Abruzzo Ultra

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Giustizierato d'Abruzzo Ultra
Abruzzo Ultra.png
Mappa di localizzazione
Giustizierato Abruzzo Ultra.png
Informazioni generali
Nome ufficiale Aprutium ultra flumen Piscariae
Capoluogo L'Aquila
Dipendente da Sacro romano impero, Regno di Sicilia, Regno di Napoli
Evoluzione storica
Inizio 1273
Causa Diploma di Alife
Fine 1806
Causa L. 132 del 1806 del Regno di Napoli
Preceduto da Succeduto da
Giustizierato d'Abruzzo Abruzzo Ultra I
Abruzzo Ultra II

L'Abruzzo Ultra o Abruzzo ulteriore è stata una unità amministrativa prima del Regno di Sicilia e poi del Regno di Napoli.

Indice

[modifica] Storia

Questo territorio fu costituito in giustizierato nel 1273 da Carlo I d'Angiò con il Diploma di Alife, che formalizzò la divisione del Giustizierato d'Abruzzo, creato dall'Imperatore Federico II, in due distretti amministrativi, l'Aprutium ultra flumen Piscariae e l'Apriutium citra flumen Piscariae (Abruzzo al di là del fiume Pescara e Abruzzo al di qua del fiume Pescara).

Il capoluogo era Aquila ed i confini del giustizierato abbracciavano le odierne province dell'Aquila e di Teramo e buona parte delle province di Pescara e di Rieti.

Nel 1806 la provincia venne divisa in due parti: la prima, chiamata Abruzzo Ultra I, che si estendeva nel territorio delimitato dai fiumi Tronto e Pescara e dalla catena del Gran Sasso, con capoluogo Teramo; la seconda, chiamata Abruzzo Ultra II, comprendente l'odierna provincia dell'Aquila (più 17 comuni passati alla provincia di Rieti e 2 comuni passati alla provincia di Pescara nel 1927), con capoluogo Aquila.

Già sotto il Regno dei Borbone di Napoli, le quattro province Abruzzo Ultra I, Abruzzo Ultra II, Abruzzo Citra e Contado del Molise venivano considerate come facenti parte della regione Abruzzi.

[modifica] Elenco viceré della parte del regno chiamata Abruzzi

Sotto gli Angioini il Regno di Napoli era diviso in quattro parti, Abruzzi, Calabrie, Terra di Lavoro e Puglia, ossia quattro Viceregni, in quanto non v'era stabilità politica, come accadrà con l'avvento degli Aragonesi che divideranno le quattro parti in province stabili, e le future province erano solo dei giustizierati da cui entravano e uscivano le Terre a seconda delle conquiste dei viceré e relativi condottieri fino al fiume Tronto (ma Re Ladislao d'Angiò-Durazzo, per esempio, aveva superato Ascoli, dichiarata città in principato dei Carraresi.

In origine, la parte dell'Abruzzo, cioè il Viceregno degli Abruzzi, comprese i giustizierati (province instabili) di Principato Ultra (dal fiume Sabato al fiume Fortore (dove aveva inizio la parte della Puglia e la provincia di Capitanata)e dal Fortore, via via salendo per il Mare Superiore (o Mare di Venezia o Mare Adriatico); nell'interno, la divisione era l'Appennino fino alla Terra di Lavoro e alla Campagna di Roma.

La parte degli Abruzzi, cioè quella retta dal viceré dell'Abruzzo, aveva inizio a Benevento (là dove terminava lo stato della Chiesa da una parte e la Terra di Lavoro dall'altra), e aveva là dove di volta in volta arrivava la conquista del Viceré, diretto da Benevento verso l'Aquila, e comunque fino al fiume di San Benedetto sul Tronto. Alcuni storici considerano questa parte denominata Abruzzi come il vecchio Sannio che, con gli Aragonesi, aboliti i quattro Viceregni, si dividerà in diverse province ufficializzate in un secondo momento da Ferdinando Il Cattolico. Questa parte dell'Abruzzo aveva sicuramente inizio Atripalda (Avellino), citata dal Guicciardini come Tripaldo degli Abruzzi, quando nel 1500 scoppiò la guerra fra Francesi e Spagnoli per l'occupazione della Dogana vecchia il 19 giugno 1501[1].

Infatti, poiché l'annessione dei territori avvenne gradualmente negli anni, pur continuando a dividersi il regno in quattro parti, man mano che venivano ufficializzate le province, sedendovi un governatore stabile accanto al carcere del castello scelto come sede provinciale, scomparvero i vecchi confini dei quattro viceregni e comparvero ufficialmente le province. Ma di certo, ancora nel 1500, questa linea del vecchio confine dei viceregni, anzi, del viceregno degli Abruzzi che cominciava ad Atripalda, fu proprio il pretesto della guerra per la spartizione del Regno[2]. Spartizione che, come si sa, terminerà solo qualdo l'erede della parte francese, cioè Germaine de Foix, fatta erede dallo zio Re di Francia, sposerà Ferdinando Il Cattolico in seconde nozze proprio per ricongiungere nuovamente tutto l'ex regno[3].

-1383. Rinaldo Orsini

Raynaldo delli Orsini Conte di Tagliacozzo. Patrizio rettore del patrimonio di San Pietro, signore di Orvieto (1380), Spoleto (1383) e Pescara (1388), forse non fu proprio il primo Viceré, ma sicuramente Governatore della città dell'Aquila assegnatagli nel 1381 dalla Regina Giovanna I di Napoli. Nel 1383 si diede a Re Luigi I d'Angiò, indi (alla sua morte (11/9/1384)) al successore Re Luigi II d'Angiò, finendo assassinato nel 1390[4].

1383-1390. Bartolomeo di San Severino della Marca

Nominato Viceré da Re Carlo III di Napoli, Bartolomeo di San Severino della Marca, entrò in provincia il 17 luglio 1383, ma penetrò in L'Aquila solo il 14 aprile 1390 mentre il governatore Rainaldo stava complottando con familiari e servitori nel convento di S.Francesco, poco prima della morte del fratello Gianni Orsini, già senatore di Roma, che era al suo seguito, avvenuta il 31 agosto 1390, giorni in cui sarebbe stato assassinato anch'egli, dopo che furono tradotti in casa del Conte di Montorio. Il Viceré liberò l'Abate di Montereale[5].

1392-. Francesco del Borgo detto Cecco del Cozzo

La ribellione dei Sanseverino, che seguirono Margherita Durazzo col piccolo Re Ladislao, avvenne nel 1392 quando, appoggiati dal papa, insediato un Duca in Bari, si scontrarono col principe di Taranto Raimondello Orsino, e fecero prigioniero Luigi d’Angiò che si dichiarava Re di tutta la Sicilia. Fu Cecco del Borgo a cacciare dall’Abruzzo Raimondello e quindi fu nominato Viceré (1392) da Ladislao.[6]

1414-1415. Conte da Carrara

Conte fu Obize da Carrara della famiglia dei Carraresi fu uno dei più potenti capitani di ventura. Padre di Ardizzone e Obizzo fu da re Ladislao I di Napoli fatto Viceré dell'Abruzzo e poi premiato con il Principato di Ascoli ereditato dai figli. Fu nominato Viceré da Re Ladislao I di Napoli dopo essere entrati insieme in L'Aquila. Dimorò in Paganica odierna frazione de L'Aquila prima di stabilirsi ad Ascoli Piceno dove morì e fu tumulato dai figli nel Duomo[6].

1415-. Giacomo Caldora

Fu viceré di tutto l'Apruzzo nominato dalla Regina Giovanna II di Napoli dopo essere stato governatore dell'Aquila l'anno prima[6].

1420-. Cristoforo Gaetani

Fu viceré dopo l'incoronazione di Giovanna II a Regina di Napoli[6].

1437-1440. Antonio Caldora

Avuto la nomina a Viceré di tutto l'Abruzzo (1 delle 4 parti/regioni del regno) dalla Regina Isabella di Lorena (luogotenente vicaria a Napoli durante la prigionia dei tre anni del marito Re Renato d'Angiò), liberò e inglobò la Valle Caudina del Principato Ultra di Montefusco, provincia rientrante anch'essa nella parte/regione del Regno che era appunto il Viceregno degli Abruzzi, quando il padre Giacomo Caldora sedeva nel palazzo di Vasto. Nel 1440 era ancora tale, visto che aveva eletto a suo governatore di Bari Marino da Norcia, pretese ed ebbe Sulmona da Re Renato, ma appena lui tornò dalla prigionia a sostituire la Regina a Napoli, fu raggiunto ed arrestato il 1 giugno 1440 per tradimento sebbene mantenne il titolo di Duca[6].

1460-1463. Pietro Lalle Camponeschi

L'Aquila non riconobbe il neo Re Ferrante d'Aragona (seguito ad Alfonso I) e tornò con Renato d'Angiò, già Re di Napoli, per mano del figlio Duca Giovanni, in nome del quale la città alzò le bandiere angioine il 1 gennaio 1460 facendovi Viceré Petri detto Lallo Camponisco. Il 2 aprile accolse con il pallio Giovanni d’Angiò, “cui furono consegnate le chiavi” della città (né rialzò più quelle aragonesi fino all’arrivo di Alessandro Sforza il 20 agosto del ‘63), confermando a Viceré Pietro detto Lallo Camponesco[6].

[modifica] Note

  1. ^ F.Guicciardini, Storia d'Italia, Libro V, cap.7, op. cit.
  2. ^ AA.VV,, Atripalda nel 1755, Catasti onciari del Regno di Napoli, op. cit., pag. 10, a cura di Lucio Fiore
  3. ^ Arturo Bascetta, Germaine de Foix, Abedizioni, Avellino, , op. cit., pag. 19
  4. ^ Arturo Bascetta, Isabella de Clermont da Lecce. Le Regine di Napoli, Avellino, Abe, 2010. (ISBN non disponibile)
  5. ^ Arturo Bascetta, op. cit., pag. 45
  6. ^ a b c d e f Arturo Bascetta, op. cit.

[modifica] Bibliografia

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

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