Abelmoschus moschatus
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| Classificazione scientifica | |
| Dominio | Eukaryota |
| Regno | Plantae |
| Sottoregno | Tracheobionta |
| Divisione | Magnoliophyta |
| Classe | Magnoliopsida |
| Ordine | Malvales |
| Famiglia | Malvaceae |
| Genere | Abelmoschus |
| Specie | A. moschatus |
| Nomenclatura binomiale | |
| Abelmoschus moschatus (L.) Medik., 1787 |
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| Sinonimi | |
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Hibiscus abelmoschus |
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| Specie | |
L'abelmosco (Abelmoschus moschatus) è una piccola pianta delle Malvacee spontanea in India e coltivata in Egitto, Giava, nelle Antille e in altri paesi tropicali. In precedenza era assegnata al genere Hibiscus.
È particolarmente sfruttata per i suoi semi impiegati per aromatizzare (come ad esempio per l'acquavite di Danzica) e da cui si estrae un olio (ambretta) impiegato in profumeria. Il fusto dell'abelmosco e di altre Malvacee, convenientemente macerato, fornisce una fibra tessile chiamata fibra di gombo.
[modifica] Semi
I semi di abelmosco sono noti anche come semi di ambretta, semi di ambra, semi o grani muschiati. Hanno un aspetto reniforme appiattito, sono lunghi 4 mm e spessi 3 mm, di colore dal bruno grigiastro al verdognolo e striati. I semi, intensamente profumati di muschio, vengono impiegati industrialmente e sono suddivisi in base alla provenienza. I migliori sono considerati quelli della Martinica mentre quelli indiani sono spesso mescolati con semi di trigonella o dell'Abutilon indicum.
[modifica] Riferimenti
Nuovo dizionario di Merceologia e Chimica Applicata, Villavecchia Eignmann, Hoepli, 1972
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