Air Combat Command
| Air Combat Command | |
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Emblema dell'Air Combat Command
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| Descrizione generale | |
| Attiva | 1 giugno 1992 - oggi |
| Nazione | |
| Servizio | aeronautica militare |
| Tipo | centro di comando |
| Quartier generale | Langley Air Force Base |
| Motto | Global Power for America |
| Sito internet | http://www.acc.af.mil/index.asp |
| Reparti dipendenti | |
| Comandanti | |
| Comandante corrente | generale William M. Fraser III |
| Vice comandante | tenente generale William J. Rew |
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L'Air Combat Command (ACC) è il più grande dei nove comandi congiunti della United States Air Force (USAF)[senza fonte]. Il quartier generale è situato presso la Langley Air Force Base in Virginia; l'AAC dispone inoltre tra tutti i comandi USAF del maggior numero di velivoli e di personale[senza fonte].
Nei compiti dell'ACC rientrano missioni per la difesa dello spazio aereo, missioni di attacco nei confronti di forze ostili e bombardamenti.
Indice |
Storia [modifica]
La fine della Guerra Fredda impose una riorganizzazione della struttura dell'USAF, non più orientata verso il contrasto di una minaccia nucleare ma in campagne militari circoscritte a determinate zone o in missioni di carattere umanitario. In particolare, venne discussa dagli alti ufficiali la revisione dei compiti dello Strategic Air Command (SAC) e del Tactical Air Command (TAC)[1], dato che sempre più spesso capitava che bombardieri del SAC compivano missioni di supporto aereo ravvicinato e che aerei del TAC eseguivano bombardamenti strategici, a seconda delle esigenze che richiedevano le campagne militari come la guerra del Golfo.
Nacque così il 1º giugno 1992, alla Langley AFB, l'Air Combat Command che prese il posto del TAC, mentre contemporaneamente il nuovo Air Mobility Command (AMC) sostituiva il SAC.
Il comando dell'ACC venne affidato al generale John M. Loh, fino a quel momento capo del TAC e sostenitore del rinnovo dell'USAF[1]. Il nuovo organo si proponeva di mettere a disposizione degli Stati Uniti una forza di intervento rapida e capace di svolgere missioni 24 ore su 24 in ogni dove; a questo scopo vennero riuniti al suo interno tutti gli caccia, bombardieri, ricognitori, aerei AWACS e i missili intercontinentali. Il primo impegno, anche se non di carattere militare, si ebbe quando nel 1992 l'Uragano Andrew distrusse la Homestead Air Force Base in Florida, i cui ex residenti vennero assistiti proprio dal nuovo ACC.
Col tempo vennero apportate nuove modifiche ai compiti e all'organizzazione del nuovo reparto USAF; il 1º febbraio 1993 infatti le missioni di recupero e soccorso vennero trasferite dalle competenze dell'AMC a quelle dell'ACC, che acquisì dunque nuovi mezzi e personale da assegnare al neo-arrivato Air Rescue Service. A ciò seguì un trasferimento parziale dei compiti di addestramento del personale, la cessione dei missili intercontinentali all'Air Force Space Command e l'arrivo di tutte le aerocisterne da altri reparti USAF, molte delle quali trasferite poi all'AMC[1].
L'operazione Southern Watch fu un ottimo banco di prova per l'ACC, che continuò a svolgere anche missioni umanitarie in paesi come la Somalia e il Ruanda[1] intervenendo comunque anche dove ne veniva richiesta la presenza a scopi militari, cosa che continua a fare fino ad oggi assicurando la sua costante presenza nei cieli di tutto il mondo.
Note [modifica]
- ^ a b c d Air Combat Command History. URL consultato in data 22 ott 2009.
Voci correlate [modifica]
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