All'amica risanata

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

1leftarrow.pngVoce principale: Ugo Foscolo (opere).

All'amica risanata
Autore Ugo Foscolo
1ª ed. originale 1803
Genere ode
Lingua originale italiano

All'amica risanata è un'ode scritta da Ugo Foscolo nell'aprile del 1802 e pubblicata nel 1803 per la guarigione della contessa milanese Antonietta Fagnani Arese. L'ode è composta da sedici strofe, di sei versi ciascuna, cinque settenari e un endecasillabo.

Al confronto con l'ode A Luigia Pallavicini caduta da cavallo, All'amica risanata è di gran lunga poeticamente più perfetta e intensa. Se nell'ode precedente il poeta cantava la trepidazione per la bellezza che è in pericolo, in questa ode egli esulta per quella che risorge. Il canto diventa libero da ogni intento descrittivo e svela il nucleo romantico del mito neoclassico della Bellezza che non è da intendere come sola gioia per gli occhi, ma come rasserenamento e consolazione dell'animo.

Argomento[modifica | modifica wikitesto]

In quest'ode il poeta parla della vanità di una bellissima donna che organizzava feste e invitava artisti e letterati nella famosa Villa Litta di Lainate; purtroppo si ammalò e non riuscì più a partecipare agli incontri, per problemi sia fisici sia mentali, scossa dalla malattia.

Come il pianeta Venere si alza brillante a far fuggire le tenebre, così l'amica si alza, guarita, dal letto e in lei rinasce quella bellezza che faceva trepidare.

Le Ore, durante la malattia dispensatrici di medicine, le porgono ora i bei vestiti e gli ornamenti in modo che, quando ella ritornerà nei luoghi notturni, tutti la potranno ammirare come se fosse una dea.

La bellezza della donna non morirà ma durerà eterna se un poeta la canterà, così come per Diana, Bellona e Venere, donne mortali che il canto dei poeti rese immortali.

Foscolo, che è nato in quel mare dove regnò Venere e dove era lo spirito senza speranza di Saffo, trasporterà nella pur severa poesia italiana i ritmi più delicati e soavi della poesia eolica (di cui Saffo fu l'esponente sommo) per cantare la donna amata che sarà venerata come dea dalle donne lombarde delle generazioni future ("Le insubri nepoti", così chiamate in ragione dei Galli Insubri che abitarono la zona).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Letteratura Portale Letteratura: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Letteratura