Abdon Alinovi

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on. Abdon Alinovi
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Luogo nascita Eboli
Data nascita 6 maggio 1923
Partito PCI
Legislatura VII, VIII, IX, X
Gruppo PCI, comunista-PDS (da febbraio 1991 ad aprile 1992)
Circoscrizione Campania
Collegio Napoli

Abdon Alinovi (Eboli, 6 maggio 1923) è un politico italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Origini parmensi: il nonno Luigi Sante, garibaldino, si è fermato a Napoli dopo l'impresa dei Mille. I genitori si conoscono ad Eboli: il padre Nino dirige la Cancelleria della Pretura; la madre Assunta Califano insegna nelle scuole primarie. Nino e Assunta hanno 5 figli, Abdon è il penultimo. Alla morte prematura del padre, nel 1934, si iscrive al Ginnasio-Liceo Classico “Pontano” di Spoleto, assistito dall'INOIS, Istituto Nazionale Orfani Impiegati Civili dello Stato (www.exconvittorispoleto.it). Nel 1939 torna a casa per le vacanze e vede partire per l’Africa il fratello Almo, ufficiale di leva a vent’anni: “In quel momento diventai antifascista, antimonarchico, antitutto” (cfr. l’intervista a cura di E. Bertolotto su “La Repubblica - Napoli”, 24 aprile 2005). Conseguita la maturità col massimo dei voti nel 1941, torna ad Eboli e si iscrive a Napoli alla Facoltà di Giurisprudenza; presto però, pienamente dedicato alla vita politica, dismette il traguardo della laurea. Ad Eboli conosce il confinato politico Mario Garuglieri , calzaiuolo fiorentino, compagno di cella di Antonio Gramsci a Turi, figura storica del movimento socialista e comunista, che già dal ’38 ha dato vita in Eboli all’organizzazione clandestina del  PCI nel solco gramsciano (cfr. A. Alinovi, Radici gramsciane del comunismo in Campania, in Alle radici del nostro presente, Napoli, Guida, 1986).

Vincitore di concorso per Cancelliere, raggiunge nel settembre ’43 la Pretura di Tricarico:  nasce il sodalizio col poeta Rocco Scotellaro socialista, e Carlo Grobert, del Partito d’Azione (cfr. A. Alosco, I l Partito d’Azione nel regno del Sud, Guida Editore, Prefazione F. De Martino); insieme si costruisce il movimento della sinistra democratica.  

Dopo il 9 settembre, Alinovi è tra gli antifascisti che entrano in contatto con gli Alleati (cfr. “Settembre ’43: Fate presto, che a Napoli si muore”, “l’Unità”, 17 settembre 2003), e tra i promotori del Comitato di Liberazione Nazionale di Salerno. Dopo la Liberazione, il 16 settembre, PCI, PSI,  Partito d’Azione e altri gruppi antifascisti, riuniti in una Concentrazione assumono la guida popolare e promuovono il governo municipale antifascista.

Sono gli anni della prima costruzione del Partito Comunista nel Sud. Alinovi affianca Pietro Amendola nel CLN: sebbene il più giovane del Comitato, gli è affidata l’attività di sostegno all’Autorità per la raccolta di cereali nella Piana del Sele e l’emergenza alloggi; collabora col Ministro dell’Assistenza post-bellica Emilio Sereni, Ministro dei Lavori Pubblici con De Gasperi. L’11 aprile 1944 Alinovi è a Napoli per ascoltare Palmiro Togliatti al Cinema Modernissimo: è la “svolta di Salerno”. Garuglieri, designato da Togliatti responsabile provinciale PCI, chiama a Salerno Alinovi.

In Salerno capitale apre con Mario Palermo la campagna per la convocazione della  Costituente e del referendum; dirige il settimanale “Unità proletaria”, poi “Voce salernitana”. Fondatore con Giordano Dall’Ara e Francesco Cacciatore della Camera del Lavoro, si dedica alla promozione del movimento sindacale e associativo dei contadini. Nella relazione per la “Costituente regionale per la riforma agraria” (Eboli 1947) - spazio d’incontro con i delegati del movimento contadino e i delegati della classe operaia napoletana - affronta i temi delle trasformazioni strutturali e colturali nella pianura e della modifica dei patti agrari, avvalendosi della guida di Leopoldo Cassese, storico e archivista. Nel giugno 1948 Alinovi si trasferisce a Napoli, eletto nel Comitato Direttivo della Federazione provinciale del PCI e nella Segreteria. Nel 1951 sposa Giulia De Cesare, con cui ha tre figli.

L’impegno di Alinovi è ora teso alla costruzione del Partito nelle fabbriche, nei quartieri popolari, in provincia; il “partito nuovo” indicato da Togliatti nel ’44 a Napoli prende corpo in centinaia di sezioni territoriali PCI: non solo centri di propaganda, ma circoli politici dove operai e popolo, intellettuali e artigiani discutono e praticano una politica che pone al centro i problemi della città, del Comune, della fabbrica. Ma anche l’impegno per la pace nel mondo, il superamento della guerra fredda, la messa al bando dell’arma atomica e termonucleare: nascono i Comitati per la Pace; 600mila firme sotto l’ “Appello di Stoccolma”. Lo sforzo è volto a formare l’“intellettuale collettivo” di ispirazione gramsciana; si lavora in collaborazione con PSI e tutte le forze democratiche disponibili ad attuare i programmi tracciati nel ’46-’47 nella Costituente. Segretario della Federazione PCI napoletana dal 1955 al 1962. Nel 1963 nel Comitato Centrale, dopo il X Congresso è nella Direzione nazionale PCI come responsabile della Commissione Enti Locali e Autonomie: nell’incarico porta con sé l’esperienza di governo e opposizione di Consigliere Comunale di Ercolano (Resina) dal 1952 al 1956, e Napoli dal ’56 al ’64. Componente dell’Esecutivo nazionale ANCI, partecipa alle esperienze amministrative del centro-nord, in particolare Emilia Toscana Umbria; stabilisce proficua collaborazione  col democristiano Tommaso Morlino, molto legato ad Aldo Moro, e il socialista Matteo Matteotti. La Commissione Enti Locali dà vita al movimento per l’attuazione dell’istituto regionale;il primo Congresso regionalista si terrà al Teatro San Carlo di Napoli.

All’indomani dell’XI Congresso PCI, 1966, il Segretario Luigi Longo chiede ad Alinovi la disponibilità ad essere eletto Segretario regionale in Calabria, dove il PCI è stato tragicamente colpito dall’assassinio di uno dei suoi massimi dirigenti, Luigi Silipo. Al XII Congresso nazionale, 1969, è candidato ed eletto Segretario regionale PCI della Campania. Il partito è in crisi di crescita; tocca ad Alinovi guidare il processo unitario di sviluppo della politica e dell’organizzazione, attraverso la fusione di più generazioni di dirigenti e militanti, e la promozione di giovani energie nella direzione politica: i movimenti studenteschi  del ’68 sono così accolti in un grande movimento del lavoro e della crescita civile e culturale. L’idea della Napoli produttiva - industria, attività artigiane e mercantili, sviluppo dei porti, centro di cultura e civiltà - si proietta in un legame nuovo di integrazione con la grande regione Campania, ricca di risorse umane naturali e storiche: è la piattaforma-sfida con cui il PCI di Napoli e Campania lancia la Costituente fondativa dell’istituto regionale per le prime elezioni, 1970.

Nelle amministrative del 1975 il PCI compie regionalmente e in particolare a Napoli un salto in avanti; al Comune è eletta una Giunta di sinistra guidata da Maurizio Valenzi, seppure di minoranza, che reggerà fino al 1980. Nelle elezioni politiche del 1976 Alinovi è eletto Deputato al Parlamento nelle Circoscrizioni di Napoli, con Giorgio Amendola e Giorgio Napolitano, e Benevento-Avellino-Salerno; opta per Napoli. Sarà confermato nel 1979, 1983, 1987 (X legislatura). Nella IX, è Presidente della Commissione Bicamerale Antimafia.    

È presidente regionale del PDS dalla fondazione, 1989, e dei  DS, fino allo scioglimento di questo partito.

In occasione del 90º compleanno, 6 maggio 2013, il Comune di Eboli - Sindaco Martino Melchionda  - ha conferito ad Abdon Alinovi la cittadinanza onoraria. Alla metà degli anni Duemila, Alinovi segue molto da vicino gli sviluppi della situazione politica italiana ed europea, con costante attenzione al mondo contemporaneo. Resta saldo il suo convincimento circa la necessità del partito come “intellettuale collettivo”.

L'attività parlamentare (1976 - 1992)[modifica | modifica wikitesto]

VII Legislatura Fra i dirigenti PCI impegnati nella politica del Governo di solidarietà nazionale, si occupa dell’attività governativa e statale per il Mezzogiorno. Accentua, e cerca di liberarla dalle sue contraddizioni, la linea del PCI per lo scioglimento della Cassa del Mezzogiorno, esigendone la concentrazione di strutture e “progetti speciali”, nel segno di un ruolo primario delle Regioni. Il sequestro e l’uccisione dell’On. Aldo Moro segnano profondamente Alinovi, che ha conosciuto Moro a Napoli nel ’62, relatore al Congresso DC.  

VIII Legislatura Vicepresidente del gruppo parlamentare PCI alla Camera, segue particolarmente la politica di bilancio e in questo quadro i temi riguardanti il Mezzogiorno. Il  suo interesse ed impegno si estendono ai problemi del sud del mondo, al “neocolonialismo” verso i popoli del mondo debole, specie l’Africa. Interviene nel dibattito sulla fame nel mondo e concorre alla formazione della mozione unitaria del Parlamento italiano per cui l’Italia diviene il Paese più impegnato con l’ONU sul problema. In politica estera interviene su Afghanistan e tensioni internazionali, e firma la mozione conclusiva votata a maggioranza dall’Assemblea dei Deputati che esprime pienamente la posizione del PCI. Sulla politica interna, Alinovi mette in luce momenti di congiunzione tra terrorismo delle Brigate Rosse e criminalità organizzata.

IX Legislatura Ad Alinovi è affidata la Presidenza della Commissione Parlamentare Antimafia, che dopo la Legge Rognoni-Latorre punta non più sulle inchieste ma sulla rispondenza delle leggi e dell’apparato dello Stato nel contrasto ai poteri criminali. Nella relazione della Commissione al Parlamento, Alinovi introduce per la prima volta, per qualificare il fenomeno mafioso ed altrisimili, il concetto di “organizzazione eversiva”, che percorre tutta la storia dello Stato unitario: nel Sud del Paese la potenza finanziaria dei poteri criminali trova spazi di manovra economica nel Nord-Italia e nei paesi esteri; la Commissione si muove perciò nel duplice campo delle analisi della realtà contemporanea e delle mobilitazioni degli apparati statali investiti dal “terrorismo politico-mafioso”, come aveva previsto Pio Latorre nei confronti di settori della Magistratura e delle forze dell’ordine. La Camera approva a grande maggioranza la mozione Alinovi, che viene firmata dall’ex Ministro dell’Interno Rognoni. Sul territorio nazionale, numerose le attività del sindacato ispettivo della Commissione e le indagini conoscitive, non solo al Sud ma anche a Milano, centro dell’economia e degli affari. L’attività del Presidente Alinovi è oggetto di gravi contrasti in una prima fase anche all’interno della Commissione; di un attentato fallito, il 3 dicembre 1983, restano tuttora ignoti autori e mandanti. Tra le altre attività della Commissione, di notevole importanza la Relazione sulle condizioni del Carcere di Poggioreale, a Napoli,  e la Relazione sulla visita negli Stati Uniti.  

X Legislatura. Continua l’impegno legislativo a contrasto della delinquenza mafiosa; componente della Commissione d’inchiesta sulla condizione giovanile.