Alferio Pappacarbone
| Alferio Pappacarbone | |
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Sant'Alferio e la visione della SS.ma Trinità |
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| Nascita | Salerno, 930 |
| Morte | Cava de' Tirreni, 12 aprile 1050 |
| Venerato da | Chiesa cattolica |
| Canonizzazione | 1893, da papa Leone XIII |
| Santuario principale | Abbazia SS. Trinità di Cava |
| Ricorrenza | 12 aprile |
Alferio Pappacarbone (Salerno, 930 – Cava de' Tirreni, 12 aprile 1050) è ricordato come il fondatore della Badia di Cava ed è venerato come santo dalla Chiesa cattolica.
Indice |
Biografia [modifica]
Nato da una nobile famiglia longobarda nella seconda metà del X secolo[1], sin dalla gioventù si era posto al servizio dei Principi longobardi che dominavano la regione fin dal secolo VII.
Alferio, nell'anno 1002, fu inviato quale ambasciatore del suo principe presso l'imperatore Enrico II per sollecitare aiuti militari contro i Bizantini che minacciavano i confini del principato. Giunto alle Alpi si ammalò gravemente e chiese ospitalità nel monastero di Chiusa di San Michele; fece voto che, se fosse guarito, avrebbe rinunciato alla carriera diplomatica e si sarebbe fatto religioso benedettino. Guarì e adempì al voto vestendo l'abito di San Benedetto da Norcia, nella grande Abbazia di Cluny in Francia.
Alferio, ottenuta la guarigione, aveva chiesto all'abate di Cluny Sant'Odilone, che era di passaggio da San Michele, di accoglierlo fra i suoi monaci.
In quell'ambiente Alferio fu anche consacrato sacerdote.
Dopo alcuni anni però il principe Guaimario III di Salerno lo richiamò a Salerno per riformare i molti monasteri di quella città. Alferio si accinse all'opera ma dopo un certo tempo, sentendosi attratto da una vita di solitudine, abbandonò segretamente Salerno e si rifugiò nella grotta Arsicia, alle falde del monte Finestra oggi nel comune di Cava de' Tirreni. Qui, con due compagni, si diede totalmente alla preghiera, alla penitenza e al lavoro manuale.
Ben presto la fama della sua santità si diffuse nei paesi circostanti e cominciarono ad affluire discepoli desiderosi di seguire il suo esempio e gente di ogni ceto in cerca di consigli e di soccorso.
Si impose allora la necessità di costruire un monastero sufficiente per una dozzina di religiosi. In seguito alla famosa visione dei tre raggi, tramandata dalla tradizione orale popolare, ma non confermata da documenti storici coevi, iniziò la costruzione del monastero e della chiesa nello spazio angusto tra il fiumicello Selano e la grotta Arsicia. Sorse, così, la Badia di Cava che Alferio dedicò alla Santissima Trinità. Era l'anno 1011 secondo alcune fonti o, forse, qualche anno più tardi. Comunque nell'Archivio Cavense si conserva il primo diploma di donazione del 1025, con il quale i principi di Salerno Guaimario III e Guaimario IV concedono in proprietà al monastero, ormai in piena efficienza, la fascia terriera comprendente la Grotta Arsicia e l'ampia zona sovrastante su cui poi sorse l'attuale Corpo di Cava.
Fra i suoi discepoli si ricordano Leone, che gli succederà nel governo del monastero, e Desiderio di Benevento che poi divenne Abate del Monastero di Montecassino e quindi Papa col nome di Vittore III.
Morì il 12 aprile 1050 (giovedì santo) all'età di 120 anni dopo aver celebrato le funzioni liturgiche, confortato da una presunta visione del Redentore che gli avrebbe preannunziato la sua morte imminente.
Fu sepolto nella medesima grotta che da allora divenne il cuore della Badia.
Note [modifica]
- ^ Gaetano Moroni, "Alferio (s.)", Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica, Vol. I, p. 257, Venezia: dalla Tipografia Emiliana [1].
Occorre tuttavia aggiungere che alcuni testi riportano l'anno 931 come data di nascita. Per es. l'Enciclopedia Biografica Universale, Biblioteca Treccani, La Repubblica-L'Espresso, 2006, vol. I, p. 341; Silvano de Stefano, Regesto in transunto dell'Archivio di S. Pietro in Perugia, Perugia: Unione tipografica cooperativa, 1902, p. 18.
Se questa datazione corrispondesse al vero, sant'Alferio sarebbe stato ordinato sacerdote all'età di 61 anni e sarebbe morto all'età di 120 anni!
Bibliografia [modifica]
- Hugone abbate Venusino, Vitae quatuor priorum abbatum cavensium Alferii, Leonis, Petri et Costabilis edizioni Leone Mattei Cerasoli, in Rerum italicarum scriptores – Bologna 1941
- Simeone Leone, Dalla fondazione del cenobio al secolo XVI, in La badia di Cava, edizioni Di Mauro – Cava de’ Tirreni, 1985
- Joseph Ratzinger, Santi. Gli autentici apologeti della Chiesa, Lindau Edizioni, Torino 2007 ISBN 978-88-7180-706-5
Voci correlate [modifica]
Collegamenti esterni [modifica]
- Scheda su Alferio Pappacarbone in Santi, beati e testimoni - Enciclopedia dei Santi. SantieBeati.it
| Predecessore | Abate SS. Trinità de La Cava | Successore | |
|---|---|---|---|
| ====== | 1011 - 1050 | san Leone I abate |
Controllo di autorità VIAF: 88672449 LCCN: n98057593