Alëša Bricco

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Alëša Bricco
Titolo originale Алёша Горшок
Altri titoli Aljosa il bricco; Alessio Vaso; Aljoša Goršok
Leo Tolstoi v kabinetie.05.1908.ws.jpg
Fotografia di Lev Tolstoj (1908)
Autore Lev Tolstoj
1ª ed. originale 1905
1ª ed. italiana 1931
Genere racconto
Lingua originale russo
Ambientazione Russia, XIX secolo
Personaggi
  • Alëša
  • Suo padre
  • Il mercante
  • Ustin'ja

Alëša Bricco (in russo: Алёша Горшок?, traslitterato: Alëša Goršok) è un racconto di Lev Tolstoj scritto nel 1905 e pubblicato postumo nel 1911.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Alëša era un giovane contadino «piccolino, magretto, con grandi orecchie a sventola e [...] il naso grosso»[1], soprannominato "Bricco" perché una volta, mentre svolgeva una commissione, era inciampato e aveva fracassato un bricco di latte. Analfabeta («non era portato per lo studio, e inoltre non aveva nemmeno il tempo per studiare»), non molto forte ma dotato di destrezza e buona volontà, Alëša fu adibito a sorvegliare gli animali domestici già all'età di sei anni. A 19 anni il padre lo mandò a lavorare in città come custode presso un mercante. Gli venne assegnata la maggior parte del lavoro manuale, compito che Alëša svolgeva docilmente, mentre il suo salario veniva riscosso dal padre. Alëša parlava poco, ubbidiva a tutti, non conosceva le preghiere, avendo dimenticato quelle che sua madre gli aveva insegnato, e «pregava con le mani, facendosi i segni della croce».

Diciotto mesi più tardi, Alëša scoprì «con suo grande stupore» che tra le persone possono esistere anche rapporti non «derivanti dal bisogno»: si accorse che Ustin'ja, una giovane orfana che lavorava in cucina, era gentile con lui in maniera disinteressata. «Tutto ciò era così nuovo e strano che dapprincipio Alëša se ne spaventò». Alëša chiese a Ustin'ja di sposarlo; ma il possibile matrimonio non piaceva ai padroni di casa («Ustin'ja resterà incinta, con un bambino non sarà più buona a nulla») e al padre di Alëša («Ti ammoglierò io quando verrà il momento»). Alëša, ubbidiente, comunicò ai padroni che avrebbe rinunciato al matrimonio, «e poi, improvvisamente, scoppiò in pianto».

Mandato a spalare la neve dal tetto, Alëša scivolò precipitando sulla tettoia e ferendosi. Assistito da Ustin'ja, Alëša morì, «ma nel suo cuore c'era la certezza che, come quaggiù si stava bene se si obbediva e non ci si irritava, così anche là si sarebbe stati bene».

Critica[modifica | modifica sorgente]

Il racconto fu scritto da Tolstoj fra il 24 e il 28 febbraio del 1905[2]. È possibile che Lev Tolstoj si sia ispirato a uno sguattero di nome Alëša, soprannominato "Bricco", vissuto negli anni sessanta dell'800 a Jasnaja Poljana[3], che i familiari di Tolstoj descrissero come uomo mite, ubbidiente ma di aspetto brutto[4][5].

Il racconto fu giudicato "una delle migliori creazioni di Tolstoj" dal critico Dmitrij Petrovič Mirskij[6]. Come nel caso della morte dell'albero in Tre morti, anche la morte di Alëša può essere considerata anche una metafora dell'atteggiamento ideale di fronte alla sofferenza, soprattutto quella provocata dalla crudeltà del potere[7].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Questa e le successive citazioni sono tratte dalla traduzione di Serena Prina nella citata edizione Tutti i racconti di Tolstoj a cura di Igor Sibaldi.
  2. ^ Commento e note di Igor Sibaldi ad «Alëša Bricco». In: Lev Tolstoj, Tutti i racconti, a cura di Igor Sibaldi, Milano: Mondadori, Vol. II, p. 1447
  3. ^ in russo: Горшок?, traslitterato: Goršok
  4. ^ Sof'ja Tolstaja, I diari 1862-1910, 19 dicembre 1863; prefazione di Doris Lessing; traduzione di Francesca Ruffini e Raffaella Setti Bevilacqua, Milano: La Tartaruga, ISBN 978-88-7738-485-0
  5. ^ Tat'âna, la cognata di Tolstoj, scrisse nei suoi ricordi: «Per quanto mi ricordo, Alëša era un uomo tranquillo, inoffensivo, che obbedire docilmente a tutto ciò che gli veniva comandato» (Tat'âna Andreevna Kuzminskaâ, in russo: Моя жизнь дома и в Ясной Поляне?, traslitterato: Moâ žizn' doma i v Âsnoj Polâne (La mia vita a casa e a Jasnaja Poljana), Mosca: Polyglotte, 1926, p. 53)
  6. ^ (RU) Dmitrij Petrovič Mirskij, Tolstoj Posle 1880 g.
  7. ^ Matteo Collura, «Per Tolstoj contava come e non quanto resistere», Corriere della Sera del 15 marzo 1995

Edizioni[modifica | modifica sorgente]

in lingua russa[modifica | modifica sorgente]

  • Posmertnye chudožestvennye proizvedenija L'va Nikolaeviča Tolstogo pod redaktsiej V.G. Čertkova (Opere artistiche postume di Lev Nikolàevič Tolstoj, a cura di V.G. Čertkov), Mosca: ed. A.L. Tolstaja, tomo II, 1911
  • Posmertnye chudožestvennye proizvedenija L'va Nikolaeviča Tolstogo pod redaktsiej V.G. Čertkova (Opere artistiche postume di Lev Nikolàevič Tolstoj, a cura di V.G. Čertkov), Berlino: Svobodnoe slovo, tomo II, 1912

in lingua italiana[modifica | modifica sorgente]

  • Padre Sergio: racconti; traduzione della Duchessa d'Andria, Torino: Slavia, 1931 (il volume contiene i seguenti racconti: Chadzi-Murat; Padre Sergio; Dopo il ballo; Aljosa il bricco; Quel che vidi in sogno)
  • «Alessio Vaso». In: Lev Tolstoj, Racconti; a cura e nella traduzione di Agostino Villa, Vol. III, Torino: Einaudi, 1955
  • «Aljoša Goršok». In: Eridano Bazzarelli (a cura di), Tutte le opere narrative e di teatro di Lev N. Tolstòj, vol. IV "Resurrezione, Ultimi racconti (1889-1910)"; traduzione di Milli de Monticelli, Milano: Mursia, 1960
  • «Alëša Bricco». In: Lev Tolstoj, Tutti i racconti, a cura di Igor Sibaldi; traduzione di Serena Prina, Vol. II, Milano: Mondadori, 1991

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Commento e note di Igor Sibaldi ad «Alëša Bricco». In: Lev Tolstoj, Tutti i racconti, a cura di Igor Sibaldi, Milano: Mondadori, Vol. II, p. 1447; testo, nella traduzione di Serena Prina, Vol. II, pp. 893-894; Coll. I Meridiani, V ed., maggio 2005, ISBN 88-04-35177-2.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

letteratura Portale Letteratura: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di letteratura