Adèle d'Affry

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Gustave Courbet
Adèle d'Affry

Adèle d'Affry[1], nota con lo pseudonimo di Marcello (Friburgo, 6 luglio 1836Castellammare di Stabia, 14 luglio 1879), è stata una scultrice svizzera.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nata da famiglia aristocratica, aveva già intrapreso lo studio della scultura quando, nel 1856, sposò il nobile italiano Carlo Colonna, duca di Castiglione, che morì pochi mesi dopo il matrimonio. Adèle – che ottenne così il titolo di duchessa di Castiglione Colonna – continuò a studiare nell'atelier romano di Heinrich Max Imhof (1795-1869) dove conobbe Jean-Baptiste Carpeaux (18251875), Georges Clairin (18431919) e Henri Regnault (18431871), tutti vincitori del Prix de Rome, e dal 1863 cominciò a esporre sue opere con lo pseudonimo di «Marcello», ottenendo un buon successo e viaggiando frequentemente in diversi paesi europei.

Adèle d'Affry, Pizia

Nel 1868 trascorse molti mesi in Spagna con Georges Clairin e Henri Regnault e nel 1869 era a Roma, dove conobbe il musicista Charles Gounod e il pittore Ernest Hébert, ed espose nel 1870 il suo Capo abissino, ora al Musée d'Orsay di Parigi, della quale è conservata al Dahesh Museum of Art di New York una replica in bronzo, ed eseguì in marmo la Pizia che, nella versione in bronzo, fu acquistata per l'Opéra di Parigi dall'architetto Charles Garnier. Di quell'anno è anche la Zingara Maria, che sembra aver ispirato all'amico Regnaud il dipinto Salomè.

Malata di tisi, negli ultimi anni si trasferì in Italia, dedicandosi esclusivamente alla pittura, e dove morì prematuramente nel 1879. Sue opere sono conservate nel Musée d'Orsay di Parigi, nel Philadelphia Museum of Art della Pennsylvania e nel Dahesh Museum of Art di New York.

La sua scultura più nota è la Pizia in bronzo, ora nell'atrio del teatro dell'Opéra di Parigi: di quest'opera, che ella stessa considerava il suo capolavoro, scrisse da Roma all'amico Carpeaux il 30 marzo 1870: «Ho mandato un'importante figura al Salon di quest'anno; è una Pythie sul treppiede, una sorta di gitana agitata dal dono profetico. È bizzarra, energica, e non del tutto sistematica, così che vedo venirmi addosso tutti gli irreggimentati. Sono molti, in Francia».[2]

Anche se non mancarono le critiche e non fu premiata, l'opera venne apprezzata dai più e il suo successo la convinse a eseguire altre versioni: un busto in marmo, per il Musée Carnavalet, una in bronzo, nel Philadelphia Museum of Art; mentre l'originale in marmo è conservato nel Museo Marcello, una copia in bronzo, eseguita dopo la sua morte, nel 1880, è conservata nel Musée d'art et d'histoire di Friburgo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Adèle d'Affry in Dizionario storico della Svizzera.
  2. ^ In Louise Clément-Carpeaux, La vérité sur l'oeuvre et la vie de J.-B. Carpeaux (1827–1875), Paris, 1935.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Odette d'Alcantara, Marcello: Adèle d'Affry, Duchesse Castiglione-Colonna, 1836–1879, sa vie, son oeuvre, sa pensée et ses amis, Genève, Éditions générales, 1961
  • Marcello (1836-1879). Adèle d'Affry duchesse de Castiglione Colonna, Friburgo, Museo d'Arte e di Storia, 1980

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