Marcello (artista)

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Gustave Courbet
Adèle d'Affry

Adèle d'Affry[1], nota con lo pseudonimo di Marcello (Friburgo, 6 luglio 1836Castellammare di Stabia, 14 luglio 1879), è stata una scultrice svizzera.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

1836: Adélaïde Nathalie Marie Hedwige Philippine d’Affry nasce il 6 luglio a Friburgo, figlia maggiore del conte Louis d’Affry (1810-1841) e di Lucie de Maillardoz (1816-1897). Il nonno materno è il marchese Philippe de Maillardoz. La carriera militare è l’ambito in cui per tradizione si distinguono gli esponenti maschili della famiglia d’Affry. Louis d’Affry (1743-1810), bisnonno di Adèle, è stato il primo Landamano della Svizzera.

1839: Nasce la sorella minore, Cécile Marie Philippine Caroline (1839-1911).

1841: Il padre muore il 26 giugno. Adèle e la sorella Cécile crescono con la madre. La loro vita si divide tra Friburgo e Givisiez nei mesi estivi, tra Nizza e l’Italia durante l’inverno.

1853-54: Adèle d’Affry riceve l’educazione classica delle ragazze di buona famiglia; segue, tra le altre, le lezioni di disegno e di acquerello del pittore Joseph Auguste Dietrich (1821-1863). In questi anni frequenta per la prima volta un corso di modellato nell’atelier romano dello scultore svizzero Heinrich Max Imhof (1795-1869).

1856: Il 5 aprile, a Roma, Adèle sposa Carlo Colonna (1825-1856). Il mese successivo il marito è insignito del titolo di duca di Castiglione Altibrandi. L’unione è però di breve durata: il 18 dicembre, a Parigi, Carlo Colonna muore improvvisamente di febbre tifoidea.

1857: Adèle è costretta a rientrare a Roma per risolvere le controversie successorie che la oppongono alla famiglia Colonna. La duchessa trova ospitalità nel convento delle Dame del Sacro Cuore a Trinità dei Monti. In questo periodo comincia a manifestarsi la sua vocazione artistica. Riprende le lezioni nell’atelier di Imhof, visita numerose chiese, ammira le opere dell’antichità classica e di Michelangelo; in autunno modella il busto del defunto marito. A questa prima scultura segue presto un autoritratto.

1859: Adèle si trasferisce a Parigi e prende in affitto un appartamento presso Léon Riesener (1808-1878), cugino di Eugène Delacroix, al numero 1 di rue Bayard. Pierre Andrieu (1821-1892), amico dei Riesener e assistente di Delacroix, la aiuta ad affrescare la sala da pranzo e il laboratorio. La duchessa inizia a frequentare l’alta società del Secondo Impero. Accompagna la sorella Cécile fino al matrimonio di quest’ultima, celebrato il 29 ottobre, con il barone Moritz von Ottenfels-Gschwind (1820-1907), un diplomatico austriaco. Il rango di Adèle la porta a frequentare i salotti legittimisti del faubourg Saint-Germain e il suo gusto a preferire quello della contessa de Circourt. La bella duchessa stringe legami di amicizia che dureranno negli anni, tra cui quello con Adolphe Thiers (1797-1877). Padre Gratry (1805-1872) diventa la sua guida spirituale.

1860: Adèle lavora alla sua prima composizione, La bella Elena. Al Muséum national d’histoire naturelle studia gli animali e la loro rappresentazione con lo scultore Antoine-Louis Barye (1795-1875): si esercita con passione dal vero e nella copia di opere classiche, senza trascurare gli aspetti più tecnici e faticosi della scultura. L’impetuoso Jean-Baptiste Auguste Clésinger (1814-1883) segue da vicino i suoi progressi. A dicembre inizia a frequentare con molta discrezione le lezioni di anatomia del professor Sappey nel seminterrato della scuola pratica di medicina. Giovedì 6 settembre, durante una cena dai Barbier, Adèle fa la conoscenza di Eugène Delacroix (1798-1863). Si manifestano in lei i primi sintomi della tisi, la malattia che la porterà alla morte.

1861: La sua domanda di ammissione all’École des Beaux-Arts viene respinta. Tornata a Roma, Adèle visita Villa Medici, dove ha modo di ammirare il gruppo scultoreo di Ugolino e i suoi figli, al quale sta lavorando il giovane Jean-Baptiste Carpeaux (1827-1875). L’amicizia tra i due artisti si interromperà solo alla morte dello scultore.

1863: Dopo molte esitazioni, Adèle decide di esporre al Salon di Parigi con lo pseudonimo di Marcello. Presenta tre busti: Bianca Cappello, il Ritratto del conte G. de N…[icolaÿ] e il Ritratto della Duchessa di San C…[esario], un’opera in cera. Il grande successo riscosso dalla sua Bianca suscita l’attenzione dell’imperatrice Eugenia, che la invita a partecipare a uno dei celebri lunedì delle Tuileries. Adèle è ammessa a corte e frequenta Napoleone III (1808-1873), per il quale nutre grande ammirazione.

1864: Nel mese di febbraio Marcello ospita Jean-Baptiste Carpeaux a Givisiez, ma respinge la proposta di matrimonio presentata dalla madre dello scultore. Alle preoccupazioni artistiche si aggiungono quelle legate al rango di duchessa e ai doveri di rappresentanza. Riceve un invito alle «serie di Compiègne». Andrieu partecipa a nome suo all’asta che segue la morte di Delacroix e acquista per lei tre schizzi.

1865: Marcello espone al Salon il busto in marmo della Gorgone. Il 2 agosto riceve la commissione ufficiale per un ritratto dell’imperatrice Eugenia, opera destinata a decorare la sala del trono dell’Hôtel de Ville di Parigi. Di questo busto Marcello produrrà quattro diverse versioni.

1866: Nei mesi di giugno e luglio Adèle è a Londra, per sincerarsi di persona dell’accoglienza riservata al busto in bronzo della Gorgone, esposto alla Royal Academy. L’ammirazione per la regina Maria Antonietta, che condivide con l’imperatrice Eugenia, la induce a realizzare i busti di Maria Antonietta a Versailles e di Maria Antonietta al Tempio, che presenta al Salon di Parigi nel mese di maggio. A novembre, il busto dell’imperatrice viene aspramente criticato e respinto dalla Commissione delle belle arti della Città di Parigi; Adèle ne è indignata. Teme di essere caduta in disgrazia agli occhi di Eugenia. La questione avrà lieto fine – il prefetto Haussmann deciderà infatti di accettare il busto – ma la getta in uno stato di prostrazione.

1867: All’Esposizione universale, nella sala dello Stato Pontificio, Marcello espone otto delle opere commissionate dall’imperatore Napoleone III per i giardini di Compiègne: tra di esse figura l’Ecate. Nei mesi di maggio e giugno visita l’Austria, la Germania e l’Ungheria in compagnia della madre. A Budapest le due donne assistono all’incoronazione dell’imperatrice Elisabetta (1837-1898) della quale, al suo ritorno a Parigi, Marcello realizzerà un piccolo busto in marmo.

1868: Tra marzo e agosto la duchessa visita l’Italia settentrionale e si ferma a Roma. Durante un soggiorno di cura a Cauterets, nei Pirenei, attraversa la frontiera e si reca in Spagna, dove si trova coinvolta suo malgrado in un’insurrezione. Nonostante la situazione sia piuttosto pericolosa, decide di rimanere a Madrid, dove lavora al fianco dei suoi amici, i pittori Henri Regnault (1843-1871) e Georges Clairin (1843-1919). Nella capitale spagnola conosce il generale rivoluzionario Milans del Bosch e ne modella un busto. Le lettere di raccomandazione di Prosper Mérimée (1803-1870) le aprono le porte del Prado dove ammira in particolare le opere di Velázquez.

1869: Di ritorno a Roma, Marcello invia a Parigi il busto della Baccante stanca, destinato al Salon. Nell’atelier di «papa Giulio» realizza La Pizia, il suo capolavoro, che Charles Garnier (1825-1898) acquisterà per abbellire la nuova Opéra. Dato che per la realizzazione della statua ha dovuto far fronte a molte difficoltà tecniche, pensa di abbandonare la scultura – attività che richiede molto impegno dal punto di vista materiale – per dedicarsi alla pittura. Studia disegno a Villa Medici con Ernest Hébert (1817-1908) e condivide la passione per la musica con i compositori Charles Gounod (1818-1893) e Franz Liszt (1811-1886). Pratica la pittura anche nell’atelier dell’artista Mariano Fortuny i Marsal (1838-1874), dove conosce Eduardo Rosales (1836-1873).

Adèle d'Affry, La Pizia

1870-71: Al Salon del 1870 Marcello presenta La Pizia in bronzo e il busto del Capo abissino. Si rifugia in Svizzera durante la guerra e la Comune. Indebolita dalla malattia e dagli sforzi che le causa l’attività di scultrice, lavora nell’atelier ginevrino del pittore Alfred van Muyden.

1872: Di ritorno a Parigi, Adèle prosegue gli studi di pittura con Léon Bonnat.

1873: Profondamente turbata dalla morte di Napoleone III, la duchessa si reca a Chislehurst, in Inghilterra, per porgere le condoglianze all’imperatrice Eugenia e al principe imperiale. Marcello intende debuttare al Salon come pittrice, presentando il Ritratto di madame de Tallenay, ma alla fine cambia idea. I cinque busti presentati all’Esposizione universale di Vienna – il Capo abissino, Bianca Cappello, le due versioni di Maria Antonietta e la Pizia – le valgono il conferimento di una medaglia.

1874: Invia al Salon un dipinto di grandi dimensioni, La Congiura di Fiesco. Il rifiuto dell’opera oppostole dalla giuria la ferisce profondamente.

1875: La duchessa esegue il ritratto di Berthe Morisot, ma rifiuta di farsi ritrarre a sua volta da Manet. Posa invece per l’amico pittore Édouard Blanchard (1844-1879). Al Salon presenta Redemptor mundi, Febe e La bella romana. All’inaugurazione dell’Opéra, il 5 gennaio, il pubblico e la critica accolgono con grande favore La Pizia; sorpresa, Marcello se ne rallegra.

1876: Da Friburgo, dove risiede da gennaio, Marcello parte per un nuovo viaggio in Italia, con tappe a Firenze, Orvieto, Roma, Bologna, Ferrara, Ravenna, Padova, Venezia, Verona e Milano. Il direttore della Galleria degli Uffizi le commissiona il suo ritratto. Il busto de La baronessa di Keffenbrinck, presentato al Salon nello stesso anno, le vale una semplice menzione d’onore che Marcello riceve con amarezza.

1877: Spossata dalla tosse e dai dolori articolari, Adèle cerca sollievo nel sole del Midi; su consiglio dei medici, trascorre il mese di dicembre in Italia.

1878: La duchessa si sposta di frequente tra Napoli, la Svizzera e Parigi, alla ricerca del clima ideale per calmare le continue emottisi. Il 2 gennaio redige una seconda versione del testamento in cui elenca le sculture che lascerà in eredità allo Stato di Friburgo, a condizione che sia fondato un museo dedicato alla sua opera.

1879: Si stabilisce a Castellammare di Stabia: oltre a disegnare freneticamente, Adèle riordina le sue carte e attende alla redazione delle Mémoires, che rimarranno incompiute. Muore, stroncata dalla tubercolosi, il 16 luglio.[2]

Esposizioni e Salons[modifica | modifica wikitesto]

  • 1863: Salon (1º maggio-1º luglio), Parigi, Palais des Champs-Elysées.
  • 1864: Esposizione di Parigi, boulevard des Italiens.
  • 1865: The Royal Academy Exhibition (giugno-luglio), Londra; Salon(1º maggio-20 giugno), Parigi, Palais des Champs-Elysées.
  • 1866: Salon (1º maggio), Parigi, Palais des Champs-Elysées; Esposizione di Belle Arti, Lille; The Royal Academy Exhibition, Londra
  • 1867: Esposizione del Cercle de l'Union artistique (marzo), Parigi; The Royal Academy Exhibition, Londra; Esposizione universale (15 aprile-15 settembre), Parigi, Palais du Champ de Mars.
  • 1869: Salon (1º maggio), Parigi; Exposition internationale des Beaux-arts (20 luglio-31 ottobre), Monaco di Baviera.
  • 1870: Salon (1º maggio), Parigi, Palais des Champs-Elysées.
  • 1873: Esposizione presso Durand-Ruel (1º marzo), Parigi; Esposizione universale, Vienna.
  • 1874: Salon, Parigi.
  • 1875: Salon, Parigi, Palais des Champs-Elysées.
  • 1876: Salon, Parigi, Palais des Champs-Elysées.
  • 1877: Esposizione al Cercle artistique, Nice, Palais Christine.


Collezioni pubbliche[modifica | modifica wikitesto]

Sculture[modifica | modifica wikitesto]

Dipinti[modifica | modifica wikitesto]

Iconografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Georges Clairin, Marcello nel suo atelier, 1871, olio su tela, Museo di arte e storia Friburgo
  • Edouard-Théophile Blanchard, Ritratto della duchessa Castiglione Colonna, 1877, olio su tela, Museo di arte e storia Friburgo
  • Gustave Courbet, La duchessa Castiglione Colonna, olio su tela, Museo di Belle Arti, Reims
  • Jean-Baptiste Clésinger, La duchessa Castiglione Colonna, 1861, marmo, Fondazione Marcello, Givisiez
  • Marcellin Desboutins, Ritratto di Marcello, 1874, incisione, Museo di arte e storia Friburgo

Omaggi[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1963 è fondata a Friburgo la Fondazione Marcello, il cui scopo è la conservazione e la promozione della memoria e delle opere di Marcello.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Adèle d'Affry in Dizionario storico della Svizzera.
  2. ^ Tatiana Silvestri, « Biografia », in Marcello, Adèle d’Affry (1836-1879), duchessa di Castiglione Colonna, diretto da Gianna A. Mina, catalogo di esposizione (Friborgo, MAHF, 07 novembre 2014 – 22 febbraio 2015 ; Ligornetto, Museo Vela, 26 aprile – 30 agosto 2015 ; Musei nazionali del Palazzo di Compiègne, 16 ottobre 2015 – 1º febbraio 2016 ; Pregny-Genève, Museo di Svizzeri nel mondo, febbraio – giugno 2016), Edizioni 5 Continenti, Milano, 2014, pp. 115-119
  3. ^ Henriette Bessis, Marcello sculpteur, Museo di arte e storia Friborgo, 1980, p. 129-130

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Odette d'Alcantara, Marcello: Adèle d'Affry, Duchesse Castiglione-Colonna, 1836–1879, sa vie, son oeuvre, sa pensée et ses amis, Genève, Éditions générales, 1961
  • Marcello (1836-1879). Adèle d'Affry duchesse de Castiglione Colonna, Friburgo, Museo d'Arte e di Storia, 1980
  • Henriette Bessis, Marcello sculpteur, Museo di arte e storia Friborgo, 1980
  • Marcello, Adèle d'Affry (1836-1879), duchessa di Castiglione Colonna, diretto da Gianna A. Mina, catalogo d'esposizione (Friborgo, MAHF, 7 novembre 2014 – 22 febbraio 2015 ; Ligornetto, Museo Vela, 26 aprile – 30 agosto 2015 ; Musei nazionali del Palazzo di Compiègne, 16 ottobre 2015 – 1º febbraio 2016 ; Pregny-Genève, Museo degli Svizzeri nel mondo, febbraio – giugno 2016), Edizioni 5 Continenti, Milano, 2014
  • Adèle d'Affry "Marcello", Écrits de fiction: nouvelles, théâtre, récits, édité par Mélanie Kaeser & Michel Viegnes, Université de Fribourg - Domaine Français, Presses Littéraires de Fribourg, éditeur: Lucas Giossi, 2014
  • Les Cahiers d'Adèle, édition établie par Simone de Reyff et Fabien Python, Société d'histoire du canton de Fribourg, avec le soutien de l'Université de Fribourg, Archives de la Société d'histoire du canton de Fribourg, nouvelle série, vol. 17, 2014

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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