Alcino

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Alcino (in greco antico Ἀλκίνους, traslitterato in Alkìnus; ... – ...) è stato un filosofo medioplatonico greco antico vissuto probabilmente nel II secolo.[1]

Non sappiamo nulla della sua vita.[2] È autore dell'Epitome della dottrina di Platone (Ἐπιτομὴ τῶν Πλάτωνος δογμάτων), un compendio del medioplatonismo pensato come manuale per insegnanti. Veniva identificato da alcuni studiosi come il medioplatonico Albino.

Opere[modifica | modifica sorgente]

Alcino è l'autore dell'opera chiamata "Manuale del Platonismo" (Ἐπιτομὴ τῶν Πλάτωνος δογμάτων), una delle poche opere pervenute dal Medioplatonismo, periodo che va dal 90 a.C. al 250 d.C. circa. Il libro è costituito di 36 capitoli che trattano argomenti che vanno dalla logica alla fisica e all'etica. Si pensa che esso sia stato inteso come un manuale non per gli studenti del Platonismo, ma per gli insegnanti. Il trattato è scritto in modo esoterico, tipico del Corpus Aristotelicum e spesso si appropria di concetti popolari appartenente ad altre scuole filosofiche, in particolare la Scuola Peripatetica e Stoica, che potrebbero essere viste come essere state prefigurate sulle opere di Platone.

Il Manuale di Alcino è datato nella metà del II secolo. Nel 1879 lo studioso tedesco Jacob Freudenthal sostenne che Alcino era realmente il filosofo Albino, l'insegnante del fisico Galena. Questa teoria rimase in gran parte incontrastata fino al 1974, quando John Whittaker fa riemergere il caso riaffermando l'autenticità di Alcino.[3][4]

Alcino riteneva che il mondo e la sua vivace anima fossero eterni.[5].Quest'anima dell'universo non era creata da Dio, ma, per usare l'immagine di Alcino, si svegliò da lui come da un sonno profondo, e si voltò verso se stesso, "che potrebbe fare attenzione alle cose intellettuali e ricevere forme e idee da una mente divina".[5] Ciò era la prima di una successione di esseri intermedi tra Dio e l'uomo. [6] La "Teoria delle forme" procedette immediatamente dalla mente di Dio, ed era il più alto oggetto del nostro intelletto; la forma della materia, i caratteri delle cose sensibili, con un vero e proprio essere in se stessi.[7] Egli si differenzia dal Platonici precedenti nel circoscrivere le idee in leggi generale: sembrava una nozione indegna che Dio avesse potuto concepire un'"idea" di cose artificiali o innaturali, o di individui o particolari, o di qualsiasi cosa relativa.[8]

Pare che sia volta ad armonizzare le opinioni di Platone e di Aristotele sulle "idee", che egli distingue da "eidos", forme delle cose, ammettendo l'impossibilità della separazione: una visione che sembra necessariamente connessa alla dottrina della eternità e di auto-esistenza della materia.[9] Dio, la prima fontana delle "idee", potrebbe non essere conosciuto come egli è: ma è una nozione debole di lui che si ottiene da negazioni e analogie: la sua natura è anche oltre il nostro potere di espressione o di concezione.[10] Sotto di lui ci sono una serie di esseri (Demoni),[11] che sovrintendono alla produzione di tutti gli esseri viventi, e tenere i rapporti con gli uomini. L'anima umana passa attraverso varie trasmigrazioni, collegando così la serie con le classi inferiori di essere, fino a quando non è finalmente purificata e resa gradita a Dio.[12] Il suo sistema è inteso come una sintesi di Platone e Aristotele, con alcuni elementi presi in prestito dall'Oriente, e forse derivano da uno studio del Pitagora, che ha registrato un Neopitagorismo sorto di concomitante al Medio Platonismo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Alcino, The Handbook of Platonism, tradotto da John Dillon, Oxford University Press, 1993, p. XIII, ISBN 978-0-19-823607-8.
  2. ^ (EN) William Smith (a cura di), Alcinous in Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology, 1870.
  3. ^ John Whittaker, (1974), Parisinus Graecus 1962 and the Writings of Albinus, Phoenix 28, 320-54, 450-56.
  4. ^ Bryn Mawr Classical Review 94.10.14
  5. ^ a b Alcino, Handbook, 14.3.
  6. ^ Alcino, Handbook, 14.6-7, 15.1.
  7. ^ Alcino, Handbook, 9.1.
  8. ^ Alcino, Handbook, 9.2.
  9. ^ Alcino, Handbook, 9.3.
  10. ^ Alcino, Handbook, 10.4-6.
  11. ^ Alcino, Handbook, 15.1.
  12. ^ Alcino, Handbook, 16.1-2.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) Alcino, The Handbook of Platonism, tradotto da John Dillon, Oxford University Press, 1993, p. XIII, ISBN 978-0-19-823607-8.
  • (EN) Dirk Baltzly, "The Virtues and 'Becoming Like God': Alcinous to Proclus", in David Sedley (a cura di), Oxford Studies in Ancient Philosophy, volume XXVI, Oxford University Press, 2004, ISBN 978-0-19-927250-1

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