Alessandro Di Robilant

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Alessandro di Robilant (Pully, 23 ottobre 1953) è un regista italiano.

Nato in Svizzera, ma discendente da una famiglia di antica nobiltà piemontese, Alessandro cresce a Milano, ed inizia a lavorare nella pubblicità producendo spot e cortometraggi. Sviluppa così un interesse per il cinema, che lo porta a lavorare come assistente di registi del calibro di Monicelli, Lattuada e Comencini.

Gli inizi[modifica | modifica sorgente]

Laureato in regia presso la London Film School, esordisce dietro la macchina da presa nel 1984 con il film "Anche lei fumava il sigaro", che narra una sgangherata storia d'amore tra un musicista rock / serial killer e una prostituta, che suscita l'attenzione della critica ma passa pressoché inosservato nelle sale. Il suo secondo film, intitolato "Il nodo alla cravatta" e uscito nel 1991, di cui firma anche la sceneggiatura, racconta la storia di un adolescente irrequieto di famiglia benestante, e delle sue peripezie. Anche questo film, pur se più maturo del precedente, presenta ancora delle incertezze stilistiche.

La denuncia sociale[modifica | modifica sorgente]

Il successo arride al regista nel 1994 con l'uscita del film "Il giudice ragazzino", incentrato sulla biografia del magistrato Rosario Livatino, barbaramente ucciso dalla mafia. Il film riscuote i complimenti della critica ed il favore del pubblico, ed al festival del Cinema di Berlino viene premiato con l'"Angelo azzurro", mentre Giulio Scarpati riceve il David di Donatello per la sua interpretazione nel ruolo del protagonista.

Alessandro di Robilant trova quindi nel cinema di denuncia sociale le sue migliori corde interpretative, e nel 1998, dopo aver firmato il documentario "Un paese di sportivi", dirige per la RAI "Vite blindate", primo lungometraggio della serie televisiva intitolata "Salviamo i bambini", che racconta il drastico cambiamento che accade nella vita quotidiana della famiglia di un mafioso quando costui decide di collaborare con la giustizia. Sempre per l'ente radiotelevisivo di Stato l'anno seguente dirige "La voce del sangue", una miniserie in due puntate che narra la storia di un giovane che scopre di essere stato adottato, e parte per la Calabria per ritrovare i suoi genitori naturali, andando incontro ad inaspettate e sconvolgenti rivelazioni. La serie riscuote un discreto successo di pubblico, e viene anche trasmessa in Australia.

Sempre nel 1999 esce nelle sale "I fetentoni", un film che riprende il tema della criminalità e della corruzione nel meridione, ma stavolta trattato dal regista in chiave di commedia grottesca. Il cast, che comprende noti attori quali Beppe Fiorello, Oreste Lionello e Aldo Maccione, dipinge uno spaccato dell'ambiente di una non meglio definita città calabrese dove avvengono fatti di sangue legati ad appalti pubblici. Pur non mancando di intelligenti trovate il film non riscuote il successo sperato, forse a causa del titolo non particolarmente azzeccato.

Una pagina nuova[modifica | modifica sorgente]

Dopo questo film Alessandro di Robilant sembra voltare pagina, abbandonando il cinema sociale per dedicarsi a temi di carattere più intimista e biografico. Nel 2003 dirige "Per sempre", storia della perdizione di un professionista di successo che si innamora di una donna al punto da perdere la propria famiglia, il proprio lavoro ed anche la propria vita. Nonostante la firma di Maurizio Costanzo sulla sceneggiatura, e le dedicate interpretazioni di Giancarlo Giannini e Francesca Neri, l'opinione della critica rimane divisa su questo film, e così quella del pubblico.

Nel 2006 Alessandro di Robilant firma la regia del film per la TV "L'uomo della carità". Opera biografica liberamente ispirata alla vita di Monsignor Luigi Di Liegro, fondatore e direttore della organizzazione "Caritas", il film racconta la vita di un battagliero sacerdote sempre in prima linea per difendere la causa dei derelitti e dei diseredati.

L'ultima fatica cinematografica del regista si chiama "Mar Piccolo", ed è incentrato sul personaggio di un adolescente che vive a Taranto, e sulla sua difficile vita. Presentato al "Roma Film Festival 2009", uscirà nelle sale il 15 novembre 2009.

Ha appena finito di girare Mauro c'ha da fare, protagonista Carlo Ferreri affiancato da Evelyn Famà e con Andrea Borrelli, Cettina Bonaffini, Massimo Leggio, Luana Toscano.

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Regista e sceneggiatore[modifica | modifica sorgente]

Regista[modifica | modifica sorgente]

Sceneggiatore[modifica | modifica sorgente]

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • Nel documentario Le case bianche (2011), di Mauro Ascione e Emanuele Tammaro è uno dei protagonisti che raccontano la bella esperienza che ha visto coinvolti gli abitanti del quartiere Paolo VI a Taranto che tanto ha influito anche sulla scrittura della sceneggiatura del film Marpiccolo.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]