Albanizzazione

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Con il termine albanizzazione si intende la politica di assimilazione culturale mirata a imporre l'egemonia della lingua e della cultura albanesi nei gruppi etnici non albanesi.

È utilizzato per indicare alternativamente:

  • Il processo - volontario o forzato - di assimilazione culturale nel quale delle popolazioni o delle singole persone non albanesi o parzialmente albanesi divengono albanesi
  • Il fenomeno appropriativo di inserimento nella storia o nella cultura albanese di opere o personaggi totalmente o parzialmente non albanesi o comunque di non chiara identificazione nazionale

Il caso del Kosovo[modifica | modifica sorgente]

Il concetto è comunemente riferito alla recenti vicende storiche del Kosovo.[1] [2] In occasione dei censimenti nella ex-Jugoslavia, molti rom furono registrati come d'etnia "albanese", in quanto identificavano se stessi con la cultura albanese di religione islamica, in contrapposizione alla cultura cristiana dei serbi.[3]. L'albanizzazione è anche avvenuta con i Torbesh, una minoranza slava di religione musulmana presente nella Repubblica di Macedonia e nella confinante Albania, e quella dei gorani, presenti nel Kosovo meridionale, che hanno spesso albanizzato i propri cognomi.[4]

Gli arnauti: serbi o albanesi?[modifica | modifica sorgente]

Il termine "arnauti" o Arnautaši fu coniato nel XIX secolo dagli storici serbi per indicare i serbi albanizzati (serbi che si convertirono all'Islam e furono soggetti a un processo di albanizzazione), come un mezzo per degradare la presenza demografica degli albanesi in Kosovo e svalutarne la loro identificazione etnica.[5][6]. La teoria, che ha avuto i suoi massimi epigoni in Spiridon Gopcevic e Milos Milojevic, divenne molto popolare tra i gli stessi storici serbi, mentre altri studiosi ne hanno contestato l'autenticità.[7]

Alla fine del XIX secolo, lo scrittore Branislav Nušić sostenne che i serbi di Orahovac convertiti all'Islam iniziarono a parlare la lingua albanese e a sposare donne albanesi.[6] Affermazioni simili furono fatte da Jovan Hadži Vasiljević (1866-1948), il quale scrisse che quando visitò Orahovac durante la prima guerra mondiale, non fu in grado di distinguere gli ortodossi, dagli islamizzati e dai serbi albanizzati.[6] Secondo Vasiljević, essi parlavano il serbo, indossavano gli stessi abiti tradizionali, ma consideravano se stessi come di etnia serba, albanese o turca.[6] Le starosedeoci albanesi (vecchie famiglie) erano slavofone; non parlavano albanese ma un dialetto slavo nelle proprie case.[6]

Nel censimento del 1921 la maggioranza dei musulmani albanesi di Orahovac furono registrati come "serbi e croati".[6]

Mark Krasniqi, un etnografo kosovaro di etnia albanese, ricordò nel 1957:[6] "Durante la mia stessa ricerca, alcuni di essi mi dissero che la loro lingua era simile al macedone piuttosto che al serbo (ed è chiaro che essi volevano dissociarsi da qualsiasi cosa fosse serba[6]). È probabile che siano gli ultimi resti di quelli che oggi sono conosciuti in fonti serbe come arnautaši, ovvero slavi islamizzati, e per metà, albanizzati."[6]

Secondo l'autore serbo Alex Drangitch l'ex dittatore jugoslavo Tito de-serbianizzò ulteriormente la regione del Kosovo, quando la Lega dei comunisti jugoslavi invitò 300 mila[8] albanesi dall'Albania a stabilirsi in Kosovo e proibì[9] ai serbi fuggiti durante la seconda guerra mondiale di tornare nelle loro case in Kosovo.[8]

Nella Repubblica di Macedonia[modifica | modifica sorgente]

Riza Memedovski, capo di un'organizzazione islamica macedone nella Repubblica di Macedonia, accusò il partito macedone della minoranza albanese, il Partito per la Prosperità Democratica, di cercare di creare una "... albanizzazione della Macedonia occidentale."[10].

In Albania[modifica | modifica sorgente]

Durante il regno di Zog e il regime comunista, il governo albanese incoraggiò l'albanizzazione della minoranza greca radicata nell'Albania meridionale (nel territorio noto anche come "Epiro settentrionale", specialmente tra i Greci).[11]

Lo status di minoranza fu limitato a coloro che vivevano in 99 villaggi nelle zone di confine del sud, escludendo così le concentrazioni importanti di insediamenti greci a Valona (forse 8.000 persone nel 1994) e nelle aree limitrofe, lungo la costa, in antiche città greche come ad esempio Himara, e i Greci etnici che vivono altrove in tutto il Paese. Villaggi misti al di fuori di questa zona designata, anche quelli con una netta maggioranza di etnia greca, non furono considerate aree di minoranza e, pertanto, fu negato loro qualsiasi uso in ambito culturale ed educativo della lingua greca. Inoltre, molti greci furono allontanati con la forza dalle zone di minoranza e trasferiti in altre parti del paese, come risultato della politica demografica comunista, un elemento importante e costante fu quello di prevenire le ragioni etniche del dissenso politico. I toponimi greci furono cambiati con nomi albanesi o albanizzati, mentre l'uso della lingua greca, fu vietato al di fuori delle zone di minoranza.[11]

Nel 1967 il Partito del Lavoro d'Albania iniziò la campagna di sradicamento della religione organizzata. In questo periodo furono danneggiate e distrutte molte chiese e moschee, e vietati molti libri in lingua greca a causa dei loro temi religiosi. Tuttavia, è spesso impossibile distinguere nella repressione del regime tra le motivazioni ideologiche e quello etno-culturali. Le relazioni tra albanesi e greci presenti in Albania rimasero buone. Tanto che l'ultimo ministro della difesa del regime comunista fu Simone Stefani, membro della minoranza greca.

Anche la minoranza bulgara in Albania fu gradualmente albanizzata.[12]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ B. Allen, "Why Kosovo? The Anatomy of a Needless War", in Canadian Centre for Policy Alternatives, 1999
  2. ^ Ruža Petrović, Marina Blagoǰević, & Miloš Macura, The migration of Serbs and Montenegrins from Kosovo and Metohija: results of the survey conducted in 1985-1986, Serbian Academy of Sciences and Arts, 1992, accessed 4 Sep 2010
  3. ^ N. Sigona, "How Can a ‘Nomad’ be a ‘Refugee’? Kosovo Roma and Labelling Policy in Italy", in Sociology, Vol. 37, 2003, pp. 69–79
  4. ^ G. Lederer, "Contemporary Islam in East Europe", in Central Asian Survey, NATO International Academy, 2000
  5. ^ Dietmar Müller, Staatsbürger aus Widerruf: Juden und Muslime als Alteritätspartner im rumänischen und serbischen Nationscode: ethnonationale Staatsbürgerschaftskonzepte 1878-1941, p. 183-208. ISBN 3-447-05248-1, ISBN 978-3-447-05248-1
  6. ^ a b c d e f g h i Gerlachlus Duijzings, Religion and the Politics of Identity in Kosovo, C. Hurst, 2000. ISBN 978-1-85065-431-5. URL consultato il 29 settembre 2012.
  7. ^ Noel Malcolm in Anna di Lellio (a cura di), Is it true that Albanians in Kosova, are not Albanians but descendants from Albanianized Serbs?, The Case for Kosova: Passage to Independence, Anthem Press, 1º luglio 2006, p. 20. ISBN 978-1-84331-245-1. URL consultato il 29 settembre 2012.
  8. ^ a b The wreckage reconsidered: five oxymorons from Balkan deconstruction, p. 101
  9. ^ War of words: Washington tackles the Yugoslav conflict, p. 43
  10. ^ Greek Helsinki Monitor (2001), Minorities in Southeastern Europe - Albanians of Macedonia (available online here
  11. ^ a b G97 T.J. Winnifrith (2003), Badlands-Borderland: A History of Southern Albania/Northern Epirus, ISBN 0-7156-3201-9, p. 138. Quote: "Under King Zog, the Greek villages suffered considerable repression, including the forcible closure of Greek-language schools in 1933-1934 and the ordering of Greek Orthodox monasteries to accept mentally sick individuals as inmates." and "On the other hand under Hoxha there were draconian measures to keep Greek-speakers loyal to Albania. Albanian rather than Greek history was taught in schools."
  12. ^ (RU) Таня Мангалакова. "Нашенците в Косово и Албания", НИБА Консулт, 2009

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]