Alce Nero
Alce Nero (Hehaka Sapa in lakota, Black Elk in inglese) (dicembre 1863 – agosto 1950) è stato uno sciamano (wicʿaša wakan o pʿejúta wicʿaša) presso gli Oglala, una tribù delle praterie della famiglia Lakota Sioux nell'America del Nord.
Indice |
[modifica] Biografia
Alce Nero ha raccontato che più volte durante la sua vita, ha avuto visioni diverse in cui ha imparato cose che avrebbero aiutato il suo popolo. Nella sua "grande visione", all'età di nove anni, ha raccontato di aver incontrato lo Spirito che guida l'universo e visto un grande albero che simboleggia la vita della terra e del popolo indiano. [1] Non ha parlato di questo a nessuno fino alla vecchiaia, ma la sua famiglia, a quanto pare, ha compreso che era un chiaroveggente subito dopo la sua presunta "malattia".[2] Giovanissimo, ad appena 12 anni Alce Nero partecipò alla battaglia di Little Big Horn (1876), in cui i Sioux guidati da Toro Seduto, inflissero una memorabile sconfitta a un corpo dell'esercito degli Stati Uniti, comandato da George Armstrong Custer.
Nel 1887, all'età di 24 anni, si recò in Inghilterra al seguito dello spettacolo circense di Buffalo Bill, Wild West Show[3]. Fu una spiacevole esperienza, come scrisse successivamente nell'autobiografia Alce Nero parla.[4]. Su richiesta della Corona, l'intero spettacolo fu rappresentato esclusivamente per la regina Vittoria; inoltre tutto il personale fu convocato alla Festa per i suoi cinquant'anni di regno [5].
Successivamente tornò negli Stati Uniti. Nel 1890 combatté a Wounded Knee, dove rimase ferito e gli indiani furono sconfitti.
Nel 1892 Alce Nero si sposò con Katie War Bonnet. Successivamente la moglie si convertì al cattolicesimo, e tutti e tre i loro figli furono battezzati come cattolici. Dopo la morte della moglie, avvenuta nel 1903, anche lui fu battezzato col nome di Nicola Alce Nero e iniziò a prestare servizio come catechista. Continuò a svolgere la missione di sciamano tra la sua gente, non ravvisando nessuna contraddizione nell'abbracciare ciò che riteneva vero nelle tradizioni del Wakan Tanka e negli insegnamenti del cristianesimo. Nel 1905 si risposò con Anna Brings White, una vedova con due figlie. Insieme ebbero altri tre figli; rimase sposato fino alla sua morte nel 1941.
Negli ultimi della sua vita, Alce Nero ha raccontato tutto il suo passato a John Neihardt e Giuseppe Epes Brown, ai quali ha rivelato anche una serie di rituali sacri Sioux. La sua storia suscitò molto interesse ed ebbe vasta approvazione.
Questo corpus di interviste ad Alce Nero rappresenta uno dei pochi memoriali di un leader spirituale nativo americano della generazione contemporanea a Cavallo Pazzo e Nuvola Rossa. Ovvero della generazione che ha vissuto il periodo di transizione tra il "vivere in armonia nella propria terra nativa" e "venire combattuti e cacciati dalla propria terra per essere, negli anni seguenti, chiusi in riserve".
Essendo stato il lakota una lingua orale fino al 1840 (anno della sua trascrizione ad opera dei missionari), la sua testimonianza diretta ha assunto una indiscussa rilevanza antropologica. La sua visione, i riferimenti alla cosmogonia Lakota e ad importanti elementi tradizionali - come il senso tribale della «Sacra Pipa», la concezione della relazione tra la realtà materiale e il mondo dello spirito e il concetto di interrelazione tra tutte le cose viventi - sarebbero andati persi per sempre, senza il lavoro di Neihardt e Brown.
[modifica] La biografia di Neihardt: un caso editoriale
Nella primavera del 1931 lo scrittore John G. Neihardt incontrò Alce Nero e raccolse un lunghissimo racconto, che trent'anni più tardi pubblicò con il titolo di Alce Nero parla. Vita di uno stregone dei sioux Oglala (1960). La narrazione di Alce Nero non riguardava solo le sue vicende personali, ma si intrecciava con la storia del suo popolo, in guerra con i bianchi, e con le sue visioni, che lo accompagnarono fin dall'infanzia. Nella sua "grande visione", avuta all'età di nove anni, raccontò di aver incontrato lo Spirito che guida l'universo e visto un grande albero che simboleggia la vita della terra e del popolo indiano [6].
Il libro divenne un caso editoriale. La sua storia colpì il pubblico: l'Uomo di medicina nativo in lotta contro l'invasore bianco. In realtà Alce Nero non era affatto come era stato presentato. Al contrario, lo sciamano Lakota si era convertito ancor giovane alla fede cristiana e, al momento della lunga intervista di Neihardt, era diventato un catechista, un evangelizzatore a tempo pieno.
Alce Nero aveva conosciuto il cattolicesimo tramite i Gesuiti, che vivevano nella riserva fin dal 1887, dove avevano fondato una missione, la Holy Rosary Mission. I primi a reagire al ritratto di Neihard furono proprio i gesuiti, che fecero notare come l'autore censurava la fede cattolica di Alce Nero, che aveva abbracciato circa nel 1905. Secondo Ross Enochs [7], le convinzioni religiose di Alce Nero sono una fusione della prima e della seconda fede. La spiritualità di Alce Nero ebbe un arricchimento dopo la conversione alla fede cattolica, ma egli mantenne vivi nel suo cuore gli elementi della religione Lakota che non entravano in conflitto con la religione cristiana. Dagli aspetti rituali e pratici (i cattolici hanno la confessione, i Lakota portano delle specie di ex voto agli dei per purificarsi dalle proprie azioni malvagie), agli aspetti trascendentali (l'esistenza dell'angelo custode, la credenza che le preghiere dei vivi possano arrecare beneficio alle anime dei defunti) all'escatologia (la fede e le opere dell'uomo durante la sua vita hanno un influsso sulla salvezza della sua anima nell'aldilà). Inoltre, continuò a credere che la White Buffalo Cow Woman avesse consegnato ai Lakota il sacro calumet e che un giorno sarebbe ritornata.
I Gesuiti avevano compreso gli aspetti comuni alle due religioni e li valorizzarono nella loro opera di evangelizzazione presso i Lakota. Quando un Lakota si convertiva al Cattolicesimo, non doveva rinnegare i principi fondamentali della religione che stava per abbandonare. I missionari spiegarono agli indiani che c'era una continuità tra la religione Lakota e il cattolicesimo. Da parte loro, accettarono gli usi e le tradizioni locali (anche il rito dell'esporre le salme a cielo aperto adagiate su impalcature) e preservarono gli aspetti della cultura locale non in contrasto con il cristianesimo. Per quanto riguarda le danze rituali, il precetto era il seguente: si può partecipare, ma mantenendo un adeguato contegno [8].
Secondo Enochs, comunque, Alce Nero abbandonò alcuni dei principi fondamentali della religione tradizionale quando abbracciò il cattolicesimo. Un principio fondamentale della morale cristiana è “Ama il prossimo tuo come te stesso”, regola che deve essere applicata sia agli amici che ai nemici. Ebbene, la morale Lakota non contiene nessuna norma che riguardi l'amore per i propri nemici. Anzi presso i Lakota, come del resto presso tutti i popoli amerindi, la vendetta contro il nemico è considerata una virtù. Un'altra pratica che Alce Nero abbandonò fu la “Danza degli Spiriti”, il rituale Lakota durante il quale lo stregone si tagliava volontariamente, facendo uscire il proprio sangue. Alce Nero dopo la sua conversione affermò che il sacrificio personale “è un atto volto a glorificare sé stessi” [9], mentre Gesù Cristo si è immolato sulla croce per salvarci da tutti i peccati.
Alce Nero dichiarò di conoscere il credo niceno e inoltre affermò: “Io credo nei sette sacramenti della Chiesa cattolica. Io stesso ne ho ricevuti sei: battesimo, comunione, confessione, cresima, matrimonio ed estrema unzione”. Per diversi anni ho accompagnato i missionari cattolici che percorrevano la riserva annunciando Cristo al mio popolo. Tutti i miei familiari sono battezzati. Per quasi vent'anni ho aiutato i sacerdoti servendo a Messa e sono stato diverse volte catechista. Posso dire perciò di conoscere la mia religione meglio di molti bianchi. Posso spiegare le ragioni per cui credo in Dio.
In una lettera del 1934 indirizzata a Neihardt, Alce Nero protestava perché nel libro-intervista, non era menzionata la sua fede cattolica [10].
Nel complesso, la letteratura del Novecento descrive riti che i Lakota non praticavano più. La causa principale fu la reclusione nella riserva, avvenuta negli anni novanta del XIX secolo. Lo stesso Alce Nero non praticò più i riti che aveva visto fare da bambino e che Nehardt descrisse invece come ancora esistenti.
[modifica] Bibliografia
- Libri di Alce nero
- Alce Nero parla, Vita di uno stregone dei sioux Oglala. (curato da John Neihardt), Adelphi, 1968 (Ripubblicato Oscar Mondadori 1973), prima pubblicazione 1932.
- La sacra pipa (curato da Joseph Epes Brown), Bompiani, 2005.
- Libri su Alce Nero
- Alce Nero, missionario dei Lakota, Michael F. Steltenkamp, Mondadori, 1996.
- Il Sesto Antenato. I testi originali degli insegnamenti di Alce Nero, Raymond J. DeMallie, Xenia Edizioni, 1996.
[modifica] Filmografia
Alce Nero recitò in The Indian Wars di Vernon Day e Theodore Wharton (1914).
[modifica] Note
- ^ Neihardt, John, ed., Black Elk Speaks, annotated edition, published by SUNY, 2008, p. 33.
- ^ Neihardt, John, ed., Black Elk Speaks, annotated edition, published by SUNY, 2008, p. 38 and 49.
- ^ "Tracking the Salford Sioux"
- ^ Black Elk Speaks
- ^ "When she came to where we were, her wagon stopped and she stood up. Then all those people stood up and roared and bowed to her: but she bowed to us." Neihardt, John, ed., Black Elk Speaks, annotated edition, published by SUNY, 2008, pp. 176-177.
- ^ Neihardt, John, ed., Black Elk Speaks, annotated edition, published by SUNY, 2008, p. 33.
- ^ Docente di Scienze religiose al Marist College di New York.
- ^ A member of the S. Joseph Society [una missione cattolica operante nella nazione Lakota] may go to Indian dances, but must govern his conduct properly. Cfr DeMallie 1984a, p. 16.
- ^ Cioè è un atto di presunzione inutile.
- ^ Alce Nero scrisse: I also asked [John Neihard] to put at the end of this story that I was not a pagan but have been converted into the Catholic Church in which I work as a Catechist for more than 25 years. I've quit all these pagan works. Cfr N. Black Elk 1934b.
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[modifica] Collegamenti esterni
- (EN) Heyoka magazine, John LeKay interviews Pete Catches