al-Nawawi

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Nawawi, in arabo: أبو زكريا يحيى بن شرف النووي, Abu Zakariya Muhyi al-Din Yahya ibn Sharaf al-Nawawi (12341278), comunemente conosciuto come al-Nawawi o Imam Nawawi, era un musulmano sunnita autore di fiqh ed esperto di hadith.

Vita[modifica | modifica wikitesto]

Nacque nel 1234 nel villaggio di Nawa, a sud di Damasco. La sua nisba si riferisce appunto a questo villaggio, lo stesso dove, anticamente, sarebbe vissuto Giobbe e dove sarebbe stato sepolto Sem, figlio di Noè, e che nel passato fu anche il centro abitato più importante del Golan, il territorio siriano del Hawran.

La propensione di al-Nawawi per gli studi e la mancanza a Nawa di accademie o istituti religiosi spinsero il padre a portarlo a Damasco, uno dei più importanti centri culturali dell’epoca, dove egli rimase per un trentennio. Qui al-Nawawi poté studiare con più di venti celebri insegnanti, tutti considerati come massime autorità nel loro campo.

Verso il 1257 iniziò a scrivere e nel 1267 fu chiamato nella Dar al-hadith sciafita di Damasco per prendere il posto di Abu Shama, morto da poco. Visse molto frugalmente e rifiutò persino un salario. Dedicò tutto il tempo a sua disposizione allo studio e alla ricerca, dormendo poche ore per notte. Raggiunse così un alto livello culturale e una eccellente reputazione in materia di diritto, giurisprudenza, trasmissione di hadith, letteratura e teologia. Tale reputazione gli permise di affrontare il Sultano mamelucco Baybars per chiedergli di abolire le tasse di guerra imposte alla popolazione della Siria e di proteggere gli insegnanti delle madrase da una riduzione dei loro stipendi. Il tentativo fu, però, vano e Baybars espulse al-Nawawi da Damasco nel momento in cui egli solo si rifiutò di firmare una fatwa che affermava la legalità di tali tasse. Quest’azione di al-Nawawi è commemorata nel popolare romanzo Sirat al-Zahir Baybars (Vita di al-Zahir Baybars)[1], nel quale il sultano, maledetto da Nawawi, diviene cieco per un breve periodo. Al-Nawawi morì celibe nella casa di suo padre a Nawa il venerdì 22 dicembre 1277. I musulmani sciiti guardano a lui con simpatia. Essi considerano alcuni dei suoi lavori favorevoli e li hanno tradotti in persiano.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Al-Nawawi lasciò 26 opere complete, 10 incomplete e molti manoscritti inediti. Egli aveva un’eccezionale conoscenza delle tradizioni e adottò standard molto rigidi; per esempio, ammetteva solo cinque lavori sulla tradizione come canonici. Scrisse il maggiore commentario sul Sahih di Muslim, al-Minhaj bi-Sharh Sahih Muslim, e, come introduzione ad esso, una storia della trasmissione di quest’opera e un profilo della scienza della Tradizione. Egli fornisce non solo osservazioni sugli isnad (catene di trasmettitori) e una spiegazione grammaticale delle Tradizioni, ma li commenta anche, soprattutto sotto l’aspetto teologico e legale, citando quando necessario non solo i fondatori delle principali scuole ma anche giuristi più anziani come al-Awza’i, ‘Ata’, e altri ancora. Il Taqrib al-Taysir è un’introduzione allo studio dei hadith, un’estensione dell’opera di Ibn Silah, e fu pubblicato al Cairo nel 1890, insieme al commentario di Suyuti Tadrib al-Rawi. È stato in parte tradotto in francese da W. Marçais nel Journal Asiatique.

Scrisse inoltre una raccolta di hadith riguardanti etica, comportamento e condotta, il Riyad al-Salihin, ancora oggi abbastanza popolare nel mondo musulmano. Ma la sua fama è essenzialmente dovuta agli Arba‘in, raccolta di "40 (hadith)", che ne comprende in realtà 42, in quanto l’autore stesso ne aggiunse due in seguito, mantenendo però invariato il titolo. Quest’opera è considerata come la più popolare antologia e la migliore introduzione allo studio di hadith che, insieme al Corano, costituiscono gli insegnamenti fondamentali della Shari'a islamica. L’importanza di al-Nawawi come giurista è forse ancora maggiore. Negli ambienti sciafiiti era considerato, con il suo Minhaj al-talibin, come la più alta autorità del madhhab sciafeita, insieme ai due commentari (Tafsir) della Tuhfa di Ibn Hajar e la Nihaya di al-Rumli.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cairo 1326 E..

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • al-Nawawi, Quarante Hadith (trad. di Mohammad Ali Sabri), Ed. C.E.S.I.

Lemma «al-Nawawi» (W. Heffening) sull'Encyclopédie de l'Islam, Leida, E.J. Brill, 1960-2005.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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