Aeroporto di Gerusalemme

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Aeroporto di Gerusalemme
Il terminal
Il terminal
IATA: JRS – ICAO: nessuno
Descrizione
Nome impianto Gerusalemme
Tipo Civile
Stato Mandato britannico della Palestina fino al 1948, Giordania dal 1948 al 1967, Israele dal 1969 al 2001
Regione Cisgiordania
Altitudine AMSL 757 m
Coordinate 31°51′53″N 35°13′09″E / 31.864722°N 35.219167°E31.864722; 35.219167Coordinate: 31°51′53″N 35°13′09″E / 31.864722°N 35.219167°E31.864722; 35.219167
Piste
Orientamento (QFU) Lunghezza Superficie
12/30 1.965
Asfalto
Statistiche
Passeggeri in transito --

[senza fonte]

Mappa dello scalo.

L'Aeroporto di Gerusalemme (IATA: JRSICAO: LLJR, OJJR), conosciuto anche come Aeroporto di Kalandia ed Aeroporto di Atarot, è un aeroporto civile situato a 10 km a Nord della città di Gerusalemme, lungo la strada statale 60 in direzione di Ramallah, nei Territori palestinesi occupati. La struttura è dotata di una pista in asfalto lunga 1 965 m e larga 45 m, l'altitudine è di 757 m /2485 ft, l'orientamento della pista è RWY 12-30. L'aeroporto è stato chiuso nel 2001 durante gli scontri della Seconda intifada[1].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'aeroporto di Gerusalemme fu la prima pista aeroportuale ad essere costruita durante il Mandato britannico della Palestina. Nato come pista militare con il nome di Kalandia Airfield durante gli anni venti fu usato dalle autorità militari britanniche ed ospiti importanti diretti a Gerusalemme[2]. Nel 1931 il governo del mandato decise di espropriare i terreni circostanti la pista per espandere il sedime aeroportuale in modo da poter realizzare le strutture necessarie per le attività destinate al traffico civile. I lavori di espansione durarono fino al 1936, anno in cui l'aeroporto fu aperto ai voli civili[3].

Con la fine del Mandato di Palestina e la guerra arabo-israeliana del 1948 l'aeroporto fu conquistato dalle truppe della Legione Araba ed entrò sotto il diretto controllo della Giordania. Nei primi anni cinquanta i giordani costruirono una nuova aerostazione passeggeri[4], chiamarono la struttura Aeroporto di Gerusalemme[4] ed avviarono i primi voli di linea. Le compagnie presenti fino al 1967 furono[4]:

Nel 1967 con la guerra dei sei giorni l'aeroporto fu danneggiato ed occupato dagli israeliani. Rimase chiuso fino al 1969, anno in cui gli israeliani cambiarono il nome in Aeroporto di Atarot e cominciarono ad operare dei voli nazionali. L'aeroporto è rimasto aperto al traffico aereo fino all'inizio della seconda intifada nel 2001. Nelle mappe presentate da Israele a Camp David nell'estate del 2000 l'aeroporto era stato incluso nell'area urbana di Gerusalemme[3] ma la proposta fu respinta dalla delegazione palestinese la quale lo intende destinare ad aeroporto nazionale dei palestinesi. Il politico israeliano Yossi Beilin ha proposto l'aeroporto venga usato congiuntamente da arabi ed ebrei citando l'esempio dell'aeroporto di Ginevra che viene usato regolarmente da svizzeri e francesi. Il 29 dicembre 2009 le autorità palestinesi hanno dichiarato che l'aeroporto di Gerusalemme farà parte del futuro Stato di Palestina[5].

A tutto il 2013, l'area aeroportuale ospita il campo profughi Qalandia, gestito dall'UNRWA, una agenzia delle Nazioni Unite[6].

Codici ICAO[modifica | modifica wikitesto]

Visto che l'aeroporto è stato sotto il controllo di diversi paesi oggi l'aeroporto ha due codici ICAO. Il primo codice ad essere assegnato allo scalo nel 1948 fu OJJR perché risultava in territorio giordano mentre con l'occupazione di Israele il codice venne cambiato in LLJR. L'aeroporto non ha ancora un codice ICAO LV-- destinato agli scali palestinesi

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Larry Derfner, An Intifada Casualty Named Atarot. URL consultato il 07/11/2007 An Intifada Casualty Named Atarot.
  2. ^ An Empire in the Holy Land: Historical Geography of the British Administration of Palestine, 1917-1929 Gideon Biger, St. Martin's Press and Magnes Press, New York & Jerusalem, 1994, p. 152
  3. ^ a b Articolo su Jerusalem Quarterly sull'era del Mandato.
  4. ^ a b c d Articolo del Jerusalemquarterly.org. Raccolta di testimonianze.
  5. ^ Articolo su Maannews.net
  6. ^ Newsroom | UNRWA

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]