Alle soglie della vita

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Alle soglie della vita
Titolo originale Nära livet
Lingua originale svedese
Paese Svezia
Anno 1958
Durata 84 min
Colore B/N
Audio sonoro (mono)
Rapporto 1,37 : 1
Genere drammatico
Regia Ingmar Bergman
Soggetto Ingmar Bergman, Ulla Isaksson (anche i romanzi Det vänliga, värdiga; Det orubbliga)
Sceneggiatura Ingmar Bergman
Casa di produzione Inter-American Productions,
Jerome Balsam Films,
Nordisk Tonefilm
Fotografia Max Wilén
Montaggio Carl-Olov Skeppstedt
Scenografia Bibi Lindström
Trucco Nils Nittel
Interpreti e personaggi
Premi

Alle soglie della vita (titolo originale Nära livet) è un film del 1958 diretto da Ingmar Bergman.

Vista a distanza nel tempo l'opera è da considerarsi importante anche se all'epoca fu accolta tiepidamente dalla critica che la relegò tra le opere minori.

Presentato in concorso all'11º Festival di Cannes, vinse il premio per la miglior regia e un premio collettivo per l'interpretazione femminile (Bibi Andersson, Eva Dahlbeck, Barbro Hiort Af Ornäs e Ingrid Thulin).[1]

Indice

[modifica] Trama

Con lo scorrere dei titoli di testa si ode il suono della sirena di una autoambulanza sulla quale si trova Cecilia Ellius che sta per partorire. Cecilia arriva all'ospedale dove si intravedono ombre dietro i vetri e si odono voci concitate, accanto a lei c'è il marito Anders al quale Cecilia chiede se desidera veramente il figlio che sta per nascere. Ma subito Cecilia viene portata in sala parto dove abortisce. Ai medici che la rincuorano dicendole che ci sarà una prossima volta, Cecilia risponde che non ci sarà una prossima volta. Poi viene portata in una stanza dove ci sono altre due donne prossime a partorire. La prima è Stina Andersson che attende con gioia la nascita del primogenito, la seconda è Hjördis, una ragazza madre, che invece non vuole il bambino.

Il marito di Cecilia le porta un mazzo di fiori ma nasce una discussione e lei lo manda via. Le due donne accanto a lei cercano di consolarla. Hjördis intanto guarda con rabbia la stanza dove ci sono i neonati e poi va al telefono e chiama il ragazzo che l'ha messa incinta chiedendogli di andarla a trovare, ma il ragazzo si rifiuta. L'assistente sociale invita la ragazza nel suo studio per un colloquio durante il quale le illustra le meraviglie dell'assistenza svedese e la invita a rivolgersi ai genitori, ma Hjördis risponde che non può farlo perché non ha detto loro nulla. Finito il colloquio, la ragazza riesce a trovare conforto nella comprensione dell'infermiera Brita.

Stina intanto balla dalla felicità e non vede l'ora che nasca il bambino. Arriva intanto il marito con i fiori e i due si baciano. A trovare Hjördis viene una collega d'ufficio che le suggerisce di abortire, ma la ragazza rifiuta.
L'orario delle visite è terminato e le tre donne rimangono sole, intanto Stina inizia ad avere le contrazioni e viene portata in sala parto. Le due donne rimaste parlano tra di loro e anche Cecilia consiglia a Hjördis di confidarsi con sua madre.

Il parto per Stina si presenta molto difficile e le infermiere chiamano il dottore per paura di complicazioni. Si vedono intanto le puerpere con i loro bambini e subito dopo Stina che viene riportata nella stanza. Il bambino non è riuscito a superare l'ultima fase del travaglio ed è morto.

Hjördis intanto, accompagnata da Brita, va a telefonare alla madre e le racconta che aspetta un bambino e che voleva abortire ma che non ce l'ha fatta perché vuole il bambino anche se dovrà allevarlo da sola. La madre le dice di tornare a casa al più presto possibile. Prima di uscire dall'ospedale (Brita le ha dato i soldi per il treno), Hjördis ascolta Cecilia che le dice di volersi riconciliare con il marito perché

« La vera solitudine è un'acrobazia continua: la parola è sempre in agguato dentro di te[2]»

[modifica] Analisi del film

Il film è una esaltazione alla vita nascente e ha un taglio insolitamente realistico, (si entra bruscamente nell'ospedale dove si assiste a scene di sofferenza e dolore), che serve a far meglio comprendere che la sofferenza è giustificata dal risultato meraviglioso di una nuova vita. Nel film sono presenti i più importanti valori, come la solidarietà, il darsi agli altri, l'importanza del rifugio familiare e il recupero del rapporto matrimoniale anche se precari come negazione della solitudine.

Il film è completamente al femminile con le tre partorienti e l'infermiera Brita, mentre gli uomini fanno da sfondo passivo nella loro superficialità ritratta.

Il tema religioso trova in questo film la sua solida base nel rapporto con il mistero della vita a differenza di quanto accade ne Il volto, ne La fontana della vergine e ne L'occhio del diavolo dove esso rasenta la trascendenza. Nella felicità di Stina c'è un preciso motivo religioso quando prende la medicina e anticipa una cantilena che pensa di cantare al bambino quando sarà nato: "Uno lo prendo per papà, uno per la mamma, uno per Nostro Signore Dio dell'universo" e anche quando inizia a sentire la prima fitta e cita il Vangelo: "Una spada le trafiggerà il cuore".

[modifica] Titoli con cui il film è stato distribuito

[modifica] Note

  1. ^ (EN) Awards 1958. festival-cannes.fr. URL consultato il 4-6-2011.
  2. ^ da Ingmar Bergman, Alle soglie della vita, 1958

[modifica] Altri progetti

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