Accordi di pace di Roma

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L'accordo generale di pace di Roma è il trattato di pace negoziato tra il governo del Mozambico e i ribelli della Resistência Nacional Moçambicana (Restistenza nazionale mozambicana. Renamo) il 4 ottobre 1992.

Dalla guerra civile alla democrazia[modifica | modifica wikitesto]

Dopo l'indipendenza nel 1975, il Mozambico, sotto la presidenza di Samora Machel, leader del movimento socialista Fronte di liberazione del Mozambico (FRELIMO), si allineò politicamente all'Unione Sovietica, dando luogo a un'economia socialista e diventando un punto di riferimento per i movimenti indipendentisti e anti-apartheid dei vicini Sudafrica e Rhodesia.

Questi paesi, con l'apporto anche degli Stati Uniti, finanziarono la costituzione in Mozambico di un esercito di liberazione anti-comunista detto RENAMO. Nei primi anni ottanta, il RENAMO iniziò una serie di attacchi contro le strutture del paese (inclusi ferrovie, scuole e ospedali), trascinando il Mozambico nella guerra civile.

Nel 1984, il Mozambico firmò col leader nazionalista sudafricano P. W. Botha l'accordo di Nkomati, che prevedeva la cessazione delle ostilità in cambio dell'espulsione dal Mozambico dei membri in esilio del movimento anti-apartheid sudafricano African National Congress (ANC).

Il Mozambico tenne fede all'accordo, ma il Sudafrica continuò a finanziare i ribelli. Nel 1986, Samora Machel, morì in territorio sudafricano in un incidente aereo di cui molti attribuirono la responsabilità ai servizi segreti sudafricani. A Machel succedette Joaquim Chissano.

Nel 1990, il regime sudafricano dell'apartheid stava crollando, e aveva anche perso l'appoggio degli Stati Uniti. In questo mutato contesto, FRELIMO e RENAMO iniziarono a negoziare. A novembre venne stipulata una nuova costituzione, che decretava la nascita in Mozambico di una democrazia multipartitica.

Gli accordi di pace[modifica | modifica wikitesto]

Gli accordi di pace, si raggiunsero con la lunga opera di mediazione, durata 27 mesi con 11 sessioni di lavoro, iniziata e condotta a termine, con l'appoggio delle Nazioni Unite, dal Sottosegretario agli Affari Esteri Mario Raffaelli, dall' Ámbasciatore Incisa di Camerana e dalla Comunità di Sant'Egidio, rappresentata da Andrea Riccardi, Matteo Zuppi e dal vescovo Jaime Gonçalves. Così Andrea Riccardi introduceva i lavori per la pace:

« Questa casa, questo antico monastero, si apre in questi giorni come una casa mozambicana per i mozambicani (...) Abbiamo la consapevolezza di avere innanzi mozambicani patrioti, veramente africani, senza la presenza di esterni. Ciascuno di voi ha radici profonde nel paese. La vostra storia si chiama Mozambico. Il vostro futuro si chiama Mozambico. Noi stessi siamo qui come ospitanti di un evento e di un incontro che sentiamo totalmente mozambicani. In questa prospettiva la nostra presenza intende essere forte per quel che riguarda l'amicizia, ma discreta e rispettosa. »
(Andrea Riccardi - Roma, luglio 1990)

Il governo italiano era rappresentato da Mario Raffaelli. La delegazione del Frelimo era presente con Armando Guebuza (ora presidente del Mozambico), la delegazione del Renamo con Raul Domingos. Gli accordi sono stati firmati dal presidente di allora del Mozambico, capo del Frelimo Joaquim Chissano e dal capo del Renamo, Afonso Dhlakama.

Gli accordi divennero operativi il 15 ottobre 1992. Le Nazioni Unite inviarono un contingente di pace (ONUMOZ) con lo scopo di sorvegliare la fase di transizione alla democrazia. Il passaggio fu completato in pochi anni, e nel 1995 l'ONUMOZ lasciò il paese.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Eric Morier-Genoud, "Sant’Egidio et la paix. Interviews de Don Matteo Zuppi & Ricardo Cannelli", _LFM. Social sciences & missions_, no.13, Oct. 2003, pp.119-145
  • Pierre Anouilh, "Des pauvres a la paix. Aspects de l'action pacificatrice de Sant'Egidio au Mozambique", _LFM. Social sciences & missions_, no.17, Dec. 2005, pp.11-40
  • Moises Venancio, “Mediation by the Roman Catholic Church in Mozambique 1988-1991”, In Stephen Chan & Vivienne Jabri (eds), _Mediation in Southern Africa_, Basingstoke: Macmillan, 1993, pp. 142-58
  • Alex Vines & Ken Wilson, “Churches and the Peace Process in Mozambique 1988-1991”, In Paul Gifford (ed.), _The Christian Churches and the Democratisation of Africa_, Leiden: Brill, 1995, pp. 130-47

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]