Addio fratello crudele

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Addio fratello crudele
Addiofratellocrudele.png
Fabio Testi, Charlotte Rampling e Oliver Tobias in una scena del film
Titolo originale Addio fratello crudele
Paese di produzione Italia
Anno 1971
Durata 140 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Giuseppe Patroni Griffi
Soggetto John Ford
Sceneggiatura Alfio Valdarnini, Carlo Carunchio, Giuseppe Patroni Griffi
Produttore Silvio Clementelli
Casa di produzione Clesi Cinematografica
Fotografia Vittorio Storaro
Montaggio Franco Arcalli
Musiche Ennio Morricone
Scenografia Mario Ceroli
Costumi Gabriella Pescucci
Trucco Mauro Gavazzi, Mario Di Salvio
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali

Addio fratello crudele è un film del 1971 diretto da Giuseppe Patroni Griffi, liberamente tratto dalla tragedia di John Ford Peccato che sia una puttana.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Nella Mantova rinascimentale, i fratelli Annabella e Giovanni coltivano segretamente un amore incestuoso.

Quando Annabella resta incinta del fratello decide di sposare il meno sgradito fra i suoi molti pretendenti, il nobile Soranzo. Quando questi scopre però che la sua sposa, che tanto a lungo gli si era negata, non solo non è vergine, ma addirittura incinta, invita la famiglia della sposa ad un banchetto per vendicarsi dell'onta subita e compiere un eccidio.

Sarà però lo stesso Giovanni a spargere per primo il sangue, uccidendo l'amata sorella ed offrendone il cuore al rivale.

Esistono diverse differenze fra il testo teatrale e questa versione filmata. Nel film Giovanni viene ucciso da Soranzo (che è l'opposto di quanto accade nella versione teatrale). Inoltre, Annabella non viene bruciata sul rogo.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Il film, che all'epoca fece scandalo, fu recensito anche da Alberto Moravia, che sottolineò come, nella storia incestuosa, "l’anormalità possa essere mostrata non già come un limite, ma come un allargamento dei poteri umani" [1].

Il Morandini lo definisce una trasposizione anemica del dramma elisabettiano d'origine, visivamente raffinato ma dagli interpreti inadeguati.[2]

Per il Dizionario Mereghetti è un film «discretamente kitsch», caratterizzato da un '«estetismo alla Zeffirelli» e da un «insolito grand guignol».[3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Un dramma di grande valore poetico
  2. ^ Il Morandini - Dizionario dei Film 2000. Bologna, Zanichelli editore, 1999. ISBN 8808021890 p. 19
  3. ^ Il Mereghetti - Dizionario dei Film 2008. Milano, Baldini Castoldi Dalai editore, 2007. ISBN 9788860731869 p. 37

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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