Al-Karak

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Al-Karak, detta anche Karak o Kerak (in arabo: الكرك) è una città della Giordania nota soprattutto per il celebre castello crociato. È capitale del Governatorato di al-Karak. Il nome deriva dall'armeno kharka, città. È conosciuta anche col nome di Crac di Moab.

Posizione geografica[modifica | modifica wikitesto]

Al-Karak, un tempo parte del Regno di Gerusalemme, sorge a sud di Amman, sull'antica Via Regia. La città è dominata dall'imponente fortezza dei crociati, situata al sommo di una collina a circa 950 metri sopra il livello del mare e circondata su tre lati da una valle. Da queste alture è possibile ammirare una splendida vista sul Mar Morto.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Il primo centro abitato di al-Karak risale almeno all'Età del Ferro. Intorno al 900 a.C. divenne capitale del regno dei Moabiti, che la chiamarono Qir-Moab. È citata anche nella Bibbia col nome di Qer Harreseth, città assoggettata all'Impero assiro. Nei Libri dei Re (16:9) e nel Libro di Amos (1:5, 9:7) è menzionata come il luogo dove giunsero i Siriani prima di stabilirsi nella regione a nord della Palestina, ed è anche il luogo dove Tiglath-Pileser inviò i prigionieri dopo la conquista di Damasco.
Al-Karak cadde poi sotto il dominio dei Nabatei e fu conquistata dai Romani nel 105 d.C. Nel tardo periodo ellenistico, divenne un'importante città, nota col nome di Kharkha.
Durante la dominazione bizantina fu eretta a vescovato – sotto la sua giurisdizione ecclesiastica cadde la Chiesa di Nazaret – e rimase prevalentemente cristiana anche dopo l'avvento degli Arabi.

I momenti di maggiore importanza per la città di al-Karak coincidono con il periodo delle Crociate e quello della dinastia ayyubide, durante i quali furono erette le più significative opere architettoniche tuttora esistenti.

Il-Al Ghassasneh (Ghassanidi) tribù si crede che sia la prima tribù ad abitare la città di Karak e la più grande in termini di numeri. La tribù delle famiglie è costituito: Suheimat, Dmour, Mbaydeen, Adaileh, Soub, Karakiyeen.[non chiaro]

Il Castello di Kerak[modifica | modifica wikitesto]

Il castello di Kerak

La costruzione del castello crociato ebbe inizio negli anni quaranta del XII secolo per iniziativa di Pagano, vassallo del re Folco, e fu nota col nome di Petra Deserti. I Crociati lo chiamarono Crac dei Moabiti o Kerak di Moab, nomi con cui spesso viene indicato nei libri di storia. A tal proposito bisogna puntualizzare che il castello di Kerak non va confuso con il Krak dei Cavalieri, una fortezza militare situata nell'odierna Siria.

Pagano fu anche Signore dell'Oltregiordano e Kerak divenne il fulcro del suo potere, al posto dell'inadeguato castello di Montreal che sorgeva più a sud. Grazie alla sua posizione a est del Giordano, Kerak aveva il controllo dei pastori beduini e delle rotte commerciali che da Damasco finivano in Egitto e alla Mecca.

I suoi successori, i nipoti Maurizio e Filippo di Milly, edificarono nuove torri e protessero i versanti a nord e a sud con due profondi fossati scavati nella roccia (quello meridionale fungeva anche da cisterna). La più significativa traccia di architettura crociata è rappresentata dal muro settentrionale, all'interno del quale sono costruite immense sale ad archi su due livelli. Questi ambienti furono utilizzati come quartieri militari e stalle, ma servirono anche da gallerie di combattimento e da rifugi contro i proiettili delle macchine d'assedio.

Nel 1170 fu inutilmente assediata da Norandino e quindi dal suo vassallo Saladino, ma resistette a tutti gli attacchi.

Nel 1176 il dominio di Kerak cadde nelle mani di Rinaldo di Chatillon, che lo ebbe grazie al matrimonio con Stefania di Milly, vedova di Umfredo III di Toron e nuora di Umfredo II. Da Kerak, Rinaldo perpetrò numerose aggressioni ai danni delle carovane commerciali e tentò anche un attacco alla stessa Mecca. Questo atteggiamento ostile finì col compromettere la pace che i musulmani avevano siglato col Regno di Gerusalemme e nel 1183 il sultano Saladino mise sotto assedio il castello, nel giorno stesso in cui, all'interno della fortezza, era stato celebrato il matrimonio fra Umfredo IV di Toron e la principessa Isabella di Gerusalemme. Dopo qualche negoziazione, Saladino, mosso da intenti cavallereschi, ordinò ai suoi soldati di tenere al riparo dagli attacchi le torri in cui risiedevano i due novelli sposi e concentrare l'assedio sul resto della fortezza. A spezzare l'attacco intervenne poi il re Baldovino IV.

All'indomani della battaglia di Hattin (4 luglio 1187), Saladino tornò alla carica contro al-Karak, lasciando la guida delle operazioni al fratello al-Malik al-'Ādil, detto Safedino. La fortezza capitolò nel 1189. Secondo alcune cronache dell'epoca, durante il lungo assedio i difensori sarebbero stati costretti a vendere le loro donne e i bambini come schiavi in cambio di cibo. Ma lo stesso episodio ricorre anche a proposito dell'assedio di Montreal.

Kerak divenne così possedimento ayyubide, passando successivamente ai mamelucchi. Nel 1263 il loro sovrano Baybars espanse la fortezza e aggiunse una torre nell'angolo nordoccidentale. Molti secoli dopo, nel 1840, Ibrāhīm Pāshā d'Egitto conquistò il castello e distrusse gran parte delle sue fortificazioni.

Karak oggi[modifica | modifica wikitesto]

Il castello si estende nella parte meridionale dell'altopiano ed è un esempio notevole di architettura crociata, un miscuglio degli stili europeo, bizantino e arabo. Le sue mura sono rafforzate da torre rettangolari, le lunghe gallerie con volte di pietra sono illuminate solo da strette feritoie e l'intero complesso è circondato da un profondo fossato che lo isola completamente dal resto.

Attualmente, nella corte inferiore del castello, è ospitato il Museo archeologico di al-Karak, riaperto al pubblico nel 2004 dopo lavori di rinnovamento. Al visitatore è presentata la storia di al-Karak e della regione dall'età preistorica fino all'era islamica, con particolare attenzione alla vicenda del castello nel periodo delle crociate.

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

Al-Karak è riconosciuta come patria del mansaf, piatto nazionale giordano.

Città gemellate[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Peter Gubser, Politics & Change in Al-Karak, Jordan, A Study of a Small Arab Town & Its District, ISBN 0-19-215805-8
  • Hugh Kennedy, Crusader Castles, Cambridge University Press 2000 ISBN 0-521-79913-9

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