Aleksandr Sergeevič Puškin

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Puškin ritratto nel 1827 da Vasily Tropinin
Puškin ritratto nel 1827 da Vasily Tropinin

Aleksàndr Sergeevič Puškin (in russo: Александр Сергеевич Пушкин) (Mosca26 maggio 1799 – San Pietroburgo29 gennaio 1837) è stato un poeta, scrittore e drammaturgo russo. Le sue opere non solo hanno ispirato numerosi scrittori, compositori e artisti russi e non, ma hanno anche contribuito alla nascita di una nuova lingua letteraria russa.


Indice

[modifica] Le origini

La famiglia del padre era di piccola ma antichissima nobiltà, mentre sua madre, nata Gannibal, era la nipote del famoso ingegnere di Pietro il Grande, l'etiope Abraham Gannibal, a cui Puškin dedicherà un'opera, Il negro di Pietro il Grande, rimasta incompiuta. Nonostante i rapporti con i genitori fossero piuttosto freddi, Puškin andrà sempre orgoglioso della sua nobiltà "vecchia di 600 anni" e del suo sangue africano. Non venne eucato dai genitori, assidui frequentatori di salotti mondani, ma dalla nonna materna, dallo zio materno Vasilij, che apparteneva a un circolo letterario d'avanguardia chiamato Arzamas, e dalla balia Arina Rodionovna, il cui nome fu reso celebre dalle liriche che l'autore compose nell'ultimo periodo della sua vita.

La sua infanzia fu sempre caratterizzata dalla presenza di libri e da un ambiente che stimolava la curiosità per la lettura.

[modifica] La giovinezza

Lettore accanito, formò la sua prima cultura nella ricca biblioteca paterna sui classici francesi di Boileau, Racine, Molière, Parny, Chénier.
Nel 1811 Puškin entra al liceo di Carskoe Selo, che diventerà la sua seconda casa: qui conobbe il futuro poeta A.A. Delvig, i futuri decabristi I.I. Puščin e V.K. Kjuchellbeker.
Già in questo periodo comincia a scrivere alcuni versi. Nel 1814 alcune sue poesie comparvero sul Messaggero d'Europa, e prima ancora di lasciare il liceo egli venne invitato ad entrare a far parte della celebre società letteraria dell'Arzamas dove fu in grado di gareggiare con poeti già molto affermati come Zukovskij e Batjuskov.

[modifica] L'età adulta

Dopo aver completato i suoi studi, senza tuttavia eccellervi, nel 1817, Puskin diventò funzionario del Ministero degli Esteri, anche se di fatto non risulta che abbia mai svolto alcun lavoro ministeriale. A Pietroburgo, dove risiedeva in quegli anni, condusse una vita all'insegna del piacere, primo fra tutti quello per le donne. Ai salotti alternava tuttavia la partecipazione a società letterarie politiche progressiste, come l'"Arzamas" e la "Lampada verde" tanto che la poesia ispirò i lavori poetici di quel periodo ("La libertà", "La campagna", "Nöel") facendolo cadere in sospetto di attività sovversive tanto che fu confinato da un provvedimento di polizia nella Russia meridionale. Alcuni epigrammi rivoluzionari erano infatti cominciati a circolare tra i salotti nobili ancor prima della pubblicazione di quest'opera, ed erano giunti a conoscenza dello stesso zar Alessandro I, che lo obbligò a lasciare la città, e ad assumere un incarico governativo nella sperduta e lontana Ekaterinoslav.

Monumento dedicato a Puškin a San Pietroburgo, collocato in Piazza delle Arti
Monumento dedicato a Puškin a San Pietroburgo, collocato in Piazza delle Arti

Lavorò nel frattempo ad un poema epico romantico in sei canti Ruslan e Ljudmila, edito nel 1822, a cura degli amici che erano rimasti nella capitale, che gli valse il rispetto e gli onori della nuova generazione di letterati e le antipatie della vecchia che vedevano nell'opera un'involuzione e un meticciamento della letteratura russa.
Puškin trasse vantaggio dal confino viaggiando al seguito del generale N.N. Raevsky, nominato suo custode, e conoscendo la Crimea, il Caucaso e la Bessarabia fino a spingersi, libero sulla parola data al generale con cui nel frattempo aveva stretto un forte legame di amicizia, fino a Kamenka e Chisinau. Durante i due anni di confino scrisse una serie di liriche e poemetti in stile byroniano e i primi tre canti dell'Evgenij Onegin.

[modifica] L'esilio

Nel 1823 venne trasferito ad Odessa alle dipendenze di S.M. Voroncov: questi, volendo vendicarsi del corteggiamento di Puškin verso la propria moglie Elisabetta, forse coronato da successo stante le bellissime liriche che l'autore russo le ha dedicato, lo denunciò per attività sovversiva alla polizia. Come prova produsse una lettera, sottratta dallo stesso Voroncov, in cui Puškin scriveva ad un suo interlocutore di Pietroburgo con frasi giudicate atee. La polizia lo spedì quindi in esilio presso Pskov nella tenuta materna di Michajlovskoe, dove rimase, senza la possibilità di allontanarsene fino al 1826. In quell'anno infatti lo zar Nicola I, dopo aver represso il movimento decabrista, decise di annullare il provvedimento di confino avvisandolo tuttavia, in un'udienza privata, che da quel momento sarebbe stato il suo unico censore, salvo venir meno a quanto promesso quando la polizia intercettò una lettera mandata da Puškin ai Decabristi in Siberia e riprese a controllarlo.

[modifica] Il ritorno a Pietroburgo

Tornato a Pietroburgo l'autore visse il momento più prolifico della sua esistenza di scrittore, coronato nel 1831 col matrimonio con la bellissima Natalja Gončarova.
Nello stesso anno Puskin incontra Gogol, e con lui instaura un forte rapporto di amicizia e reciproca stima, tanto che, quando nel 1836 avvia un suo giornale, pubblica al suo interno alcuni dei racconti più belli e famosi di Gogol. Intanto Puskin e sua moglie Natalja Gončarova cominciarono a frequentare la società di corte e gli eventi mondani. Ne derivò un periodo di grandi problemi finanziari e umiliazioni per lo scrittore, soprattutto a causa della moglie e dei suoi numerosi ammiratori, tra i quali lo zar stesso.

[modifica] Il duello

Nel 1837, dopo aver spedito una lettera ingiuriosa al patrigno del presunto amante della moglie - il barone francese George d'Anthès, marito della sorella della moglie Natalja - Puskin fu sfidato a duello. Questo, fissato per le quattro del pomeriggio del 27 gennaio 1837, si svolse alla Čërnaja Rečka (il Ruscello Nero) a Pietroburgo, dove oggi si trova l'omonima fermata del metro, dove una statua del poeta ricorda l'evento. Puskin rimase ferito mortalmente. Il barone invece si salvò grazie a un bottone che paro' il colpo. Puskin morì due giorni dopo la sfida ad appena 38 anni.

Scultura raffigurante Puškin e Gončarova sita in Ulitza (via) Arbat a Mosca
Scultura raffigurante Puškin e Gončarova sita in Ulitza (via) Arbat a Mosca

Dato che il governo temeva rivolte e dimostrazioni popolari, il funerale fu celebrato nella massima semplicità e il corpo di Puskin fu trasportato segretamente nella notte per essere sepolto nella proprietà di famiglia.

[modifica] Le opere

[modifica] Poemi

[modifica] Racconti in versi

  • Il conte Nulin (1825)
  • La casetta a Kolomna (1830)
  • Gli zingari (1824)
  • Poltava (1828)

[modifica] Fiabe in versi

  • Zar Nikita e le sue quaranta figlie (1822)
  • Fiaba del pop e del suo bracciante (1830)
  • Fiaba dello zar Saltan (1831)
  • Fiaba del pescatore e del pesciolino (1833)
  • Fiaba della zarevna morta e dei sette bogatyri (1833)
  • Fiaba del galletto d'oro (1834)

[modifica] Narrativa in prosa

  • Il negro di Pietro il Grande (1828, incompiuto)

[modifica] Teatro

  • Boris Godunov (1825, pubblicato nel 1831), a cui si ispira il libretto dell'opera omonima di Modest Petrovič Musorgskij
  • Mozart e Salieri (1830, microdramma in versi)
  • Il festino durante la peste (1830, microdramma in versi)
  • Il cavaliere avaro (1830, microdramma in versi)
  • Il convitato di pietra (1830, microdramma in versi)

[modifica] Saggi

  • Storia della rivolta di Pugacëv (1834)
  • Viaggio a Arzrum durante la rivolta del 1829 (1836)

[modifica] Altre opere

  • Epistolario
  • Frammenti di opere incompiute, come il dramma Rusalka o il romanzo Dubrovskij

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