Al-Ma'arri

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Abū al-ʿAlāʾ Aḥmad ibn ʿAbd Allāh ibn Sulaymān al-Tanūkhī al-Maʿarrī in arabo: أبو العلاء أحمد بن عبد الله بن سليمان التنوخي المعري (Ma'arrat al-Nu'man, 973 – 1057 o 1058) è stato un poeta e letterato arabo.

Erudito, filologo e retore, compose opere in prosa e in versi. Conosciuto come il "Lucrezio d'oriente", fu un razionalista controverso, lasciando intendere di considerare le religioni positive in generale (e in particolare l'islam) nulla più di una superstizione.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • al-Luzūmiyyāt (lett. «Costrizione non obbligatoria», con riferimento al tipo di rima ricca scelta dall'autore), raccolta di meditazioni in versi, di tono pessimistico oscillanti tra dubbio e fede.
  • Epistola del perdono (Risālat al-ghufrān), racconto in prosa semplice e rimata alternata a versi. La prima parte descrive un viaggio immaginario nell'aldilà da parte di un corrispondente di al-Maʿarrī, di nome Ibn al-Qārih, mentre la seconda parte risponde punto per punto alla lettera che questi aveva mandato al poeta di Maʿarra, soffermandosi in particolare sulla questione dell'eresia nell'Islam, di cui al-Maʿarrī si dichiara implacabile fustigatore.

Il viaggio nell'adilà è stato indicato da Miguel Asín Palacios come una possibile fonte della Divina Commedia dantesca nella sua opera La escatología musulmana en la Divina Comedia (Madrid 1919; seconda edizione 1943), ma l'ipotesi si è rivelata priva di fondamento, in quanto il testo dell'epistola non ebbe grande circolazione nel mondo islamico, non fu mai tradotto in lingue occidentali fino all'epoca moderna e, data la sua lontananza dagli interessi dell'Occidente medievale (è infarcito di considerazioni filologiche, metriche e grammaticali), ben difficilmente sarebbe risultato comprensibile nell'originale.[1][2]

Traduzioni moderne[modifica | modifica wikitesto]

  • italiana a cura di Martino Diez: Abu l-Ala' al-Ma'arri, L'epistola del perdono. Il viaggio nell'Aldilà, Einaudi, Torino 2011.
  • tedesca a cura di Gregor Scholer: Al-Maʿarrī, Paradies und Hölle: die Jenseitsreise aus dem "Sendschreiben über die Vergebung, Beck, München 2002.
  • francese a cura di Vincent-Mansour Monteil, L’Épître du Pardon, Gallimard, Paris 1984 (traduzione parziale dell'intera epistola, con molte omissioni). Precedentemente M.-S. Meïssa, Le Message du Pardon d’Abou’ l’Ala de Maara, Geuthner, Paris 1932.
  • inglese a cura di Reynold A. Nicholson, The Risālatu’l-Ghufrān : by Abū’l-ʿAlāʾ al-Maʿarrī. Summarized and partially translated by Reynold A. Nicholson, «Journal of the Royal Asiatic Society» (JRAS), 1900, pp. 637-720; 1902, 75-101, 337-362, 813-847 (traduzione parziale dell'intera epistola in lingua inglese). Nicholson fu il primo a rendere nota in occidente l'esistenza dell'Epistola del perdono. Il suo lavoro fu seguito da una nuova traduzione di G. Brackenbury, Abul Ala’ Al Maʿarrî, Risalat ul Ghufran, a Divine Comedy, the Epistle of Forgiveness, translated from Arabic by M.A. G. Brackenbury, Cairo 1943.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Andrea Borruso, Da Oriente a Occidente, Officina di Studi Medievali, 2006, pp. 102–, ISBN 978-88-88615-57-8.
  2. ^ Francesco Saverio Barbato Romano, Gianandrea de Antonellis, Corrado Gnerre, La via Francigena e l'idea di crociata., Gianandrea de Antonellis, 2009, pp. 18–22, ISBN 978-88-89457-37-5.

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