Agape (sentimento)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
« Poiché è donando che si riceve. »
(Anonimo, Preghiera semplice)
Probabile raffigurazione del banchetto dell'Agape in un affresco delle catacombe dei Santi Marcellino e Pietro a Roma. A partire dal I secolo e fino al IV secolo, insieme al rito dell'Eucaristia, si sarebbe sviluppata una forma di cena tra i fedeli cristiani basata su questo sentimento.

Àgape[1] o agàpe[2][3] (dal greco ἀγάπη, agápē, in latino caritas[4]) significa amore disinteressato, fraterno, smisurato. Viene utilizzato nella teologia cristiana per indicare l'amore di Dio nei confronti dell'umanità.

Terminologia[modifica | modifica wikitesto]

Il termine è presente nella versione greca dei Vangeli,[5] ed è rintracciabile nell'espressione ebraica ahabâ dell'Antico Testamento.[6] Nel vangelo di Giovanni è anche sinonimo di eucarestia.[7] L'equivalente vocabolo latino caritas[4] è stato poi utilizzato da altri autori e filosofi cristiani, soprattutto di tradizione neoplatonica,[8] per indicare lo slancio, l'entusiasmo dell'amore verso un coniuge, la famiglia, o una qualunque particolare attività, a differenza della philia, sentimento di amicizia di carattere generalmente non sessuale, e in contrasto con eros, l'attrazione carnale.[9]

Non è quindi solo un sentimento, ma anche una virtù, uno stato spirituale, un dono di Dio, una grazia. Viene tradotta con carità.[4]

Nel cristianesimo[modifica | modifica wikitesto]

Eros e Ágape

I due modi complementari di intendere l'amore:

  • Eros, come desiderio di possesso, di inglobare l'altro nell'io;
  • Ágape, come dono disinteressato, andando oltre se stessi.

L'agape per i cristiani delle origini era una pratica caritatevole consistente in un banchetto comunitario comprendente la messa, una comunione, espressione più in generale del legame di una comunità umana riunita insieme e vincolata dall'amore fraterno. Durante il suo svolgimento doveva quindi essere previsto il rituale dell'Eucarestia, da cui presumibilmente deriva, anche se questo legame col banchetto sacro tese a dissolversi col tempo, man mano che cresceva il numero dei fedeli, con una conseguente diversificazione dei due riti.[10]

Sul piano filosofico passò invece a indicare l'amore spirituale, come superamento dell'eros che è l'amore di attrazione tra uomo e donna.[11] Mentre in Platone l'eros è un amore di tipo ascensivo, animato dalla bramosia di possedere l'oggetto amato, vissuto come esigenza di completamento e bisogno di appropriarsi di ciò che a noi manca, l’agape è la risposta di Dio a un tale desiderio, e consiste nella scoperta apparentemente paradossale che solo nel dono di sé l’eros può approdare alla meta tanto anelata, giungendo a infinita e totale soddisfazione.

Nella Bibbia e, in particolare nel Nuovo Testamento, la parola è usata infatti non in contrapposizione con l'amore "umano", ma come completamento e sublimazione dello stesso. L'Agape è infatti per i cristiani il vertice più alto dell'amore, il punto in cui la filosofia culmina nella religione, quando dopo aver percorso l'ascesi filosofica ha inizio il cammino inverso, per rendere partecipi gli altri uomini della Verità appena raggiunta.[12] L’Agape è quindi l'amore gratuito, di colui che dona tutto se stesso all'altro o agli altri senza prevedere o pretendere nulla in cambio, ed è perciò incondizionato e assoluto.[13]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Treccani, l’Enciclopedia Italiana
  2. ^ àgape o agape - Sapere.it
  3. ^ Dizionario Italiano
  4. ^ a b c Battista Mondin, Storia della metafisica, vol. II, pag. 12, ESD, Bologna 1998, alla sezione: "Il concetto di carità (caritas, agape)".
  5. ^ Giovanni, 15,9. Anche in San Paolo: «L'agàpe è la pienezza della Legge» (Romani 13, 10); «Se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la sapienza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi l'agápe, non sarei nulla» (Paolo, Corinzi I, 13,2).
  6. ^ E. Stauffer, Agapao, in G. Kittel-G. Fridrich, Grande lessico del Nuovo Testamento, vol. I, Paideia, Brescia 1965, col. 102.
  7. ^ "Eros, philia e agape".
  8. ^ Ad esempio Agostino d'Ippona, in Meditazioni, V, 4, p. 135. Scoto Eriugena e Duns Scoto conserveranno la concezione agostiniana d'ispirazione platonica.
  9. ^ Sulla differenza terminologica tra agape, eros e filos, cfr. E. Stauffer, Agapao, (op. cit.) in G. Kittel-G. Fridrich, Grande lessico del Nuovo Testamento, vol. I, Paideia, Brescia 1965, coll. 57-146.
  10. ^ Agape in "Enciclopedia Italiana" (1929), a cura di Umberto Fracassini, Treccani.
  11. ^ Nella prima enciclica di Benedetto XVI viene trattato in particolare proprio il tema dell'evoluzione dall'amore puramente corporeo tipico del mondo greco (eros) verso l'amore più completo del messaggio cristiano (appunto àgape).
  12. ^ Anders Nygren, Agape and Eros, Stoccolma 1930.
  13. ^ Mentre Nygren distingueva nettamente l’agape dall’eros, attribuendo il primo al cristianesimo e il secondo al mondo greco, Benedetto XVI nella sua enciclica presenta invece le due forme di amore come espressioni complementari di un unico sentimento. Richiamandosi a vicenda pervadono entrambe il messaggio biblico: «Eros e agape, amore ascendente e amore discendente, non si lasciano mai separare completamente l’uno dall’altro [...]. La fede biblica non costruisce un mondo parallelo o un mondo contrapposto rispetto a quell’originario fenomeno umano che è l’amore, ma accetta tutto l’uomo intervenendo nella sua ricerca di amore per purificarla, dischiudendogli al contempo nuove dimensioni» (Deus Caritas Est, n. 7-8).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]