Afta

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Afta
Aphthe Unterlippe.jpg
Esempio di afta sulla mucosa dietro il labbro inferiore
Codici di classificazione
ICD-9-CM (EN) 528.2
ICD-10 (EN) K12.0
Sinonimi
stomatite aftosa
ulcera aftosa

Viene definita afta una dolorosa ulcera all'interno della cavità orale causata da una rottura della mucosa. Viene altresì indicata come stomatite aftosa e ulcera aftosa, specialmente se la ferita è multipla o cronica. La parola deriva dal greco áphtha (= Pustola). Le ulcere aftose sono il tipo di lesione più comune della mucosa orale, con una prevalenza fino al 10% nella popolazione generale, ed anche più comune tra i bambini.[1]

Eziologia[modifica | modifica sorgente]

L'esatta eziologia delle afte è sconosciuta, anche se si pensa a un disordine (disbiosi) del microbiota umano associato a problemi immunitari. Tra i fattori che aumentano la possibilità di formazione delle ulcere si annoverano il contatto della mucosa orale con oggetti sporchi (come ad esempio il mordere una matita o una penna) o il contatto labiale con animali domestici, lo stress, l'affaticamento fisico e mentale, alcune malattie, le ferite causate dal mordersi accidentalmente la mucosa (il che aumenta l'ipotesi di un'infezione batterica), cambiamenti ormonali, mestruazioni, allergie a determinati cibi e insufficienze di vitamina B12, ferro o acido folico.

Nel 1982 un batterio fino ad allora sconosciuto, l'Helicobacter pylori, fu scoperto come la causa dell'ulcera gastrica. Fu ipotizzato che le ulcere orali potessero essere in qualche modo correlate alla presenza di determinati batteri, ma non fu mai isolato alcun organismo specifico che fosse in qualche modo responsabile.

C'è una correlazione con le afte anche da parte di altri disordini, tra cui la leucoplachia, il mughetto, le gengivostomatiti e il lichen planus. Le ulcere trovano correlazione anche con colite ulcerosa, la malattia di Crohn, pemfigoide bolloso e Sindrome di Behçet. Alcune cure invasive come la chemioterapia provocano afte come effetto collaterale.

Clinica[modifica | modifica sorgente]

Le afte spesso iniziano con una sensazione di bruciore o pizzicore sul sito della futura afta. Entro qualche giorno, essa svilupperà un'area rossa o una bolla, che precedono una piccola ulcera aperta.

Essa appare come un'apertura di forma ovale o, a volte, affusolata e colore bianco-giallastro, circondata da un anello rosso e infiammato, che nella maggioranza dei casi ha un diametro di circa 3-4 mm, ma può superare 1 cm, nei casi più gravi, o anche essere grande meno di 1 millimetro; inoltre causa un dolore molto forte. Se ne può avere più di una.

La formazione chiara all'interno del cerchio di mucosa infiammata è dovuto alla formazione di strati di fibrina, una proteina coinvolta nella coagulazione del sangue. L'ulcera, che di per sé è estremamente dolorosa se toccata o strofinata, può essere accompagnata dal rigonfiamento (e conseguentemente dall'infiammazione) dei linfonodi sotto la mandibola, il che porta a confondere l'afta per il mal di denti.

La gran parte delle ulcere possono decorrere da 1 a 4 settimane, e possono causare un dolore circoscritto e molto intenso per l'intera durata del processo di guarigione, oltre a un senso di spossatezza e malessere come se si avesse la febbre. Talvolta può rimanere un alone rosato o un segno per diverse settimane dopo la scomparsa dell'afta.

Le ulcere si presentano a livello della mucosa orale, in particolar modo della bocca, della lingua, delle labbra e delle pieghe muco-labiali e muco-boccali, mentre sono rare al palato duro e alla gengiva[2].

Trattamento[modifica | modifica sorgente]

Medicina tradizionale[modifica | modifica sorgente]

I trattamenti più comuni implicano l'uso di farmaci ad azione combinata antiflogistica ed antibiotica, come il Corti-Fluoral della Bayer.

In particolare si è rilevato efficace l'effetto del diflucortolone valerato, un corticosteroide con una forte azione antinfiammatoria e con una buona capacità di stabilizzare le membrane lisosomiali, questo combinato con antibiotici come la josamicina permette di ridurre l'infiammazione portando alla regressione dell'ulcera.

Medicina alternativa[modifica | modifica sorgente]

Avvertenza
Le pratiche descritte non sono accettate dalla medicina, non sono state sottoposte a verifiche sperimentali condotte con metodo scientifico o non le hanno superate. Potrebbero pertanto essere inefficaci o dannose per la salute. Le informazioni hanno solo fine illustrativo. Wikipedia non dà consigli medici: leggi le avvertenze.

In fitoterapia si utilizzano prodotti(come il gel Alovex) a base di Saccharomyces boulardii, un lievito, e resveratrolo, una sostanza contenuta nella buccia dell'uva. Un metodo casalingo per curarle è l'applicazione di bicarbonato di sodio per un minuto e poi sciacquare.

Un metodo empiricamente efficacissimo (al di là degli studi medici) è quello di, dopo aver lavato i denti, inumidire con un po' di olio di oliva l'afte. Essa in questo modo regredisce quasi immediatamente, e/o se già sviluppata riduce sensibilmente in 24 ore il dolore.

Prevenzione[modifica | modifica sorgente]

Le afte sono spesso causate da stress o disfunzioni del sistema immunitario, una percentuale bassa di globuli bianchi ad esempio aiuta queste infezioni orali a manifestarsi, quindi sono consigliati ritmi di vita poco stressanti, una dieta appropriata, spesso anche una buona igiene orale aiuta a prevenire la comparsa delle infezioni orali. Per prevenire la comparsa di afte è consigliato evitare carenze di vitamina E (nota per le sue proprietà antiossidanti) che è proprio la causa di comparsa delle afte orali. Essa si trova principalmente nell'olio d'oliva di semi, nel germe dei cereali, ortaggi a foglie verdi, tuorlo d'uovo e latticini. Il fabbisogno giornaliero di vitamina E secondo la tabella RDA è di 8-10mg/die, pertanto se per qualche motivo l'alimentazione dovesse risultare carente di vitamina E, si consiglia l'assunzione (anche a giorni alterni) di un comune integratore multivitaminico per evitare la comparsa di afte.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ A. Altenburg, CK. Micheli; C. Maldini; A. Mahr; M. Puttkammer; CC. Zouboulis, Clinical aspects and treatment of recurrent aphthous ulcers in Hautarzt, vol. 63, nº 9, Sep 2012, pp. 693-703, DOI:10.1007/s00105-012-2354-7, PMID 22956032.
  2. ^ Laskaris , op. cit., pp. 220, 2003.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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