Aldo Pontremoli

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Aldo Pontremoli (Milano, 19 gennaio 1896Mare di Barents, 25 maggio 1928) è stato un fisico italiano, perito nel corso della spedizione polare del dirigibile Italia.

Cenni biografici[modifica | modifica sorgente]

Dopo gli studi liceali a Milano, ove ebbe come insegnante il fisico Temistocle Calzecchi Onesti, e dopo un biennio preparatorio presso il Politecnico di Milano, si trasferì a Roma dove si iscrisse nella Facoltà di Fisica della locale università.[1]

Volontario nella prima guerra mondiale, fu insignito, tra le altre, di una medaglia d'argento e di una Croce di guerra.[1] Alla fine del conflitto, tornato a Roma e ripresi gli studi, si laureò in Fisica nel 1920 e divenne assistente del professor Corbino.[1] Vincitore di una borsa di studio offerta dall'Associazione Nazionale Combattenti, poté recarsi all'Università di Cambridge, ove perfezionò i suoi studi presso il Cavendish Laboratory diretto dal celebre scienziato Ernest Rutherford, uno dei padri della fisica nucleare.

Il dirigibile Italia

Nel 1924 conseguì la libera docenza in Fisica superiore. Chiamato all'Università di Milano, vi fondò e diresse, dal 1924 al 1928, l'Istituto di Fisica complementare.[1] Insieme con Enrico Fermi ed Enrico Persico fu uno dei tre vincitori del primo concorso italiano per la cattedra di Fisica teorica e gli fu assegnata quella dell'ateneo lombardo.[2]

I suoi studi riguardarono particolarmente l'ottica, la radioattività e l'idrodinamica e furono pubblicati, principalmente, nei Rendiconti dei Lincei dell'omonima Accademia e nei Rendiconti dell'Istituto Lombardo - Accademia di Scienze e Lettere. Alcuni scritti di carattere divulgativo apparvero sulla rivista La Fiera Letteraria.

Nel 1928, prese parte alla spedizione polare del dirigibile Italia,[3] al comando del generale Umberto Nobile. Il 25 maggio il dirigibile, dopo aver perso rapidamente quota, toccò violentemente il suolo. Nell'urto furono balzati fuori dieci componenti della spedizione. Il dirigibile, gravemente danneggiato e privo di comandi, riprese immediatamente quota con i restanti sei uomini a bordo, tra cui Pontremoli. Della loro sorte non si seppe più nulla. Probabilmente l'aeronave con i superstiti si inabissò, poco dopo, nel Mare di Barents.[1] Nel disastro andarono perduti in gran parte, anche, i risultati scientifici della spedizione, annotati dallo scienziato, tra i quali le misurazioni del campo magnetico terrestre.[1]

Gli succedette nella cattedra Giovanni Polvani.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f Il Nuovo Cimento, 1930, vedi riferimenti in Bibliografia.
  2. ^ Ad Enrico Fermi, primo classificato, fu assegnata la cattedra dell'Università di Roma, ad Enrico Persico, secondo, quella di Firenze. Fonte: Edoardo Amaldi, I miei giorni con Fermi, tratto da Duemila fisica, Supplemento a la Repubblica, numero 285 del 3/12/1986, p. 44.
  3. ^ Già durante il primo conflitto mondiale, Pontremoli era stato impiegato "presso una compagnia di aerostieri francesi" e partecipato ad azioni a bordo di palloni aerostatici. Fonte: Il Nuovo Cimento, vedi riferimenti in Bibliografia.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]