dopo si vedono le scene dell'alluvione di Firenze, come se quest'ultima fosse avvenuta a distanza di pochi giorni anziché sette-otto mesi dopo.
[modifica] Note
[modifica] Voci correlate
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[modifica] Collegamenti esterni
- Scheda su Amici miei atto II dell'Internet Movie Database

