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al-Hariri

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"Discussione vicino al villaggio" una miniatura che illustra la 43ª maqāma di una edizione del 1237 dell'opera di al-Harīrī, dipinta da Yaḥyā Maḥmūd ibn al-Wāsiṭī. Conservata nella Bibliothèque nationale de France, Parigi

ʿAlī al-Harīrī (nome completo al-Ḥarīrī, Abū Muḥammad Aḥmad al-Qāsim b. ʿAlī b. Muḥammad b. ʿUthmān al-Ḥarīrī, in arabo: ﺍحمد القاسم بن علي بن محمد بن عثمان الحريري), conosciuto anche come al-Ḥarīrī al-Baṣrī (Bassora, 1054Bassora, 1122) è stato un letterato, scrittore e filologo arabo-iracheno.

Con la sua opera più famosa, le Maqāmāt, scritta tra il 1101 e il 1108, contribuì a diffondere la moda di un nuovo genere letterario.

La maqāma[1] infatti è un'opera di intrattenimento in prosa rimata, che consiste nella narrazione di aneddoti, che l'autore ammette essere opere di fantasia.

Il fondatore di questo genere letterario è al-Hamadhānī (ca. 968-1008), ma al-Ḥarīrī lo supererà ampiamente in qualità e fama.

Le sue Maqāmāt raccontano le avventure di Abū Zayd al-Sarūjī, astuto briccone che ritroviamo in ogni aneddoto (raccontato dal narratore fittizio al-Ḥārith ibn Ḥammām) sotto spoglie diverse, pronto a escogitare qualche nuovo imbroglio. Si tratta di storielle maliziose che ci danno un quadro del mondo arabo del tempo.

Originalmente un grammatico, al-Ḥarīrī studia attentamente ogni frase, con grande attenzione alle raffinatezze linguistiche e lessicali, e la sua prosa rimata raggiunge una perfezione tecnica unica. Grazie a questo la sua opera venne ben presto introdotta nei programmi scolastici.

La fama delle Maqāmāt fu immediata. L'opera venne tradotta in molte lingue, e vi furono parecchi tentativi di imitazione.

al-Ḥarīrī scrisse anche delle poesie, sempre con la stessa attenzione alla raffinatezza linguistica. Il suo diwan tuttavia non è giunto fino a noi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La maqama o maqāma (in in arabo: مقامة); al plurale: maqāmāt (in arabo: مقامات); letteralmente significa "assemblea", "consesso", "riunione".

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