Amanti perduti

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Amanti perduti
Amantiperduti-Carné-titoli.png
Titoli di testa del film
Titolo originale Les Enfants du paradis
Lingua originale francese
Paese di produzione Francia
Anno 1945
Durata 195 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Marcel Carné
Sceneggiatura Jacques Prévert
Casa di produzione Société Nouvelle Pathé Cinéma
Distribuzione (Italia) Scalera Film
Fotografia Roger Hubert (assistente Marc Fossard)
Montaggio Henri Rust, Madeleine Bonin
Musiche Maurice Thiriet e Joseph Kosma (Georges Mousqué per le pantomime)
Scenografia Léon Barsacq e Raymond Gabutti (su bozzetti di Alexandre Trauner)
Costumi Antoine Mayo
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Amanti perduti (Les Enfants du paradis) è un film del 1945 diretto da Marcel Carné.

Il film riesce ad affascinare per il modo della narrazione, per l'abilità con cui vengono intrecciati figure e avvenimenti, per la cura dell'inquadratura e della fotografia e soprattutto per la bravura degli attori, da Jean-Louis Barrault a Pierre Brasseur, da Arletty a Maria Casarès, da Marcel Herrand a Gaston Modot.

Les Enfants du paradis segna l'apice della collaborazione artistica fra Carné e lo sceneggiatore-poeta Jacques Prévert. Nel 1971 fu definito, durante la cerimonia dei César «il miglior film nella storia del cinema sonoro francese».

Trama[modifica | modifica sorgente]

Ambientato nella Parigi di Luigi Filippo, il film narra le vicende di un gruppo di persone sullo sfondo del Boulevard du Temple, all'epoca sede di moltissimi teatri (tra cui quello dei Funambules, citato nel film) e piuttosto malfamato, tanto da essere conosciuto con il nome di Boulevard du crime. Al centro della trama è Garance, un'attrice contesa tra quattro ammiratori, con ciascuno dei quali intreccia una relazione: il bandito-gentiluomo Lacenaire, il celebre attore classico Fréderic Lemaître, il ricchissimo conte di Montray, e il mimo Baptiste Debureau.[1] Il film tuttavia non è una storia d'amore ma un affresco in cui alle vicende dei protagonisti si legano le immagini della vita sul palcoscenico, per cui il quadro si arricchisce di una folla di clown, saltimbanchi, artisti di strada, piccoli criminali e un vecchio barbone, Jericho, che nelle intenzioni di Prévert doveva rappresentare il destino. Garance, dopo aver superato alcune vicissitudini con la giustizia, che la costringeranno ad abbandonare temporaneamente Parigi, reincontra il mimo, che nel frattempo ha sposato una sua collega di spettacolo, e corona il suo sogno trascorrendo con lui una notte d'amore. Vengono però scoperti dalla moglie di Baptiste e sono costretti a lasciarsi proprio il giorno dei festeggiamenti per il carnevale.

Titolo[modifica | modifica sorgente]

Il titolo Les Enfants du paradis, letteralmente "i ragazzi del paradiso", è un'espressione che significa "quelli del loggione". In origine avrebbe dovuto essere invece Funambules,[2] a indicare quindi non gli spettatori, ma gli artisti.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Nel 1943, il regista Carné e il poeta Prévert incontrarono per caso a Nizza Jean-Louis Barrault, che raccontò loro alcuni aneddoti della vita di Baptiste Debureau, famoso mimo dell'ottocento. Di qui nacque la prima idea del film. Carné e Prévert avevano già collaborato insieme in sette film ed erano una delle coppie di autori più accreditate dell'epoca. Da tempo erano in difficoltà per la ricerca di un nuovo soggetto, dati i rigidi controlli imposti dal regime di Vichy che vietava la trattazione di qualsiasi tema realistico.[3]

Le riprese ebbero inizio il 16 agosto 1943, con mille difficoltà dovute alla guerra. Il Boulevard du Crime venne ricostruito all'aperto presso gli studi La Victorine di Nizza. La prima interruzione si ebbe alla fine del 1943 per lo sbarco degli alleati in Sicilia e l'abbandono da parte della produzione italiana Scalera Film. Le autorità di Vichy considerarono la produzione pericolosa e richiamarono tutti a Parigi, dove comunque la realizzazione poté riprendere presso gli studi Pathé-Joinville.[2] Una seconda interruzione fu dovuta all'allontanamento del produttore André Paulvé, ebreo, a causa delle leggi razziali emanate dal regime. Il musicista Joseph Kosma e lo scenografo Alexandre Trauner, anch'essi ebrei, riuscirono invece a lavorare al film, ma attraverso dei prestanome. La difficoltà maggiore si ebbe quando un'alluvione distrusse il set del Boulevard du Crime a Nizza. Tutte queste interruzioni fecero lievitare enormemente il costo del film fino alla somma di circa 60 milioni di franchi, cifra quattro volte superiore a un film medio dell'epoca.[3]

Le riprese terminarono il 20 giugno 1944, pochi giorni dopo lo sbarco in Normandia degli alleati. In gennaio venne ultimata la produzione e tre copie dei negativi del film vennero nascoste in tre diverse località: una nel caveau della Banca di Francia, una nella cassaforte della Pathé, una nella cantina di una villa in Provenza, in attesa della fine della guerra. La prima ebbe comunque luogo a Parigi il 9 marzo 1945 in una serata di gala al Palais de Chaillot.[3]

Distribuzione[modifica | modifica sorgente]

La distribuzione del film iniziò sempre a Parigi, il 15 marzo 1945, al cinema Madeleine e al cinema Colisée. La durata del film (195 minuti) creò subito problemi, per cui si decise di proiettare il film suddiviso in due episodi, intitolati rispettivamente Boulevard du Crime e L'Homme blanc.[2] Nonostante il pubblico fosse costretto quindi a pagare un doppio ingresso per vedere l'intero film, i biglietti venduti nella sola Parigi riuscirono quasi a far rientrare i costi dell'intera produzione.

Non altrettanta fortuna arrise a Carné, che dovette affrontare, dopo la guerra, i rancori dei comitati di liberazione che gli contestarono la scelta di aver continuato a lavorare nella Francia occupata, mentre altri colleghi (Jean Renoir o René Clair, ad esempio) avevano deciso di trasferirsi all'estero.

Negli Stati Uniti Les Enfants du paradis fu distribuito l'anno seguente in una versione pesantemente ridotta e presentato come un Via col vento francese. Nonostante questo ottenne una nomination nella categoria Oscar alla migliore sceneggiatura non originale nell'edizione del 1947. Anche in Italia fu presentata una edizione accorciata, della durata complessiva di soli 95 minuti, ma in televisione è stata trasmessa più volte l'edizione integrale, in alcuni casi divisa nei due episodi, andati in onda in due serate diverse.[3]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Escluso il conte, gli altri tre personaggi sono realmente esistiti.
  2. ^ a b c Claude Guiguet, La carriera di Marcel Carné, in appendice a Marcel Carné, Io e il cinema. Roma, Lucarini, 1990 p. 383
  3. ^ a b c d Teresa Gunnella in Ciak, anno X, n° 3, marzo 1994

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