Accento (latino)

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La natura dell'accento latino è stata a lungo oggetto di ricerche e dibattiti, senza che gli studiosi siano potuti pervenire ad una definizione sicura. Mentre per quanto riguarda la posizione dell'accento la metrica della poesia latina ci ha tramandato informazioni affidabili, sulla sua natura non ci sono pervenuti dati certi. Mancano inoltre riferimenti all'argomento nei trattati dei grammatici, dove per altri fenomeni ci hanno fornito delle descrizioni delle norme latine e dei cambiamenti in atto.[1]

Le ipotesi sulla natura dell'accento del latino classico sono principalmente due:

  • Accento melodico:[2] la prominenza di una sillaba rispetto alle altre è segnalata attraverso la sua altezza, cioè realizzandola con un tono più acuto o più grave della voce.
  • Accento intensivo: la sillaba accentata è realizzata con maggiore forza articolatoria, cioè con un consumo maggiore dell'aria espirata, che uditivamente corrisponde ad un maggior volume sonoro.

Un altro tipo di accento, oggi usato anche dalle lingue romanze, l'accento di durata, viene escluso per il latino classico. Prevedendo infatti che la sillaba accentata venga mantenuta più a lungo, provocherebbe una sovrapposizione con la lunghezza vocalica, perché le vocali brevi sotto accento verrebbero realizzate come lunghe.

L'italiano presenta oggi un accento melodico, come gran parte delle lingue romanze, ma contemporaneamente anche un accento di durata. Spesso infatti i tre parametri prosodici di altezza, lunghezza e intensità sono usati contemporaneamente dalle lingue per rendere prominente la sillaba accentata.[3]

Indice

[modifica] Tipo di accento e alterazioni vocaliche

I linguisti che ipotizzano per il latino un accento intensivo lo ricollegano ai numerosi mutamenti a cui è stato soggetto. Nella realizzazione di una parola con accento intensivo, infatti, la forza articolatoria è concentrata su una sola sillaba, così che per le sillabe restanti la forza sarà molto minore. Questo le porterà ad indebolirsi e ad essere soggette alla caduta. In particolare ciò è valido per le sillabe atone finali, realizzate con il fiotto di aria egressiva polmonare che si sta affievolendo, e per le sillabe intertoniche, poste tra due picchi di intensità e quindi realizzate molto debolmente.

Uno dei maggiori sostenitori dell'accento d'intensità è stato il glottologo austriaco Friedrich Schürr, che per quanto concerne l'accento distingue nel latino le seguenti fasi:

  1. Il latino arcaico è stato caratterizzato dall'accento intensivo, che ha provocato o facilitato le frequenti sincopi e le cadute delle vocali finali.
  2. Il latino classico ha adottato un accento melodico sotto l'influsso del greco; tale cambiamneto ha interessato però solo la lingua colta letteraria, mentre il latino parlato ha continuato l'accento intensivo originario.
  3. Il latino volgare, dopo il restringimento dell'ambito d'uso del latino colto, continua l'accento intensivo, rafforzato dal sostrato celtico e dal superstrato germanico. L'accento intensivo caratterizza quindi le successive evoluzioni del latino fino alle lingue germaniche.

[modifica] La posizione strutturalista

I linguisti di indirizzo strutturalista hanno considerato non attendibile qualsisi ipotesi sulla natura dell'accento latino. Fra le contestazioni mosse alle tesi finora sostenute ci sono in particolare i seguenti punti:

  • La tendenza alla caduta delle sillabe atone caratterizza anche lingue che non hanno l'accento intensivo.
  • Come dimostrano anche studi recenti, gran parte delle lingue non utilizza un solo parametro prosodico per segnalare l'accento.[3]

Soprattutto, i linguisti strutturalisti considerano la natura dell'accento un aspetto proprio del piano parlato del latino, per cui ogni inferenza su di esso è una mera congettura priva di basi. Fa cioè parte, assieme agli altri 'valori' della lingua parlata, del piano della parole, che non possiamo ricostruire.

[modifica] Note

  1. ^ Ad esempio per quanto riguarda la quantità vocalica abbiamo la testimonianza di Sant'Agostino, di Cosenzio e di Pompeo, che ci precisano sia la norma classica che prevede la durata distintiva delle vocali, sia il cambiamento allora in corso per cui vocali breve e lunghe si confondevano.
  2. ^ Un altro sinonimo usato è accento musicale, dato che prevede per le sillabe una variazione della tonalità, come avviene per le note musicali. Per una panoramica dei tratti soprasegmentali che veicolano l'accento cfr P. Maturi, I suoni delle lingue, i suoni dell'italiano, p. 62 e 82
  3. ^ a b Secondo alcuni studi sarebbero la maggior parte delle lingue ad utilizzare contemporaneamente due o tre tratti prosodici per rendere prominente la sillaba tonica. Cfr P. Maturi, I suoni delle lingue, i suoni dell'italiano, p. 63.

[modifica] Bibliografia

  • Pietro Maturi, I suoni delle lingue, i suoni dell'italiano, Bologna, Il Mulino, 2006. ISBN 978-88-15-13305-2
  • Pavao Tekavčić, Grammatica storica dell'italiano. Fonematica, 2a ed., Bologna, Il Mulino, 1980, pp 209-210.
  • Pavao Tekavčić, Grammatica storica dell'italiano. Fonematica, 1a ed., Bologna, Il Mulino, 1972, pp 309-310.
  • Giuseppe Patota, Nuovi lineamenti di grammatica storica dell'italiano, Bologna, Il Mulino, 2007, pp 53-54.

[modifica] Voci correlate

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