Aiora
Le Aiora o Eore o Aletidi (in greco antico Αἰώρα o Ἑώρα) erano feste dell'antica Grecia che sarebbero state istituite in onore di Erigone, figlia di Icario, dopo che fu consultato l’oracolo di Apollo per placare la pestilenza che aveva colpito la città di Atene. Si narra che nel corso di queste celebrazioni le fanciulle si tenevano in bilico sopra un dondolo cantando una canzone chiamata Aletis, Vagabonda.
Indice |
[modifica] Tradizione
Si narra che gli Ateniesi castigarono i pastori criminali che uccisero Icario, causando per il dolore il suicidio della figlia di lui, Erigone, e istituirono in onore della fanciulla una festa, nel corso della quale alcune giovani venivano appese agli alberi. Poi le giovani furono sostituite da dischi sui quali erano raffigurati volti umani. È l’origine leggendaria del rito degli oscilla, praticato anche a Roma e in Italia durante i Liberalia, le feste del Liber Pater, il Dioniso italiano.[1]
[modifica] Il rito
Nel secondo giorno delle Antesterie aveva luogo la Festa dell’Altalena (Aiòra) in occasione della quale le ragazze si dondolavano agli alberi. Questo movimento è stato variamente interpretato: per taluni simboleggiava il passaggio dalla terra al regno dei morti di Erigone che si impiccò all’albero cresciuto dal corpo del padre Icario; per altri rappresentava un’espiazione simbolica delle ragazze ateniesi per la morte di Erigone. Ma il dondolio poteva essere anche un modo per raggiungere una sorta di estasi: il dondolio è "una naturale azione magica, in quanto tramite un artificio favorisce il raggiungimento da parte di colui che dondola di una condizione particolare di sospensione, di una sorta di estasi".[2] Secondo altre interpretazioni sia gli oscilla sia il rito dell’altalena servivano a propiziare la fertilità della terra e non avevano alcun legame con Erigone.
Secondo la maggior parte degli autori il rito espiatorio avrebbe preso il posto di sacrifici cruenti e rientrerebbe nella cosiddetta purificazione attraverso l'aria dei riti bacchici che si affiancava a quella attraverso l'acqua e il fuoco.[3] Ma, come si è detto, si tratta evidentemente anche di un rito augurale di fertilità, essendo che l'albero è per gli antichi un simbolo di prosperità e di vita.[4]
Millin dice che al tempo di tali feste gli Ateniesi si dondolavano sopra corde attaccate a due alberi. Forse era questo un gioco simbolico esprimente l’inquietudine e il lungo vagare di Erigone quando, ignara del destino di Icario, lo andava cercando di foresta in foresta.[5]
La festa si concludeva con un pasto pubblico offerto ai poveri, anche questo con funzione benaugurante.[6] Una festa analoga era celebrata a Delfi col nome di Charila.[7]
[modifica] Etimologia
Aletide è il soprannome di Erigone, e Aletidi erano detti i sacrifici solenni che facevano gli Ateniesi all’ombra di Erigone per ordine dell’oracolo di Apollo. Tale nome contiene la radice del verbo alein, "errare, vagare", in greco antico. Dunque il nome rimanderebbe al vagare di Erigone alla ricerca di suo padre.[8]
Quanto a Erigone, letteralmente significa figlia della primavera e secondo alcuni interpreti sarebbe la personificazione della vigna stessa al momento del suo primo fiorire. Le Aiore, celebrate in suo nome, fanno dunque parte dell'insieme di feste agricole e in onore di Dioniso istituite dai greci.[9]
[modifica] Iconografia
Una delle più importanti rappresentazioni di questo rito è costituita da un reperto rinvenuto a Chiusi nel 1846, attualmente custodito a Berlino. Si tratta di un vaso dipinto sul quale è ritratta una donna in atto di dondolarsi su un'altalena, spinta alle spalle da un satiro. Ai piedi della donna si legge la scritta ΑΛΗ, ovvero le iniziali della parola greca ΑΛΗΤΙΣ.
Il satiro conferisce una connotazione bacchica alla festa rappresentata. Gli ornamenti da cui la sua testa è cinta, disposti similmente a una corona, sono attributi religiosi.[10]
[modifica] Ernesto De Martino e il simbolismo dell'Aioresis
Durante le sue inchieste sul fenomeno del tarantismo, di cui ha dato conto nel libro La terra del rimorso, l'antropologo e storico delle religioni Ernesto De Martino, individuò un parallelo tra l'esorcismo della taranta e il rito greco dell'altalena (Aiora). Il primo a rilevare la presenza rituale dell'altalena nel contesto del tarantismo fu Ferdinando Epifanio, considerato uno dei trattatisti classici del fenomeno salentino, che nel '600 ha svolto uno studio in chiave medico-scientifica. Il medico dalmata Giorgio Baglivi ha a sua volta confermato questo elemento, sostenendo che i tarantati motum pensilem amant.[11] Anche lo studioso Athanasius Kircher riferisce che alcuni tarantati si lasciavano pendere dagli alberi mediante funi, mostrando di gradire molto tale sospensione e che in tale passione incorrevano soprattutto quelli che erano morsi da tarantole solite a tirare dagli alberi i fili della loro ragnatela.[12] In base a questa affermazione l'altalena, nel quadro rituale del tarantismo, acquista una particolare valenza simbolica, ponendosi a imitazione del comportamento del ragno. La pratica dell'altalena, spiega Ernesto De Martino, è legata all'esorcismo all'aperto, presso alberi e fonti: nell'esorcismo a domicilio si cercava di imitare lo scenario vegetale e acquatico e l'altalena si tramutava in una fune sospesa al soffitto, alla quale i tarantati si reggevano nel corso della loro danza.[13] L'antecedente classico a questa pratica è individuato da De Martino proprio nel simbolismo antico dell'Aioresis, ovvero dell'altalena come rito. Le fonti greche evidenziano come nel mondo femminile, soggetto a crisi della presenza, l'impulso della donna a fuggire dalla comunità comportasse spesso il rischio del suicidio, che avveniva per annegamento o impiccagione. Se la fuga senza meta era ripresa e controllata [....] il suicidio per impiccagione trovava la sua riplasmazione nel simbolo dell'altalena.[14] A tale proposito, l'esempio più pertinente e meglio documentato, è rappresentato dalla festa delle Aiora.
[modifica] Note
- ^ Pierre Grimal, Enciclopedia dei miti, s. v. Erigone, pp. 248-249, Garzanti, 1997. Si vedano inoltre le seguenti fonti antiche: Ig. Fab. 130; Astr. Poet. 2, 4; Apd. Bibl. 3, 14, 7; scol. all’Iliade 22, 29; El. Hist. Var. 7, 28; Serv. a Virg. Georg. 2, 389; Staz. Teb. 11, 644-647.
- ^ K. Kerényi, Dioniso, 1976, trad. it. 1992, pp. 155-158.
- ^ Serv. Ad Aen. VI, 741.
- ^ Daremberg et Saglio, Dictionnaire des Antiquités grecques et romaines, Paris, 1877, s. v. Aiora, p. 72
- ^ Biondetti, Dizionario di mitologia classica, Baldini e Castoldi, 1997, s. v. Antesterie, pp. 749-750; Dizionario d’ogni mitologia e antichità, vol. II, ed. 1820, p. 199, s. v. Erigone.
- ^ Plut. Quaest. Gr. 12.
- ^ Plut. loc. cit..
- ^ Dizionario di ogni mitologia e antichità, vol. I, ed. 1820, pp. 85-86, s. v. Aletide.
- ^ Daremberg et Saglio, Dictionnaire des antiquités, Paris, 1877, s. v. Aiora, p. 71.
- ^ Si veda la riproduzione in Daremberg et Saglio, op. cit., p. 71, fig. 176.
- ^ Giorgio Baglivi, Dissertatio de anatome, morsu et effectibus tarantulae, Venezia, 1754, p. 310.
- ^ Athanasius Kircher, Magnes sive de arte magnetica opus tripartitum, Colonia, 1643, p. 759.
- ^ Ernesto De Martino, La terra del rimorso, II, 1, Lo scenario e gli oggetti del rito, p. 129.
- ^ Ernesto De Martino, La terra del rimorso, III, 3, Il simbolismo dell'Aioresis, p. 209 ss.
[modifica] Bibliografia
- 1820, Dizionario d’ogni mitologia e antichità, vol. II, p. 167
- 1877, Charles Victor Daremberg et Edmond Saglio, Dictionnaire des Antiquités grecques et romaines, s. v. Aiora, pp. 71-72
- 1997, Luisa Biondetti, Dizionario di mitologia classica, Baldini e Castoldi, s. v. Antesterie, pp. 749-750
- 2002, Eva Cantarella, Vergini impiccate in massa, in Itaca: eroi, donne, potere tra vendetta e diritto, pp. 169-173