Agone di Omero e Esiodo

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L'Agone di Omero e Esiodo è un'operetta mista di prosa e versi in cui si racconta lo svolgersi di una gara immaginaria tra i due poeti a Calcide d’Eubea, durante i giochi funebri in onore del re Anfidamante (fine VIII secolo a.C.), morto nella guerra lelantina.

Il termine “agone” (dal greco ἀγών agōn, gara, lotta, contesa ) può indicare genericamente, in vari contesti, un confronto competitivo tra due contendenti. Più specificamente, gli agoni erano gare tra poeti che si disputavano in Grecia durante le principali festività religiose, locali o rivolte a tutta la Grecia (Giochi Olimpici, nemei, pitici e panatenaici), e che di solito comprendevano anche competizioni atletiche. Gli agoni poetici potevano essere rapsodici o citarodici: nel primo caso, i poeti in gara si confrontavano recitando brani tratti dall’epica tradizionale, nel secondo si trattava invece di opere originali recitate con l’accompagnamento della cetra. Gli agoni rapsodici costituiscono il contesto che diede vita alla fioritura di leggende in cui a confrontarsi erano i grandi poeti antichi. Il più importante di questi agoni letterari fu appunto quello che si immaginava svoltosi tra Omero ed Esiodo a Calcide dal titolo di Certamen Homeri et Hesiodi. Lo spunto per l’invenzione è fornito dallo stesso Esiodo, che nella sua Le opere e i giorni narra di essersi recato una volta a Calcide per partecipare ai funerali di Anfidamante (v. 651-9).

[modifica] Contenuto

Il Certamen si apre con una sezione estremamente erudita dedicata alla questione della patria di Omero ed alla sua genealogia, cui segue la ricostruzione della genealogia mitica di Esiodo (che fa risalire il poeta fino al dio Apollo) e l’esposizione delle teorie relative al rapporto cronologico tra i due poeti. La tesi secondo cui essi avrebbero anche potuto essere contemporanei fornisce lo spunto per la narrazione del loro incontro. Morto Anfidamante, re dell’Eubea, il figlio Ganittore riunisce tutti gli uomini più celebri per forza, velocità e sapienza a Calcide, per onorare con grandi gare il funerale del padre. Giungono anche Omero e Esiodo, e cominciano a confrontarsi di fronte a una giuria di cui fa parte, tra gli altri, anche Panede, il fratello di Anfidamante. Al termine di una gara in cui si succedono prove di improvvisazione intese a mettere in luce l’abilità compositiva e la saggezza dei due contendenti, il popolo vorrebbe che la vittoria fosse assegnata a Omero, ma Panede, il basileus della città, ordina ad ognuno dei due di recitare il brano più bello delle loro opere. Esiodo recita un passo di Le opere e i giorni, mentre Omero sceglie una scena di combattimento tratta dall’Iliade. Panede allora decreta la vittoria di Esiodo, ritenendo giusto, a suo parere, premiare coloro che esaltavano la pace e non la guerra, le stragi e i massacri. L’opera prosegue poi seguendo le vicende dei due poeti fino alla loro morte e sepoltura.

[modifica] Attribuzione e datazione

Nella redazione in nostro possesso, il Certamen non può risalire più indietro dell’età adrianea: nella sezione dedicata alla patria di Omero troviamo infatti un aneddoto relativo appunto all’imperatore Adriano, che, desiderando una risposta certa sull’origine e i genitori del poeta, si sarebbe rivolto ad un oracolo. Quanto all’autore, nella sua edizione dell’operetta Thomas Allen, dopo avere vagliato e scartato diverse possibilità, suggerisce che possa trattarsi di Porfirio, filosofo ed erudito del III secolo d.C.

Tuttavia, nel suo nucleo principale, il Certamen risale senz’altro ad un'epoca più antica. Grazie a diverse attestazioni letterarie, possiamo affermare che la diffusione di alcune parti dell’opera, specialmente quelle in versi, era già cominciata nell’età del commediografo Aristofane, che nella Pace cita due versi del Certamen. Inoltre, un papiro di II-III secolo d.C. ne riporta la parte finale attribuendola al sofista Alcidamante (V-IV secolo a.C.), di cui sappiamo che fu discepolo di Gorgia e autore di un’opera enciclopedica intitolata Museo. Di quest’opera, secondo la critica moderna, avrebbe fatto parte anche il Certamen. Ad Alcidamante si può dunque attribuire la redazione più antica dell’operetta, che comunque in alcune sue parti, come dimostra l’esempio di Aristofane, è probabilmente ancora più antica.

[modifica] Bibliografia

Edizioni

  • T. W. Allen, Homeri Opera, vol. V, Oxford, 1912
  • Esiodo, Opere. Testi introdotti, tradotti e commentati da G. Arrighetti, Torino, 1998

Studi

  • F. Nietzsche, Die Florentinische Traktat über Homer und Hesiod, ihre Geschichte und ihren Wettkampf, «Rheinisches Museum» XXV (1870), pp. 211-249
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