Alodia

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Regno di Alodia
Dati amministrativi
Lingue parlate Nubiano Antico
Capitale Soba
Politica
Forma di governo Monarchia
Nascita VII secolo
Fine 1504
Territorio e popolazione
Bacino geografico Nubia
Religione e società
Religione di Stato Cristianesimo Monofisita
Regno di Alodia - Mappa
Evoluzione storica
Preceduto da Regno di Meroe
Succeduto da Regno di Sennar
Alodia
Alwa
Epoca VII secolo - 1504
Localizzazione
Stato Egitto Egitto

Alodia o Alwa era il più meridionale dei tre Regni cristiani della Nubia; gli altri due erano la Nobatia e la Makuria situati più a settentrione. I suoi confini a nord erano da qualche parte tra la quinta e la sesta cateratta mentre a sud arrivavano fino alla regione del Bahr al-Ghazal.

Molto riguardo a questo regno è ancora sconosciuto a scapito della sua esistenza di quasi un millennio e della sua considerevole potenza e grandezza geografica. Non era dubbio che fosse un Regno tributario del Regno di Axum. Stando alle cronache Axumite e le più recenti cronache Etiopi le due potenze venivano spesso al conflitto armato lungo i loro confini. Sarebbe strano che nessuno delle due fonti storiche, né di Axium e né dell'Etiopia, non riportassero di un'entità politica straniera che cercasse di fare la guerra all'espansione verso nord del Regno di Axum. È più probabile che Alodia fosse un Regno settentrionale federato all'Impero di Axum oppure uno meridionale situato entro i confini dell'Egitto. È più probabile la prima delle ipotesi visto che è risaputo che il Regno di Axum era una federazione di più regni come quelli di Gondar, Begemeder, Wello, Kaffa i quali si trovavano essi stessi entro i confini dell'Etiopia Imperiale mentre l'Egitto era conosciuto come una nazione intera senza essere federata con nessun'altra identità politica.

Siccome ad Alodia si sono effettuati meno scavi archeologici che nei Regni della Makuria o della Nobatia, è fra i tre regni cristo-nubiani il regno di cui si conosce meno e il poco che si sa di questa regione deriva da fonti contemporanee egiziane e dagli scavi archeologici effettuati nella Bassa Nubia prima dell'inondazione della zona dovuta alla costruzione della Diga di Assuan a cui si è aggiunta solo recentemente, nel 2009, la Diga di Merowe la quale è la più grande d'Africa ed ha quindi alluvionato un'enorme regione. La posizione di Alodia nello stato del Sudan ha contribuito non poco ad ostacolare i lavori degli scavi archeologici visto la grande instabilità politica di questo paese. Fonti letterarie affermano comunque dell'egemonia su Alodia, sia in tempi antichi, da parte del Regno di Axum che in tempi più moderni, da parte della dinastia Solomonica dei nuovi imperatoti d'Etiopia. Le spedizioni degli Imperatori gemelli di Ezena e Sezana e del loro discendente Hadefan sembrano essere, stando ai documenti storici, un gesto di rappresaglia dovuto al mancato versamento di tributi e pagamento di tasse da parte del Regno di Alodia. Gli abitanti del Regno di Alodia aiutavono di continuo i Begi a preparare nuove incursioni nel Regno di Axum. Documenti storici Axumiti registrano meticolosamente il numero di morti, le unità militari inviate, il numero di prigionieri e le misure difensive prese contro queste frequenti incursioni di Begi nel loro territorio.

Le origini del Regno di Alodia, sono anche queste poco conosciute. Il primo cenno storico che si potrebbe riferire al Regno di Alodia potrebbe essere una stele dell'età Meroitica del Regno di Nastasen, che menziona una regione conosciuta con il nome di Alut.[1] Il primo riferimento concreto si ha da Plinio il Vecchio che include Alwa nella sua lista delle città situate nella Nubia. Come Alodia abbia a che fare con l'antico Regno di Meroe rimane una delle più importanti domande a cui non si ha ancora una risposta. Il Regno di Alodia si trovava in quello che era proprio il centro dell'Impero Meroitico. Ai tempi di Ezana di Axum sembra che il Regno di Alodia sia stato controllato più dai Noba che dai Cushiti.

Il Medio Oriente nel 565 dopo Cristo, si possono vedere Alodia e gli stati confinanti.

Il Regno di Alodia fu convertito al cristianesimo nel VI secolo da missionari bizantini inviati dall'Imperatore Giustiniano e sua moglie Teodora. Il cristianesimo monofisita ebbe grande successo nella zona di Alodia, di certo più degli altri credi cristiani di allora come l'arianesimo e l'ortodossia. Il Regno di Alodia era centrato a sud della grande ansa del Nilo nella regione di Gezira con la città di Soba come capitale. Una pietra tombale con sopra il nome di Rè Davide, che morì nel 1015, è stata ritrovata da P.L. Shennie.[2] A un certo punto sembra che i due Regni di Alodia e della Makuria si unificarono, dovuto alla vicinanza delle sue due dinastie sovrane. Se a un certo punto, i due stati veramente si unificarono, allora Alodia riguadagnò la sua indipendenza.

Ibn Hawqal è un resoconto dettagliato di un viaggiatore che attraversò quelle terre, e anche una sorgente di informazioni esterna ed al quanto affidabile. Esso descrive Alodia più grande e economicamente rigogliosa della Makuria e il suo Regno si estende dall'Etiopia fino al Kordofan.

Alodia era il regno, dei tre della Nubia, più distante dall'Egitto e dunque anche l'ultimo ad essere convertito all'Islam. La data convenzionale per la fine del suo Regno risale alla conquista di esso da parte della dinastia Funj del Regno di Sennar nel XVI secolo. Prove archeologiche testimoniano la decadenza del Regno a partire dal XIII secolo. Infatti verso la fine del XIII secolo al-Harrani dice che la capitale fu spostata a Wayula. Più tardi emissari Mamelucchi nella zona di Alodia riferiscono che il Regno di Alodia è stato suddiviso tra i suoi nove sovrani.

La gente di Alodia ha preservato la loro identità, anche durante il Regno di Sennar, creando una rivolta, chiamata degli Abdallab e capeggiata da Ajib il Grande, il quale si stanziò a Dongola e formò il regno semi-autonomo del Regno di Dongola che durò per diversi secoli ancora.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Mohi El-Din Abdalla Zarroug The Kingdom of Alwa University of Calgary Press, 1991. pg. 7
  2. ^ P.L. Shinnie, Ancient Nubia (London: Kegan Paul International, 1996), p. 133.