Alcazaba di Málaga

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Coordinate: 36°43′15.6″N 4°24′57.6″W / 36.721°N 4.416°W36.721; -4.416

L'Alcazaba di Malaga, Andalusia, Spagna.

L'Alcazaba di Málaga (Araba. القصبة, al-qaṣba „cittadella“) è una fortezza di epoca musulmana, costruita su una fortezza preesistente di origine fenicio-punica. Si trova alle falde del monte Gibralfaro, sulla cima del quale si trova il castello dello stesso nome. Alcazaba e castello sono collegati da un passaggio del monte protetto da una doppia muraglia a zigzag chiamato La Coracha.

Occupava l'estremo est delle mura della città, come tutte le alcazaba musulmane, in modo che i fronti del mezzogiorno, ponente e nord, rimanessero all'interno delle mura.

L'Alcazaba si trova inoltre vicino al teatro romano di Málaga, al parco della città e davanti al porto, in un'enclave singolare.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Gli storici musulmani affermano che fu il re delle taifa berbere di Granada, Badis ben Habús, colui che ordinò di costruire l’alcazaba tra gli anni 1057 e 1063, utilizzando i marmi e le statue del teatro romano adiacente per abbellirla, ma gli studi mettono in discussione questa affermazione dato che esistono indizi che stabiliscono che piuttosto di un lavoro di costruzione, si trattò di una restaurazione di antiche mura di cinta di origine fenicio-punica.

Gli Almoravidi fecero irruzione nel 1092 e gli Almohadi nel 1146. Successivamente, nel 1279, la passò ai Nasridi del Sultanato di Granada.

L’Alcazaba partecipò alla presa di Málaga per mano di Ferdinando il Cattolico, che assediò Málaga. Il 19 agosto del 1487 entrano nella città i Re Cattolici, che presero il possesso della città. Innalzarono la croce e la bandiera di Castiglia nella torre maestra. Il re Fernando consegnò a Málaga l’immagine della Vergine della Vittoria, opera di origine tedesca regalata dall’imperatore Massimiliano I al monarca spagnolo, e da allora è la patrona della città.

Successivamente, tutte le mura di cinta hanno subito un processo di abbandono e saccheggio. Le mura esterne furono usate per la creazione delle case del quartiere della Coracha. Nelle prime decadi del secolo XX si inizia a riabilitare l’edificio. Nel 2009 si sono stabiliti nuovi lavori di conservazione dell’Alcazaba e di ciò che la circonda.

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

L'Alcazaba è un edificio del secolo XI costruito sulla roccia, in cui si evidenzia l'armoniosa unione tra necessità difensiva e bellezza delle sue stanze e giardini interni; come opera militare, è la più importante opera musulmana conservata in Spagna.

Per arrivare alla parte più alta, dove abitavano il sindaco o cadì della città, era necessario attraversare dall'interno della città tre mura concentriche e otto porte fortificate, che davano sicurezza ai suoi abitanti, tanto ai re e governatori musulmani, che abitarono il palazzo nazarita, quanto a coloro che abitavano nel sobborgo all'interno delle mura. La presenza inoltre di torri albarrane con feritoie e muraglie merlate portano importanti elementi difensivi. Dai balconi del palazzo si può osservare una panoramica eccezionale della baia.

Le torri e le mura sono state ricostruite, prima e dopo il passaggio della città in mani cristiane. Nella sua costruzione si impiegarono materiali trasportati e si riutilizzarono pezzi del teatro romano annesso, come colonne e capitelli.

Le costruzioni del secolo XI si realizzarono con pietra calcarea nummulitica, proveniente da cave vicine al mare; però questa pietra si decompone molto velocemente con l’umidità, per cui si sono dovute effettuare molto presto delle riparazioni. Alla fine del secolo XIII o all’inizio del XIV, si rinforzarono le mura e le torri con una muratura esterna.

Zona d’ingresso alle mura superiori[modifica | modifica wikitesto]

Un arco dell'Alcazaba

Tutta la zona d’ingresso subì modifiche quando la città fu conquistata dai Re Cattolici. Una volta oltrepassata la porta principale e la cosiddetta Porta delle Colonne, si deve salire per una scalinata che termina nell’ Arco del Cristo.

La volta del corridoio è di mattoni. Negli stipiti dell’arco interno si trovano resti di pietra nummulitica, dell’opera del secolo XI. La porta fu ricostruita alla fine del secolo XIII, come dimostra la chiave scolpita nella chiave dell’arco d’ingresso.

Davanti alla porta d’uscita dell’Arco del Cristo apparvero dei resti di mura romane di calcestruzzo rivestito di stucco rossastro e piccole piscine scavate nell’ardesia, destinate alla preparazione del garum (pasta di pesce che preparavano i romani).

A sinistra, in una zona piana da dove si controlla quasi tutta la città, si installò l’artiglieria dopo la conquista, per cui si denominò la Piazza d’Armi. Al giorno d’oggi c’è un giardino con piscina e un pergolato. Dopo questa piazza c’è la Torre della Vela, dove si installò una campana dopo la conquista della città.

L’ingresso alle ultime mura di cinta avviene attraverso la Porta degli Archi e la Torre del Tinel. Una volta oltrepassata la porta degli Archi si gira a sinistra per raggiungere la piattaforma superiore. Negli scavi di questa parte si trovò solo un silo o prigione, dove durante la notte rinchiudevano i prigionieri cristiani che lavoravano di giorno. Fernando Guerrero Strachan tracciò in questa zona una serie di giardinetti in piccole terrazze, dove si installarono un lavabo romano di marmo, un cinghiale lavorato in pietra ed un enorme piede umano di marmo sempre d’epoca romana.

Le stanze di Granada[modifica | modifica wikitesto]

Il cortile interno

Nella parte centrale delle mura superiori si trovano le “Stanze di Granada”, dove vivevano i re e i governatori. L’architettura qui è semplice, della tradizione di arte nasride, trattandosi di raggiungere uno scenario neutro dove si alternano zone di luce e ombra. Nei muri delle sale e delle stanze, ricostruite, ci sono piccoli ripostigli per esibire frammenti di ceramica musulmana trovati negli scavi.

Il palazzo era organizzato su base di cortili rettangolari e corridoi. Ci sono tre cortili che avevano nei lati portici aperti da tre archi, quello centrale maggiore, disposizione tipica dei cortili islamici andalusi. Del primo di quelli, il più piccolo, solo si è ricostruito il portico meridionale, con tre archi di ferro, che giacciono sopra due colonne intermedie di marmo. Questo portico appartiene alla ricostruzione realizzata durante i secoli XIII o XIV.

A ovest del portico, e collegato a questo, c’è un piccolo padiglione, sempre ricostruito, aperto nei suoi quattro fronti da archi lobati di gesso incrociati.

Il distretto di case e la torre maestra[modifica | modifica wikitesto]

Nella parte più ad est delle ultime mura, si trovavano le rovine di un quartiere di piccole case formato da tre blocchi di edifici tra vie pavimentate.

Un piccolo bagno e due abitazioni molto piccole formavano la manzana di sud-ovest e sempre altre due piccole quelle della manzana più a est. Di dimensioni maggiori erano le tre abitazioni che si trovano nella manzana meridionale. L’altezza massima dei muri che si sono conservati è di un metro. Le porte delle abitazioni erano composte da due lastre di legno. La distribuzione delle abitazioni era molto usata: tutte con un piccolo cortile quasi quadrato con intorno marciapiedi e corridoi, intorno al quale si distribuivano le abitazioni. Alcune case conservano i primi scalini delle strette scale che conducevano al piano superiore. Il pavimento delle abitazioni consisteva in uno strato di malta di calce tinta di almagra, anche se alcune conservano tegole di fango e pezzi di marmo. All’interno delle case si trovavano crepidini dipinte di rosso, con iscrizioni in cufico e disegni geometrici.

Nella parte settentrionale del distretto c’era un bagno, dove l’acqua saliva attraverso una noria da un pozzo profondo che chiamavano Airon, nelle mura inferiori.

Il quartiere disponeva inoltre di un sistema di canali sotterranei per l’allontanamento delle acque nere e quasi tutte le abitazioni disponevano di latrine, il che dimostra l’alto livello di civiltà che esisteva.

In fondo al distretto si trova la torre maestra di pianta quasi quadrata, opera del secolo XIV. Nella parte superiore si costruì un’abitazione, con sale e cortile. Della scala per salire non restano tracce.

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