Airco DH.9A

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
DH.9A
Airco DH.9A
Airco DH.9A
Descrizione
Tipo Bombardiere/Generico
Equipaggio 2
Costruttore Airco
Data primo volo Marzo 1918
Data entrata in servizio 1918
Esemplari 2 500
Dimensioni e pesi
Lunghezza 9,22 m (30 ft 3 in)
Apertura alare 14,01 m (45 ft 11 ½ in)
Altezza 3,45 m (11 ft 4 in)
Superficie alare 45,22 (486,74 ft²)[1]
Peso a vuoto 1 270 kg (2 800 lb)[1]
Peso max al decollo 2 107 kg (4 645 lb)
Propulsione
Motore un Liberty L-12, dodici cilindri a V raffreddato a liquido
Potenza 400 hp (298 kW)
Prestazioni
Velocità max 198 km/h (123 mph, 107 kt)
Autonomia 5 h 15 min
Tangenza 5 486 m (18 000 ft)
Armamento
Mitragliatrici Una Vickers calibro .303 a prua e 1 o 2 Lewis a poppa
Bombe fino a 300 kg (660 lb)

Dati tratti da "Airco D.H.9a" in www.theaerodrome.com[2], salvo dove diversamente indicato.

voci di aerei militari presenti su Wikipedia

L'Airco DH.9A fu biplano bombardiere leggero inglese progettato all'inizio della Prima guerra mondiale ma utilizzato brevemente durante la fine del conflitto bellico. Generalmente conosciuto con nome "Ninak" (dalla denominazione nine-A), fu utilizzato massicciamente dalla RAF nel dopoguerra sia sul suolo patrio sia nelle colonie fino al suo ritiro, nel 1931.

Storia del progetto[modifica | modifica wikitesto]

Il DH.9A venne sviluppato per ottenere una versione migliorata dell'Airco DH.9, modello dimostratosi una delusione a causa della sua motorizzazione, risultati sottodimensionati ed inaffidabili, pertanto il nuovo modello venne equipaggiato con motori dalla potenza superiore. Inizialmente si scelse di adottare il Rolls-Royce Eagle nelle sue versioni più moderne, ma data la difficoltà di reperirne un numero adeguato si optò per i Liberty L-12 di concezione statunitense, in quel periodo avviati alla produzione in serie ed anch'essi dei 12 cilindri a V raffreddati a liquido.

Siccome l'Airco era già impegnata nello sviluppo del DH.10, la progettazione del DH.9A fu commissionata alla Westland Aircraft; la nuova versione venne proposta con un'apertura alare maggiore e con una fusoliera più solida[3].

Il primo prototipo volò nel marzo del 1918 ed era equipaggiato con un motore Rolls-Royce Eagle a causa di una momentanea non disponibilità dei Liberty L-12[4]. Il prototipo fu testato con successo e le prime consegne alla RAF iniziarono a Giugno[5]. Prima dell fine della guerra, furono ordinati 2.250 DH.9A e 885 furono costruiti prima della fine dell'anno; successivamente si decise che il velivolo sarebbe divenuto dotazione standard della RAF e pertanto anche i mezzi ancora non costruiti (1.730) furono realizzati e consegnati per il 1919.

Gli Stati Uniti avevano in programma di adottare il DH.9A come sostituto per il DH.4, e commissionarono un ordine di 4.000 aeromobili modificati, designati USD-9A. Tuttavia questo ordine fu annullato con la fine della guerra e solo un numero limitato di prototipi furono costruiti[6].

Mentre i velivoli esistenti furono oggetto di un programma di ristrutturazione, l'Airco ricevette diversi piccoli ordini per nuovi aerei negli anni 19251926 e ne furono prodotti altri 268 esemplari. Furono realizzati anche velivoli scuola, con doppi comandi, e sei DH.9A sperimentali dotati del motore di 465 cv Napier Lion.

L'Unione Sovietica realizzò numerosi esemplari di una copia non autorizzata del DH.9A, denominati R-1. 200 esemplari vennero prodotti con il motore Mercedes D.IV e 130 equipaggiati con motori Armstrong Siddeley Puma e denominati R-2, successivamente l'URSS sviluppò una copia dei motori Liberty (M-5) ed utilizzò tale propulsore per i suoi velivoli[7].

Impiego operativo[modifica | modifica wikitesto]

Prima guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Il DH.9A entrò in servizio nel luglio 1918 con il 110º squadrone RAF e raggiunse la Francia il 31 agosto dello stesso anno, mentre compì la sua prima missione di guerra su suolo tedesco il 14 settembre[5]. Altri tre squadroni furono impiegati nel fronte occidentale fino all'armistizio. Nonostante le prestazioni superiori del DH.9A rispetto al DH.9, gli squadroni equipaggiati con la nuova versione del velivolo subirono forti perdite durante le missioni di bombardamento a lungo raggio della Germania[8].

Da notare che anche gli United States Marine Corps utilizzarono il DH.9A, ne ricevettero infatti almeno 53 esemplari utilizzati nel Settembre 1918[9].

Uso post-bellico da parte della RAF[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la Grande Guerra il DH.9A fu utilizzato come bombardiere leggero da 24 squadroni della RAF negli anni dal 1920-1931 sia in patria che all'estero.

La prima operazione del dopoguerra fu nel sud della Russia nel 1919, a sostegno dell'"Armata Bianca" contro i bolscevichi nella guerra civile russa. Nel Settembre 1919, il personale della RAF fu richiamato in patria e abbandonò gli aeromobili[10].

Il DH.9A si dimostrò un valido strumento per la Gran Bretagna nella gestione del suo impero, in particolare nei territori che erano sotto il suo controllo dopo il crollo dell'impero ottomano alla fine della Grande Guerra. Cinque squadroni erano di stanza nel Medio Oriente, ove eseguivano occasionali bombardamenti contro le tribù e i villaggi che si ribellavano. su questi velivoli fu montato un radiatore più grande per far fronte alle alte temperature, mentre contenitori con acqua e pezzi di ricambio (comprese le ruote) furono fissati sotto la fusoliera nel caso in cui gli aerei fossero costretti ad atterraggi di fortuna nel deserto. Nonostante questo aumento del peso gli aerei si dimostrarono ancora perfetti, come anche il motore Liberty scelto per la sua particolare affidabilità ( "buono come qualsiasi Rolls Royce")[11]. Alcuni esemplari di DH.9A furono trasportati in India e consegnati all'Esercito dell'India Britannica.

Impiego da parte dei Sovietici[modifica | modifica wikitesto]

L'R-1 fu massicciamente utilizzato dalla Forza Aerea Sovietica durante il 1920 come bombardiere leggero e aereo da ricognizione. Inoltre fu impiegato dai sovietici anche a sostegno del Guomindang durante la Spedizione settentrionale, contro le forze cinesi durante il conflitto sino-sovietico del 1929 e durante la Rivolta dei Basmachi in Asia centrale[12].

Versioni[modifica | modifica wikitesto]

Airco DH.9A
versione originale.
de Havilland DH.9AJ
singolo prototipo con motore Bristol Jupiter.
de Havilland DH.9R
aereo da gara con configurazione alare biplano-sesquiplana equipaggiato con un motore Napier Lion - (unico esemplare).
Airco DH.15 Gazelle
un DH.9A ristrutturato con un motore B.H.P Atlantic(unico esemplare).
Airco DH.16
Trasporto civile con una fusoliera allargata e con quattro posti passeggero.
de Havilland DH.49
una proposta di ammodernamento basata sul motore Eagle IX (mai realizzato).
Engineering Division USD-9A
versione per gli Stati uniti, 13 realizzati.
Engineering Division USD-9B
versione USD-9A equipaggiata con un motore Liberty più potente.
Armstrong Whitworth Tadpole
prototipo di aereo imbarcato proposto alla Royal Navy.
Westland Walrus
versione del Tadpole equipaggiata con il motore Napier Lion III e realizzato in 36 esemplari.
Polikarpov R-1
Polikarpov R-1 ed R-2
copia del DH.9A realizzata in Unione Sovietica, prodotta tra il 1922 ed il 1932 in più di 2 400 esemplari[13].
Polikarpov R-1 BMW 
R-1 equipaggiato con un motore BMW IVa, da 179 kW, e realizzato in 20 esemplari.
Polikarpov MR-1
versione idrovolante a scarponi realizzato in 124 esemplari.
Polikarpov PM-2
prototipo di idrovolante con galleggianti realizzati in metallo.

Utilizzatori[modifica | modifica wikitesto]

Australia Australia
Canada Canada
Mongolia Mongolia
Regno Unito Regno Unito
Stati Uniti Stati Uniti
URSS URSS

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) Maksim Starostin, De Havilland (Airco) D.H.9A in Virtual Aircraft Museum, http://www.aviastar.org/index2.html. URL consultato il 17 marzo 2012.
  2. ^ *(EN) Airco D.H.9a in The Aerodrome - Aces and Aircraft of World War I, http://www.theaerodrome.com/index.php. URL consultato il 17 marzo 2012.
  3. ^ Jackson 1987, p. 107.
  4. ^ Bruce 25 May 1956, p. 643.
  5. ^ a b Bruce 25 May 1956, p. 644.
  6. ^ Bowyer 1974, p. 30.
  7. ^ Alexandrov and Petrov 1998, pp. 55–56.
  8. ^ Williams 1999, p. 201.
  9. ^ Bowyer 1974, p.29.
  10. ^ Bruce 1 June 1956, p.677.
  11. ^ Mason 1994, p.104.
  12. ^ Alexandrov and Petrov 1998, pp. 61–63.
  13. ^ Gunston 1995, pag. 286.
  14. ^ Bowyer 1974, p. 48.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Modellismo[modifica | modifica wikitesto]