Accabadora
| Accabadora | |
|---|---|
| Titolo originale | Accabadora |
| Autore | Michela Murgia |
| 1ª ed. originale | 2009 |
| Genere | Romanzo |
| Lingua originale | italiano |
| Ambientazione | Sardegna ca 1950 |
| Protagonisti | Maria Listru |
| Coprotagonisti | Bonaria Urrai |
| Altri personaggi | Andrìa Bastìu, Nicola Bastìu |
Accabadora (femmina accabadora) è un romanzo scritto da Michela Murgia. Il libro è stato pubblicato nel maggio 2009 per la casa editrice italiana Einaudi. Il romanzo è stato tradotto in lingua tedesca nel 2010 e edito dalla Wagenbach di Berlino.
Con questo libro l'autrice ha vinto la sezione narrativa del Premio Dessì nel settembre 2009. Nel maggio 2010 il racconto è stato premiato con il SuperMondello, il riconoscimento più importante del Premio Mondello e, nel settembre dello stesso anno, con il Premio Campiello[1].
Indice |
[modifica] Trama
Nei primi anni cinquanta del XX secolo a Soreni, un piccolo paesino della Sardegna, dove tutti sanno tutto di tutti facendo finta di non sapere, la piccola Maria Listru, ultima e indesiderata di quattro sorelle orfane, viene adottata da Bonaria Urrai, anche lei vedova benestante, ma senza mai essere stata sposata. Maria diventa così una "Fillus de anima ... i bambini generati due volte, dalla povertà di una donna e dalla sterilità dell'altra".
Maria e Tzia Bonaria, sarta del paesino, vivono come madre e figlia consapevoli entrambe di non esserlo. Si scoprirà alla fine del romanzo che Bonaria aveva deciso di adottare Maria, quando un giorno l'aveva vista rubacchiare delle ciliegie, senza che sul volto della piccola trapelasse "nè vergogna nè consapevolezza... e le colpe come le persone iniziano ad esistere se qualcuno se ne accorge". A Maria, infatti, "Non le era ancora passato quel vizio, quello di rubare piccole cose di cui non aveva bisogno, ma che desiderava".
Sebbene sia possibile supporre che l'adozione da parte della anziana sarta non sia del tutto disinteressata, come quarta e tardiva figlia, Maria è abituata a pensarsi da sempre come «l'ultima» in tutti i sensi e per questo non finiscono di sorprenderla il rispetto e le attenzioni della nuova madre, che le ha offerto dimora, istruzione e futuro.
C'è però qualcosa di misterioso nella vecchia vestita di nero, nei suoi silenzi, nello sguardo timoroso di chi la incontra, nella sapienza millenaria riguardo alle cose della vita e della morte e nelle improvvise uscite notturne che Maria non riesce a comprendere. Quello che tutti sanno e Maria non ancora, è che Bonaria Urrai conosce i sortilegi e le fatture di una cultura rimasta arcaica nel profondo, e che quando è chiamata, solo se veramente voluto dall'interessato senza speranza, è pronta a portargli una morte pietosa. Il suo è il gesto amorevole e finale dell'accabadora, l'ultima madre.
Quando Maria, in seguito alla confidenza dell'amico Andrìa, - che una notte aveva sorpreso l'accabadora nell'atto di compiere la sua caritatevole opera sul fratello che, amputato di una gamba, l'aveva supplicata di aiutarlo a concludere quella che non riteneva più essere una vita - scopre l'altra faccia di Tzia Bonaria, sconcertata, decide, dopo un duro confronto, di lasciare il paese per la grande e lontana Torino perché lei, Maria non sarebbe mai "...capace di uccidervi solo perché è quello che volete". "Non dire mai: di quest'acqua io non ne bevo" l'ammonisce l'accabadora.
Quando, dopo quasi due anni di lontananza dalla Sardegna, Maria riceve una lettera della sorella che le comunica le gravi condizioni di salute di Tzia Bonaria. Anche a causa di una imprudenza che le costa il posto di lavoro, decide di tornare al paese e di accudire la donna che solo giuridicamente non le era madre.
Nonostante le diagnosi che la davano per morta da un momento all'altro, la vecchia Urrai continua a sopravvivere tra dolori lancinanti sempre più insopportabili.
Maria dovrà riconsiderare le frettolose convinzioni sull'eutanasia espresse anni prima. Ma al momento decisivo la tempra della seconda madre cede, graziandola del gesto estremo.
[modifica] Edizioni
- Michela Murgia, Accabadora, Einaudi, 2009, pp. 164. ISBN 978-88-06-19780-3
[modifica] Note
[modifica] Voci correlate
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