America (schooner)
| America Memphis |
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|---|---|
| Descrizione generale | |
| Tipo | Schooner |
| Proprietario/a | John Cox Stevens (May 1851) Lord John de Blaquière (September 1851) Lord Templeton (1856) |
| Costruttori | William H. Brown |
| Impostata | fine novembre 1850 |
| Varata | 3 maggio 1851 |
| Destino finale | autoaffondata a Jacksonville, nel 1862 |
| Caratteristiche generali | |
| Dislocamento | 170 t |
| Lunghezza | 30,9 m |
| Larghezza | 7,0 m |
| Pescaggio | 3,3 m |
| Armamento | |
| Armamento | due cannoni da 24 pounder e uno da 12 pounder[1] |
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dati tratti da [2] |
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America era il nome dello schooner che vinse il 22 agosto 1851 per la prima volta la coppa delle 100 ghinee messa in palio dalla regina Vittoria di Inghilterra[3].
Indice |
Costruzione[modifica]
La nave, costruita in vari legni tra cui cedro venne varata come Camilla nel 1856, nel cantiere William H. Brown.
Servizio[modifica]
La nave venne ribattezzata America nel 1862, poi come bottino di guerra Memphis nel 1860 dagli Stati Confederati d'America, e alla fine delle vicende belliche della guerra civile americana fu autoaffondata a Jacksonville nel 1862. Ripescata e riattata, venne immessa in servizio con la US Navy riprendendo il nome di America armata con 3 cannoni Dahlgren di bronzo[1] e partecipò al blocco dei porti sudisti. Rimase in servizio fino al 1873, quando venne radiata e venduta ad un ex generale e uomo politico, Benjamin Franklin Butler, che la tenne in condizioni di esercizio e la fece partecipare a diverse gare. Dopo la sua morte passò diverse mani fino a che venne restaurata nel 1921 dallo America Restoration Fund, che la donò all'Accademia navale di Annapolis, dove non venne manutenuta; il 29 marzo 1942 la struttura dove era ricoverata crollò sotto il peso di una nevicata finendo di danneggiarla e i rottami della struttura e della America vennero bruciati nel 1945.
Partecipazione alla coppa[modifica]
Il Royal Yacht Squadron britannico, che schierava per l'occasione 14 imbarcazioni sfidò il New York Yacht Club, che decise di partecipare con lo schooner 'America', in un percorso attorno all'Isola di Wight. America vinse con 8 minuti di distacco sulla seconda barca[4], la britannica Aurora, aggiudicandosi la coppa che era stata messa in palio per celebrare la prima esposizione universale di Londra. Interessante è un aneddoto ove la regina Vittoria, saputo della vittoria di America, avrebbe chiesto quale barca fosse giunta seconda, sentendosi rispondere "There is no second, your Majesty" per il grande distacco acquisito sulla seconda. Da qui nascerebbe il motto dell'America's Cup "there is no second", non c'è secondo. La coppa in palio si chiamava "Coppa delle cento ghinee" (tanto infatti era costata) o anche "Queen's Cup", ma da allora quella sfida fu chiamata America's Cup e la coppa cambiò nome in "coppa America".
Replica moderna[modifica]
Nel 1995 venne costruita una replica moderna della nave, che partecipa a crociere competitive e vigilanza alle balene nei dintorni del Maritime Museum of San Diego, San Diego, California.
Note[modifica]
- ^ a b Bruzek, Joseph C. (November 1967). The U. S. Schooner Yacht AMERICA: 174–176.
- ^ History from Schooner Man
- ^ New York Times (22 febbraio 1920). America's Cup Held Here Since 1851.
- ^ New York Times (22 febbraio 1920). America's Cup Held Here Since 1851.
Bibliografia[modifica]
- Tom Cunliffe, Pilot Schooners of North America and Great Britain, Woodenboat publications, 2001. ISBN 9780937822692 - disegni accurati della America (1851) (in inglese)
- Jacques Taglang. AC-clopedia - Americaʼs history. americascup.com (in inglese)
- History from Schooner Man (in inglese)
- (DE) /AMERICA_Cup_1851.html yachting historian. Klaus Kramern
- San Diego Sailing Charters (in inglese)