Salento

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Salento
Stati: Bandiera dell'Italia Italia
Regioni amministrative: Bandiera della Puglia Puglia
Territorio: Tutta la provincia di Lecce, la parte centro-meridionale della provincia di Brindisi e la parte orientale della provincia di Taranto.
Capoluogo: {{{capoluogo}}}
Superficie: 5.329 km²
Abitanti: 1.539.336  (2007)
Densità: 289 ab./km²
Status: {{{status}}}
Lingue: italiano, leccese, brindisino, gallipolino, tarantino, dialetti apulo-salentini, griko, arbëreshë
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Collocazione del Salento in Italia
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« I riverberi, i luccichii, i soffi dei due mari sembrano quasi incontrarsi a mezz'aria. Così tutto si presenta lucido, come se fosse avvicinato da un effetto ottico, ed insieme ingannevole. Sembra anche di essere sul mare se si alzano gli occhi, contemplando le nuvole che galoppano velocemente tra l'Adriatico e lo Ionio. Il Salento è una terra di miraggi, ventosa; è fantastico, è pieno di dolcezza; resta nel mio ricordo più come un viaggio immaginario che come un viaggio vero. »
(Guido Piovene - Viaggio in Italia)

Il Salento, noto anche come penisola salentina e popolarmente conosciuto come Tacco d'Italia, è una subregione dell'Italia che si estende sulla parte meridionale della Puglia, tra il mar Ionio ad ovest e il mar Adriatico ad est.

Gli abitanti dell'area, che comprende l'intera provincia di Lecce, quasi tutta quella di Brindisi e parte di quella di Taranto, si distinguono per caratteristiche glottologiche e culturali ben diverse da quelle del resto della regione. Da un punto di vista storico il Salento ha fatto parte per molti secoli dell'antica circoscrizione denominata Terra d'Otranto.

Indice

[modifica] Toponimo

Il toponimo Salento ha origini incerte. Uno studio di Mario Cosmai lo farebbe derivare da "sale", inteso come "terra circondata dal sale-mare": i Romani, infatti, indicavano con Sallentini gli abitanti delle paludi acquitrinose che si addensavano intorno al Golfo di Taranto[1].

Secondo Strabone, il toponimo deriverebbe dal nome dei coloni cretesi che qui si stabilirono, chiamati Salenti in quanto originari dalla città di Salenzia[2].

L'ipotesi di Marco Terenzio Varrone, invece, è quella di un alleanza stipulata "in salo", ovvero in mare, fra i tre gruppi etnici che popolarono il territorio: Cretesi, Illiri e Locresi[3].

[modifica] Geografia

Per approfondire, vedi la voce Geografia della Puglia.

[modifica] Estensione della penisola salentina

« Terra tra i due mari Adriatico e Ionio partendo da una linea condotta dal punto più interno del golfo di Taranto fino alla contrada del Pilone a nord di Ostuni »
(Cosimo De Giorgi, Cenni di geografia fisica della provincia di Lecce, Lecce, 1889)
Limiti geografici e culturali della penisola salentina
Limiti geografici e culturali della penisola salentina

La penisola salentina, da un punto di vista meramente geografico, è separata dal resto della Puglia da una linea ideale che dal punto più interno del Golfo di Taranto (nel territorio di Massafra) arriva fino all'Adriatico, in corrispondenza dei resti della città messapica di Egnazia (nel territorio di Fasano), ai confini con l'antica Peucezia.

Tuttavia, intendendo il Salento come un'entità culturale, più che geografica, si è soliti spostare i confini leggermente più a sud, lungo la linea che da Taranto, attraverso Grottaglie, San Michele Salentino e Ceglie Messapica, giunge fino a Ostuni. Così definito, il Salento ha quali suoi vertici ideali:

  • Taranto, nell'omonima provincia;
  • Pilone, nel territorio di Ostuni in provincia di Brindisi,
  • Santa Maria di Leuca, in provincia di Lecce, che rappresenta il centro abitato più meridionale della Puglia.

La penisola salentina è il territorio più a Est d'Italia, e Punta Palascìa o Capo d'Otranto[4] ne costituisce l'estremità orientale. Secondo le convenzioni nautiche, da Punta Palascìa parte la direttrice ideale che separa il mar Ionio dal mar Adriatico.

[modifica] Suddivisioni interne

Da un punto di vista geografico, la penisola ha una configurazione pianeggiante in cui si distinguono pochi rilievi collinari nella parte settentrionale (basse Murge) e in quella meridionale (Serre salentine). Può essere quindi suddivisa in:

Una depressione, nota come soglia messapica, separa le ultime propaggini delle Murge dalla Piana messapica.

Sistemi pedologici della penisola salentina
Sistemi pedologici della penisola salentina

Dal punto di vista pedologico, è possibile dividere la Piana messapica in due sottosistemi paesaggistici distinti[5].
Il primo, più orientale, si estende dal brindisino fino ad Otranto ed ha una morfologia quasi completamente pianeggiante o leggermente ondulata, mentre risulta più movimentata nelle aree a ridosso delle Murge, non superando mai i 200 m sul livello del mare.
Il secondo sottosistema, compreso fra l'Arco Ionico tarantino a nord-ovest e la pianura del brindisino ad est, presenta una morfologia nel complesso ondulata, con quote variabili a partire dal livello del mare fino ai 140 m.
L'area delle Serre salentine ha invece una morfologia variabile da leggermente ondulata a marcatamente ondulata, con poche aree pianeggianti e con quote variabili a partire dal livello del mare fino a superare i 140 m. Le pendenze qui presenti possono essere ripide o addirittura trasformarsi in scarpate.
Le restanti aree del territorio salentino non costituiscono un sottosistema pedologico a sé stante, ma confluiscono in parte nel sottosistema dell'Arco Ionico Tarantino, in parte nel sottosistema delle basse Murge e, relativamente al tratto costiero di Ostuni, nel sottosistema del Litorale sub-murgiano Mola-Ostuni.

[modifica] Clima

La penisola salentina, essendo protesa nel mare, è caratterizzata da un clima più umido rispetto al resto della Puglia, dove invece la presenza dell'Appennino riduce l'apporto di umidità dei venti provenienti da ovest. L'umidità non si traduce in precipitazioni, comunque più cospicue rispetto alla Puglia settentrionale, ma determina una più netta alterazione della temperatura percepita: le stagioni estive, soprattutto nelle aree più meridionali, sono particolarmente afose, mentre le stagioni invernali, sia pure molto miti e abbondantemente al di sopra dello zero anche nei periodi più freddi, appaiono gelide soprattutto in presenza di vento.

[modifica] Paesaggio

Ulivi nelle campagne di San Vito dei Normanni
Ulivi nelle campagne di San Vito dei Normanni
Una pianta di fico d'India
Una pianta di fico d'India
Panorama di Leuca dal promontorio del Santuario
Panorama di Leuca dal promontorio del Santuario
Torre di avvistamento a  Torre dell'Orso
Torre di avvistamento a Torre dell'Orso
La torre di Roca Vecchia
La torre di Roca Vecchia
Trullo o "pagghiaru" nei dintorni di Lizzano
Trullo o "pagghiaru" nei dintorni di Lizzano

Il paesaggio presenta molti elementi caratteristici. L'agro salentino è quasi ovunque coltivato, e la vegetazione arborea è per lo più costituita da distese di ulivi secolari, dai tronchi contorti e di grandi dimensioni. La proprietà terriera è generalmente suddivisa in piccoli appezzamenti, separati dai tipici muretti a secco. La pietra è da sempre utilizzata anche per realizzare diverse costruzioni a secco, utilizzate dai contadini per riposare o per riporvi gli attrezzi da lavoro. Tali costruzioni (definite a seconda delle zone furnieḍḍi, pajare, ecc.) sono più simili ai nuraghi sardi che ai trulli pugliesi.

Numerose sono le masserie fortificate risalenti per lo più al XVI, XVII e XVIII secolo. I paesi, in genere poco popolosi, hanno un aspetto orientaleggiante e sono caratterizzati dal bianco intenso delle costruzioni che li rende abbacinanti nelle giornate di sole. In un paesaggio orograficamente poco caratterizzato, essi spiccano quindi rispetto alla campagna, dominata dal colore rossiccio di un terreno dove è alta la presenza di ferro, a differenza della Puglia centro-settentrionale, dove invece questa colorazione sanguigna è molto più rara. Da un punto di vista cromatico il mare assume una colorazione blu scuro se osservato dalla alte scogliere a strapiombo sul mar Adriatico, e più tenue ma vario nelle sue sfumature (verde smeraldo, verdino, celeste, ecc.) se osservato dalle spiagge sabbiose o dalle basse scogliere del mar Ionio. Lungo le coste di entrambi i mari, i centri abitati non sono numerosi; è però possibile ammirare le numerose ed antiche torri costiere di avvistamento, di forma quadrangolare o circolare, costruite nel corso dei secoli per difendersi dall'arrivo delle orde piratesche.

[modifica] Flora

Si stima che la flora nel Salento annoveri circa 1.500 specie.[6] Una delle peculiarità della flora salentina è quella di comprendere numerose specie con areale mediterraneo-orientale, assenti nel resto della penisola, e diffuse invece nella penisola Balcanica, condizione questa favorita dalla vicinanza delle opposte sponde adriatiche (tra Capo d’Otranto e le coste albanesi ci sono solo 80 Km) e dalla presenza di condizioni ambientali analoghe. Sono presenti comunque anche numerose specie ad areale mediterraneo-occidentale, condivise con il resto della penisola[7]
. Oltre che dai già citati ulivi secolari che caratterizzano il territorio, la vegetazione è costituita anche dal fico d'India, che cresce spontaneamente sia all'interno sia lungo la costa, e dal mandorlo, che inizia a fiorire già a metà gennaio. In primavera, la terra sotto gli ulivi, il ciglio dei sentieri e delle strade, nonché gli interstizi dei muretti a secco, si ricoprono di fiori in un'esplosione cromatica che va dal giallo intenso dei crochi al rosso dei papaveri.
Durante l'estate, il colore sanguigno della terra diventa protagonista con il verde della macchia mediterranea. Le bacche policrome annunciano poi l'autunno ed il successivo mite inverno.

Tra le specie condivise con i paesi balcanici la più maestosa è senz'altro la quercia vallonea (Quercus ithaburensis subsp. macrolepis), presente in Italia solo nel Salento meridionale, nei dintorni di Tricase. Altra specie di quercia ad areale mediterraneo-orientale tipica del Salento è la quercia di Palestina (Quercus calliprinos) che qui forma boschi puri o misti con il leccio. Altre specie a diffusione balcanica sono il kummel di Grecia (Carum multiflorum), la poco diffusa erica pugliese (Erica manipuliflora) ed altre specie che popolano le garighe salentine quali lo spinaporci (Sarcopoterium spinosum) e lo spinapollici (Anthyllis hermanniae).

Sulla costa rocciosa tra Otranto e Leuca si possono trovare specie endemiche della flora rupestre come il fiordaliso del Capo di Leuca (Centaurea leucadea), l'alisso di Leuca (Aurina leucadea), il garofano salentino (Dianthus japigycus), la campanula pugliese (Campanula versicolor), il cardo-pallottola spinoso (Echinops spinosissimus) e il limonio salentino (Limonium japigycum), mentre sulle dune crescono macchie di ginepro coccolone (Juniperus oxycedrus).

Notevole è anche la presenza di molte specie di orchidee spontanee, quali l'Orchis laxiflora, l'Ophrys apifera, l'Ophrys candica, l'Orchis palustris e la Serapias politisii che crescono nelle aree paludose, nei pascoli o tra la macchia mediterranea.

[modifica] Fauna

Per quanto concerne la fauna del Salento vi si possono annoverare numerose specie di uccelli quali la gru, l'airone grigio (Ardea cinerea), il germano reale (Anas platyrhynchos), il tarabuso (Botaurus stellaris), la ghiandaia marina (Coracias garrulus), il fistione turco (Netta rufina), il gheppio (Falco tinnunculus), nonché numerose specie di rettili, come lucertole e gechi, di mammiferi, quali ricci, volpi e faine, e di antropodi, quali scorpioni e tarante [8].

[modifica] Demografia

Le tre province di Brindisi, Lecce e Taranto, alle quali oggi ci si riferisce con l'espressione Grande Salento e la cui estensione ricalca grosso modo l'antica Terra d'Otranto, ha una popolazione complessiva di 1.793.023 unità. Se si escludono la parte occidentale della Provincia di Taranto e i comuni di Cisternino e Fasano in provincia di Brindisi, sui quali non c'è unanimità di giudizio circa l'appartenenza al Salento, la popolazione ammonta invece a 1.539.336 abitanti.

Zona Popolazione
(ab)
Superficie
(km²)
Densità
(ab/km²)
Provincia di Lecce 808.939 2.759 293,2
Provincia di Taranto
(parte orientale)
376.854 913 412,7
Provincia di Brindisi
(parte centro-meridionale)
353.543 1.657 213
Totale Salento 1.539.336 5.329 288,9
Cisternino e Fasano 50.243 182 276
Provincia di Taranto
(parte nord-occidentale)
203.444 1.524 133,5
Totale delle tre province 1.793.023 7.035 254,9

[modifica] Centri più popolosi

Sono otto i comuni del Salento che registrano una popolazione superiore ai 30.000 abitanti* (dati ISTAT del 1° gennaio 2007):

Provincia Comune Stemma città Popolazione
Taranto 196.369
Lecce 93.529
Brindisi 90.222
Francavilla Fontana 36.469
Provincia Comune Stemma città Popolazione
Grottaglie 32.746
Ostuni 32.591
Manduria 32.708
Nardò 30.886

Ad essi si aggiungono, nel caso si considerino i confini geografici della penisola salentina, i centri di Martina Franca (49.156 abitanti), Fasano (38.563 abitanti) e Massafra (31.548 abitanti).

[modifica] Storia

Le colonne doriche a Taranto
Le colonne doriche a Taranto
Le colonne poste alla fine della Via Appia a Brindisi
Le colonne poste alla fine della Via Appia a Brindisi
L'anfiteatro romano di Lecce
L'anfiteatro romano di Lecce
Un torrione del castello di Otranto
Un torrione del castello di Otranto
Per approfondire, vedi la voce Storia del Salento.
« E qui ne' Salentini / i suoi Cretesi Idomeneo condusse. »
(Virgilio - Eneide, III. Traduzione di Annibal Caro)
« I Greci chiamarono la Calabria Messapia dal nome del loro comandante, e prima ancora Peucezia, da Peucezio, fratello di Enotro, che risiedeva nel territorio del Salento. »
(Plinio il Vecchio - Storia naturale, III, 99. Traduzione di Giuliano Ranucci)

La penisola salentina, dai greci anticamente chiamata Messapia ("Terra fra due mari"), era appunto abitata dai Messapi, di origine probabilmente illirica, che difendevano la propria autonomia dall'invadenza dell'antica città greca di Taranto. Tale inimicizia fra le due popolazioni fu anche narrata da Erodoto, quando raccontò della guerra scatenatasi intorno al 474 a.C. fra Taras e la Lega Peuceta, di cui i Messapi facevano parte. In seguito ai conflitti tra Roma e Taranto, cominciati nel 280 a.C. e che sancirono la decadenza della città italiota, il Salento si latinizzò a tal punto da contribuire alla nascita della letteratura latina con figure di spicco quali Ennio e Pacuvio. Brindisi con il suo porto, importante a causa della sua posizione, intorno al 240 a.C., venne elevata al rango di municipio e ai brindisini fu riconosciuta la prestigiosa cittadinanza romana. La città adriatica divenne un porto trafficatissimo e caposcalo per l'Oriente e la Grecia, infatti molti romani illustri transitarono da Brindisi, diretti in Grecia. Cicerone scrisse le "Lettere Brindisine"[9] e Marco Pacuvio realizzò alcune sue tragedie; a Brindisi morì Virgilio, mentre tornava da un viaggio in Grecia. La regione era anche abitata da altre due popolazioni di origine affine, i Calabri e i Sallentini. E con il nome di Calabria confluì ai tempi dell'imperatore Augusto nella Regio II Apulia et Calabria.

Particolarmente colpita durante la guerra greco-gotica, divenne poi terra di confine fra Longobardi e Bizantini.

Tra IX e X secolo il Salento fu spesso assalito dai Saraceni, che si stanziarono a macchia di leopardo sul territorio per periodi più o meno lunghi, fieramente contrastati dai Bizantini, che con Basilio I avevano nel frattempo strappato ai Longobardi l'intera Puglia, istituendovi il Thema di Longobardia. Nel 927 i Musulmani distrussero la città di Taranto, che fu ricostruita solo quarant'anni dopo grazie all'Imperatore bizantino Niceforo II Foca. In seguito alla conquista normanna furono fondati la Contea di Lecce e nel 1088 il Principato di Taranto. Lecce, in particolare, che dette anche i natali al re normanno Tancredi d'Altavilla, uscì in questo periodo dalle nebbie del medioevo per assurgere a centro principale della penisola salentina, da allora ufficialmente denominata "Terra d'Otranto".

Nel 1384, sotto gli Angioini, il principe di Taranto Raimondo Orsini Del Balzo - in seguito al matrimonio con la contessa di Lecce Maria d'Enghien - diventò uno dei più ricchi e potenti feudatari del Regno. Alla sua morte, nel 1406, il Re di Napoli Ladislao giunse in armi sotto le mura di Taranto per rivendicarne il possesso, ma Maria d'Enghien, vedova di Raimondino, lo respinse per due volte. Alla fine Ladislao propose di sposare la contessa, ottenendo per via diplomatica ciò che non era riuscito a conquistare con la forza.

Nel 1480, sotto gli Aragonesi, Otranto fu invasa dai Turchi guidati da Ahmet Pascià, che provocò l'eccidio di 800 persone che rifiutarono la conversione all'Islam. Fu questo l'episodio più eclatante di una lunga serie di assalti turchi e barbareschi, che si fecero particolarmente intensi nel XVI secolo, tanto che vennero edificate centinaia di torri lungo le coste, per poter avvistare in tempo le navi corsare.

Le successive dominazioni spagnole e borboniche ridussero la Terra d'Otranto ad una regione anche politicamente periferica. Va però segnalata una fiorente attività artistica fra XVI e XVIII secolo, che ha fatto di Lecce uno dei centri più cospicui del barocco.

Dopo l'Unità d'Italia, con la legge del 20 marzo 1865, fu infine costituita la 56° circoscrizione statale, originariamente comprendente tutte e tre le attuali province salentine, con Lecce capitale e sede dell’ufficio di Prefettura e Tribunale competente su tutta la vecchia "Terra d'Otranto".

Con l’avvento del fascismo, furono istituite le nuove province. La provincia di Taranto fu istituita con decreto del 2 settembre 1923, n.1911, quella di Brindisi con la legge 22 dicembre 1927.

[modifica] Cultura salentina

Sia dal punto di vista linguistico sia da quello architettonico, folkloristico ed enogastronomico, la penisola salentina si caratterizza per tratti comuni che la distinguono dal resto della regione.
Una questione da tempo dibattuta è quella relativa ai confini culturali del Salento che non corrisponderebbero ai limiti geografici della penisola salentina, ma delimiterebbero un territorio più piccolo, variabile a seconda dell'elemento caratterizzante che viene preso in considerazione. Ad esempio, la convenzione qui seguita, precedentemente definita, pone al di fuori del Salento i territori (che da un punto di vista geografico possono pur sempre definirsi salentini) di Massafra, Statte, Montemesola, Crispiano, Martina Franca, Locorotondo, Cisternino e Fasano. Ma, nel caso in cui faccia da discriminante il dialetto, rimarrebbero fuori anche centri importanti come Taranto o Ostuni, mentre si arriva ad includere Egnazia, nei pressi di Fasano, se si fa riferimento alla cultura messapica, o Martina Franca, posta in piena Valle d'Itria, se si guarda all'architettura barocca[10].
Va infine ricordato che, nell'interpretazione dei limiti territoriali della cultura salentina, ha giocato un ruolo nel corso del '900 anche una certa esigenza di autonomia culturale da Lecce delle nuove province di Brindisi e Taranto, alla quale i leccesi hanno risposto serrando le fila e rivendicando per se stessi il marchio esclusivo del concetto di salentinità. Anche per effetto di queste considerazioni, ancora oggi in taluni contesti, si fa erroneamente coincidere il Salento con la sola provincia di Lecce.

[modifica] Profilo linguistico

Perché a Taranto non si parla il salentino
Il dialetto tarantino[11] si è differenziato da quelli salentini durante il periodo bizantino e longobardo.
Esistendo questa iniziale diversità, i vari popoli che si susseguirono nel controllo del Salento (Saraceni, Normanni, Angioini, Spagnoli, Francesi) lasciarono un'impronta linguistica differente sulla città ionica rispetto agli altri centri salentini.
Il dialetto attualmente parlato a Taranto si è poi sviluppato in maniera ancora più autonoma dalla metà del XX secolo. Leggendo infatti vecchi testi dialettali risalenti agli anni '30-'40 (tra i quali quelli di Tommaso Gentile), si scopre che la fonetica era molto più vicina a quella salentina, in quanto le pre e post-toniche venivano ancora pronunciate distintamente, si usavano gli articoli determinativi lu e li, così come altri accorgimenti.
Oggi in città convivono due tipi di accenti, a seconda della zona e della provenienza degli abitanti immigrati in loco: uno prettamente tarantino e l'altro più simile al salentino.
Di fatto, i comuni orientali della provincia, anche quelli molto vicini alla città (come San Giorgio Jonico) hanno un dialetto salentino.


Il territorio in cui si parla il meridionale estremo

[modifica] I dialetti

Per approfondire, vedi le voci brindisino, leccese, tarantino e gallipolino .

Nel Salento, tra Ostuni, Ceglie, Taranto a nord, e Grottaglie, Francavilla, San Vito a sud cade la linea di confine fra le due grandi famiglie dei dialetti dell'Italia meridionale. Il dialetto salentino (talvolta ritenuto lingua e non dialetto[12]) è molto diverso da quelli della Puglia centro-settentrionale: a differenza di questi ultimi, appartenenti alla tipologia dei dialetti italiani meridionali, esso è classificato come meridionale estremo e costituisce una variante della lingua siciliana, molto simile in particolare al siciliano orientale. Esemplare, a tal proposito, la confusione su cui giocò il cantante e attore Domenico Modugno, cresciuto a San Pietro Vernotico, che per lungo tempo fu considerato siciliano e per tutta la carriera interpretò personaggi siciliani al cinema e in teatro.

Le principali differenze tra il dialetto salentino e il pugliese riguardano tanto la fonetica quanto l'aspetto lessicale e della costruzione periodale. Tale costruzione influenza anche il cosiddetto "italiano regionale", ad esempio, con la tendenza a porre il verbo alla fine della frase ("Chi è?" "Io sono") e, nell'area di Martano, ad utilizzare (come in Sicilia e Calabria Centro-Meridionale) un unico tempo perfetto per le azioni finite, indifferentemente da quanto tempo è passato dallo svolgimento dell'azione, cioè senza distinguere tra passato prossimo e passato remoto (esattamente come il perfetto del latino). Tale tempo perfetto possiede terminazioni simili al passato remoto italiano, per cui è quasi sempre erroneamente confuso con questo (se fosse "remoto" dovrebbe riguardare solo azioni compiute da un tempo, appunto, remoto). Ad esempio: "Che dicesti?" per "Che hai detto?".
Per quanto riguarda la fonetica, nel dialetto pugliese tutte le vocali, ad eccezione della a protonica, hanno perduto ogni vivacità di colore accostandosi alla e muta francese, mentre le vocali accentate sono diventati dei dittonghi dalle tinte svariate. Nel salentino invece non ci sono vocali indistinte (sistema pentavocalico); la o si è chiusa quasi sempre in u, mentre la e accentata in i.
È inoltre possibile operare una distinzione tra dialetto leccese e dialetto brindisino: in quest'ultimo anche la "e" non accentata (in particolare quando è in finale di parola) viene resa sempre con "i" (lu mari invece di lu mare), il gruppo "ll" viene reso con "dd" (cavaddu) anziché con il corrispondente suono invertito "ḍḍ" (leccese cavaḍḍu), il gruppo latino "str" rimane pressoché inalterato, mentre nel leccese viene reso con "sc" ("nostro" in brindisino è nueštru, in leccese nesciu), si nota la tendenza a troncare i verbi all'infinito, mentre il leccese si contraddistingue per non troncare mai le parole (anzi nel completare con una vocale anche gli apporti stranieri terminanti in consonante, come càminu per camion). Nel leccese infine non viene quasi mai pronunciata la lettera "v" (uluntà in luogo di vuluntà); in caso di incontro tra due vocali (specialmente se identiche) viene sostituita da una b (betacismo): addù sta' bbài?, "dove stai andando?".

Il dialetto tarantino, solitamente classificato come appartenente ai dialetti pugliesi, insieme al barese ed al foggiano, è parlato a Taranto ed in alcuni comuni della provincia a nord-ovest del capoluogo, esterni al Salento. Allo stesso modo, in provincia di Brindisi, i dialetti parlati a Ostuni, Ceglie Messapica, Villa Castelli e San Michele Salentino (oltre a quelli di Fasano e Cisternino) sono da ritenersi pugliesi, con delle influenze salentine più o meno marcate.

[modifica] La Grecìa salentina e le enclaves Arbëreshë

Il logo della Grecìa Salentina
Il logo della Grecìa Salentina

Nel territorio del Salento esistono inoltre delle peculiari enclaves etnico-linguistiche.
In buona parte della regione storica della Grecìa Salentina, nel Salento centrale, si parla un dialetto neo-greco noto come grecanico o griko, che trae probabilmente origine da migrazioni medioevali.

Il parlamento italiano ha riconosciuto la comunità greca del Salento come gruppo etnico distinto e come minoranza linguistica col nome di "Minoranza linguistica grica dell'Etnia Grico-salentina".
Il territorio della Grecìa salentina, caratterizzato da un'identità culturale a sé stante, comprende attualmente un'area un po' più vasta della sola isola linguistica e racchiude undici comuni, nove dei quali di lingua ellenofona, per un totale di 54.278 abitanti (dati Istat al 31 dicembre 2005): a Calimera, Castrignano de' Greci, Corigliano d'Otranto, Martano, Martignano, Melpignano, Soleto, Sternatia e Zollino della provincia di Lecce, si aggiungono Carpignano Salentino e Cutrofiano, di recente ingresso e non ellenofoni.

A partire dal XV secolo, inoltre, con la diaspora albanese guidata da Giorgio Castriota Skanderbeg, si è stabilita nel Salento una piccola enclave arbëreshë attorno al comune di San Marzano di San Giuseppe (TA), così come è avvenuto anche in altre regioni del centro-sud.

Per approfondire, vedi le voci Grecìa salentina e Arbëreshë.

[modifica] Estratti dai dialetti

Segue un confronto tra i dialetti brindisino, leccese e tarantino basato sul Padre Nostro:

Tata nuestru (brindisino)
Tata nueštru
ca štaj a 'n'cielu
cu ssia santificatu lu nomi tua
cu veni lu regnu tua
cu ssia fatta la 'uluntà tua
comu a 'n'cielu cussì a 'n'terra
tanni osci lu pani nueštru sciurnalieru
e pirdùnini li piccati nueštri
comu nui li pirdunamu alli debbituri
nueštri
e no nni 'nnùciri 'n'tintaẓẓioni
ma llìbbirini ti lu mali.
E cussì ssia.
Pare nešciu (leccese)
Pare nešciu
ca staj a 'n'cielu
cu ssia santificatu lu nome tou
cu bbegna lu regnu tou
cu ssia fatta la 'uluntà toa
comu a 'n'cielu cussì a 'n'terra
tanne osce lu pane nešciu sciurnalièru
e pirdùnane li piccàti nešci
comu nui li pirdunàmu alli debbitóri
nešci
e nun nne 'nnùscere 'n'tantaẓẓióne
ma lìbberane te lu male.
E cussì ssia.
Paternostre (tarantino)
Paternostre
ca stàje 'ngiele
cu ssía sandefecáte 'u nome tuje
cu avéne 'u règne tuje
cu ssía fatte 'a vulendà toje
accume 'ngiéle accussij' 'ndèrre
danne ôsce 'u pane nuèstre sciurnalére
e pperdònene le peccate nuèstre
cume nu' le cumbiatíme a lle
debbettúre nuèstre
e nno' n'annùscere 'ndendazzióne
ma lìbberene d'ô male.
Amen.

[modifica] Architettura e urbanistica

Rosone della Chiesa di Santa Croce a Lecce
Rosone della Chiesa di Santa Croce a Lecce

Il paesaggio architettonico richiama le città della Grecia per la predominanza assoluta delle case bianche "a calce", senza tetto (con solaio), soprattutto in campagna e sulla costa, ma i centri storici sono caratterizzati dal barocco leccese, un lascito spagnolo del Plateresco, che rispetto al Barocco del resto d'Italia si spoglia della sovrabbondanza pittorica degli interni e trasforma le facciate esterne di chiese e palazzi in veri arazzi scolpiti. In ciò, molta importanza ha avuto la locale "pietra leccese", tenera e malleabile e dal caldo colore giallo rosaceo.

Loggia Balsamo in piazza Duomo a Brindisi
Loggia Balsamo in piazza Duomo a Brindisi

La struttura tipica dei centri storici salentini, quindi, è caratterizzata da un tessuto molto compatto (non c'è separazione fra le case) di vicoli bianchi dalle pareti dipinte a calce sempre ravvivata (ad eccezione della città di Lecce e dell'area di Maglie, dove anche le case di civile abitazione sono costruite nella pietra bianco-rosacea proveniente dalle cave di Cursi) sui cui muri campeggiano gli accesi colori degli infissi, inframmezzati da palazzi nobiliari e chiese d'epoca barocca in pietra viva.

Tipica l'entità architettonico-urbanistica della casa a corte di origine araba e diffusa anche in Sicilia. Molti vicoli, infatti, dispongono di quelli che apparentemente sono altri vicoli perpendicolari, ma si rivelano ciechi, terminando pochi metri più in là. Su tale spazio urbano, definito corte (dal latino cohorte, "spazio che comprende l'orto", "recinto"), si affacciano le porte e le finestre di molte abitazioni, col voluto risultato di farne uno spazio di vita comune, una sorta di popolare "salotto" dove, nei tempi andati, molte famiglie vivevano gran parte della giornata chiacchierando, ricamando e aiutandosi nelle faccende domestiche.

In genere, oltre all'arredamento povero di piantine in vaso, in una corte non manca mai la caratteristica pila comune, una sorta di lavatoio in pietra corredato di una parte scanalata (stricaturu) su cui strizzare i panni. In alcune aree, addirittura, tali corti sono occultate da un portone (mignano) che finge l'ingresso di una abitazione, rivelandosi, una volta invece aperto, l'ingresso di questo spazio multi-familiare.

[modifica] Tradizioni musicali

Per approfondire, vedi le voci Tradizioni dialettali di Taranto e Cantanti e gruppi musicali di lingua grika.
Ballerini di pizzica durante il concerto dei Taricata
Ballerini di pizzica durante il concerto dei Taricata

Di particolare interesse antropologico sono l'ormai estinto fenomeno del tarantismo, una forma isterica di straordinario impatto scenico, e l'invece rimontante culto per la pizzica, la musica tradizionale e battente che un tempo accompagnava i riti di guarigione delle tarantate, cioè delle donne che si credeva fossero state morse dalla tarantola. In realtà, si trattava di un originale modo di manifestarsi dell'isteria. L'antropologo Ernesto de Martino condusse degli storici studi sul fenomeno, poi confluiti nel classico testo "Viaggio nella terra del rimorso".

Nella pizzica pizzica tradizionale si balla in coppia. La coppia non necessariamente deve essere formata da individui di sesso opposto: abbastanza comunemente danzano insieme due donne, mentre al giorno d'oggi è sempre più raro osservare due uomini ballare insieme, nonostante in passato la danza fra due uomini fosse molto più frequente di quella fra un uomo ed una donna. Un esempio di danza tra due uomini è riscontrabile, però, ancora oggi nella tradizione ostunese, dove è comune vedere due uomini a ballare, dove uno dei due impersona, o meglio, imita ironicamente, il ruolo della donna.

Una menzione particolare merita la tradizionale danza delle spade, in cui la pizzica assume ancor più chiaramente la forma di colonna sonora di uno psicodramma, di tipo maschile e "guerriero" piuttosto che femminile e "sensuale".

Negli ultimi anni quello della pizzica e della revisione formale del tarantismo, ormai svuotato dei suoi connotati antropologici tradizionali, in forme musicali contaminate e moderne ha assunto dimensioni di fenomeno culturale, al punto da farne il più caratteristico e famoso dei segni di riconoscimento del Salento, che esporta ormai, quasi come trademark, questa forma musicale ovunque.

[modifica] Enogastronomia

[modifica] Cucina salentina

Il rustico
Il rustico

La cucina salentina è caratterizzata da numerosi piatti tipici, soprattutto a base di verdure e pesce. Anche la carne ha un suo spazio, in particolare la carne equina e di agnello nelle preparazioni più tipiche. Fra gli alimenti più caratteristici si distinguono i pezzetti, uno spezzatino di carne di cavallo al sugo piccante, e la pitta di patate (una pizza bassa di purea di patate farcita con cipolle, capperi, olive nere, pomodoro, e altri ingredienti), ciceri e trya (una pasta e ceci dove una parte della pasta fatta in casa viene fritta e aggiunta alla fine). U purpu alla pignata che sarebbe il polpo cotto in umido e la scapece (alici o sardine con pangrattato e marinatura di aceto con zafferano), sono degli esempi di piatti di pesce, come pure la tajeḍḍa di riso, patate e cozze. Tipico anche il pane con le olive chiamato puccia. Per quel che riguarda la gastronomia "da passeggio", il rustico, è composto da una sfoglia sottile (cotta al forno) contenente un impasto di mozzarella, pomodoro besciamella e pepe. Altro alimento tipico sono le friseḍḍe o frise, ciambelle di pane biscottato fino ad una consistenza di grande durezza, realizzato con farina di grano o di orzo (recentemente anche di farro) e tagliato a metà cottura in senso orizzontale, che va ammorbidito mediante breve immersione in acqua e quindi condita con olio, sale e pomodoro. Diffuse anche sono le pittule, frittelle di forma grossolana bianche il cui impasto può essere anche arricchito con pomodori e capperi, alici, cavolfiori, rape. Molto rinomata è la pasticceria, più simile a quella siciliana che alla pugliese, in cui si distinguono il pasticciotto leccese (pastafrolla di forma predefinita ripiena di crema pasticcera), il fruttone (simile nella forma al pasticciotto, con la differenza che la parte superiore è ricoperta di cioccolato ed all'interno della pasta frolla vi è una base di pasta di mandorla con sopra marmellata o cotognata), le bocche di dama, la pasta di mandorla (tipico a Pasqua è l'agnello di pasta di mandorle col ripieno di faldacchiera o di perata), lo spumone salentino, i mustazzoli, la cùpeta ecc.

[modifica] Vini salentini

Nel dialetto salentino, per indicare il vino, si usa la parola "mieru". Tale espressione è dovuta al carattere vigoroso e intenso del vino prodotto nel Salento, e ha origine dall'espressione latina merum ("vero", "schietto") con la quale i Romani lo definirono per distinguerlo da quello greco, più leggero e annacquato.

L'importanza del vino è sottolineata dai festeggiamenti in onore di San Martino di Tours (11 novembre), giorno in cui la tradizione contadina vuole che il mosto si trasformi in vino. I festeggiamenti sono diffusi in tutto il Salento e la tradizione prevede che vengano stappate alcune bottiglie di vino imbottigliate durante la vendemmia precedente e venga assaggiato il vino novello.

Solo negli ultimi anni il Salento ha cominciato ad investire a fondo nei vini di qualità, con risultati straordinari e riconoscimenti nelle più importanti rassegne vinicole. Sono da rimarcare i rossi prodotti con il Primitivo, con il Negroamaro e con la Malvasia nera; i bianchi con la Malvasia bianca, con il Bombino bianco e con il Verdeca; infine i tradizionali rosati, anch'essi fortemente rivalutati con etichette che hanno raggiunto standard qualitativi molto elevati.

Meno noti, ma non per questo meno validi, vitigni minori come il Bombino nero, l'Aleatico di Puglia, l'Ottavianello, e il Susumaniello per i rossi; il Bianco di Alessano, e il Pampanuto per i bianchi.

[modifica] Politica

Il Salento, nonostante la sua uniformità, resta una regione soprattutto culturale senza dei veri riferimenti politici, nonostante più volte si sia cercato di identificare sotto un unico profilo politico l'intero territorio.

[modifica] Regione Salento

Il magliese Aldo Moro
Il magliese Aldo Moro

Durante i lavori dell'Assemblea Costituente fu avanzata la proposta di fare della Puglia e del Salento due regioni distinte. Il 17 Dicembre 1946, dopo la relazione di Giuseppe Codacci Pisanelli, la Regione Salento fu istituita sulla carta, ma quando si arrivò alla ratificazione in aula, il 29 Novembre 1947, essa non era più prevista. Stando all'intervento in assemblea del socialista Vito Mario Stampacchia, la Regione Salento sarebbe stata sacrificata in seguito ad un accordo fra DC e PCI in difesa dei forti interessi economici baresi. Principale artefice di questo accordo fu il magliese Aldo Moro.
Nel 1970, con l'attuazione delle Regioni, l'istituzione della Regione Salento sfuggì nuovamente e, anche questa volta, con la sensazione, per i salentini, di una crudele beffa, dato che il sogno dell'autonomia svanì per un solo voto.

Nel 1987 la proposta di Legge per l'istituzione della Regione Salento (proposta di Legge Memmi-Meleleo)venne bocciata alla Camera dei Deputati.

In tempi più recenti, l'autonomia del Salento è stata riproposta con il disegno di legge 4232/XIII, decaduto nel 2001 alla scadenza della legislatura, che prevedeva l'istituzione di una Regione autonoma comprendente le province di Taranto, Brindisi e Lecce, quest'ultima con funzione di capoluogo.

Attualmente, il politico leccese (indipendente di destra), Mario De Cristoforo, dei Socialpopolari, si fa portavoce di istanze indipendentistiche salentine, inoltre nel 2007 è nato il Comitato "Bari non è il mio capoluogo" presieduto dal dott. Cristian Sturdà che avanza idee di libertà e autonomia radicalizzate soprattutto nell'area leccese.

[modifica] Il Grande Salento

Nel 2006 i presidenti delle Province di Lecce, Brindisi e Taranto, nonché i sindaci delle rispettive città capoluogo, hanno messo a punto il progetto del "Grande Salento", un tavolo di consultazione permanente finalizzato a creare politiche comuni su cultura, infrastrutture, università, turismo in modo da sostenere la crescita socio-economica del territorio mediante interventi e strumenti finanziari coordinati[13].

Al progetto hanno aderito successivamente le Camere di Commercio delle tre province che hanno sottoscritto un protocollo d’intesa per la collaborazione finalizzata allo sviluppo commerciale. Proprio in riferimento a questi accordi sono da intendersi anche i cambiamenti di denominazione tanto dell'Università di Lecce, ora "Università del Salento", quanto dell'aeroporto di Brindisi, ora "Aeroporto del Salento".
L'operazione "Grande Salento" vede pertanto interessata un'area comprendente, oltre alla subregione salentina, anche i comuni delle province di Taranto e Brindisi che non ne fanno parte: tale area rispecchia pertanto più i vecchi confini ammministrativi della Terra d'Otranto che le peculiarità culturali del Salento propriamente detto.

[modifica] Economia

L'economia del Salento, un tempo prettamente agricola, ha subito, a partire soprattutto dagli anni '70, un notevole incremento dei settori secondario e terziario. La condizione economica generale è caratterizzata da una evoluzione a macchia di leopardo ed è destinata a variare con le congiunture economiche a causa della scarsa variabilità del sistema produttivo salentino. La lontananza dai mercati, il costo del denaro e la delocalizzazione imposta dalle condizioni di concorrenza del mercato globalizzato, sono alla base di una condizione industriale, in questo momento, non floridissima. Ciononostante, proprio in quest'area stanno prendendo piede alcuni innovativi progetti industriali nel campo delle energie alternative e la situazione complessiva fa sì che risulti essere una delle aree più economicamente vivaci del Sud, e la media della disoccupazione una delle più basse, per quanto ancora al di sotto dei livelli occupazionali del centro-nord Italia. In definitiva, pur ben lontani dalla piena occupazione, la condizione economica media è accettabile, con poche sacche di reale povertà.

Per approfondire, vedi la voce Economia di Taranto.

[modifica] Agricoltura

Olio d'oliva appena centrifugato
Olio d'oliva appena centrifugato

L'agricoltura rimane una delle voci principali dell'economia salentina grazie alla produzione di olio d'oliva di grande qualità e della vite. Proprio la produzione viti-vinicola ha subito negli ultimi vent'anni una grande esplosione commerciale da quando il vino salentino, una volta utilizzato esclusivamente come vino da taglio per aumentare la gradazione dei vini settentrionali, ha iniziato a godere di una notorietà crescente come corposo ma raffinato vino da tavola. I più noti vini dell'area sono il Primitivo di Manduria, il Negroamaro, il Rosato del Salento. Tra le altre produzioni agricole è diffuso anche il mandorlo, il pomodoro nel tarantino e, nel brindisino, il carciofo. Per motivi climatici, non attecchiscono, invece, alcune culture tipiche della Puglia, quale il ciliegio. Negli ultimi anni la popolazione occupata nel settore primario è andata calando su tutto il territorio.

[modifica] Artigianato

Le tradizioni più importanti dell'artigianato salentino sono l'antica e celebrata lavorazione della cartapesta leccese (famosi i "pupi" per presepe), la terracotta nella realizzazione dei caratteristici fischietti (nel Leccese e ad Ostuni), campanelle e folletti, e con i quataràri (costruttori di recipienti in terracotta); la ceramica (i cui maggiori centri di produzione sono a Cutrofiano e a Grottaglie); la lavorazione del ferro battuto con cui si producevano anche i noti balconcini bombati dei palazzi; il ricamo; la lavorazione artistica del vetro; la lavorazione del legno; la lavorazione artistica del rame.

Di recente ha ripreso vigore la scultura in pietra leccese, con tecniche più moderne e nuove forme.

In via di estinzione invece gli zùcari o zucàri (intrecciatori di corde), e i panaràri (intrecciatori di giunchi, canne, e virgulti d'olivo, per farne cesti e altri tipi di contenitori di fogge tradizionali)

[modifica] Industria

Bacino in muratura "Edgardo Ferrati" dell'Arsenale M.M.
Bacino in muratura "Edgardo Ferrati" dell'Arsenale M.M.

In merito al settore secondario, gioca un ruolo di primo piano l'area industriale di Taranto, la cui attrattività occupazionale presenta un forte fenomeno di pendolarismo. Nella città ionica sorgono gli stabilimenti