Accordo anglo-russo per l'Asia

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L'accordo anglo-russo per l'Asia, anche conosciuto come entente anglo-russa (entente in francese: "intesa") fu firmato a San Pietroburgo il 31 agosto 1907 da Gran Bretagna e Russia per il reciproco riconoscimento delle sfere d'influenza coloniale in Asia.

Fu anche una risposta al riarmo della Germania e segnò la fine di contrasti, durati quasi un secolo, tra le due nazioni firmatarie in un'area che andava dalla Persia (l'attuale Iran) al Tibet. L'accordo costituì l'ultimo tassello per la formazione della Triplice intesa che comprendeva, oltre alla Gran Bretagna e alla Russia, anche la Francia.

L'Asia nel 1905

Gli antefatti[modifica | modifica wikitesto]

Fin dall'epoca napoleonica, Gran Bretagna e Russia si erano affrontate sullo scosceso territorio dell'Asia occidentale. Il conflitto, combattuto con le armi dello spionaggio e delle reciproche alleanze locali, venne chiamato il “Grande gioco”. La Gran Bretagna, mirava a creare degli Stati cuscinetto in difesa dell'India britannica. La Russia puntava a limitare il potere inglese, nonché ad espandersi per conquistare nuove opportunità commerciali e uno sbocco sull'Oceano Indiano.

Ancora al tempo del ministro degli Esteri britannico Lord Lansdowne, e cioè fino al 1905, le richieste del governo dell'India britannica per avere più soldati e fare maggiori investimenti nelle ferrovie al fine di contenere l'espansione russa, turbavano il governo conservatore inglese.[1]

Il contesto[modifica | modifica wikitesto]

Ma nel dicembre dello stesso anno, i liberali tornarono al potere con Henry Campbell-Bannerman che si dimostrò deciso a raggiungere un accordo permanente con i russi. Il nuovo ministro al Foreign Office, sir Edward Grey, cominciò infatti a sondare le intenzioni del governo di San Pietroburgo sulle divergenze in Asia. La diminuzione della potenza russa in seguito alla sconfitta con il Giappone e alla rivoluzione del 1905, doveva rendergli le cose più facili.

D'altro canto, però, le autorità dell'India britannica facevano forti pressioni perché diffidasse di qualsiasi proposta russa; mentre il governo di San Pietroburgo subiva pressioni analoghe da parte degli anglofobi, specie dei militari. Dopo il disastro della guerra russo-giapponese, in alcuni circoli russi si era addirittura parlato di attaccare l'India per risollevare il prestigio dello zar Nicola II. Molti infatti erano convinti che gli inglesi avessero invogliato il Giappone ad attaccare la Russia.[2]

Quanto all'opinione pubblica inglese, un grosso ostacolo era rappresentato dall'avversione per il regime autocratico di Nicola II, e ancora di più sarebbe dovuto esserlo per un governo liberale. Nonostante ciò, Gran Bretagna e Russia erano ansiose di sistemare una volta per sempre la questione asiatica, di fronte all'aumento della potenza tedesca e agli anni di tensione trascorsi, che tante energie avevano disperso dei due Paesi.

I russi erano invece allarmati per la ferrovia Konya-Baghdad, in costruzione in Turchia dal 1903 con fondi tedeschi, e maggiormente per le prime avvisaglie di penetrazione tedesca in Persia. Essi temevano anche una collaborazione anglo-tedesca a loro spese in Medio Oriente, per cui ciò di cui avevano più bisogno era una zona neutrale di fronte alla loro frontiera del Caucaso.[3]

Il cambiamento della politica inglese[modifica | modifica wikitesto]

Il governo inglese di Henry Campbell-Bannerman poté contare sull'appoggio dell'opposizione per i tagli alle spese per la difesa dell'India e in tal modo sbarazzarsi di coloro che continuavano a pensare che la Russia fosse la vera minaccia. Trovò anche un autorevole appoggio nel colonnello William Robertson del Ministero della Guerra, che si batté contro l'aumento degli impegni militari della Gran Bretagna in Asia quando, a suo parere, la Germania costituiva ormai la minaccia militare più seria:[4]

«Per secoli in passato ci siamo opposti [...] a tutte le potenze che a turno avevano aspirato alla supremazia continentale; e nel contempo, e come conseguenza, abbiamo ravvivato la nostra sfera di supremazia imperiale [...] Un nuovo predominio sta ora crescendo, il cui centro di gravità è Berlino. Qualunque cosa [...] ci aiuti a opporci a questo pericolo nuovo e formidabile sarebbe di inestimabile valore per noi».[5]

Ciò offrì al ministro degli Esteri Grey l'occasione di attuare profondi mutamenti nella politica inglese.
I negoziati, prolungatisi per mesi, riguardarono tre Paesi, cruciali per la difesa dell'India britannica: Tibet, Afghanistan e Persia.

L'accordo[modifica | modifica wikitesto]

Finalmente, nell'agosto 1907, dopo numerosi contrasti e battute d'arresto, sir Edward Grey e il corrispettivo russo, il ministro degli esteri conte Aleksandr Petrovič Izvol'skij, raggiunsero un accordo. Il 31 dello stesso mese, l'ambasciatore britannico in Russia sir Arthur Nicolson e il ministro Izvol'skij firmarono in segreto, a San Pietroburgo, lo storico trattato.

Il Tibet[modifica | modifica wikitesto]

Riguardo al Tibet, che rientrava nella sfera d'influenza cinese fin dal XVIII secolo, Gran Bretagna e Russia convennero di astenersi da ogni interferenza nei suoi affari interni e a rispettarne la sua integrità territoriale. Si impegnarono a non chiedere concessioni ferroviarie, stradali, telegrafiche o minerarie e a non mandarvi rappresentanti. Si impegnarono, inoltre, a non trattare con il Tibet se non per l'intermediario del governo cinese.

L'Afghanistan[modifica | modifica wikitesto]

Per l'Afghanistan, invece, si confermava il protettorato della Gran Bretagna. La Russia dichiarò che il Paese si trovava fuori dalla sua influenza, che si sarebbe servita di un intermediario inglese per i suoi contatti politici e che non avrebbe mandato agenti nel suo territorio. Dall'altro lato, la Gran Bretagna si impegnò ad esercitare la sua influenza sull'Afghanistan soltanto in senso pacifico e a non incoraggiare il governo di Kabul a prendere misure ostili alla Russia. Ciò perché San Pietroburgo riteneva molto deboli gli equilibri nei propri territori in Asia centrale. La Russia spuntò, inoltre, per i suoi commercianti nel Paese, le stesse agevolazioni godute dai commercianti britannici.

La Persia[modifica | modifica wikitesto]

Le due zone d'influenza in Persia: grigio della Russia e rosa della Gran Bretagna.

Più complesso fu l'accordo riguardo alla Persia, l'attuale Iran. Le due potenze si impegnarono a rispettarne l'indipendenza ma la divisero in due zone di influenza, separate da una zona neutra. Alla Russia andava la parte settentrionale con un cuneo verso il centro del Paese: da Kasri-Chirin (Qasr-e Shirin) a Isfahan, Iezd (Yazd), Khakh, fino all'intersezione delle frontiere russa e afghana.

Alla Gran Bretagna spettava, invece, la parte sud-orientale, così da riparare il Belucistan (all'epoca dell'India britannica) e da assicurare il controllo dello stretto per il golfo Persico. Il limite della zona era tracciato lungo la linea che andava dalla frontiera afghana a Gazik, passando per Bridgand (Birjand), Kerman, fino a Bender-Abbas (Bandar Abbas), sul golfo Persico.[6] Nessuna delle due nazioni avrebbe potuto chiedere concessioni al governo persiano nella zona dell'altra.

In buona sostanza, la parte della Persia che dava accesso all'India era protetta contro la penetrazione russa, e la parte della Persia che dava accesso alla Russia era protetta contro la penetrazione britannica.

Nessuna delle due parti, invece, aveva preso in considerazione il petrolio persiano e fu per puro caso che gli inglesi si trovarono a potervi accedere.[7]

I Dardanelli[modifica | modifica wikitesto]

Eyre Crowe[8] del Ministero degli Esteri inglese, sostenne che «la finzione di una Persia unita e indipendente» doveva essere «sacrificata» pur di evitare qualsiasi «lite» con la Russia. Anche la secolare avversione di Londra all'espansione russa nei Dardanelli, per il bene dei buoni rapporti reciproci, poteva essere abbandonata. «Se le questioni asiatiche si sistemeranno favorevolmente», disse Grey a Nicolson, «i russi non avranno guai con noi riguardo all'ingresso del Mar Nero», anche se Grey rifiutò di dire con precisione quando.[9]

Come parte dei negoziati, infatti, il ministro degli Esteri russo Izvol'skij aveva ottenuto dai britannici la vaga promessa che avrebbero preso in considerazione una revisione dei trattati internazionali che chiudevano lo stretto dei Dardanelli alle navi da guerra di tutte le nazioni. Nonostante la Turchia potesse autorizzare il transito dello stretto a navi da guerra di potenze amiche, essa aveva opposto un rifiuto alla richiesta russa di farlo durante la guerra con il Giappone. Ciò aveva imbottigliato la flotta del Mar Nero contribuendo alla sconfitta di San Pietroburgo. Ancora meno probabile sarebbe stato in futuro un cedimento della Turchia durante conflitti che l'avrebbero interessata più da vicino.[10] Inutile aggiungere che tale promessa di Londra sui Dardanelli rimase lettera morta.

Le reazioni[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi George Curzon, I marchese Curzon di Kedleston.

In Germania, il cancelliere Bernhard von Bülow si rese conto che l'accordo avrebbe portato ad un cambiamento degli equilibri in Europa. Nelle sue memorie scrive:

«Nell'agosto 1907, fra l'Orso e la Balena, tra la Russia e l'Inghilterra, era stato concluso un accordo circa la ripartizione delle sfere d'influenza in Asia. [...] La convenzione era, in fondo, più favorevole ai russi che agli inglesi, e la soddisfazione che, dopo concluso l'accordo, ostentava Izvolskij, incline a vanità, non era infondata. Che questo accordo si stipulasse, era un fatto che dimostrava - e richiamai appunto su tale aspetto l'attenzione del Kaiser - che noi eravamo diventati per l'Inghilterra l'oggetto principale della sua gelosia e delle sue preoccupazioni e che essa era anche pronta a notevoli sacrifici, per garantirsi contro di noi».[11]

Anche la destra inglese vicina a Lord Curzon la cui politica aggressiva come viceré dell'India britannica aveva costituito in passato uno degli ostacoli ad un accordo, sostenne che erano state fatte troppe concessioni e che questioni vitali, come gli interessi britannici nel Golfo Persico, non erano state affrontate. Ma anche a sinistra, molti radicali, influenzati dalla loro avversione ideologica per la Russia di Nicola II, fecero sentire le loro proteste. Nonostante tutto ciò, Grey non incontrò grandi difficoltà a difendersi perché, come abbiamo visto, con l'accordo diventava possibile evitare l'aumento di spese per la difesa.[12] Ma soprattutto perché l'intesa con la Russia mirava a neutralizzare un pericoloso focolaio di crisi in Asia centrale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Feuchtwanger, Democrazia e impero, Bologna, 1989, p. 421.
  2. ^ Hopkirk, Il Grande gioco, Milano, 2004, p. 572.
  3. ^ Taylor, L'Europa delle grandi potenze, Bari, 1961, p. 636.
  4. ^ Ferguson, La verità taciuta, Milano, 2002, p. 111.
  5. ^ Robertson, Memorandum sull'intesa con la Russia, 29 marzo 1906, citato in Ferguson, La verità taciuta, Milano, 2002, p. 111.
  6. ^ I nomi delle località sono quelli dei documenti diplomatici. Fra parentesi i nomi, quando diversi, secondo la terminologia attuale.
  7. ^ Taylor, L'Europa delle grandi potenze, Bari, 1961, p. 639.
  8. ^ Eyre Alexander Barby Wichart Crowe (1864-1925), diplomatico britannico, che nel gennaio del 1907 scrisse un memorandum sullo stato delle relazioni britanniche con la Francia e la Germania. Tale documento, che denunciava le presunte mire espansionistiche di Berlino, riscontrò un notevole interesse fra i componenti del governo inglese.
  9. ^ Ferguson, La verità taciuta, Milano, 2002, p. 112.
  10. ^ Rogger, Russia in the Age of Modernisation and Revolution 1881-1917, New York, 1983 (Ediz. Ital. La Russia pre-rivoluzionaria 1881-1917, il Mulino, Bologna 1992, p. 408).
  11. ^ Bernhard von Bülow, Denkwürdigkeiten, 1930-31 (Ediz. Ital. Memorie, Mondadori, Milano 1931, Vol II, pp. 317, 318).
  12. ^ Feuchtwanger, Democrazia e impero, Bologna, 1989, pp. 421, 422.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ettore Anchieri (a cura di), La diplomazia contemporanea, raccolta di documenti diplomatici (1815-1956), Cedam, Padova 1959.
  • Alan John Percival Taylor, The Struggle for Mastery in Europe 1848-1918, Oxford, Clarendon Press, 1954 (Ediz.Ital. L'Europa delle grandi potenze. Da Metternich a Lenin, Laterza, Bari, 1961).
  • E.J. Feuchtwanger, Democracy and Empire: Britain, 1865-1914, London, 1985 (Ediz. Ital. Democrazia e Impero, l'Inghilterra fra il 1865 e il 1914, il Mulino, Bologna 1989 ISBN 88-15-04819-7).
  • Niall Ferguson, The Pity of War, 1998 (Ediz. Ital. La Verità taciuta, Corbaccio, Milano 2002 ISBN 88-7972-404-5).
  • Peter Hopkirk, The Great Game On Secret Service in High Asia, 1990 (Ediz. Ital. Il Grande Gioco, Adelphi, Milano 2004 ISBN 88-459-1813-0).
  • AA.VV. (Ottavio Bartié, Massimo de Leonardis, Anton Giulio de’Robertis, Gianluigi Rossi), Storia delle relazioni internazionali. Testi e documenti (1815-2003), Monduzzi, Bologna, 2004 ISBN 978-88-323-4106-5.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]