Abu Mena

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Coordinate: 30°50′27.78″N 29°39′48.56″E / 30.84105°N 29.66349°E30.84105; 29.66349

Abu Mena
Abu Mina
Abu Mena Modern Monastery 01.JPG
Utilizzo Complesso di monasteri e luogo di pellegrinaggio cristiano
Epoca Bizantina
Localizzazione
Stato Egitto Egitto
Governatorato Alessandria
Scavi
Date scavi 1905-1907
1998
Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Abu Mena
(EN) Abu Mena
Abu Mena, Egipto.JPG
Tipo Culturale
Criterio (iv)
Pericolo 2001
Riconosciuto dal 1979
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

Abu Mena (conosciuta anche col nome di Abu Mina) era una città, un complesso di monasteri e un luogo di pellegrinaggio cristiano nell'antico Egitto. Si trova nel territorio del governatorato di Alessandria, a circa 45 chilometri a sud-est di Alessandria. Nel 1979 il sito venne inserito nell'elenco dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO. Poche rovine sono ancora in piedi, ma le fondamenta degli edifici maggiori (come quelle della grande basilica) sono facilmente riconoscibili.

Il recente sfruttamento agricolo della regione ha causato l'innalzamento della falda freatica sotterranea, che a sua volta ha causato il crollo di alcuni edifici e ne ha reso instabili altri. Per questa ragione nel 2001 il sito è stato aggiunto all'elenco dei patrimoni dell'umanità in pericolo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Qui venne martirizzato San Mena d'Egitto, nel III o nel IV secolo. Resoconti risalenti al V secolo (e anche alcuni più tardi) riportano diverse versioni della sua sepoltura e della successiva fondazione di una chiesa a lui dedicata. Gli elementi essenziali e pressoché comuni a tutte le cronache riportano che il corpo venne trasportato da Alessandria a dorso di cammello, fino a che giunse nei pressi del lago Mareotis (in pieno deserto). Ad un certo punto, il cammello si rifiutò di proseguire, nonostante tutti gli sforzi. Questo venne recepito come un segno della volontà divina e il corpo venne quindi sepolto in quel punto.

La maggior parte delle versioni riporta poi che il luogo venne dimenticato fino alla sua miracolosa riscoperta da parte di un pastore locale. La notizia si sparse rapidamente e l'imperatore Costantino I ordinò la costruzione di una chiesa in quel luogo (altre versioni sostituiscono la figura di Costantino con quella dell'imperatore Zenone, del V secolo, ma gli scavi archeologici hanno datato la costruzione alla metà del IV secolo). A partire da questo periodo, il sito divenne un popolare luogo di pellegrinaggio per i credenti che cercavano una guarigione o altri miracoli.[1][2]

Durante il regno di Arcadio, l'arcivescovo di questa regione notò che la folla stava diventando troppo numerosa per la piccola chiesa: egli scrisse una lettera all'imperatore e quest'ultimo ordinò un'espansione della costruzione, la prima delle tre che si sarebbero succedute nel corso del tempo. Alla fine del periodo tardo-antico, Abu Mena era ormai divenuta il principale centro di pellegrinaggio dell'Egitto.[3][4]

A metà del VII secolo, Abu Mena venne distrutta dall'avanzata degli Arabi nell'Africa settentrionale.

Scavi archeologici[modifica | modifica wikitesto]

I primi scavi archeologici vennero condotti fra il 1905 e il 1907, portando alla luce una grande basilica, un'adiacente chiesa (che probabilmente ospitava le reliquie del santo) e un bagno romano.[5]

Un successivo lavoro di scavo venne portato avanti da un gruppo tedesco fino al 1998, portando alla scoperta di un dormitorio per i poveri con due sezioni separate per gli uomini e per le donne e i bambini. A sud della grande basilica si trova un complesso in cui probabilmente risiedeva l'egumeno. Il grande Xenodocheion, un'area riservata alla ricezione dei pellegrini, probabilmente in origine era un cimitero. Vicino alla chiesa si trova un battistero, che mostra i segni di più rifacimenti attraverso i secoli. È stato scoperto anche un complesso di torchi per la produzione di vino, insieme a magazzini sotterranei risalenti al VI o al VII secolo.[3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Alice-Mary Talbot, Pilgrimage to Healing Shrines: The Evidence of Miracle Accounts in Dumbarton Oaks Papers, vol. 56, 2002, pp. 153-173.
  2. ^ Gregory T. Armstrong, Constantine's Churches in Gesta, vol. 6, 1967, pp. 1-9.
  3. ^ a b Roger S. Bagnall, Archaeological Work on Hellenistic and Roman Egypt, 1995-2000 in American Journal of Archaeology, vol. 105, nº 2, 2001, pp. 227-243.
  4. ^ Kurt Weitzmann, The Late Roman World in The Metropolitan Museum of Art Bulletin, vol. 35, nº 2, 1977, pp. 2-96.
  5. ^ Donald N. Wilber, The Coptic Frescoes of Saint Menas at Medinet Habu in The Art Bulletin, vol. 22, nº 2, 1940, pp. 86-103.

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