Alleanza tra Mongoli e Crociati

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Tra gli stati cristiani nel Levante, il Regno armeno di Cilicia (in celeste) e gli Stati crociati settentrionali del Principato d'Antiochia a della Contea di Tripoli (in verde) furono i più fedeli alleati/tributari dei Mongoli e furono tenuti a fornire truppe per partecipare alle campagne militari mongole.

Ci furono molti tentativi di arrivare a formare un'alleanza tra Mongoli e Crociati tra la metà del XIII secolo e l'inizio del XIV, cominciarono attorno all'epoca della Settima crociata.[1] Gli storici hanno rilevato che, con il senno di poi, un'alleanza tra Mongoli e "Ifranj" (crociati europei) appare una scelta logica.[1][2][3] I Mongoli erano vicini al cristianesimo poiché molti di essi erano nestoriani.
Gli occidentali di rito latino erano aperti all'idea di aiuto proveniente dall'Oriente a causa della leggenda, a lungo circolata, del mitico Prete Gianni, un re orientale di un magico regno che molti credevano sarebbe un giorno arrivato per aiutare a combattere in Terra Santa e liberarla dal giogo islamico.
I Mongoli e gli Ifranj condividevano l'ostilità verso il nemico comune: i musulmani Mamelucchi di Egitto.

Ci furono numerosi scambi di lettere, regali ed emissari tra Mongoli ed Europei così come offerte di varie forme di cooperazione.[1] Tuttavia, nonostante i molti tentativi, non ci fu mai una duratura collaborazione militare di successo. Gli storici moderni, inoltre, si chiedono se tale alleanza avrebbe potuto spostare l'equilibrio di potere nella regione e/o se sarebbe stata una scelta saggia da parte degli occidentali. [4] Tradizionalmente i Mongoli tendevano a considerare gli altri popoli come sottomessi oppure come nemici, con poco spazio nel mezzo per qualcosa come un alleato.[5]

La cosa più vicina ad una vera e propria cooperazione degli Ifranj alle azioni militari de Mongoli fu il rapporto di sottomissione ai signori mongoli del crociato Principato d'Antiochia.[6][7][8][9][10] Tra gli altri stati cristiani vassalli vi erano la Georgia e la Cilicia armena.[11] Una volta sottomessi, questi paesi erano tenuti a fornire forze militari che combattessero sotto la bandiera mongola e queste forze spesso mostrarono grande entusiasmo nell'attaccare obiettivi musulmani.[12]

Nel 1260 ci fu il momento di maggior successo della collaborazione tra Mongoli e cristiani, quando la maggior parte della Siria musulmana fu brevemente conquistata grazie agli sforzi congiunti di Mongoli e cristiani d'Armenia e d'Antiochia.[13] Tuttavia, nello stesso anno vi furono altri cristiani, gli Ifranj di San Giovanni d'Acri, che entrarono in uno stato di tregua passiva con l'altra parte, i Mamelucchi egiziani.
Questa inusuale neutralità da parte dei Crociati permise ai musulmani egiziani di muovere verso nord attraverso la Palestina per ottenere, nel 1260, un grande successo contro i mongoli nella battaglia di Ayn Jalut che fu uno storico punto di svolta.

I Mongoli invasero di nuovo la Siria diverse volte tra il 1281 e il 1312, a volte tentando operazioni congiunte [14] con cristiani latini, sebbene ci fossero notevoli difficoltà logistiche che di solito comportavano l'arrivo delle forze a mesi di distanza, senza essere in grado di coordinare in modo soddisfacente le attività. In definitiva, i tentativi di alleanza diedero scarsi frutti e si conclusero con la vittoria dei Mamelucchi egiziani, l'espulsione, completata nel 1303, sia dei Crociati sia dei Mongoli dalla Palestina e con un trattato di pace tra Mongoli e Mamelucchi: il Trattato di Aleppo del 1323.

Primi contatti (1209–1244)[modifica | modifica sorgente]

Tra gli europei, da lungo tempo, vi erano voci ed aspettative di un grande alleato cristiano che sarebbe dovuto arrivare da "Oriente". Queste voci circolavano già all'epoca della Prima crociata e di solito, quando i Crociati subivano una sconfitta in battaglia, aumentavano di popolarità in risposta al desiderio, umano e naturale, di un eroe cristiano che arrivasse da una terra lontana per contribuire a salvare la situazione. Si era sviluppata una leggenda su una figura conosciuta come Prete Gianni, al punto che alcune persone provenienti da Oriente erano state accolte con la speranza che potessero essere i tanto attesi eroi cristiani. Nel 1210 giunsero in Occidente notizie sulle battaglie del mongolo Kuchlug, capo della tribù dei Naiman, in gran parte cristiana. Le forze di Kuchlug stavano combattendo il potente Impero corasmio il cui leader era ʿAlāʾ al-Dīn Muḥammad. In Europa circolò la voce che Kuchlug fosse il mitico Prete Gianni che stava combattendo i musulmani in Oriente.[15]

Nel 1221, durante la Quinta crociata, mentre i cristiani assediavano senza successo la città egiziana di Damietta, le leggende del Prete Gianni si confusero di nuovo con la realtà della rapida espansione dell'Impero di Gengis Khan.[15] Gruppi di razziatori mongoli cominciarono ad invadere il mondo islamico orientale, in Transoxiana e Persia nel 1219–1221.[16] Tra i Crociati si sparse la voce che un "sovrano cristiano delle Indie", un Re Davide che era Prete Gianni o uno dei suoi discendenti, aveva attaccato i musulmani in oriente e stava arrivando per aiutare i cristiani nelle loro crociate.[17] In una lettera datata 20 giugno 1221, Papa Onorio III fece addirittura un commento su "forze provenienti dall'estremo oriente per salvare la Terra Santa".[18]

Gengis Khan morì nel 1227 ed il suo impero fu diviso in quattro sezioni, o Khanati, uno per ognuno dei suoi figli. Il nord-occidentale Khanato Kipchak, conosciuto anche come Orda d'Oro, cominciò ad invadere l'Europa, in primis attraverso Ungheria e Polonia. La sezione sud-occidentale, chiamata Ilkhanato, sotto la guida del nipote di Gengis Khan Hulagu, continuò l'avanzata verso la Persia e la Terra Santa.

Approcci del Papa (1245–1248)[modifica | modifica sorgente]

La lettera del 1246 di Güyük a Papa Innocenzo IV, scritta in lingua persiana.[19]

Le prime comunicazioni ufficiali tra l'Europa e l'Impero mongolo furono tra Papa Innocenzo IV ed il Gran Khan, attraverso lettere ed inviati che viaggiavano via terra e potevano impiegare anni per arrivare.

Le comunicazioni tra cristiani e mongoli assunsero presto uno schema ricorrente: gli europei chiedevano ai mongoli di convertirsi al cristianesimo, ed i Mongoli rispondevano chiedendo semplicemente la sottomissione.[5][20]

Le invasioni mongole dell'Europa rallentarono nel 1242, in concomitanza con la morte del Gran Khan Ögedei, successore di Gengis Khan. Tuttavia, l'inarrestabile marcia verso occidente dei Mongoli aveva scacciato i Turchi corasmi che si erano spostati verso occidente alleandosi alla fine con i musulmani Ayyubidi d'Egitto. Lungo la strada, nel 1244, i turchi presero Gerusalemme ai cristiani,[21][22] inducendo così i re cristiani a preparare una nuova Crociata (la settima) proclamata da Papa Innocenzo al primo concilio di Lione nel giugno 1245.

La perdita di Gerusalemme ravvivò tra gli europei anche la speranza che i Mongoli, che tra loro avevano cristiani nestoriani e avevano portato così tanta distruzione all'Islam, potessero essere convertiti al Cristianesimo divenendo alleati della cristianità.[21][23] Nel marzo 1245, Papa Innocenzo IV emise molteplici bolle, alcune delle quali furono portate da un inviato, il francescano Giovanni da Pian del Carpine, all'"Imperatore dei Tartari". Nella Cum non solum, Papa Innocenzo chiese al governante mongolo di farsi cristiano e di fermare le uccisioni di cristiani. Egli inoltre espresse un desiderio di pace.[24] Il nuovo khan mongolo Guyuk, che nel 1246 si era insediato a Karakorum,[25] rispose che avrebbe avuto poca fiducia nella volontà di pace del pontefice di Roma fino a quando lo stesso Innocenzo IV ed i governanti cristiani non si fossero recati alla sua corte per rendergli il dovuto omaggio: [19] [26]

« È necessario che voi diciate, con cuore sincero: "Noi saremo vostri sudditi; noi vi daremo la nostra forza". Tu devi venire personalmente con tutti i tuoi re, tutti insieme, senza eccezioni, per mettervi al nostro servizio e renderci omaggio. Solo allora noi accetteremo la vostra sottomissione. E se non seguirai la volontà di Dio, ed andrai contro i nostri ordini, sapremo che voi siete nostri nemici.[27] »
(Lettera da Güyük a Papa Innocenzo IV, 1246.[28])

Nel 1245 papa Innocenzo inviò una seconda missione, guidata dal domenicano Ascelino di Lombardia, che incontrò il comandante mongolo Baiju vicino al Mar Caspio nel 1247.
Baiju, che aveva in programma di conquistare Baghdad, accolse con favore la possibilità di un'alleanza e quando gli ambasciatori iniziarono il loro viaggio di ritorno, li fece accompagnare due suoi inviati, Aïbeg e Serkis, che rimasero a Lione per circa un anno. Nel 1248 essi incontrarono Innocenzo IV, che supplicò di nuovo i Mongoli di interrompere le uccisioni di cristiani.[19][29]

Vassalli cristiani[modifica | modifica sorgente]

Man mano che l'impero ilkhanide continuava la sua espansione verso la Terra Santa, una città dopo l'altra cadeva in mano ai Mongoli. Di solito i Mongoli davano ad ogni regione una possibilità di arrendersi; se ciò avveniva, i Mongoli assorbivano la popolazione ed i guerrieri nel loro esercito, utilizzandoli poi per ampliare ulteriormente l'impero; se invece una comunità non si arrendeva i Mongoli arrivavano e, semplicemente, massacravano tutti, a migliaia ogni volta. Di conseguenza, molte comunità semplicemente si arresero subito, anche alcuni regni cristiani che si trovavano sul percorso dei Mongoli.[12] La cristiana Georgia fu più volte attaccata, a partire dal 1220 e nel 1243 la regina Rusudan fece formale atto di sottomissione ai Mongoli, facendo della Georgia uno stato vassallo, che poi divenne un fedele alleato nelle conquiste militari mongole.[30][31] Il re Aitone I d'Armenia si sottomise nel 1247[32] [33] e, divenuto il principale canale diplomatico tra i Mongoli e gli europei, incoraggiò fortemente gli altri monarchi europei a seguire il suo esempio.

Egli inviò suo fratello Sempad alla corte mongola di Karakorum, e le favorevoli lettere di Sempad circa i Mongoli ebbero influenza nei circoli europei. [34] Tuttavia, l'unico monarca che seguì i consigli di Aitone fu suo genero, il principe Boemondo VI di Antiochia

Antiochia[modifica | modifica sorgente]

Blasone di Boemondo VI di Antiochia

Quando Boemondo VI si sottomise ad Hulagu nel 1260,[35] un rappresentante ed una guarnigione mongoli furono stanziati nella capitale, Antiochia, dove rimasero fino a quando il principato fu distrutto dai Mamelucchi nel 1268.[6][36] I Mongoli, che intendevano rafforzare i loro legami con l'Impero bizantino, chiesero inoltre a Boemondo di acconsentire alla restaurazione del patriarca greco ortodosso Eutimio al posto del patriarca latino. In cambio della sua lealtà Hulagu restituì a Boemondo tutti i territori che i musulmani avevano tolto ad Antiochia nel 1243. Per i suoi rapporti con i mongoli, Boemondo fu temporaneamente scomunicato da Jacques Pantaléon, il Patriarca latino di Gerusalemme,[37][38] lo stesso Pantaléon, nel frattempo divenuto Papa Urbano IV, revocò la scomunica nel 1263.

Nel 1262, il sultano mamelucco Baibars minacciò Antiochia per la sua alleanza con i mongoli. Baibars tentò un attacco, ma Antiochia fu salvata dall'intervento dei Mongoli.[39] Negli anni successivi però i Mongoli non furono in grado di offrire analogo sostegno. Nel 1264-1265 i Mongoli poterono attaccare solo la fortezza di frontiera di al-Bira,[40] e nel 1268 Baibars invase completamente l'area, ed il principato cessò di esistere dopo un secolo di vita. Dopo questa sconfitta, Boemondo ottenne una tregua con Baibars,[41] ma rimase senza possedimenti ad eccezione di Tripoli.[42] Nel 1271, Baibars inviò una lettera a Boemondo con la quale lo minacciava d'annientamento totale e lo scherniva per la sua alleanza con i Mongoli:

« Le nostre bandiere gialle hanno respinto le tue bandiere rosse ed il suono delle campane è stato sostituito dalla chiamata: "Allâh Akbar"! (...) Avverti le tue mura e le tue chiese che presto faranno i conti con le nostre macchine d'assedio, i tuoi cavalieri che presto le nostre spade si auto-inviteranno nelle loro case (...) Vedremo poi quanto sarà utile la tua alleanza con Abagha »
(Lettera di Baybars a Boemondo VI del 1271[43])

San Luigi ed i Mongoli[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Settima crociata e Ottava crociata.

Luigi IX di Francia aveva comunicato con i Mongoli sin dalla sua prima crociata quando, il 20 dicembre 1248, aveva incontrato a Cipro gli inviati dei Mongoli: due nestoriani provenienti da Mossul, chiamati Davide e Marco, che portavano una lettera del comandante mongolo in Persia, Eljigidei[44] che suggeriva a re Luigi di sbarcare in Egitto, mentre Eljigidei attaccava Baghdad, in modo da evitare che gli Ayyubidi d'Egitto e di Siria unissero le forze. Luigi rispose inviando un emissario dal Gran Khan Güyük, in Mongolia, ma quando questi arrivò Güyük era già morto per le conseguenze di un grave alcolismo e la sua vedova Oghul Qaimish semplicemente diede all'emissario un regalo e una lettera condiscendente da portare al re Luigi,[45] al quale chiese di pagare un tributo ai Mongoli. [46]

Statua di Luigi IX alla Sainte-Chapelle, Parigi.

La crociata di Luigi IX contro l'Egitto non andò bene nonostante l'iniziale successo nella conquista di Damietta; egli perse tutto il suo esercito nella battaglia di al-Mansura ed egli stesso fu catturato dagli Egiziani. Il suo rilascio fu poi negoziato in cambio di un riscatto (parte del quale fu costituito da un prestito cui furono costretti i Templari) e la resa della città di Damietta.[47]

Qualche anno dopo, nel 1252, Luigi tentò senza successo di allearsi con gli Egiziani e poi, nel 1253, cercò alleati sia tra i Nizariti ismailiti sia, di nuovo, tra i Mongoli.[48] Quando vide una lettera dal nobile armeno Sempad che parlava bene dei Mongoli, Luigi spedì il francescano Guillaume de Rubrouck alla corte mongola.
Tuttavia, il Gran Khan mongolo Möngke replicò solo con una lettera, che Guillaume portò nel 1254, chiedendo la sottomissione del re all'autorità mongola.[49]

Re Luigi tentò una seconda crociata (l'ottava) nel 1270. L'Ilkhan mongolo Abaqa scrisse a Luigi IX offrendo aiuto militare non appena i Crociati fossero sbarcati in Palestina,[50] ma Luigi andò invece a Tunisi, nella moderna Tunisia. La sua intenzione era evidentemente di conquistare prima Tunisi per poi spostare le sue truppe lungo la costa fino ad Alessandria d'Egitto. Alcuni storici ritengono che in questa crociata potrebbe esserci stato un tentativo di coordinamento con i Mongoli,[51] Luigi potrebbe aver attaccato Tunisi, invece della Siria, a seguito di un messaggio da Abaqa che comunicava di non essere in grado di impegnare le sue forze nel 1270 e chiedeva di posticipare la campagna al 1271.[52]

A Tunisi erano presenti inviati dell'Imperatore bizantino, degli Armeni e dei Mongoli di Abaqa, ma gli eventi misero fine ai piani per continuare la Crociata poiché Luigi morì lì di malattia.[52] Secondo la leggenda, la sua ultima parola fu "Gerusalemme".[53]

Relazioni con l'Ilkhanato[modifica | modifica sorgente]

Hulagu (1256–1265)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Hulagu Khan.

Una certa misura di collaborazione militare tra cristiani e Mongoli non ebbe realmente luogo fino al 1258-1260, quando Boemondo VI di Antiochia, Aitone I d'Armenia, ed i cristiani georgiani unirono le loro forze con quelle dei Mongoli, sotto la guida dell'Ilkhan Hulagu, un nipote di Gengis Khan. Pur essendo un convinto seguace dello Sciamanesimo, Hulagu fu molto tollerante verso il Cristianesimo: erano cristiani nestoriani sua madre Sorghaghtani Beki, la moglie preferita e molti dei suoi più stretti collaboratori. Uno dei suoi generali più importanti, Kitbuqa, era un Naiman cristiano.

L'esercito di Hulagu, con le forze dei suoi sudditi cristiani, distrusse effettivamente due delle più potenti dinastie musulmane dell'epoca: quella degli Abbasidi a Baghdad e quella degli Ayyubidi in Siria.

Caduta di Baghdad[modifica | modifica sorgente]

Caduta di Baghdad sotto i colpi dei Mongoli (1258)

Baghdad, la sede della dinastia abbaside, il gioiello dell'Islam ed una delle città più grandi e potenti nel mondo per 500 anni, cadde il 15 febbraio 1258: un evento considerato dai musulmani come il più catastrofico nella storia dell'Islam. I cristiani georgiani furono i primi a far breccia nelle mura e furono tra i più feroci nelle loro distruzioni.[54] Quando Hulagu conquistò la città i Mongoli demolirono gli edifici, bruciarono interi quartieri e massacrarono quasi 80.000 tra uomini, donne e bambini. Gli abitanti cristiani furono risparmiati per intervento di Doquz Khatun, moglie di Hulagu, che era cristiana nestoriana.[55][56]

Dopo Baghdad, nel 1260 i Mongoli con i loro vassalli cristiani conquistarono parte della Siria musulmana, dominio della dinastia ayyubide. Essi conquistarono anche la città di Aleppo e, il 1º marzo 1260, con gli armeni ed i Crociati di Antiochia presero Damasco;[57] erano comandati dal generale mongolo Kitbuqa, un cristiano. I tre governanti cristiani entrarono insieme trionfalmente nella città di Damasco.[56][58] La messa fu celebrata nella Moschea degli Omayyadi (in precedenza cattedrale di San Giovanni Battista)[59] e numerose moschee furono profanate.

Con la dinastia degli Abbasidi e con quella degli Ayyubidi avviate a consunzione, il Vicino Oriente asiatico non avrebbe più svolto per secoli un ruolo da protagonista.[60] L'ultimo sultano ayyubide al-Nasir Yusuf morì nel 1260[61] e con Baghdad e Damasco perdute, il centro del potere islamico si trasferì coi Mamelucchi al Cairo.

Tuttavia, prima che i Mongoli potessero continuare la loro avanzata verso l'Egitto, dovettero ritirarsi a causa di problemi interni del loro impero. Hulagu partì con il grosso delle sue forze lasciando in Siria, ad occupare il territorio conquistato, circa 10.000 cavalieri mongoli soltanto, al comando di Kitbuqa.[56] Alcuni gruppi di razziatori mongoli furono inviati a sud, nella Palestina, verso l'Egitto, con piccole guarnigioni mongole, di circa 1.000 unità, stanziate a Gaza[62][63][64] e Nablus.[65]

Incidenti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Incursioni mongole in Palestina.
Kitbuqa assedia Sidone a seguito dell'uccisione di suo nipote da parte di Giuliano de Grenier.

Quando il territorio mongolo arrivò a confinare con gli Ifranj avvennero alcuni incidenti, uno dei quali portò al saccheggio di Sidone. Giuliano de Grenier, Signore di Sidone e del Castello di Beaufort, descritto dai suoi contemporanei come irresponsabile e superficiale, nel 1260 colse l'occasione per attaccare e saccheggiare l'area della Beqa', in territorio mongolo. Il generale mongolo Kitbuqa inviò il proprio nipote con una piccola forza per ottenere soddisfazione, ma Giuliano colse i Mongoli in un'imboscata e li uccise; Kitbuqa allora saccheggiò la città di Sidone distruggendone le mura, ma non espugnò il castello.[66]

Un altro incidente analogo accadde quando Giovanni II di Beirut ed alcuni Templari condussero una razzia nella Galilea.[56] Questi eventi generarono un notevole livello di diffidenza tra i Mongoli e le forze dei Crociati, che ora avevano il proprio centro di potere nella città costiera di San Giovanni d'Acri.

Gli incidenti attirarono l'attenzione del Sultano mamelucco Baibars che dichiarò che il trattato tra i Crociati ed i Mamelucchi firmato nel 1240 era non più valido, da quando le forze cristiane avevano aiutato i Mongoli a conquistare Damasco. Baibars chiese l'evacuazione di Saphet e Beaufort e, quando i cristiani si opposero, utilizzò questo fatto come scusa per violare la tregua preesistente e iniziare a lanciare nuovi attacchi contro insediamenti come Nazaret, il Monte Tabor e Betlemme.[40]

Battaglia di ʿAyn Jālūt[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglia di Ayn Jalut.

A parte gli Ifranj di Antiochia, gli altri cristiani si opposero ai Mongoli. Il Patriarca latino di Gerusalemme giudicò i Mongoli una chiara minaccia e nel 1256 scrisse al Papa per metterlo in guardia contro di loro.

Nel 1260 i Crociati di San Giovanni d'Acri mantennero una posizione di cauta neutralità tra Mongoli e Mamelucchi. I potenti interessi commerciali veneziani della città guardavano con preoccupazione lo sviluppo delle rotte commerciali aperte dai Mongoli verso nord e utilizzate dai genovesi. Essi scrissero a Carlo I d'Angiò lamentandosi per l'espansione dei Mongoli e la sottomissione a loro di Boemondo e chiedendo il suo sostegno.[56]

Nel 1260 gli Ifranj inviarono il domenicano David di Ashby alla corte di Hulagu,[49] ma nello stesso tempo entrarono in uno stato di tregua passiva con i Mamelucchi egiziani. I baroni di San Giovanni d'Acri lasciarono che le forze mamelucche che andavano a scontrarsi con i Mongoli muovessero senza ostacoli verso nord, attraverso il territorio cristiano,[56] in cambio di un accordo per l'acquisto a basso prezzo dei cavalli mongoli catturati;[67] una promessa che non fu onorata dai Mamelucchi.

La tregua permise ai Mamelucchi di marciare verso nord con il loro esercito, accamparsi vicino a San Giovanni d'Acri e impegnare i mongoli nella cruciale Battaglia di Ayn Jalut, il 3 settembre 1260, dove ottennero una storica, decisiva vittoria. Fu la prima grande sconfitta per i Mongoli e stabilì il limite occidentale di quella che era sembrata l'inarrestabile espansione dell'Impero mongolo.

Dopo ʿAyn Jālūt, ciò che restava dell'esercito mongolo, sotto il comando di Ilka, si ritirò nella Cilicia armena, dove fu accolto e rifornito da Aitone I.[40]

Comunicazioni del Papa[modifica | modifica sorgente]

Papa Urbano IV (1195–1264) comunicò con i Mongoli nel 1263.

Nel 1260 cambiò la percezione che gli europei avevano dei Mongoli, che furono considerati meno come nemici e più come potenziali alleati nella lotta contro i musulmani.

Poco tempo prima, nel 1259, Papa Alessandro IV stava promuovendo una nuova crociata contro i Mongoli, ed era rimasto assai contrariato quando aveva saputo che i monarchi di Antiochia e della Cilicia armena si erano sottomessi alla sovranità mongola. Alessandro aveva messo questi casi all'ordine del giorno del suo prossimo concilio,[59] ma morì nel 1261, pochi mesi prima che il Concilio potesse essere convocato e la nuova crociata avviata. Per il nuovo Papa la scelta cadde su Pantaléon, lo stesso Patriarca di Gerusalemme che in precedenza aveva lanciato l'allarme per la minaccia mongola. Egli prese il nome di Papa Urbano IV e cercò di raccogliere fondi per una nuova crociata, ma incontrò delle difficoltà, perché il clero francese osservò che vi era una tregua con i musulmani.

Il 10 aprile 1262 l'Ilkhan mongolo Hulagu inviò per mezzo di Giovanni l'Ungaro una nuova lettera al re francese Luigi IX, proponendo ancora una volta un'alleanza.[68] La lettera spiegava che, in precedenza, i Mongoli avevano avuto l'impressione che il Papa fosse il capo dei cristiani, ma che ora si erano resi conto che il vero potere era nelle mani della monarchia francese. La lettera manifestava l'intenzione di Hulagu di conquistare Gerusalemme a beneficio del Papa e chiedeva a Luigi di inviare una flotta contro l'Egitto. Hulagu promise la restituzione di Gerusalemme ai cristiani, ma continuò anche a insistere sulla sovranità mongola, senza distogliersi dall'obiettivo mongolo della conquista del mondo. Non è chiaro se re Luigi abbia effettivamente ricevuto la lettera, ma ad un certo punto essa fu consegnata a Papa Urbano che rispose in maniera simile ai suoi predecessori. Nella sua bolla pontificia Exultavit cor nostrum, Urbano si congratulò con Hulagu per la sua manifestazione di buona volontà nei confronti della fede cristiana e lo incoraggiò a convertirsi al Cristianesimo.[69]

Alcuni storici discutono l'esatto significato delle azioni di Urbano. Secondo la principale corrente di pensiero, così come esposta dallo storico britannico Peter Jackson, si ritiene che in quel momento Urbano considerasse ancora i Mongoli come nemici, sebbene la percezione cominciasse a cambiare qualche anno più tardi, durante il pontificato di Papa Clemente IV, quando i Mongoli erano visti più come potenziali alleati. Tuttavia, lo storico francese Jean Richard sostiene che le azioni di Urbano segnarono una svolta nelle relazioni tra Mongoli ed Europei, a partire dal 1263, dopo di che i Mongoli furono considerati come effettivi alleati. Richard afferma inoltre che, in risposta a questa coalizione che si andava formando tra Ifranj, Ilkhanato mongolo e Bizantini, i Mongoli dell'Orda d'Oro si allearono con i Mamelucchi musulmani.[70][71] Tuttavia, l'opinione corrente degli storici è che, sebbene ci siano stati molti tentativi di formare un'alleanza, questi si rivelarono fallimentari.[1]

Abaqa (1265–1282)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Abaqa.
I Mamelucchi sconfissero gli armeni di Cilicia nella battaglia di Mari nel 1266, uccidendo uno dei figli del re Aitone I (a terra sulla destra) e catturandone un altro (il futuro re Leone III, al centro); poi razziarono il territorio della Cilicia armena.[72]

Hulagu morì nel 1265 e gli successe Abaqa (1234-1282), che proseguì sulla via della cooperazione con l'occidente. Sebbene fosse buddista, subito dopo la successione si unì in matrimonio con una cristiana ortodossa: Maria Paleologa, figlia illegittima dell'Imperatore bizantino Michele VIII Paleologo.[73]

Abaqa ebbe una corrispondenza con Papa Clemente IV tra il 1267 ed il 1268 e, secondo quanto riferito, inviò un ambasciatore mongolo nel 1268. Egli propose un'alleanza tra le sue forze, quelle occidentali e l'Imperatore bizantino (suocero di Abaqa). Abaqa ricevette risposte da Roma e da Giacomo I d'Aragona, che inviò ad Abaqa un ambasciatore nella persona di Jayme Alaric de Perpignan.[50] Non è chiaro se fu questo che portò Giacomo alla fallita spedizione a San Giovanni d'Acri nel 1269.[17] Giacomo iniziò la piccola Crociata aragonese ma questa alla fine fu gestita dai suoi due figli Fernando Sanchez e Pedro Fernandez dopo che una tempesta costrinse la maggior parte della flotta a tornare. Le navi arrivarono ad Acri nel dicembre 1269. Abaqa, nonostante le sue precedenti promesse d'alleanza, era in procinto di affrontare un'altra minaccia, un'invasione in Khorasan da altri Mongoli provenienti dal Turkestan, e così poté impegnare solo una piccola forza per la Terra Santa, che fece poco più che brandire la minaccia di un'invasione lungo la frontiera siriana, nell'ottobre 1269.[50]

L'inviato di Giacomo, Jayme Alaric, tornò in Europa nel 1269 con un'ambasciata mongola che propose ancora una volta un'alleanza. Papa Clemente accolse la proposta Abaqa in modo non impegnativo ma lo informò di una prossima Crociata.

La crociata di Edoardo I (1269–1274)[modifica | modifica sorgente]

Edoardo I chiese l'aiuto dei Mongoli contro i Mamelucchi.

Nel 1269, il principe inglese Edoardo (il futuro Edoardo I), ispirato dai racconti sul suo prozio, Riccardo Cuor di Leone e sulla seconda crociata del re di Francia, Luigi, iniziò una sua crociata, la nona.[74] Il numero di cavalieri e servitori che accompagnarono Edoardo nella crociata era piuttosto esiguo,[75] probabilmente circa 230 cavalieri, con un effettivo totale di circa 1.000 persone, trasportate da una flottiglia di 13 navi.[76][77] Edoardo comprese il valore di un'alleanza con i Mongoli e al suo arrivo a San Giovanni d'Acri, il 9 maggio 1271, inviò immediatamente un'ambasciata al sovrano mongolo Abaqa, chiedendo aiuto.[78][79] Abaqa rispose positivamente alla richiesta di Edoardo ma era ancora impegnato con altri conflitti in Turkestan. Egli inviò 10.000 cavalieri Mongoli, comandati dal generale Samagar, dall'esercito che occupava l'Anatolia selgiuchide, oltre a truppe ausiliarie selgiuchidi,[80] e anche se la forza era piccola, essa innescò un esodo di popolazioni musulmane (che ricordavano le precedenti campagne di Kitbuqa) verso sud fino al Cairo.[81] Edoardo, da parte sua, non riuscì mai a realizzare una coordinazione diretta delle sue azioni con quelle dei Mongoli. Egli s'impegnò soprattutto in alcune incursioni piuttosto inefficaci, senza in realtà conseguire alcun successo nel conquistare un qualsiasi nuovo territorio.[74] Ad esempio, quando partì per una incursione nella pianura di Sharon, si dimostrò incapace anche di prendere la piccola fortezza mamelucca di Qaqun,[80] tanto che il Sultano musulmano Baibars schernì Edoardo per non essere stato in grado di conquistare nemmeno una piccola casa fortificata.[82] Tuttavia, le operazioni militari di Edoardo, per quanto siano state limitate, contribuirono a persuadere il Sultano mamelucco Baybars ad accettare una tregua di dieci anni tra la città di Acri ed i Mamelucchi, firmata nel 1272.[80]

Concilio di Lione (1274)[modifica | modifica sorgente]

Papa Gregorio X nel 1247 proclamò una nuova crociata in collegamento con i Mongoli.[83]

Nel 1274 Papa Gregorio X convocò il Secondo Concilio di Lione, al quale Abaqa inviò una delegazione di 13–16 Mongoli che crearono un grande scalpore, soprattutto quando il loro capo si fece battezzare pubblicamente. Il segretario latino di Abaqa, Richaldus, consegnò al Concilio una relazione che riassumeva i rapporti intercorsi tra Europa ed Ilkhanato durante il regno di Hulagu, il padre di Abaqa, affermando che dopo aver accolto gli ambasciatori cristiani alla sua corte, Hulagu aveva deciso di esonerare i cristiani latini da imposte e tasse in cambio delle loro preghiere per il Khan. Secondo Richaldus, Hulagu aveva anche vietato le molestie agli insediamenti degli Ifranj e si era impegnato a restituire Gerusalemme ai Crociati.[84] Richaldus assicurò all'assemblea che, anche se Hulagu era morto, suo figlio Abaqa era ancora determinato a cacciare i Mamelucchi dalla Siria.[85]

Al Concilio, Papa Gregorio promulgò una nuova Crociata, da iniziare nel 1278 in collegamento con i Mongoli.[83] Il Papa mise in atto un vasto programma per lanciare la crociata, che traspose per iscritto nella costituzione Zelus Fidei. Il testo presenta quattro provvedimenti principali per la realizzazione della crociata: l'imposizione di una nuova decima per tre anni, l'interdizione di qualsiasi tipo di commercio con i Saraceni, la fornitura di navi da parte delle Repubbliche marinare italiane e l'alleanza dell'occidente sia con Bisanzio sia con l'Ilkhan mongolo Abaqa.[86]

Dopo questi scambi, Abaqa inviò un'altra ambasciata, guidata da due georgiani, i fratelli Vassali; Gregorio rispose che i suoi legati avrebbero accompagnato la Crociata ed avuto il compito di coordinare le operazioni militari con l'Ilkhan.[87]

Tuttavia, i progetti del Papa non furono sostenuti dai monarchi degli altri paesi europei che avevano perso entusiasmo per le Crociate. Solo un monarca occidentale partecipò al Concilio, l'anziano Giacomo I d'Aragona, che poteva offrire solo una piccola forza. Furono raccolti dei fondi per una nuova crociata e furono fatti dei piani che non ebbero seguito. I progetti in sostanza si fermarono con la morte di Papa Gregorio, il 10 gennaio 1276, e il denaro che era stato raccolto per finanziare la spedizione fu invece distribuita in Italia.[88][89]

Invasione della Siria (1280–1281)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Invasioni mongole della Siria.

Privi del sostegno degli europei, nel 1280-1281 alcuni Crociati di Siria, in particolare gli Ospitalieri e in qualche misura gli Ifranj di Cipro ed Antiochia, tentarono di unirsi in operazioni combinate con i Mongoli.

Dopo la morte del Baibars nel 1277 e la conseguente disorganizzazione del regno musulmano, le condizioni erano mature per una nuova azione in Terra Santa.[87] I Mongoli colsero l'occasione e organizzarono una nuova invasione della Siria. Nel settembre 1280 i Mongoli occuparono Bagras e Darbsak ed il 20 ottobre presero Aleppo dove massacrarono molti abitanti.

Mobilitarono i loro eserciti combinati anche il re di Cipro Ugo III e Boemondo VI, ma non poterono intervenire perché i Mamelucchi si erano già posizionati tra loro e Mongoli.[87] Nell'ottobre 1280 i Mongoli inviarono ambasciatori a San Giovanni d'Acri per chiedere sostegno militare per la campagna, ma il Vicario del Patriarca rispose che la città stava soffrendo la fame e che il re di Gerusalemme era già coinvolto in un'altra guerra.[87] I Mongoli chiesero appoggio anche per la campagna dell'inverno successivo, informando i Crociati che avrebbero messo in campo 50.000 cavalieri ed altrettanti fanti mongoli, ma la richiesta a quanto pare rimase senza risposta.[90]

Sconfitta dei Mongoli (a sinistra) alla battaglia di Homs del 1281.

Abaqa e Leone IV d'Armenia esortarono gli Ifranj ad iniziare una nuova crociata. Edoardo I d'Inghilterra rispose positivamente, ma disse che non poteva partecipare per mancanza di fondi.[91] Alcuni Ospitalieri locali provenienti da Marqab (nella zona che in precedenza era stata Antiochia/Tripoli) furono tuttavia in grado di fare alcune incursioni nella Valle della Beqa' e vinsero numerosi scontri contro il Sultano.[90] Nell'ottobre 1280 essi fecero razzie fino al Krak des Chevaliers e nel febbraio 1281, sconfissero una forza mamelucca proveniente da quella fortezza.[87] Tuttavia, ancora una volta i mongoli si ritirarono, promettendo di tornare per l'inverno del 1281.

Il 3 maggio 1281, al fine di prevenire nuove azioni combinate di Crociati e Mongoli il nuovo sultano musulmano Qalawun rinnovò la tregua con i Baroni di San Giovanni d'Acri, prorogandola per altri dieci anni (una tregua che avrebbe in seguito violato).[92] Egli rinnovò anche una seconda tregua di dieci anni con Boemondo VII d'Antiochia, il 16 luglio 1281, e permise l'accesso dei pellegrini a Gerusalemme.[93]

Nel settembre del 1281 i Mongoli tornarono come promesso, con 50.000 uomini delle proprie truppe, oltre 30 000 tra armeni guidati da Leone IV, georgiani, greci e circa 200 cavalieri Ospitalieri della fortezza di Marqab[94][95] che non si consideravano vincolati dalla tregua con i Mamelucchi. Il 30 ottobre 1281 l'esercito mongolo impegnò i Mamelucchi comandati da Qalawun nella Seconda battaglia di Homs, ma fu respinto con gravi perdite da entrambe le parti.[90]

Arghun (1284–1291)[modifica | modifica sorgente]

Ambrogio Lorenzetti (1285-1348) in questo dipinto che rappresenta alcuni francescani martirizzati durante il loro viaggio verso la Cina, raffigura accuratamente le vesti di un "Comandante di mille uomini" mongolo (cappello a cono con la penna).[96]

Abāqā morì nel 1282 e fu, per breve tempo, sostituito da suo fratello Tegüder Aḥmad, che si era convertito all'Islam e che invertì la politica di Abāqā, offrendo un'alleanza al sultano mamelucco Qalawun,[87] che comunque proseguì la sua avanzata conquistando la fortezza settentrionale di Marqab nel 1285, Laodicea nel 1287 e Tripoli nel 1289.[97]

Nel 1284 il figlio di Abāqā, il buddista Arghun, con l'appoggio di Kublai guidò una rivolta e fece giustiziare Tegüder. Arghun riprese l'idea di un'alleanza con l'Occidente e mandò in Europa vari inviati, il più famoso dei quali fu l'anziano Rabban Bar Sauma, un religioso che stava visitando l'Ilkhanato durante il suo pellegrinaggio dalla Cina a Gerusalemme. Attraverso Bar Sauma e altri successivi inviati Arghun promise ai principi europei che, se Gerusalemme fosse stata conquistata, si sarebbe battezzato egli stesso ed avrebbe restituito Gerusalemme ai cristiani.[98] Quello di Bar Sauma attraverso l'Europa fu un viaggio storico, come prima visita diretta di un rappresentante dell'Asia orientale. Egli fu accolto calorosamente dai monarchi europei. Tuttavia, l'Europa occidentale non era più interessata alle crociate e la missione di formare un'alleanza, in ultima analisi, non diede frutti.[99][100][101]

Fu pianificata una piccola operazione navale congiunta e a Baghdad si cominciò a lavorare su due galere da guerra, allo scopo di limitare il commercio marittimo dei Mamelucchi nell'Oceano Indiano. Carpentieri e marinai genovesi furono inviati a Baghdad insieme ad un contingente di balestrieri, ma l'impresa sembra si sia arenata quando scoppiò un conflitto interno tra Guelfi e Ghibellini genovesi.[87]

Quando il sultano musulmano Baibars minacciò l'ultima roccaforte dei crociati, San Giovanni d'Acri, Papa Niccolò IV proclamò una crociata e negoziò accordi con Arghun, Aitone II d'Armenia, i Jacobiti, gli etiopi ed i georgiani. Il 5 gennaio 1291 rivolse una vibrante preghiera a tutti i cristiani per salvare la Terra Santa e seguì Edoardo I in una crociata.[102]

Tutti questi tentativi di costruire un'offensiva combinata non furono sufficienti e in ogni caso, era troppo tardi. Nel marzo 1291 l'assedio di San Giovanni d'Acri si concluse con la conquistata della città da parte dei Mamelucchi. Gli sforzi per un'azione unitaria terminarono con la morte di Arghun, il 10 marzo 1291 e quella di Papa Niccolò IV nell'aprile 1292.[103]

Secondo lo storico del ventesimo secolo Runciman, «Se l'alleanza mongola fosse stata ottenuta ed onestamente attuata da parte dell'Occidente, l'esistenza di Outremer sarebbe stata quasi certamente prolungata. I Mamelucchi sarebbero stati fermati, se non distrutti, e l'Ilkhanato di Persia sarebbe sopravvissuto come una forza amica dei cristiani e dell'Occidente».[104]

Ghazan (1295–1304)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Invasioni mongole della Siria e Incursioni mongole in Palestina.
Offensiva combinata nel 1300-1301.

Dopo la morte di Arghun seguirono in rapida successione dei leader effimeri e piuttosto inefficaci, alcuni dei quali detennero il potere solo per pochi mesi. La stabilità fu ristabilita nel 1295 con l'insediamento di Ghazan che nel 1297 aveva già consolidato il suo potere, tanto che fu in grado di riprendere le offensive contro i Mamelucchi.[105] Pur essendo un musulmano mantenne buoni rapporti con suoi vassalli cristiani, i regni della Cilicia armena e della Georgia, egli progettava di coordinare le azioni tra le sue forze, gli ordini militari cristiani e le forze di Cipro.[106]

Nell'estate del 1299 re Aitone II d'Armenia inviò un messaggio a Ghazan per ottenere il suo aiuto contro i Mamelucchi. Ghazan mosse con le sue forze verso la Siria ed inviò lettere ai Crociati di Cipro (al re di Cipro ed ai capi dei Cavalieri templari, Ospitalieri e Teutonici), invitandoli ad unirsi a lui nel suo attacco ai Mamelucchi in Siria.

I Mongoli riuscirono a conquistare la città di Aleppo, dove furono raggiunti dal loro vassallo re Aitone, le cui forze parteciparono al resto dell'offensiva.[107] I Mongoli ed i loro alleati sconfissero i Mamelucchi nella battaglia di Wadi al-Khazandar, il 23 o 24 dicembre 1299.[108]

Nel luglio del 1300 i Crociati intrapresero alcune operazioni navali, presumibilmente in sostegno delle azioni terrestri di Ghazan. Una flotta di sedici galere con alcune navi minori fu equipaggiata a Cipro,[109][110] comandata dal re Enrico II di Cipro e Gerusalemme, accompagnato da suo fratello Amalrico, principe di Tiro, dai capi degli ordini militari e dall'ambasciatore di Ghazan. Le navi lasciarono Famagosta il 20 luglio 1300, per razziare le coste di Egitto e Siria: Rosetta,[109] Alessandria, San Giovanni d'Acri, Tortosa e Maraclea.[110] Le navi tornarono poi a Cipro e si prepararono per un attacco a Tortosa alla fine del Trecento.

I Templari stabilirono una base sull'isola di Arados,[111] utilizzandola poi come area di sosta, fu inviata sull'isola una forza congiunta di ciprioti circa la metà della quale proveniva dai vari ordini militari.[112] Da qui, mentre i ciprioti attendevano l'arrivo dei mongoli, furono lanciate incursioni su Tortosa. I Mongoli però tardarono e le forze dei Crociati finirono per tornare a Cipro, lasciando un presidio ad Arados. Quando i mongoli arrivarono, nel febbraio del 1301, riuscirono a fare solo qualche incursione di scarso rilievo prima di doversi ritirare.

Ghazan ordina al re della Cilicia armena, Aitone II, di accompagnare Kutlushka nell'attacco a Damasco del 1303.[113]

Per le successive offensive invernali, nel 1301 e 1302, furono ancora una volta pianificate operazioni combinate tra gli Europei ed i Mongoli. Nella metà del 1301 i Mamelucchi egiziani assediarono l'isola di Arados, che si arrese un anno dopo. I Mamelucchi massacrarono molti degli abitanti e catturarono i Templari superstiti per mandarli in prigione al Cairo.

Nell'aprile del 1302 Ghazan inviò una lettera al Papa chiedendogli di mandare truppe, preti e contadini per rendere di nuovo la Terra Santa uno Stato crociato,[114] ma neanche questa volta Ghazan comparve con le sue truppe.

Nel 1303 i Templari rimasti a Cipro continuarono a fare razzie sulla costa siriana e devastarono la città di Damour, a sud di Beirut; ma da quando avevano perso Arados non erano più in grado mettere in campo uno spiegamento di truppe numericamente importanti.[115]

Sempre nel 1303, Ghazan inviò una nuova lettera ad Edoardo I, nella persona di Buscarello de Ghizolfi, ribadendo la promessa di Hulagu, ossia che avrebbe dato Gerusalemme agli Ifranj in cambio di aiuto contro i Mamelucchi.[49] Quell'anno, i Mongoli apparvero con una grande forza (circa 80.000 uomini) insieme con gli armeni, ma furono sconfitti ad Homs il 30 marzo 1303 e nella decisiva Battaglia di Shaqhab, a sud di Damasco, il 21 aprile 1303.[115] Questa è considerata l'ultima grande invasione mongola in Siria.[116]

Ghazan morì il 10 maggio 1304, ed i sogni di una rapida riconquista della Terra Santa andarono distrutti.

Oljeitu (1304–1316)[modifica | modifica sorgente]

Aitone da Corico consegna al Papa Clemente V la sua relazione sui Mongoli, nel 1307.

Oljeitu, chiamato anche Muhammad Khodabandeh, era pronipote del fondatore dell'Ilkhanato, Hulagu e fratello e successore di Ghazan. Nella sua giovinezza si era dapprima convertito al Buddismo e poi al Sunnismo islamico assieme al fratello Ghazan. Aveva quindi cambiato il suo nome nell'islamico Muhammad. Nel mese di aprile 1305, Oljeitu inviò delle lettere al re di Francia Filippo il Bello,[49] al Papa Clemente V ed a Edoardo I d'Inghilterra. Come aveva fatto il suo predecessore Arghun, Oljeitu propose una collaborazione militare tra le nazioni cristiane dell'Europa ed i Mongoli contro i Mamelucchi.

Le relazioni furono piuttosto buone: nel 1307 il Papa nominò Giovanni da Montecorvino primo Arcivescovo di Khanbaliq e Patriarca dell'Oriente.[117] Nello stesso anno un'ambasciata mongola arrivò a Poitiers per vedere il Papa.[118]

Le nazioni europee prepararono una crociata, ma ci furono dei ritardi. Nel frattempo Oljeitu lanciò un'ultima campagna contro i Mamelucchi (1312-13) senza successo.

Si arrivò ad una soluzione definitiva con i Mamelucchi solo quando il figlio Oljeitu firmò il Trattato di Aleppo con i Mamelucchi nel 1322.[49]

Ultimi contatti[modifica | modifica sorgente]

Il francese papa Giovanni XXII fu l'ultimo a chiedere l'aiuto dei Mongoli nel 1322.

All'inizio del XIV secolo alcuni contatti diplomatici continuarono tra gli europei ed i mongoli, fino a quando l'Ilkhanato si dissolse negli anni 1330 e le devastazioni della peste nera in Europa causarono l'interruzione dei rapporti con l'Oriente.[19]

Continuò ad esserci qualche rara alleanza matrimoniale tra i governanti cristiani ed i mongoli dell'Orda d'Oro, come quando l'Imperatore bizantino Andronico II diede le sue figlie in moglie al governante dell'Orda d'Oro Toqto'a ed al suo successore Uzbek (1312–1341).[119]

Nel 1320 il Sultano egiziano al-Nasir Muhammad ibn Kalawun invase e devastò la cristiana Cilicia armena. Papa Giovanni XXII da Avignone inviò una lettera, datata 1º luglio 1322, al governante mongolo Abu Sa'id, ricordandogli dei positivi contatti tra i suoi antenati ed i cristiani e chiedendogli di intervenire in Cilicia. Nel contempo, Papa Giovanni auspicava che Abū Saʿīd abbandonasse l'Islam in favore del Cristianesimo. Truppe mongole furono inviate in Cilicia, ma arrivarono solo dopo che era stato negoziato un cessate il fuoco della durata di 15 anni tra Costantino, Patriarca degli armeni, e il sultano d'Egitto.

Dopo Abū Saʿīd, che morì nel 1335 senza un erede né un successore, i rapporti tra principi cristiani e mongoli divennero molto sporadici, mentre lo Stato mongolo perse la sua unità diventando una pletora di piccoli regni guidati da Mongoli, Turchi e Persiani.

Nel 1336 Toghun Temür, l'ultimo imperatore mongolo in Cina (dinastia Yuan), inviò al francese papa Benedetto XII, in Avignone, un'ambasciata guidata da un genovese al servizio dell'imperatore mongolo, Andrea di Nascio, ed accompagnata da un altro genovese, Andalò da Savignone.[120] Questi portavano lettere con le quali il sovrano mongolo comunicava che da otto anni (dalla morte di Giovanni da Montecorvino) era senza una guida spirituale e ne desiderava ardentemente una. Il papa rispose alle lettere e nominò quattro ecclesiastici suoi legati alla corte del Khan. Nel 1338 il Papa inviò a Pechino un totale di 50 ecclesiastici, tra questi Giovanni de' Marignolli. Nel 1353 Giovanni tornò ad Avignone e consegnò una lettera del Gran Khan a Papa Innocenzo VI. Ben presto, i Cinesi si sollevarono e scacciarono i Mongoli dalla Cina, avviando così la dinastia Ming (1368). Dal 1369 tutti i cristiani, sia cattolici sia siro-orientali, furono espulsi dalla dinastia Ming.[senza fonte]

Il condottiero turco-mongolo Tamerlano (1336-1405) sviluppò un'amichevole relazione, anche se a distanza, con le potenze occidentali, scambiando lettere con i governanti occidentali e invitando ambasciatori e commercianti.[49]

Dibattito sull'esistenza di un'alleanza tra Mongoli e Crociati[modifica | modifica sorgente]

Tra gli storici è in corso un dibattito circa l'esistenza, la portata, o anche la saggezza di un'alleanza.[4] Secondo l'opinione dominante non vi era nessun'alleanza,[3] ma è meglio definirla una serie di tentativi.[1][121][122] Pochi storici hanno sostenuto che c'era una reale alleanza, ma anche tra questi vi è una controversia circa i dettagli: mentre lo storico francese Jean Richard afferma che un'alleanza cominciò intorno al 1263.[123] secondo lo storico francese Alain Demurger un'alleanza non fu suggellata fino al 1300.[124]

Molti altri storici, invece, sottolineano che ci furono solo tentativi di formare tale alleanza[14][121] che alla fine si conclusero con un fallimento.[1] Joshua Prawer dice semplicemente, "I tentativi dei Crociati di creare un'alleanza con i mongoli fallirono."[125] Steven Runciman rimpiange che "la possibilità di un'alleanza dei Mongoli con i cristiani svanì."[126] Secondo David Nicolle i Mongoli erano "potenziali alleati",[127] ma in generale i principali attori furono i Mamelucchi ed i Mongoli mentre i cristiani furono solo "pedine in un gioco più grande".[128] Christopher Atwood, nella Encyclopedia of Mongolia and the Mongol Empire (2004) riassume così le relazioni tra l'Europa occidentale ed i Mongoli: "Nonostante i numerosi inviati e l'ovvia logica di un'alleanza contro i comuni nemici, il papato ed i Crociati non arrivarono mai alla spesso-proposta alleanza contro l'Islam."[1]

Ragioni del fallimento[modifica | modifica sorgente]

L'Impero mongolo, circa 1300. L'area in grigio è il più tardo Impero di Tamerlano. Vi era una grande distanza geografica tra i Mongoli dell'Ilkhanato, il loro Gran Khan in Khanbaliq e gli europei.

Ci sono state molte discussioni tra gli storici sul perché l'alleanza tra Mongoli e Crociati non fu mai suggellata ma, nonostante tutti i contatti diplomatici, rimase una chimera, una fantasia.[3][4] Peter Jackson, nel suo libro del 2005 The Mongols and the West, 1221-1410 ha esaminato le molteplici ragioni del fallimento:

Una è che i Mongoli in questa fase del loro impero, non erano interamente focalizzati sull'espansione verso l'Occidente. Alla fine del Duecento i capi mongoli erano diverse generazioni distanti dal grande Gengis Khan e la rottura interna si stava preparando. Gli originali Mongoli nomadi dei giorni di Gengis erano diventati più sedentari e avevano dovuto trasformarsi da conquistatori in amministratori. Si sviluppavano battaglie di Mongoli contro Mongoli che allontanavano truppe dal fronte della Siria.[129]

C'era anche una certa confusione in Europa riguardo alle differenze tra i Mongoli dell'Ilkhanato in Terra Santa ed i Mongoli dell'Orda d'Oro, che stavano attaccando l'Europa orientale in Ungheria e Polonia. All'interno dell'impero mongolo l'Ilkhanato e l'Orda d'Oro si consideravano l'un l'altro come nemici, ma ci volle del tempo agli osservatori occidentali per essere in grado di distinguere tra le diverse parti dell'Impero Mongolo.[129]

Un'altra ragione del fallimento fu il diminuito interesse dell'Europa nel proseguimento delle Crociate. Dopo che Saladino aveva riconquistato Gerusalemme nel 1187 e mentre la battaglia combattuta dai Crociati contro le forze che avanzavano dall'Egitto si faceva sempre più disperata, divenne sempre più difficile suscitare entusiasmo per le crociate nella lontana Europa. Spesso i Monarchi apparentemente aderivano all'idea di andare alle Crociate per fare appello alle emozioni dei loro sudditi, ma in realtà impiegavano anni in preparativi e talvolta, non arrivavano mai a dare effettivamente battaglia. Guerre interne in Europa, come i Vespri siciliani, distraevano l'attenzione rendendo meno probabile che la nobiltà europea volesse impegnare i propri militari per le Crociate quando ne aveva più bisogno a casa.[129]

È stato importante anche il fattore economico, perché il costo delle crociate era in costante aumento. Alcuni monarchi risposero positivamente alle richieste dei mongoli, ma divennero vaghi ed evasivi quando fu loro chiesto di impegnare realmente truppe e risorse. Anche la logistica era diventata più difficile: i Mamelucchi egiziani erano davvero preoccupati per la minaccia di una nuova ondata di forze crociate e così ogni volta che conquistavano un altro castello o un porto, invece di occuparlo, lo distruggevano sistematicamente in modo che non potesse mai più essere utilizzato. Questo rese più difficile ai Crociati la pianificazione delle operazioni militari e aumentò anche il costo di tali operazioni.[129]

Un altro fattore aveva a che fare con le preoccupazioni tra gli europei circa gli obiettivi a lungo termine dei Mongoli. Le prime iniziative diplomatiche mongole non erano state semplici offerte di collaborazione ma precise richieste di sottomissione. Vi era la consapevolezza che i mongoli non si sarebbero accontentati di fermarsi in Terra Santa, ma puntavano chiaramente alla dominazione del mondo. Fu solo nelle successive comunicazioni con l'Europa che i diplomatici mongoli iniziarono a adottare un tono più conciliante, ma continuando ad utilizzare un linguaggio che implicava più il comando che la preghiera. Se i Mongoli avessero concluso un'alleanza di successo con l'Occidente e distrutto il Sultanato mamelucco, non c'è dubbio che avrebbero poi continuato con la conquista dell'Africa, dove non avrebbero incontrato nessun forte Stato sulla loro strada fino al Marocco, ed i Mongoli si sarebbero anche vendicati sugli Ifranj di Cipro e sui Bizantini. Anche il re armeno, il sostenitore più entusiasta della collaborazione tra Occidente e Mongoli, ammise liberamente che il capo Mongolo non era incline ad ascoltare i consigli europei e che, a causa dell'arroganza dei Mongoli, doveva essere evitato il contatto tra gli eserciti europei e quelli mongoli, anche se avessero operato insieme.[129]

Jackson sottolinea inoltre che gli storici di corte dell'Iran mongolo non fanno menzione alcuna delle comunicazioni tra gli Ilkhan e l'Occidente cristiano e citano appena gli Ifranj. Evidentemente tali comunicazioni non furono ritenute importanti dai Mongoli, anzi secondo Jackson potrebbero essere state considerate imbarazzanti, soprattutto quando l'Ilkhan mongolo Ghazan, un musulmano, rischiava di apparire come uno che ha tentato di ottenere l'aiuto degli infedeli contro i suoi correligionari musulmani dell'Egitto. Inoltre, quando gli storici mongoli si riferiscono ai territori stranieri, essi sono generalmente classificati come "nemici", "conquistati", o "in rivolta". I Crociati, in tale contesto, furono inseriti nella stessa categoria degli egiziani, nel senso che erano considerati nemici da conquistare. L'idea di "alleato" era estranea ai Mongoli.[129]

Non c'era molto sostegno per un'alleanza con i Mongoli neppure tra la popolazione dell'Europa. Molti in Europa scrissero le loro idee sul modo migliore per recuperare la Terra Santa, ma pochi menzionarono i Mongoli come una reale possibilità. Nel 1306, quando papa Clemente V chiese ai gran maestri degli ordini militari Jacques de Molay e Foulques de Villaret, di presentare le loro proposte su come le crociate avrebbero dovuto procedere, nessuno dei due ipotizzò un qualsiasi tipo di alleanza con i Mongoli. Poche proposte successive fecero brevemente cenno ai Mongoli come ad una forza capace di invadere la Siria e mantenere occupati i Mamelucchi ma non sulla quale si potesse contare per una cooperazione.[129]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f g "Nonostante i numerosi inviati e l'ovvia logica di un'alleanza contro i comuni nemici, il papato ed i Crociati non arrivarono mai alla spesso proposta alleanza contro l'Islam". Atwood, Western Europe and the Mongol Empire in Encyclopedia of Mongolia and the Mongol Empire, p. 583
  2. ^ "Negli anni successivi i cronisti cristiani avrebbero rimpianto la perduta opportunità di unire le forze di Mongoli e Crociati per sconfiggere i musulmani. Ma essi scrivevano beneficiando della realtà dei fatti, dopo che gli Stati Crociati erano stati distrutti dai Mamelucchi musulmani". Nicolle, The Mongol Warlords, p. 114
  3. ^ a b c "Il fallimento dei negoziati tra occidente e il khanato e le relative motivazioni sono di particolare importanza in vista della convinzione, diffusa in passato, che avrebbero potuto avere successo". Jackson, Mongols and the West, p. 4
  4. ^ a b c Vedi: Abate, History in Dispute: The Crusades, 1095-1291 dove viene discussa la questione, "Un'alleanza tra latini e Ilkhanato mongolo avrebbe rafforzato e preservato gli Stati Crociati?"
  5. ^ a b "Per i Mongoli la regola aveva validità per il mondo intero e non solo per le tribù nomadi delle steppe: tutte le nazioni erano de jure a loro sottomesse, e chiunque si opponeva era quindi un ribelle (bulgha); in effetti, la parola turca impiegata per 'pace' fu utilizzata anche per esprimere sottomissione... Non poteva esserci pace, con i mongoli, in assenza di sottomissione." Jackson, Mongols and the West, p. 46, vedi anche pp. 181–182
  6. ^ a b "Boemondo VI di Antiochia-Tripoli, una figura chiave per gli equilibri di potere in Outremer, aveva già accettato la sovranità dei mongoli, con un rappresentante mongolo ed un battaglione di stanza nella stessa Antiochia, dove rimase fino alla caduta della città in mano ai Mamelucchi nel 1268". Tyerman, op. cit., p. 806.
  7. ^ "Aitone tentò di attrarre i principi latini verso l'idea di un'alleanza cristiano-mongola, ma riuscì a convincere solo Boemondo VI d'Antiochia." Nersessian, "The Kingdom of Cilician Armenia" in Crusades di Setton (curatore), p. 653
  8. ^ "Le autorità degli Stati crociati, con l'eccezione di Antiochia, optarono per una neutralità favorevole ai Mamelucchi". Morgan, The Mongols and the Eastern Mediterranean, p. 204
  9. ^ "I baroni della Terra Santa rifiutarono un'alleanza con i Mongoli, ad eccezione del re d'Armenia e di Boemondo VI, principe d'Antiochia e Conte di Tripoli" Lebedel, Les Croisades, Origines et consequences, p. 75
  10. ^ "Il rifiuto degli Stati cristiani latini dell'area di seguire l'esempio di Aitone e di adattarsi alle mutate condizioni alleandosi con il nuovo impero mongolo deve considerarsi come uno dei più tristi tra i numerosi insuccessi in Outremer". Burger, A Lytell Cronycle, pp. XIII-XIV
  11. ^ Stewart, The Logic of Conquest, p. 8
  12. ^ a b "Fu a questo punto, nel 1236, che i principali eserciti mongoli apparvero [in Armenia]. I Mongoli conquistarono rapidamente le città. Coloro che resistevano erano crudelmente puniti mentre chi si sottometteva veniva premiato. Questa notizia si diffuse rapidamente e dal 1245, portò all'assoggettamento di tutta l'Armenia storica e di parti della Georgia ... i capi militari armeni e georgiani dovettero servire nell'esercito mongolo, con il quale molti di loro perirono in battaglia. Nel 1258 l'Ilkhanato mongolo, sotto la guida di Hulegu, saccheggiò Baghdad, pose fine al califfato abbaside ed uccise molti musulmani". Bournotian, A Concise History, p. 109
  13. ^ "Il primo marzo Kitbuqa entrò in Damasco alla testa di un esercito mongolo. Con lui erano il re dell'Armenia ed il Principe d'Antiochia. I cittadini dell'antica capitale del Califfato videro per la prima volta in sei secoli tre potentati cristiani cavalcare in trionfo per le loro strade" Runciman , op. cit., p. 307
  14. ^ a b "L'alleanza con i Mongoli, nonostante l'invio ad occidente di altre sei ambasciate tra il 1276 e 1291, non portò da nessuna parte. La prospettiva di una coalizione anti-mamelucca sbiadì per l'inerzia degli occidentali che li rese inutili come alleati per i Mongoli che, a loro volta, avrebbero potuto essere presi seriamente in considerazione come potenziali partner dai governanti occidentali nel caso di una nuova crociata, che non ci fu mai". Tyerman, God's War, p. 816
  15. ^ a b Foltz, Religions of the Silk Road, pp. 111-112
  16. ^ Amitai-Preiss, Mongol Raids into Palestine (AD 1260 and 1300), p. 236
  17. ^ a b Knobler, Pseudo-Conversions, pp. 181-197
  18. ^ Citato in: Runciman, op. cit., p. 246
  19. ^ a b c d David Wilkinson, United Nations University, Studying the History of Intercivilizational Dialogues (DOC), International Conference on the Dialogue of Civilizations - Tokyo and Kyoto, 31 July--3 August 2001.
  20. ^ Richard, The Crusades p. 422 "In tutte le conversazioni tra i papi e gli il-khan, questa differenza di approccio rimase: gli il-khan parlavano di cooperazione militare, i papi di adesione alla fede cristiana".
  21. ^ a b Runciman, op. cit., p. 254-256
  22. ^ Riley-Smith, Atlas des Croisades p. 157
  23. ^ Newman, Real History Behind the Templars p. 174, sul Gran Maestro Thomas Bérard: "Sotto Gengis Khan, essi [i Mongoli] avevano già conquistato gran parte della Cina e ora muovevano nell'antico Impero Persiano. Racconti della loro crudeltà volavano come corvi nelle città sul loro percorso. Tuttavia, siccome erano considerati "pagani" vi era la speranza tra i leader della Chiesa che potessero essere portati nella comunità cristiana e si unissero alle forze per liberare di nuovo Gerusalemme. Quando i Mongoli si avvicinarono missionari francescani furono inviati ad oriente."
  24. ^ Jackson, Mongols and the West, p. 90
  25. ^ Morgan, The Mongols (II ed.) p. 102
  26. ^ Lettera del Gran Khan Güyük al Papa Innocenzo IV - s.l., 1246 novembre 3‑11, Archivio Segreto Vaticano.
  27. ^ Aldo C. Marturano, Questioni d'indipendenza, Associazione Culturale Italia Medievale.
  28. ^ Citata in: Michaud, Yahia (Oxford Centre for Islamic Studies) (2002). Ibn Taymiyya, Textes Spirituels I-XVI. Cap. XI
  29. ^ Runciman, History of the Crusades 3, p. 259
  30. ^ Runciman, History of the Crusades 3, pp. 245-250
  31. ^ Weatherford, Gengis Khan, p. 181. "Per rafforzare ll suo esercito, Hulegu convocò gli eserciti degli stati vassalli di Armenia e Georgia"
  32. ^ "Il re armeno vide l'alleanza con i Mongoli - o, più precisamente, la rapida e pacifica sottomissione a loro - come la migliore linea d'azione." (EN) Stewart, Angus Donal, The Logic of Conquest: Tripoli, 1289; Acre, 1291; why not Sis, 1293? in Al Masaq: Islam and the Medieval Mediterranean, vol. 14, n. 1, 1º gennaio 2002, pp. p. 8. DOI:10.1080/09503110220114407, ISSN 0950-3110.
  33. ^ "Re Aitone della Piccola Armenia, che aveva profondamente riflettuto su tutto ciò che i suoi vicini e nemici di Iconio avevano dovuto sopportare dai Mongoli, inviò suo fratello, Smbat (Sempad) il Connestabile alla corte di Guyug per offrirgli la sua sottomissione". Jackson , op. cit., p. 74
  34. ^ Bournotian, A Concise History p. 100. "Smbat incontrò il fratello di Kubali, Mongke Khan e nel 1247 fece un'alleanza contro i musulmani".
  35. ^ Jackson, Mongols and the West, p. 167
  36. ^ "Influenzato dal re della Piccola Armenia suo suocero, il principe di Antiochia aveva optato per la sottomissione a Hulegu" Richard, The Crusades p. 410
  37. ^ Runciman, op. cit., pp. 306-307, "Per i latini di Acri la sottomissione di Boemondo sembrò disonorevole, soprattutto perché comportava l'umiliazione della Chiesa latina di Antiochia ... Boemondo fu scomunicato dal Papa per questa alleanza (Urban IV, Registres, 26 maggio 1263)
  38. ^ Saunders, History of the Mongol Conquests p. 115
  39. ^ "Nel frattempo, [Baibars] condusse le sue truppe ad Antiochia, ed iniziò l'assedio della città, che fu salvata dall'intervento dei Mongoli", Richard, The Crusades p. 416
  40. ^ a b c Richard, The Crusades, pp. 414-420
  41. ^ Maalouf, Crusades Through Arab Eyes, p. 268 (francese)
  42. ^ Runciman, History of the Crusades 3, pp. 325-327
  43. ^ Citato in Grousset (1936) , op. cit., p. 650
  44. ^ Jackson Crisis in the Holy Land
  45. ^ Runciman, History of the Crusades 3, p. 260
  46. ^ "L'Ambasciata di Luigi, guidata da Andrea di Longjumeau era tornata nel 1251 portando la richiesta di un tributo annuale dalla reggente mongola, Oghul Qaimush, certamente non ciò che il re si era aspettato. Tyerman, God's War, p. 798
  47. ^ Tyerman, God's War, pp. 789-798
  48. ^ Runciman, History of the Crusades 3, pp. 279-280
  49. ^ a b c d e f Calmard "France" articolo nella Encyclopedia Iranica
  50. ^ a b c Runciman, History of the Crusades, pp. 330-332
  51. ^ "Sembra proprio che il progetto iniziale di San Luigi nella sua seconda crociata fosse un'operazione coordinata con l'offensiva dei Mongoli". Demurger, Croisades et Croises, p. 285
  52. ^ a b Richard, The Crusades, pp. 428-434
  53. ^ Grousset, Histoire des Crusades III, p. 647
  54. ^ "Le truppe georgiane, che furono le prime a irrompere attraverso le mura, furono particolarmente feroci nelle loro distruzioni" Runciman, History of the Crusades 3, p. 303
  55. ^ Maalouf, Crusades Through Arab Eyes, pp. 242-243
  56. ^ a b c d e f Runciman A History of the Crusades p. 305-312
  57. ^ Grousset, Histoire des Crusades III, p. 581
  58. ^ Grousset, Histoire des Crusades III, p.588
  59. ^ a b Richard, The Crusades, pp. 409-414
  60. ^ "Il Vicino Oriente non dominerà mai più la civiltà". Runciman, History of the Crusades 3, p. 304
  61. ^ Riley-Smith Atlas des Croisades p. 108
  62. ^ "Egli [Qutuz] reintegrò gli emiri espulsi [per un precedente complotto] dal suo predecessore, poi radunò un grande esercito, ingrossato da coloro che erano fuggiti dalla Siria durante l'offensiva di Hulegu, ed iniziò a recuperare i territori che erano stati persi dai musulmani. Dopo aver disperso, nel passare, i mille uomini lasciati a Gaza dai Mongoli e dopo aver negoziato un passaggio lungo la costa con gli Ifranj (che avevano ricevuto i suoi emiri a San Giovanni d'Acri), egli incontrò e mise in rotta le truppe di Kitbuqa ad ʿAyn Jālūt". Richard, The Crusades, p. 415
  63. ^ Maalouf, Crusades Through Arab Eyes, p. 264
  64. ^ Tyerman, God's War, p. 806
  65. ^ Maalouf, Crusades Through Arab Eyes, p. 262
  66. ^ "Accadde che alcuni uomini di Sidone e di Belfort si riunirono, saccheggiarono villaggi e campi dei Saraceni, uccisero molti Saraceni e altri ne presero prigionieri insieme ad una grande quantità di bestiame. Un certo nipote di Kit-Bugha che risiedeva lì, con pochi cavalieri, inseguì i cristiani che avevano fatto queste cose per dir loro, a nome di suo zio, di lasciare il bottino. Ma alcuni dei cristiani lo attaccarono e uccisero lui ed altri Tartari. Quando Kit-Bugha apprese tutto ciò, conquistò immediatamente la città di Sidone e ne distrusse la maggior parte delle mura [ed uccise tutti i cristiani che trovò. Ma gli abitanti di Sidone fuggirono su un'isola, e solo pochi furono uccisi]. In seguito i Tartari non ebbero più fiducia nei Cristiani, né i Cristiani nei Tartari." Fleur des Histoires d'Orient, Capitolo 30
  67. ^ "Essi permisero ai Mamelucchi di attraversare il loro territorio in cambio della promessa di far loro acquistare a basso prezzo i cavalli catturati ai Mongoli", Richard, "The Crusades", p. 425
  68. ^ Richard, The Crusades, pp. 421-422 "Quello che Hulegu offriva era un'alleanza. E, contrariamente a quanto è stato per lungo tempo scritto dalle maggiori autorità, questa offerta non fu una risposta agli appelli degli ‘'Ifranj."
  69. ^ Jackson, Mongols and the West, p. 166
  70. ^ "Nel 1264, alla coalizione tra i Franchi, Mongoli e Bizantini, rispose la coalizione tra l'Orda d'Oro ed i Mamelucchi.” Richard, The Crusades, p. 436
  71. ^ "Nella Siria crociata, nel frattempo, gli eventi avevano preso un'altra direzione. Non si pensava più di condurre una crociata contro i Mongoli; si discuteva ora di una crociata in collaborazione con loro." Richard, The Crusades, p. 414
  72. ^ Mutafian, op. cit., p. 58
  73. ^ Runciman, History of the Crusades 3, p. 320
  74. ^ a b Hindley, The Crusades pp. 205-207
  75. ^ Nicolle, The Crusades, p. 47
  76. ^ Tyerman, God's War, p. 818
  77. ^ Grousset, Histoire des Crusades III, p. 656
  78. ^ "Quando sbarcò a San Giovanni d'Acri, Edoardo inviò subito i suoi messaggeri ad Abaqa. Egli ricevette una risposta solo nel 1282, quando aveva lasciato la Terra Santa. L'Il-khan si scusò per aver mancato l'appuntamento concordato, il che sembra confermare che i crociati del 1270 avevano pianificato la loro campagna alla luce delle promesse mongole e che era prevista un'operazione congiunta nel 1271. In mancanza del suo arrivo e di quello del suo esercito, Abaqa ordinò al comandante delle sue forze di stanza in Turchia, il 'noyan dei noyan' Samaghar, di scendere in Siria per appoggiare i crociati". Richard, The Crusades, p. 433
  79. ^ " Edoardo era inorridito dallo stato delle cose in Outremer. Sapeva che il suo esercito era piccolo, ma sperava di unire i cristiani d'Oriente in una forza formidabile e quindi di approfittare dell'aiuto dei Mongoli per attaccare efficacemente Baybars", Runciman, History of the Crusades, p. 335
  80. ^ a b c Runciman, History of the Crusades, pp. 336-337
  81. ^ Grousset, Histoire des Crusades III, p. 653
  82. ^ "Il Sultano disse ai messaggeri del re di Carlo d'Angiò che, dal momento che tanti uomini non erano riusciti a prendere una casa, non era probabile che potessero conquistare il regno di Gerusalemme!" Grousset, Histoire des Crusades III, p. 655
  83. ^ a b "1274: Promulgazione di una crociata, in collegamento con i Mongoli" dalla cronologia sul retro di: Richard, Histoire des Croisades, p. 487
  84. ^ Richard, The Crusades, p. 422
  85. ^ Jackson, Mongols and the West, pp. 167-168
  86. ^ "Papa Gregorio X si sforzò di mettere in piedi un vasto programma d'aiuto alla Terra Santa, la costituzione Zelus Fidei, che venne accettata al Concilio di Lione del 1274. Il testo prevede l'imposizione per tre anni di una decima per la crociata, il divieto di qualsiasi scambio commerciale con i Saraceni, la fornitura di navi da parte delle Repubbliche marinare italiane, e un'alleanza dell'Occidente con Bisanzio e l'Il-Khan Abagha", Balard, Les Latins en Orient (XIe-XVe siècle), p. 210
  87. ^ a b c d e f g Richard, The Crusades, pp. 452-456
  88. ^ Riley-Smith, Atlas des Croisades, p. 69
  89. ^ Tyerman, God's War, pp. 815-816
  90. ^ a b c Runciman, History of the Crusades 3 pp. 390-392
  91. ^ Runciman, History of the Crusades 3, p. 387
  92. ^ "Qalawun inavvertitamente assediò e catturò Marqab nella primavera del 1285.", Grousset, p.692
  93. ^ Grousset, Histoire des Crusades III, p. 688
  94. ^ Grousset, Histoire des Crusades III, p. 687
  95. ^ Maalouf, The Crusades Through Arab Eyes, p. 253: "La fortezza di Marqab era tenuta dai Cavalieri Ospitalieri, chiamati al-osbitar dagli arabi. Questi monaci-guerrieri avevano sostenuto i Mongoli con tutto il cuore, arrivando a combattere al loro fianco nel corso di una nuova invasione tentata nel 1281."
  96. ^ Rosamond E. Mack, Bazaar to Piazza: Islamic Trade and Italian Art 1300–1600 (ISBN 0-520-22131-1), p. 151, "Le fisionomie mongole del governante e due guerrieri che indossano alti cappelli a punta, tuttavia, furono probabilmente osservate tra gli emissari che gli Il-Khan inviarono in Italia nei primi decenni del XIV secolo. Questo cappello con una falda che copre la nuca e la penna sulla punta raffigura esattamente il copricapo dei comandanti di mille uomini dell'esercito mongolo. Un simile copricapo potrebbe essere stato visto a Siena: forse Tommaso Ugi, un senese che aveva cambiato il suo nome in Tumen, era andato a Siena quando aveva accompagnato gli emissari dell'Il-Khan nel 1301."
  97. ^ Tyerman, God's War, p. 817
  98. ^ Rossabi, op. cit., p. 99
  99. ^ Prawdin, Mongol Empire, p. 372, "Argun rivitalizzò l'idea di un'alleanza con l'Occidente e gli inviati dell'Ilkhan visitarono ancora una volta le corti europee. Egli promise ai cristiani la Terra Santa e dichiarò che si sarebbe fatto battezzare a Gerusalemme non appena l'avesse conquistata. Il Papa mandò gli inviati da Filippo il Bello di Francia e da Edoardo I d'Inghilterra. Ma la missione fu infruttuosa. L'Europa occidentale non era più interessata nell'avventura delle crociate."
  100. ^ "Arghun aveva insistito nella ricerca di un'alleanza con l'Occidente fino alla sua morte, senza mai scendere in campo contro il nemico comune." Jackson, Mongols and the West, p. 170
  101. ^ Mantran A Turkish or Mongolian Islam, in "The Cambridge Illustrated History of the Middle Ages: 1250-1520", p. 298
  102. ^ Dailliez, Les Templiers, p. 324-325
  103. ^ Runciman, History of the Crusades 3, p. 412
  104. ^ Runciman, History of the Crusades 3, p. 402
  105. ^ "Quando Ghazan si fu liberato di lui [Nawruz] (marzo 1297), riprese i suoi progetti contro l'Egitto e la ribellione del governatore mamelucco di Damasco, Sayf al-Din Qipchaq, gli fornì l'occasione per una nuova Campagna siriana; la cooperazione tra Mongoli e Ifranj sopravvisse così sia alla perdita di Acri da parte dei Crociati che alla conversione dei Mongoli di Persia all'Islam. Essa rimase uno dei lasciti della polita dei Crociati fino al trattato di pace con i Mamelucchi, che fu concluso solo nel 1322 dal khan Abu Said.", Richard, The Crusades, pp. 455-456
  106. ^ Barber, The Trial of the Templars II ed., p. 22: "L'obiettivo era di collegarsi con Ghazan, l'Il-Khan mongolo di Persia, che aveva invitato i ciprioti a partecipare a operazioni congiunte contro i Mamelucchi".
  107. ^ Demurger, Jacques de Molay, p.142 (edizione francese): "Egli fu presto raggiunto da re Aitone, le cui forze sembra comprendessero Ospitalieri e Templari dal regno d'Armenia che parteciparono al resto della campagna."
  108. ^ Demurger, Jacques de Molay, p. 142
  109. ^ a b Demurger Jacques de Molay p. 147
  110. ^ a b Schein, Gesta Dei per Mongolos, 1979, p. 811
  111. ^ Barber e Bate, The Templars, p. 292, n. 42.
  112. ^ Barber, The New Knighthood, pp. 294-295
  113. ^ Mutafian , op. cit., pp. 74-75
  114. ^ Richard, The Crusades, p. 469
  115. ^ a b Demurger, Jacques de Molay, p. 158
  116. ^ Nicolle, The Crusades, p. 80
  117. ^ Foltz, Religions of the Silk Road, p. 131
  118. ^ Demurger, Jacques de Molay, p. 203
  119. ^ Jackson, Mongols and the West, p. 203
  120. ^ Jackson, Mongols and the West, p. 314
  121. ^ a b "Nei loro tentativi consecutivi di assicurarsi l'assistenza del mondo latino, gli Ilkhan ebbero cura di selezionare persone che avrebbero suscitato la fiducia dei governanti occidentali e conferito un aspetto cristiano alla loro aperture.", Jackson, Mongols and the West, p. 173
  122. ^ "Questa è stata a lungo considerata una 'occasione mancata' per i Crociati. Secondo tale opinione, eloquentemente espressa da Grousset e spesso ripetuta da altri studiosi, i crociati avrebbero dovuto allearsi con i pro-cristiani anti-islamici Mongoli, contro i Mamelucchi. Essi avrebbero potuto in tal modo impedire la loro stessa distruzione da parte dei Mamelucchi nei decenni successivi, e forse si sarebbero assicurati la restituzione di Gerusalemme come favore dei Mongoli.", Morgan, The Mongols, II ed., p. 136
  123. ^ Richard, The Crusades, pp. 424-469
  124. ^ Demurger, Jacques de Molay, p. 147: "Soprattutto, la spedizione rese manifesta l'unità degli Ifranj ciprioti e attraverso un atto concreto, pose il sigillo sull'alleanza con i Mongoli."
  125. ^ Prawer, The Crusaders' Kingdom, p. 32
  126. ^ Runciman, pp. 439-440
  127. ^ "Le orde mongole sotto Gengis Khan e i suoi discendenti avevano già invaso il mondo islamico orientale, sollevando in Europa visioni di un potente nuovo alleato, che si sarebbe unito ai cristiani nel distruggere l'Islam. Anche dopo l'invasione mongola della Russia cristiano-ortodossa, seguita dalla loro spaventosa furia attraverso la cattolica Ungheria e parte della Polonia, molti in Occidente ancora consideravano i Mongoli come potenziali alleati." Nicolle, The Crusades, p. 42
  128. ^ "Alla fine la conversione degli Il-Khan (come erano chiamati gli occupanti mongoli di Iran e Iraq) all'Islam, alla fine del XII secolo ha fatto sì che il conflitto divenne una lotta tra dinastie rivali musulmane piuttosto che tra i Musulmani ed estranei alieni. Nonostante i deboli Stati Crociati e occasionali spedizioni Crociate che furono inviate da Occidente, i Crociati erano ormai poco più che pedine in un gioco più grande." Nicolle, The Crusades, p. 44
  129. ^ a b c d e f g Jackson, Mongols and the West, pp. 165-185

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Richard Foltz, Religions of the Silk Road: Overland Trade and Cultural Exchange from Antiquity to the Fifteenth Century, Basingstoke, Palgrave Macmillan, 2000. ISBN 0-312-23338-8.
  • (EN) Robert Mantran, A Turkish or Mongolian Islam in Fossier, Robert (a cura di), The Cambridge Illustrated History of the Middle Ages: 1250-1520, vol. 3, Cambridge, Cambridge University Press, 1986, p. 298. ISBN 978-0-521-26646-8.
  • (FR) Ibn Taymiyya in Michot, Yahia (Oxford Centre for Islamic Studies) (a cura di), Textes Spirituels I-XVI (PDF) (Traduzioni pubblicate in "Le musulman"), Oxford, Le Chebec, 2002.
  • (EN) Steven RUNCIMAN, The Kingdom of Acre and the Later Crusades in A history of the Crusades, Volume III, Penguin Books [1954], 1987; (traduzione italiana di E. Bianchi, A. Comba, F. Comba, in due volumi: Storia delle Crociate, Torino, Einaudi, 2005. ISBN 978-88-06-17481-1). ISBN 978-0-14-013705-7.