Adolf Wölfli

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Adolf Wölfli

Adolf Wölfli (Bowil, 29 febbraio 1864Berna, 6 novembre 1930) è stato un pittore svizzero, esponente di spicco della Art Brut.

Irren-Anstalt Band-Hain 1910.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Jakob Wölfli, un intagliatore di pietra, alcolizzato cronico, spirito violento che condusse una vita dissipata ai margini della legge finendo spesso in prigione e che nel 1870 abbandonò la famiglia (una moglie e sette figli). La madre Anna probabilmente era una semplice lavandaia. Dopo grandi peripezie e sofferenze, muore il padre, la famiglia ridotta alla fame va a vivere a Schangnau dove le autorità municipali decidono di assegnare Adolf e la madre ad un contadino. Nel 1873 i due vengono però separati. Adolf quindi lavora come aiuto contadino, non frequenta la scuola e viene maltrattato. A nove anni, a peggiorare un quadro già drammatico, viene a sapere della morte della madre. Si verificano allora spiacevoli episodi nei confronti delle ragazze del luogo: diversi tentativi di stupro e altre nefandezze, tanto che Adolf viene prima incarcerato, poi, una volta accertato il suo stato di schizofrenico, nel 1895 viene internato nel manicomio di Waldau vicino a Berna dove rimarrà per il resto dei suoi giorni, morendo per un tumore allo stomaco il sei novembre del 1930. Nel manicomio Wölfli inizia a disegnare, scrivere e comporre musica. Gradualmente acquista coscienza di essere un vero artista, tanto da esaltarsi fino a diventare megalomane e a prodursi in scontri anche violenti con gli altri ospiti dell’ospedale che lo dileggiano. Lui si ritira allora in un suo mondo interiore, decora muri, porte, e pannelli dell'ospedale. Nel 1907 incontra il dottor Walter Morgenthaler, uno psichiatra che decide di occuparsi di lui, lo aiuta e gli fornisce il materiale ed uno spazio tutto suo per lavorare. Nel 1921, lo psichiatra scriverà addirittura una monografia sull'opera e la vita di Wölfli, opera d'avanguardia nel settore psicopatologico ed artistico. Wölfli vuole esprimersi e, per fare ciò, usa tutto quello che gli capita sotto mano: riviste e giornali e fotografie, rielaborando esteticamente cioè che vede e sfoglia, utilizzando un suo proprio sistema artistico, giungendo a creare un suo personalissimo stile, caratterizzato dalla ripetitività ossessiva della singola immagine. I suoi quadri sono densi di piani e livelli continui, che rappresentano la stessa immagine ad intervalli regolari, un po’ speculari, sortendo così un curioso effetto decorativo. Rappresentazioni di uomini, di animali, di edifici e di paesaggi, ricami e greche con solfeggi e righi musicali percorrono le sue opere formando una cornice ai suoi lavori. Lumache ed uccelletti sono alcuni degli elementi che creano un gioco di simmetrie e di ritmi tipici dell’intera sua opera. Adolf Wölfli è un chiaro esempio di artista totale. Tale personaggio attirò l' attenzione anche di Sigmund Freud, e del vate del surrealismo André Breton, che lo prese come esempio e continuò grazie a lui gli studi che conduceva sul rapporto tra malattia mentale ed espressione creativa. Dopo la morte dell'artista, le opere, conservate nell'ospedale, non richiamano l'attenzione di nessun altro . Sarà riscoperto solo nel 1945 dall'artista francese Jean Dubuffet durante un viaggio in Svizzera. Sarà lui ad inserire l'artista fra i grandi della Art Brut e a far in modo che le opere vengano conosciute ed esposte. In trenta anni di attività, Wölfli realizzò 1300 disegni e diversi quaderni di scritti, oltre ad una biografia gigantesca di ben 25.000 pagine chiamata La leggenda di sant' Adolfo. Le sue opere sono conservate essenzialmente al museo des Beaux-Arts di Berna e la sua figura è oggi curata dalla Fondazione Adolf Wölfli.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • W. Morgenthaler, Ein Geisteskranker als Künster: Adolf Wölfi, Berna/lipsia, 1921 (in tedesco)
  • Oltre la Ragione - le figure, i maestri, le storie dell'arte irregolare di Bianca Tosatti editrice Skira 2006

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