Alfonso I di Aragona

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Alfonso I
Alfonso I di Aragona; (Monastero di Santa Maria di Poblet, 1400);
Alfonso I di Aragona;
(Monastero di Santa Maria di Poblet, 1400);
Re di Aragona
In carica 1104 - 1134
Predecessore Pietro I d'Aragona e di Navarra
Successore Ramiro II il Monaco
Nome completo Alfonso Sanchez d'Aragona
Altri titoli conte di Sobrarbe e Ribagorza e re di Pamplona
Nascita Jaca, ca. 1082
Morte Huesca, 1134
Luogo di sepoltura monastero di Montearagón, vicino a Jaca, traslato all'abbazia di San Pedro el Viejo di Huesca, nel 1885
Casa reale Casa di Navarra
Padre Sancho Ramírez
Madre Felícia di Ramerupt
Consorte Urraca I di León
Statua di Alfonso I, che si trova nel passeggio dell'Argentina[1], a Madrid (D. Martínez, 1753).

Alfonso Sanchez, detto il Battagliero. Alfonso anche in spagnolo e in asturiano, Alfons in catalano, Afonso in galiziano e in portoghese, Alifonso in aragonese e Alfontso in basco.Adefonsus o Alfonsus in latino (Jaca, 1082 circa – Huesca, 7 settembre 1134), fu re di Aragona e re di Pamplona e conte di Sobrarbe e Ribagorza (1104 - 1134) ed inoltre fu re consorte di León e Castiglia dal 1109 al 1114 e da quel periodo adottò il titolo di imperatore, esattamente: Rey y Emperador de Castilla, Toledo, Aragón, Pamplona, Sobrarbe y Ribagorza.

Il Monastero di San Pedro de Siresa (Valle de Hecho, Huesca) dove fu educato Alfonso il Battagliero.

Origine[modifica | modifica sorgente]

Secondo la Ex Gestis Comitum Barcinonensium era figlio del re d'Aragona, re di Pamplona e conte di Sobrarbe e Ribagorza, Sancho Ramírez (Sancho I di Aragona e Sancho V di Navarra)[2] e, secondo la Crónica de San Juan de la Peña, della sua seconda moglie, Felícia di Ramerupt[3] (1060- 3 maggio 1123), figlia d'Ilduíno IV ( † 1063), conte di Montdidier e di Roucy e Signouer de Ramerupt e della moglie, Adelaide di Roucy, figlia di Ebli Conte di Roucy e della moglie, Beatrice di Hainaut (1015/20-1062).
Sancho Ramírez era il figlio maschio primogenito del re d'Aragona e conte di Sobrarbe e Ribagorza, Ramiro I (come ci viene confermato dalla Ex Gestis Comitum Barcinonensium[2] e, secondo la Crónica de San Juan de la Peña, di Ermessinda di Foix[4] (ca. 1015-1049, Gilberga di Foix, dopo il matrimonio, divenuta regina d'Aragona, si fece chiamare, Ermesinda[5]), che secondo le Preuves de l'Histoire Générale de Languedoc, Tome V era figlia del conte di Carcassonne e di Couserans e futuro conte di Foix, Bernardo Ruggero I, e dell'erede della contea e futura contessa di Bigorre, Garsenda[6], figlia del conte di Bigorre, Garcia Arnaud e della moglie, Riccarda[7], di cui non si conoscono gli ascendenti.
Alfonso quindi era fratellastro del suo predecessore Pietro I[2].

Ritratto di Alfonso il Battagliero, re d'Aragona, eseguito da Fracisco Pradilla, 1879

Biografia[modifica | modifica sorgente]

L'anno di nascita viene dedotto dalla affermazione della Crónica de San Juan de la Peña, che lfonso morì all'età di 61 anni[8]. I suoi primi anni li passò nel Monastero di San Pedro de Siresa, a Valle de Hecho (Huesca), dove fu istruito nell'arte delle armi, ma anche in letteratura. Negli anni successivi la sua formazione fu completata anche sull'arte di governare.

Nel 1094, alla morte del padre, il fratellastro Pietro I divenne re d'Aragona e di Navarra[9], mentre Alfonso entrò a far parte dell'esercito aragonese con sempre maggiori responsabilità, sino a diventarne comandante in capo. In questo periodo prese parte a tutte le campagne militari di Pietro, fra le quali la conquista di Huesca[10], nel 1095, dopo aver sconfitto, nei pressi della città, alla battaglia di Alcoraz, il re di Saragozza, Al-Musta'in II[11]; e, nel 1097, alla battaglia di Bairén, che fermò l'avanzata degli almoravidi[12] fu a fianco del Cid, signore di Valencia[13], che, l'anno prima, si era alleato col suo fratellastro, Pietro I[10]; e Pietro I, riconoscente lo cita in un documento di donazione della Colección diplomática del monasterio de San Victorián de Sobrarbe[14]; infine, nel 1100, fu ancora a fianco del fratellastro nella conquista di Barbastro e Sariñena.

Regno d'Aragona
Casa di Navarra
Blason Royaume d'Aragon ancien.svg

Ramiro I
Sancho I
Pietro I
Alfonso I
Ramiro II
Petronilla con Raimondo Berengario IV di Barcellona
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Un denarius di Alfonso I, coniato a Jaca, con l'iscrizione ANFUS-REX ARA-GON (Anfusus rex Aragonensium, Re Alfonso di Aragona).

Tra il 1103 e l'inizio del 1104, morì l'erede al trono, Pietro, figlio del fratellastro Pietro I, che rimase senza discendenti e, alla morte di Pietro I, il 28 settembre 1104, nella Val d'Aran, secondo il Gesta Comitum Barchinonensium[15], Alfonso I gli successe[2].

Continuò nelle campagne militari iniziate dal fratello tanto da conquistarsi l'ammirazione di tutti i regni cristiani ed il soprannome de il Battagliero. Conquistó Ejea de los Caballeros y Tauste (1105), Tamarite de Litera, y San Esteban de Litera (1107). E poi sconfisse, per la seconda volta, nel 1110, al-Mustain II, re della taifa di Saragozza, a Valtierra.

Nel 1009, il re di León e Castiglia Alfonso VI morì, lasciando unica erede la figlia Urraca. I nobili castigliani, pur accettando, fecero pressione sulla regina, affinché si scegliesse un secondo marito che fosse un combattivo, capace di opporsi agli almoravidi e convinsero la regina (che in un primo tempo si era opposta) a sposare, in seconde nozze, il re d'Aragone e Navarra, Alfonso[16]; nell'autunno del 1009, a Monzón,Alfonso I il Battagliero sposò la regina di Castiglia, Urraca[2],figlia del re di León e Castiglia Alfonso VI il Valoroso[2] e della sua terza moglie, Costanza di Borgogna[14], figlia del duca di Borgogna, Roberto I e di Hélie de Samur.[17]. Furono proclamati entrambi re di Castiglia e di León mentre al giovane figlio di Urraca, Alfonso Raimúndez, veniva assegnata la Galizia, di cui veniva nominato re dai galiziani, guidati da Diego Gelmírez, nel 1110[18].

Fu un matrimonio disgraziato tra due persone incompatibili[16], il matrimonio sarà costellato di conflitti ed incomprensioni sia sul piano personale che su quello politico. Tra i coniugi scoppiarono quasi subito delle ostilità che portarono ad una guerra civile, in cui giocò un ruolo importante il cognato di Urraca, Enrico di Borgogna, marito della sorellastra di Urraca, Teresa, che, desideroso, assieme alla moglie, di avere una parte del regno di León e Castiglia, alleandosi ora con uno, ora con l'altro coniuge faceva vincere una fazione oppure l'altra[19].
Nel 1110, Enrico, si recò in Francia, per assoldare un esercito, e l'anno dopo si accordò con Alfonso per la deposizione della regina, Urraca e la spartizione del regno[20]. L'accordo non poté concretizzarsi per la rappacificazione di Alfonso e Urraca, che cacciarono Enrico da Santarem[20]; ma nel novembre di quello stesso anno (1111), la ricostituita lega tra Enrico ed Alfonso I sconfisse la regina Urraca a Candespina[20] e, con il pretesto delle infedeltà della regina (la regina non fu un modello di fedeltà coniugale[18]), la rinchiuse in un castello nei pressi di Zamora. I nobili castigliani però, che non sopportavano più Alfonso I (perché privilegiava nella concessione di cariche pubbliche gli aragonesi ed i navarresi[18]), convinsero Urraca ad impegnarsi a consegnare una parte del regno ad Enrico ed alla sorellastra Teresa, per cui le alleanze furono ribaltate e, nel 1112, unendo le loro forze, Enrico ed Urraca costrinsero Alfonso I a Peñafiel, dove lo assediarono[20]. La regina accondiscese alla divisione del suo regno; vedendo, però, che i soldati portoghesi trattavano Teresa come una regina, Urraca, indispettita, decise di fare la pace con il marito annullando il patto con Teresa e Enrico, che si preparò a combattere contro Alfonso e Urraca.[21].

Timbro reale (signum regis) di Alfonso I identico a quello del fratello, Pietro I.

Teresa, definita dai cronisti bella ed astuta, rimasta vedova nel 1112, si precipitò a corte per reclamare i diritti che spettavano a lei ed all'unico figlio maschio sopravvissuto al padre, Alfonso Henriquez, il futuro Conquistatore, di tre anni[21]. Non ottenendo soddisfazione, accusò la sorellastra di voler avvelenare il marito; l'accusa probabilmente non era del tutto infondata, perché Alfonso, nel 1114, si separò dalla moglie (secondo la Ex Gestis Comitum Barcinonensium Alfonso, preso atto della consanguineità tra lui e la regina, Urraca, decise di ripudiala[2], la regina Urraca, senza perderne i possedimenti[21]. Ma i nobili ed i cittadini di Leon e Castiglia si schierarono con la regina ed Alfonso fu costretto a rientrare in Aragona[21].

Si rese ben presto necessario lo scioglimento del matrimonio che venne concesso dal papa Pasquale II (che aveva già in precedenza dichiarato nullo il matrimonio per la consanguineità, dato che ambedue discendevano da Sancho III Garcés di Navarra e li aveva scomunicati), nel 1115, lasciando la sola Urraca regina di Castiglia e León.
La separazione diede inizio a un periodo di profonda instabilità per i confini dei regni[18], che Alfonso I risolse, dopo la morte (1126) di Urraca, con Alfonso VII occupando alcuni territori castigliani (Calahorra, e le province di Guipuzcoa e di Álava)[18].

Regno di Navarra
Jiménez
Blason Royaume Navarre.svg

Sancho I
Jimeno II
García I
Sancho II
García II
Sancho III
García III
Sancho IV

Sancho V

Pietro I

Alfonso I

García IV

Sancho VI

Sancho VII

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Statua di Alfonso I a Saragozza.

Nel 1118, a Tolosa, fu celebrato un concilio che decise una crociata per la liberazione di Saragozza dai Mori. All'impresa parteciparono anche cavalieri francesi, e a maggio dello stesso anno fu posto l'assedio; la città cadde il 18 dicembre[14], che divenne la capitale del regno d'Aragona.

I regni di Navarra e Aragona, alla morte del re Alfonso I il Battagliero

In quel periodo conquistò anche Fuentes de Ebro, Tudela, Cervera, Tarazona, Magallón, Borja, Alagón, Novillas, Mallén, Rueda, Épila ed infine Tarragona[14], nel(1119).

Ripopolò Soria ed i suoi dintorni; nel 1119, dopo aver posto l'assedio a Calatayud, dovette abbandonarlo, per far fronte ad un esercito di almoravidi, che, nel 1120, avanzavano verso Saragozza, per riconquistarla, e li sconfisse nella battaglia di Cutanda[22], a Calamocha (provincia di Teruel), poi tornò a Calatayud e la conquistò, nel 1120[14]; inoltre, occupò Bubierca, Alhama de Aragón, Ariza e Daroca[14].

Nel 1122 fondò a Belchite un ordine militare, che fu pioniere degli ordini militari in Aragona, per la lotta contro i musulmani; tuttavia i musulmani che vivevano nelle città conquistate da Alfonso non solo vennero difesi da eventuali angherie, ma, così come i mozarabi[23], furono anche beneficiati con particolari privilegi.

Nel 1125 tentò inutilmente di invadere i terrori di Valenza, Murcia e Andalusia orientale[22].

Nel 1126 organizzò una incursione militare contro Granada e contro Cordova; e dopo aver riportato una vittoria, nei pressi di Lucena, al termine della campagna, oltre ad aver conquistato un grande bottino, condusse con sé 14.000 mozarabi, con cui ripopolò i territori a sud dell'Ebro[22],

Nel 1131 pose l'assedio a Bayonne, dove redasse il testamento che lasciava tutti i suoi regni all'Ordine del Tempio del Santo Sepolcro[14], che conquistò dopo un anno di assedio.

Ritratto d'Alfonso il Battagliero del 1885, di Manuel Aguirre y Monsalbe.

Spostò quindi il suo obiettivo militare nella parte orientale del regno, allo scopo di poter conquistare tutta la valle dell'Ebro, sino alla foce del fiume[22],

Assediò ed occupò, nel 1133, Mequinenza, vicino a Lerida[22],
Dopo si spostò a nord, assediando Fraga[22], secondo la Crónica de San Juan de la Peña, con 300 cavalieri[24]soltanto, tra cui García IV Ramírez, futuro re di Navarra, ma il 17 luglio del 1134 fu sconfitto dagli assediati che avevano ricevuto aiuto da un grosso contingente, inviato dal re di Cordoba[25]. Allora passò ad assediare il castello di Lizana, nella zona di Lerida[25], dove, secondo la Gesta Comitum Barchinonensium, morì, il 7 settembre 1134[14], dopo 31 anni di regno, in seguito alle ferite ricevute, combattendo contro i Mori, nella battaglia[2] avvenuta tra le località di Sariñena e Grañén. Non lasciò eredi e fu sepolto nel monastero di Montearagón[2] (Castello di Montearagón, vicino a Jaca). La morte di Alfonso I è riportata anche nel Chronicon Burgense[26] e nella Crónica de San Juan de la Peña[27].

Il suo testamento non fu accettato né dalla chiesa né dalla nobiltà aragonese[14] che, dato che Alfonso non aveva eredi, secondo la Crónica de San Juan de la Peña, nominarono alcuni reggenti[28], per poi orientarsi a offrire i due regni al fratello di Alfonso I, Ramiro[29], monaco del monastero di Saint-Pons-de-Thomières[29], vicino a Narbona. I nobili navarresi però, non avendo fiducia nelle capacità di Ramiro rifiutarono[30], decisero per la separazione dei due regni, eleggendo García, discendente dal re di Navarra, García III Sánchez[31], per cui gli eredi di Alfonso furono:

Discendenza[modifica | modifica sorgente]

Alfonso ed Urraca non ebbero discendenza e non si conoscono neppure figli illegittimi di Alfonso.[14][32].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La statua di Alfonso I, che si trova nel passeggio dell'Argentina, popolarmente detto El paseo de las estatuas, nel Parco del Retiro di Madrid; è una delle statue di monarchi spagnoli commissionate per la decorazione del Palazzo Reale di Madrid durante il regno di Ferdinando VI. L'idea iniziale ara stata di adornare la cornice del palazzo; scolpite da Olivieri e Filippo de Castro, non furono mai poste nelle posizioni per cui erano state scolpite, ma furono piazzate in altri luoghi della città: piazza d'Oriente, parco del Retiro, porta di Toledo. Alcune furono posizionate in altre città.
  2. ^ a b c d e f g h i (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, Tomus XII, Ex Gestis Comitum Barcinonensium, cap. 19, pag 378
  3. ^ (CA) Crónica de San Juan de la Peña, cap. 17, righe 56 e 57, pag. 452
  4. ^ (CA) Crónica de San Juan de la Peña, cap. 16, righe 23 - 26, pag. 449
  5. ^ (CA) Crónica de San Juan de la Peña, cap. 16, righe 24 e 25, pag. 449
  6. ^ (CA) Histoire Générale de Languedoc, Tome V, Preuves, doc. n° 207, par. VI, colonna 422
  7. ^ (EN) #ES Foundation for Medieval Genealogy :Nobiltà di Guascogna - GERSENDE de Bigorre
  8. ^ (CA) Crónica de San Juan de la Peña, cap. 19, riga 230, pag. 464
  9. ^ (CA) Crónica de San Juan de la Peña, cap. 18, righe 1 - 3, pag. 455
  10. ^ a b [Rafael Altamira, La Spagna (1031-1248, pag. 876
  11. ^ (CA) Crónica de San Juan de la Peña, cap. 18, righe 39 - 47, pag. 456
  12. ^ (CA) Crónica de San Juan de la Peña, cap. 18, righe 99 - 113, pag. 457
  13. ^ [Rafael Altamira, La Spagna (1031-1248, pag. 875
  14. ^ a b c d e f g h i j (EN) #ES Foundation for Medieval Genealogy :Re d'Aragona - Infante don ALFONSO de Aragón
  15. ^ Il Gesta Comitum Barchinonensium è una cronaca scritta in latino dai monaci del monastero di Ripoll, nella seconda metà del XII secolo ed inizia con la presa del potere di Goffredo il Villoso e arriva sino alla morte di Raimondo Berengario IV di Barcellona. In un secondo tempo e poi in un terzo la cronaca fu ampliata con le gesta dei primi re della Corona d'Aragona, sino a Giacomo I d'Aragona
  16. ^ a b [Rafael Altamira, La Spagna (1031-1248, pag. 877
  17. ^ (EN) #ES Foundation for Medieval Genealogy: Dinastie reali di Castiglia-Infanta doña URRACA de Castilla y León
  18. ^ a b c d e [Rafael Altamira, La Spagna (1031-1248, pag. 878
  19. ^ Edgar Prestage, Il Portogallo nel Medioevo, pagg. 577 e 578
  20. ^ a b c d Edgar Prestage, Il Portogallo nel Medioevo, pag. 577
  21. ^ a b c d Edgar Prestage, Il Portogallo nel Medioevo, pag. 578
  22. ^ a b c d e f [Rafael Altamira, La Spagna (1031-1248, pag. 879
  23. ^ [Rafael Altamira, La Spagna (1031-1248, pag. 892
  24. ^ (CA) Crónica de San Juan de la Peña, cap. 19, riga 219, pag. 464
  25. ^ a b [Rafael Altamira, La Spagna (1031-1248, pag. 890
  26. ^ (LA) España Sagrada, tomus XXIII, Chronicon Burgense, pag. 309
  27. ^ (CA) Crónica de San Juan de la Peña, cap. 19, righe 228 - 230, pag. 464
  28. ^ (CA) Crónica de San Juan de la Peña, cap. 20, righe 1 - 15, pag. 465
  29. ^ a b (CA) Crónica de San Juan de la Peña, cap. 20, righe 17 - 18, pag. 465
  30. ^ (CA) Crónica de San Juan de la Peña, cap. 20, righe 43 - 45, pag. 466
  31. ^ (CA) Crónica de San Juan de la Peña, cap. 20, righe 59 - 60, pag. 467
  32. ^ (EN) #ES Genealogy : Re d'Aragona - Alfonso I

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie[modifica | modifica sorgente]

Letteratura storiografica[modifica | modifica sorgente]

  • Rafael Altamira, La Spagna (1031-1248), in Storia del mondo medievale, vol. V, 1999, pp. 865-896
  • Edgar Prestage, Il Portogallo nel Medioevo, in Storia del mondo medievale, vol. VII, 1999, pp. 576-610
  • (CA) Crónica de San Juan de la Peña.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]


Predecessore:
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Armas antigas do reino de Aragão
Re di Aragona
1104-1134
Successore:
Ramiro II
Escudo de Navarra (oficial).svg
re di Navarra
1104-1134
Successore:
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