Abdera

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Abdera
Άβδηρα
Resti dell'antica città di Abdera
Resti dell'antica città di Abdera
Localizzazione
Stato (GRC)
Divisione 1 Macedonia Orientale e Tracia
Divisione 2 Xanthi
Territorio
Coordinate 40°57′N 24°59′E / 40.95°N 24.983333°E40.95; 24.983333 (Abdera)Coordinate: 40°57′N 24°59′E / 40.95°N 24.983333°E40.95; 24.983333 (Abdera)
Superficie 314,8 km²
Abitanti 19 005[1]
Densità 60,37 ab./km²
Altre informazioni
Fuso orario
Cartografia

Abdera – Localizzazione

Abdera – Mappa

Abdera (Άβδηρα) fu un'antica città-stato della Grecia situata sulla costa della Tracia nei pressi della foce del fiume Nestos, quasi di fronte all'isola di Taso.

Divisione amministrativa[modifica | modifica wikitesto]

Nell'attuale divisione amministrativa greca il sito fa parte dello Xanthi. La popolazione di Abdera, o Ávdira (Άβδηρα, ˈavðira), risulta essere di 19.005 abitanti secondo il censimento del 2011. L'attuale circoscrizione venne istituita con la riforma promulgata dal governo locale mediante la fusione di tre municipalità:[2]

Abdera è suddivisa nelle comunità di Abdera, Mandra, Myrodato e Nea Kessani. Quella di Abdera è costituita dai nuclei urbani di Abdera, Giona, Lefkippos, Pezoula e Skala.

L'attuale Avdhira è situata nella stessa area.[3]

Punti di interesse culturale e turistico sono:

  • il Museo Archeolocico di Abdera
  • e la spiaggia di Agios Ioannis (altrimenti nota come Paralia Avdiron), nei pressi del villaggio di Lefkippos

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la tradizione, la città fu fondata da Eracle e deriverebbe il nome da Abdero, un suo compagno, divorato dalle giumente antropofaghe di Diomede. Abdera fu fondata intorno al 655 a.C. da coloni greci di Clazomene (greco: Klazomenai) in Asia Minore, guidati da Timesio, secondo quanto narra Erodoto. Dopo una prima distruzione ad opera di popolazioni tracie, venne rifondata verso la metà del VI secolo a.C. da coloni provenienti da Teo, tra i quali si trovava il poeta Anacreonte, sfuggiti all'invasione persiana. Durante la guerra del Peloponneso venne utilizzata come acquartieramento dall'imponente esercito di Serse I. La città fece parte della Lega di Delo nel V secolo a.C.

La sua importanza sembra diminuire dopo la metà del IV secolo a.C., a causa di una seria di rovesci militari. Nel 376 a.C. venne invasa e distrutta dalla tribù tracia dei Triballi, a causa dei quali perirono tutti gli abitanti che parteciparono alla sua difesa.

Poco dopo, verso l'anno 350 a.C., Filippo II di Macedonia ne occupà il porto. Nel III secolo a.C. continua la cattiva sorte di Abdera, con la conquista da parte di Lisimaco di Tracia, dei seleucidi, dei tolomei e, di nuovo, dei macedoni. La città venne saccheggiata dalle legioni romane nell'anno 170 a.C. e nel 148 a.C. venne dichiarata città libera.

Ad Atene era proverbiale dire che l'aria di Abdera causava stupidità, nonostante, tra i suoi cittadini si potessero annoverare persone rinomate come Protagora e Democrito.

Nel IX secolo d.C. Abdera venne ribattezzata Polystylon (Πολύστυλον / Polístilon) prima di cadere sotto il dominio dagli ottomani.

Gli scavi archeologici, iniziati negli anni '60, hanno portato alla luce una interessante necropoli, la cinta muraria e numerose suppellettili. Le rovine della città sono in parte ancora conservate.

Le colonie di Clazomene e Teo[modifica | modifica wikitesto]

Carta con l'indicazione di Abdera, Clazomene e Teo (Asia Minore)

La città venne fondata a capo Bulustra da coloni della città ionica di Clazomene nel 656–652 a.C. sotto la guida di Timesio. Questa prima città fortificata, bersaglio dell'ostilità dei vicini traci, entra rapidamente in declino; viene dunque rifondata dai coloni di Teo (città nei pressi di Clazomene), che cercavano di sfuggire all'invasione persiana persiana, nel 545 a.C.

Il nome della città è legato al mito di Abdero, compagno di Eracle sbranato e divorato dalle cavalle carnivore del re dei traci bistoni, Diomede.

La posizione strategica sul litorale tracio, i due porti e la sua ricca regione gli garantirono una rapida prosperità. Le sue monete d'argento, octodracma e tetradracma coniate con il simbolo del grifone, erano di grande pregio, e sono state rinvenute in Egitto, in Siria e in Mesopotamia, fatto questo che attesta la vitalità degli scambi commerciali della città.

Durante le guerre persiane servì come base navale a Mardonio nella sua campagna contro le città greche nel nord del Mar Egeo e le tribù tracie nel 491 a.C. Con l'invasione persiana del 480 a.C., il re Serse I e il suo esercito si ritrovarono di nuovo ad Abdera, l'anno seguente durante la ritirata verso l'Asia.

Porta occidentale della seconda cinta di mura (sud) della città

Abdera fu incorporata nella prima confederazione di Delo, pagando un tributo particolarmente elevato (da 10 a 15 talenti a partire dal 454 a.C.). Mantenne allo stesso tempo strette relazioni con il vicino regno tracio degli odrisi.

Nel 376 a.C., viene invasa da circa 30.000 triballi i quali massacrarono parte dei suoi cittadini, prima di essere soccorsa dal generale ateniese Cabria. L'anno successivo entra nella seconda lega di Delo, rimanendo nella sfera di influenza ateniese fino al 350 a.C.

Moneta di Abdera, coniata a metà V secolo a.C.

Abdera possedeva le stesse istituzioni di una città democratica: il demo e la Boulé ostentano il potere, esercitato dai principali magistrati chiamati Timouchoi (greco antico Τιμούχοι) in seguito Nomophylakes (greco antico Νομοφύλακες) nel II secolo a.C. Le risorse finanziarie della città erano controllate dagli arconti. La città conservava gelosamente archivi amministrativi e legislativi depositati nel santuario di Dioniso.

Oltre a Dioniso, le principali divinità erano Demetra, Apollo, Atena Epipirgitis e Afrodite.

Abdera era celebre per i suoi intellettuali, soprattutto filosofi quali Protagora, Leucippo, Democrito e Anassarco.

In questo periodo la popolazione della città si aggirava tra i 30.000 e i 100.000 abitanti.

La città macedone e romana[modifica | modifica wikitesto]

Residenza nobiliare di epoca ellenistica e romana, con cortile centrale pavimentato

Abdera viene conquistata da Filippo II di Macedonia e incorporata ad altre città della costa tracia, Maronia e Ainos, verso il 350 a.C. in una strategia direttamente amministrata da un generale macedone.

Dopo la morte di Alessandro Magno, la città passò sotto il dominazione di diversi regni ellenistici: antigonidi, seleucidi e tolomei.

Nel 170 a.C., viene assediata e saccheggiata dagli eserciti romani e da Eumene II di Pergamo. La vittoria di Roma sulla Macedonia nel 168 a.C. consente l'egemonia romana sulle città della Tracia: la strategia macedone di Tracia venne dunque sciolta e le città rese libere.

Il periodo di prosperità ebbe termine: situata nell'asse di comunicazione est–ovest (Via Egnazia), ebbe a soffrire, d'altra parte, la formazione di pantani a causa della crescita incessante del fiume Nestos. Allo stesso tempo, la baia, intorno alla quale si sviluppò inizialmente la città, venne ad insabbiarsi, e verso la metà del IV secolo, gli abitanti di Abdera dovettero spostare il porto verso sud e ricostruire una cinta muraria intorno alle nuove darsene portuarie. Questa seconda città è quella che è stata meglio portata alla luce. L'unico edificio pubblico importante conosciuto, oltre alla cinta muraria, è il teatro, molto mal conservato.

Da Abdera a Polystylon[modifica | modifica wikitesto]

Principale basilica cristiana dell'acropoli di Abdera/Polystylon.

Sotto il regno dell'imperatore Costantino I (307337), la città, già molto indebolita, subì un cataclisma che la distrusse totalmente, per cui durante i cinque secoli successivi non se ne fa più menzione nelle fonti.

Riapparve sotto il nome di «Polystylon» in una rubrica episcopale dell'879: un tale Demetrio la rappresentava nel concilio ecumenico di Costantinopoli in questo stesso anno. La rinascita della città dovette realizzarsi con il movimento di riurbanizzazione che caratterizzò la dinastia macedone. Il nome, che significa letteralmente «più colonne», si riferisce evidentemente alle vestigia dell'antica città (questo toponimo è frequente in Grecia). Secondo la lista conciliare, il vescovo di Polystylon era suffraganeo del metropolita di Filippi, prima di essere annessa alla più vicina Maronia nel 13651370.

La città viene menzionata varie volte come «forte» o «città costiera» nelle fonti bizantine del XIV secolo, in relazione con le lotte intestine dell'Impero bizantino. Giovanni VI Cantacuzeno la visitò nel 1342. Passò per un breve periodo alla dominazione bulgara prima di cadere nell'oblio dopo la conquista ottomana della regione.

Polystylon non occupa altro che l'acropoli dell'antica città di Abdera, secondo il fenomeno, tipico di quasi tutte le città della regione della Tarda antichità, che portava alla riduzione del perimetro urbano onde poter assicurare una buona difesa. Gli scavi hanno portato alla luce la chiesa episcopale (una basilica con transetto del IX secolo, restaurata nel XII secolo, una piccola chiesa con cupola, una basilica cimeteriale e alcuni bagni risalenti al IV e al V secolo.

La esplorazione archeologica del sito[modifica | modifica wikitesto]

L'identificazione del sito archeologico di capo Bulustra con la città antica di Abdera risale allo studioso austriaco Regel, nel 1887. Il gruppo archeologico greco intraprese gli scavi della città greca a cominciare dak 1950 (D. Lazaridis), mentre gli scavi dell'acropoli bizantina ebbero luogo tra il 1982 e il 1996.

Filosofi famosi[modifica | modifica wikitesto]

Abdera fu la patria di importanti filosofi dell'antichità, tra i quali:

Città omonime[modifica | modifica wikitesto]

Con il nome di Abdera vengono indicate altre due antiche città:

  1. una colonia dei Fenici[4], citata dagli antichi scrittori, tra cui Strabone, situata nella regione andalusa della Spagna, detta in quei tempi Spagna Betica, presso l'odierna località di Adra.[5]
  2. una città vescovile dell'Africa, forse la stessa Abdir o Abdinta[6]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ 2011
  2. ^ Kallikratis law Ministero degli interni della Grecia
  3. ^ Abdera in Encyclopedia Britannica, I: A-Ak - Bayes, 15th, Chicago, IL, Encyclopedia Britannica, Inc., 2010, p. 19, ISBN 978-1-59339-837-8.
  4. ^ Nuovo dizionario geografico universale statistico-storico, vol. 1, 1826, p. 76. URL consultato il 13 maggio 2013.
  5. ^ Francesco Pellati, ABDERA - Enciclopedia Italiana, 1929. URL consultato il 13 maggio 2013.
  6. ^ Nuovo dizionario geografico..., op. cit., p. 76.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Fernando Palazzi, Giuseppe Ghedini, Piccolo dizionario di mitologia e antichità classiche, 15ª ed., Milano, Arnoldo Mondadori [agosto 1924], luglio 1940.
  • (EN) D. Kallintzi, et alii, Abdera Polystylon, Archaeological Guide, 1998.
  • (EN) Michael Grant, A Guide to the Ancient World, Michael Grant Publications, 1986.
  • Hugh Chisholm (a cura di), Encyclopædia Britannica, XI edizione, Cambridge University Press, 1911.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]