Alan's Psychedelic Breakfast

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Alan's Psychedelic Breakfast
Artista Pink Floyd
Autore/i Gilmour-Mason-Waters-Wright
Genere Rock progressivo
Musica concreta
Pubblicazione
Incisione Atom Heart Mother
Data 1970
Durata 13:10
Atom Heart Mother – tracce
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Alan's Psychedelic Breakfast ("la colazione psichedelica di Alan") è il brano conclusivo dell'album Atom Heart Mother dei Pink Floyd. Accreditato a tutt'e quattro i componenti del gruppo, venne principalmente ideato dal batterista Nick Mason. Si tratta di un brano strumentale di "musique concrète" diviso in tre sezioni.[1][2]

Il brano[modifica | modifica wikitesto]

La traccia vede i Pink Floyd suonare in sottofondo mentre il roadie della band, Alan Styles (che appare sul retro di copertina dell'album Ummagumma), si prepara la colazione parlottando tra sé e sé («A cup of coffee... Marmalade, I like marmalade»),[3][4] e ripensando alle passate colazioni fatte in America («Breakfast in Los Angeles. Macrobiotic stuff...»). In aggiunta al parlato, i rumori che Alan produce mentre si prepara da mangiare, come accendere i fornelli, friggere il bacon, mettere i cereali nel latte, bere e mangiare vigorosamente, ecc... sono chiaramente udibili in sottofondo,[2] donando alla traccia un andamento concettuale sperimentale. All'inizio del brano, è possibile sentire Alan, in ciabatte, mentre entra in cucina. Alla fine, invece, lo sentiamo lavare le stoviglie prima di uscire dalla stanza.

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

La struttura del pezzo ricalca lo schema dei precedenti lavori strumentali: una base di chitarra, piano, basso e batteria. A legare insieme le diverse parti, una studiata sequenza di intermezzi parlati pieni di effetti sonori. Negli anni precedenti, i Floyd avevano sperimentato con successo la musique concrete (si veda la colonna sonora The Body) e Mason e Waters spesso lavoravano nei propri studi domestici per registrare suoni e rumori che traevano origine dal quotidiano.

Lo spunto per questo pezzo, che in parte già veniva eseguito con un diverso titolo, nella suite The Man alla fine degli anni ’60, deriva da una folle jam tenuta in una delle ultime apparizioni dal vivo di Syd Barrett. Il primo leader dei Floyd nel bel mezzo di un concerto abbandonò la scena per ritirarsi nelle quinte. Poco dopo riapparve con un fornello da campo e una padella. Mentre i suoi compagni si esibivano Syd prese il microfono e lo piazzò vicino al fornello; tirò fuori un uovo e se lo cucinò davanti a tutti, mentre il microfono restituiva in stereo a tutti gli astanti, lo sfrigolio della cottura.

Intermezzi simili, ma certamente meno pittoreschi, furono proseguiti dai Floyd anche dopo Syd: il momento della pausa nei concerti era l'aspetto teatrale delle loro esibizioni (i Pink Floyd si fermavano al centro del palco dove i fedeli roadies avevano preparato per loro un tavolino con un servizio fumante di ).

Nell’ultimo concerto tenuto a Firenze da David Gilmour nel tour del suo disco On a Island, il chitarrista, dopo la pausa tra prima e seconda parte, è risalito sul palco con una serie di bottiglie di Chianti. Fingendo di sorseggiare un buon bicchiere di vino, ha introdotto Shine On You Crazy Diamond: i bordi dei calici ripieni di vino (in realtà di acqua), venivano sfiorati da un artista di strada incontrato per caso da David Gilmour nel pomeriggio prima del concerto (filmato incluso negli extra del DVD live relativo) e amplificati per mezzo di microfoni, creando così il suggestivo tappeto sonoro.

Gli effetti sonori di questo brano erano stati registrati da Nick Mason nella propria casa con un registratore a bobina Revox. Alan Styles il roadie che preparava la colazione ai Floyd, in una mattina di registrazioni domestiche, fornì con la sua voce registrata un commento a quanto stesse facendo.

Analisi della suite[modifica | modifica wikitesto]

a: Rise and Shine[modifica | modifica wikitesto]

Il brano si apre con un rubinetto che gocciola, stoviglie che si urtano e un commento di Alan Styles che fa l'elenco di quello che c’è sulla tavola; un fiammifero che tenta di accendersi dà l’avvio a un pezzo di piano che duetta con la chitarra lap steel di Gilmour.

b: Sunny Side Up[modifica | modifica wikitesto]

Un nuovo commento di Alan introduce questa seconda parte: ora il fido roadie dei Floyd sta mangiando la colazione che si è preparato. Gilmour in veste acustica duetta con sé stesso. Ancora rumori di fondo e la voce di Styles che ci porta nella parte successiva.

c: Morning Glory[modifica | modifica wikitesto]

Nella sezione finale si fa riferimento ai semi dell’ipomea (semi di una pianta con effetti allucinogeni), particolarmente amati da Alan. Riparte la base di piano e organo di Wright con la chitarra elettrica di Gilmour a chiudere la sequenza. Sul finire del brano nuovamente i rumori delle stoviglie lavate e il rubinetto che gocciola (se si fa attenzione si può ascoltare un’auto in lontananza che passa davanti la casa di Mason).

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Pink Floyd
Altri contributi
Tecnici del suono

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • I Pink Floyd, nonostante il lavoro certosino di rifinitura, non furono mai soddisfatti del risultato finale, trovandolo scadente. Gilmour definì il suo contributo al brano, messo insieme all’ultimo minuto, "una schifezza totale". L'esperimento diede comunque al gruppo una base solida su cui sviluppare al massimo le tecniche di registrazione in vista di The Dark Side of the Moon.
  • Sul vinile, il rumore del rubinetto che gocciola nel finale, per un artificio tecnico, si ripeteva all’infinito (lo stesso artificio è stato usato qualche anno prima sull'album dei Beatles, Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band, alla fine di A Day in the Life).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Martin C. Strong, The Great Rock Discography, 7th, Edinburgh, Canongate Books, 2004, p. 1177, ISBN 1-84195-551-5.
  2. ^ a b Andy Mabbett, The Complete Guide to the Music of Pink Floyd, Londra, Omnibus Press, 1995, ISBN 0-7119-4301-X.
  3. ^ Toby Manning, The Albums in The Rough Guide to Pink Floyd, 1st, Londra, Rough Guides, 2006, p. 162, ISBN 1-84353-575-0.
  4. ^ Toby Manning, Set the Controls in The Rough Guide to Pink Floyd, 1st, Londra, Rough Guides, 2006, p. 64, ISBN 1-84353-575-0.
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